A colloquio con l'arcivescovo Felix Alaba Adeosin Job, presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, in visita «ad limina»

Grandi risorse materiali e morali da recuperare


di Nicola Gori

È il Paese più popoloso dell'Africa, ricco di risorse umane e naturali, anche se attraversato da conflitti e squilibri sociali, ma con grandi possibilità di sviluppo e di crescita all'orizzonte. La Nigeria, con le sue contraddizioni e potenzialità, rappresenta oggi un terreno fertile nel quale la Chiesa svolge la sua missione di annuncio del Vangelo e di promozione umana. Una comunità ecclesiale impegnata nell'educazione delle nuove generazioni al rispetto e alla tolleranza verso le altre religioni. Ma anche una Chiesa che cerca di formare onesti cittadini e far maturare nelle persone una coscienza capace di costruire un Paese dove la corruzione e l'egoismo non trovino più spazio. Ne abbiamo parlato in un'intervista con l'arcivescovo di Ibadan, monsignor Felix Alaba Adeosin Job, presidente della Conferenza episcopale.

La Chiesa in Nigeria ha vissuto momenti di tensione a causa della situazione politica e sociale. Quali conseguenze si sono verificate?

La situazione della Nigeria può apparire difficile al mondo esterno, ma al suo interno rendiamo grazie a Dio per la pace e la tranquillità di cui godiamo. È vero che c'è molta povertà, ma la Chiesa vive un periodo luminoso di crescita. È una crescita nel senso che molte persone sono giunte a conoscere e ad amare Cristo e ad accettarlo come loro Dio. La Chiesa in quanto Corpo di Cristo ha la responsabilità di predicare la Parola, assistere i poveri, operare con carità e amore, e tutto ciò costituisce la sua vitalità.

Nel particolare contesto sociale nigeriano, come riesce la Chiesa a svolgere la sua missione?

La Nigeria è un Paese ricco. Purtroppo, le risorse materiali e umane della nazione non sono state ben distribuite e utilizzate. Siamo divenuti indipendenti dagli inglesi nel 1960. Quello trascorso fra il 1960 e il 2009 è un periodo tutto sommato breve. Il nostro è dunque un Paese giovane ma ricco di potenzialità, anche se molti dei nostri giovani più preparati hanno lasciato il Paese per cercare altrove lavoro:  medici, insegnanti, scienziati, ingegneri. La Chiesa sta quindi cercando di far capire alla Nigeria quali sono le sue risorse, soprattutto quelle umane, e in che modo è possibile ottimizzarle per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Il nostro intervento avviene nell'istruzione primaria, secondaria e ora anche nel settore terziario. Inoltre, operiamo anche tramite le nostre commissioni per lo sviluppo della giustizia e della pace, nelle attività sociali delle persone e nella carità pastorale della Chiesa. Basti ricordare le Conferenze di san Vincenzo de' Paoli e tutte quelle associazioni che si occupano dei poveri, degli anziani e dei malati. La Chiesa gestisce l'80 per cento degli ospedali della Nigeria.
Per quanto riguarda le risorse materiali, dove c'è denaro sorgono sempre problemi. Purtroppo da noi le risorse materiali non vengono sempre ben utilizzate. La Chiesa, per esempio, ha cercato di far capire al Governo quale può essere la sua responsabilità a proposito del petrolio e del gas. Organizziamo seminari internazionali. Abbiamo condotto diversi studi e organizzato una conferenza internazionale, sottolineando che queste risorse vanno utilizzate per il bene dei nigeriani. Sono lieto di sapere che queste azioni hanno influenzato le riforme che il Governo sta ora facendo.

Vi sono interventi diretti della Chiesa a sostegno delle fasce più deboli della popolazione?

Aiutiamo chi opera in campo agricolo, chi lavora nelle risaie, i pescatori e via dicendo. Offriamo il nostro contributo propositivo anche alle politiche seguite dal Governo. Non siamo schierati per alcun partito politico, ma cerchiamo di educare al buon governo. A livello diocesano e nazionale la nostra opera per lo sviluppo della giustizia e della pace cerca di sensibilizzare i cittadini ai propri diritti, mostrando loro che si possono rivendicare senza ricorrere alla violenza. Queste sono le opere della Chiesa.

Quali strutture ecclesiali si occupano dell'educazione?

Oltre alle scuole elementari e secondarie abbiamo istituito anche un'università:  la Catholic University of Nigeria, Veritas University of Nigeria. Quello in corso è il primo anno accademico. Anche alcune nostre istituzioni hanno creato centri di studi superiori, come ad esempio la Caritas.

I laici possono svolgere un ruolo importante nel portare l'annuncio evangelico anche nei villaggi più sperduti?

Tutti i membri della Chiesa costituiscono un famiglia. Ogni membro della famiglia ha le proprie responsabilità. I laici in Nigeria sono il 93 per cento di questo Corpo di Cristo che è la Chiesa. Ogni membro partecipa attivamente e generosamente alla vita ecclesiale. A livello nazionale, provinciale, diocesano e parrocchiale sono stati organizzati consigli di laici. Le donne sono molto forti e i giovani molto attivi. Abbiamo il Catch them Young for Christ, dai 5 ai 14 anni, e poi il Catholic Youth Movement, dai 15 ai 35 anni. Inoltre, abbiamo organizzazioni di apostolato laico come le conferenze di san Vincenzo de Paoli, che ho già menzionato. Nella mia diocesi le organizzazioni caritative aiutano ogni giorno 1.900 persone. Abbiamo catechisti a tempo pieno e catechisti volontari. I catechisti seguono una volta al mese un corso di formazione della durata di due anni. Per ricapitolare, abbiamo organizzazioni di apostolato laico e catechisti che aiutano i sacerdoti nell'evangelizzazione, consigli di laici e consigli pastorali. Devo aggiungere che la Chiesa in Nigeria è ricca di vocazioni e i membri degli istituti religiosi del nostro Paese si recano anche come missionari all'estero, in diverse parti dell'Europa e in tutti i continenti. Rendiamo grazie a Dio per questo.

Come procede il dialogo con le altre religioni, in particolare con l'islam?

Abbiamo buoni rapporti, sebbene occasionalmente si verifichino momenti di difficoltà. In Nigeria si dice che a volte nella bocca i denti e la lingua litigano. Cerchiamo di comprenderci reciprocamente. Nelle parrocchie vi sono comitati per il dialogo fra le religioni, allo scopo di parlare di ciò che ci unisce ma anche di ciò che ci divide. A livello nazionale esiste il Nigerian interreligious council. Abbiamo un organismo del genere anche a livello statale. La Nigeria, infatti, è una federazione di 36 Stati con una capitale federale. Essendo dunque un Paese molto grande, vi sono differenze nell'intensità e nella dimensione dei rapporti tra le religioni, in particolare con l'islam. In generale, stiamo cercando di capire che