A colloquio con monsignor Joseph Werth, vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk

La sfida dell'unità
per i cristiani della Russia


di Mario Ponzi

Unità ecclesiale, dialogo ecumenico, impegno vocazionale, testimonianza evangelica, promozione umana:  sono gli obiettivi indicati da Benedetto XVI ai vescovi della Russia in occasione della visita ad limina compiuta la scorsa settimana. A raccoglierli e rilanciarli è monsignor Joseph Werth, vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk, che in questa intervista al nostro giornale racconta la sua esperienza pastorale in un territorio immenso come quello della Siberia e parla dell'attuale situazione della comunità cattolica nel Paese.

Si può affermare che la Chiesa cattolica in Russia è rinata dopo il 1991. Qual è stata la sua esperienza concreta in questi anni?

Quando sono arrivato in Siberia - un territorio di 13 milioni di chilometri quadrati - c'erano solo tre sacerdoti cattolici. Esistevano alcune comunità, pochissime in realtà, che venivano curate da quei sacerdoti, mentre, per il resto, i numerosi cattolici vivevano disseminati in questa zona sconfinata. Il mio primo compito è stato dunque quello di individuare queste persone e di riunirle in comunità più o meno grandi. Penso in particolare alla mia diocesi, che comprende soltanto un terzo della grande Siberia, ed esattamente la Siberia occidentale. Questa diocesi si chiama Trasfigurazione del Signore, a Novosibirsk, e abbraccia quattro milioni di chilometri quadrati. Sul territorio abbiamo circa 60 comunità più grandi e strutturate e 300 più piccole, che vengono visitate da sacerdoti. Quando sono arrivato lì e ho visto che non c'erano sacerdoti, la prima domanda che mi sono posto è stata:  da dove prenderli? Mi sono rivolto alle comunità cattoliche all'estero per ricevere un aiuto. Ora la maggior parte dei sacerdoti provengono dall'estero.

E che cosa si fa per promuovere le vocazioni sacerdotali nel Paese?

Io ho subito pensato all'istituzione di un seminario. Sebbene le forze non siano ancora sufficienti per creare un vero e proprio seminario, nel 1993 ho fondato un cosiddetto pre-seminario, che in sedici anni ha avuto 120 studenti. Per la verità, pochissimi di loro sono divenuti sacerdoti, ma bisogna considerare che era l'inizio del 1993. A Mosca, in quello stesso anno, è stato fondato un seminario vero e proprio, poi trasferito a San Pietroburgo. Nel 1991 a Novosibirsk avevamo solo una minuscola chiesa. È sorta subito l'esigenza di edificare chiese e di fondare case di preghiera. Lo abbiamo fatto. E quest'opera deve tuttora proseguire, perché anche oggi non tutte le comunità hanno chiese o luoghi di preghiera. Per lo più le messe vengono celebrate in case private, dove vive la famiglia. Così il sacerdote celebra la messa con la piccola comunità domestica.

Qual è oggi la situazione della libertà religiosa in Russia?

Sono nato in Unione Sovietica e conosco la situazione dell'epoca sovietica. Perciò oggi posso affermare con entusiasmo:  abbiamo libertà di religione. Tuttavia questo non significa che siamo una Chiesa di Stato o una Chiesa privilegiata da quest'ultimo. Al contrario, non godiamo di alcun privilegio particolare. Abbiamo alcune difficoltà, per esempio riguardo alla questione dei visti. Attendiamo che lo Stato vari delle leggi per permettere ai nostri sacerdoti e alle nostre religiose di non ottenere soltanto una sorta di visto turistico, ma un visto grazie al quale possano restare da noi e lavorare indisturbati per un periodo di tempo più lungo. Negli ultimi diciotto anni non ho mai vissuto limitazioni dirette della libertà.

Come sono i rapporti con la comunità ortodossa?

Devo dire onestamente che potrebbero essere migliori. Auspichiamo che un giorno lo divengano. Opero, come ho già accennato, su un territorio di quattro milioni di chilometri quadrati, dove la Chiesa ortodossa ha dieci diocesi. Finora ho potuto incontrare soltanto alcuni di quei vescovi. Prima di Natale ho inviato gli auguri ai miei fratelli ortodossi. Poi è giunta la notizia della morte del patriarca Alessio ii. Allora ho assicurato loro che pregavamo per il patriarca scomparso. Due vescovi mi hanno risposto e questo è già un dato positivo. Bisogna rallegrarsi anche dei piccoli successi. Il 19 dicembre, festa di san Nicola, nella città di Kemerovo, con il nostro nunzio a Mosca monsignor Antonio Mennini, ho consegnato alla Chiesa ortodossa una reliquia di san Nicola di Bari. È stato veramente un risultato meraviglioso e spero che momenti simili diverranno sempre più numerosi in futuro. Se il dialogo ad alto livello forse è ancora difficile, è sempre esistito quello alla base, in particolare nel periodo comunista, quando la Chiesa ortodossa, la Chiesa cattolica e tutte le altre comunità religiose hanno incontrato le stesse difficoltà, poiché erano tutte perseguitate. In quella situazione i vari credenti si sono molto avvicinati gli uni agli altri. Peccato che in tempi più recenti cattolici e ortodossi non abbiano sempre utilizzato questa possibilità per giungere se non all'unità, almeno a una migliore comprensione. Dobbiamo pregare affinché questo accada al più presto.

In che cosa consiste e come viene accolta la presenza della Chiesa cattolica nella società?

La Chiesa cattolica in Russia è una minoranza. Le persone che hanno radici cattoliche, non necessariamente praticanti - persone che hanno avuto genitori o nonni polacchi, ucraini, tedeschi, lituani - rappresentano l'un per cento della popolazione. In ogni caso, una minoranza così esigua è impercettibile nella società. Nella nostra diocesi la Caritas è molto attiva e, per esempio, nella stessa Novosibirsk abbiamo realizzato diversi progetti sociali, che sono stati accolti molto bene dalla città e dalle persone. Nella diocesi abbiamo due scuole, una elementare e un ginnasio. Abbiamo anche un giornale cattolico e a Novosibirsk uno studio televisivo, uno studio di produzione che pubblica materiale video.

Grazie a questi strumenti il messaggio della Chiesa cattolica in Russia può circolare liberamente?

Finora non abbiamo incontrato alcuna difficoltà. Non ci è mai stato vietato di diffondere informazioni con tali strumenti. Alcune comunità hanno siti internet, sui quali si possono trovare informazioni:  penso, tanto per fare un esempio, agli orari delle nostre celebrazioni. Più difficile, forse, è essere presenti nelle scuole e nelle università.

Fra le sfide pastorali che siete chiamati ad affrontare ci sono il consolidamento della presenza cristiana nel Paese, l'annuncio del Vangelo in un ambiente generalmente difficile e poco disponibile, la pastorale familiare. Come pensate di affrontarle?

Oggi i cristiani devono affrontare veramente moltissime sfide, sia in occidente sia nel nostro Paese, dominato per settant'anni da un ateismo militante. Ciò richiede a noi cristiani in particolare l'unità, perché la Chiesa cattolica da sola non può fare quasi nulla e anche la Chiesa ortodossa da sola è molto più debole. Se tutte le Chiese cristiane cooperassero, si potrebbero difendere e tutelare meglio i valori cristiani. Noi, nelle nostre comunità, operiamo in particolare con giovani famiglie. Si sa che in Russia, sotto il comunismo, è stata la famiglia a soffrire maggiormente. Nelle comunità che esistono da quindici anni e più, ora si stanno formando lentamente giovani famiglie. Sempre più spesso si celebrano battesimi, al contrario di prima, quando per lo più i battesimi riguardavano gli adulti. Sempre più persone si sposano. Da noi, nella cattedrale di Novosibirsk - ma probabilmente in molte altre comunità - ogni mese si svolge un incontro al quale vengono invitate le giovani famiglie per uno scambio di opinioni. Il sacerdote propone un determinato tema sul quale si discute per un po'. Poi si sta insieme, si parla, si fraternizza. Alcuni incontri sono sicuramente molto importanti per le nostre famiglie.

A proposito della pastorale familiare, si era pensato anche a un progetto comune con gli ortodossi, nell'ambito del quale dedicare alla famiglia una giornata di riflessione. Qual è la situazione attuale della famiglia?

Ogni anno nella nostra diocesi organizziamo una grande conferenza pastorale, alla quale partecipano tutti i nostri sacerdoti e tutte le nostre religiose. Ogni due o tre anni invitiamo anche membri delle nostre comunità. Per due volte questa conferenza è stata dedicata alla famiglia. È successo lo scorso anno e nel 1997, perché la famiglia è la cellula primaria e più importante della società umana e anche della Chiesa cattolica. Come ho già detto, in ogni comunità si cerca di rafforzarla. Non so se è stato programmato qualcosa di specifico da realizzare insieme con gli ortodossi. Forse iniziative del genere coinvolgono piuttosto movimenti come i focolari o i neocatecumenali. Quel che so è che, da molti anni, a Novosibirsk si collabora con gli ortodossi nella promozione della vita nascente e nella lotta all'aborto. Ci sono, per esempio, alcune donne - cattoliche e ortodosse - che sull'argomento animano incontri negli ospedali o anche nelle scuole. Grazie a quest'opera possiamo dire che sono stati salvati circa 100 bambini. Questo è un esempio di collaborazione fra cattolici e ortodossi. Speriamo che anche questa situazione migliori sempre più. La situazione attuale della famiglia in Russia sembra soddisfacente. Non dimentichiamo che da alcuni anni nel Paese esiste una politica concreta a favore della famiglia e delle nascite. Genitori con due figli ricevono per ogni bambino 250.000 rubli, che fino a poco tempo fa, ossia prima della crisi economica, corrispondevano a circa 10.000 dollari. Di certo è un buon incentivo per le giovani famiglie. Lo Stato ha anche preso altre misure per promuovere e consolidare le famiglie. Consideri che oggi per la strada, sui mezzi pubblici, si incontrano spesso donne in attesa o famiglie con bambini piccoli:  dieci anni fa non accadeva. Credo che negli ultimi dieci anni la situazione in Russia sia realmente migliorata.



(©L'Osservatore Romano 7 febbraio 2009)
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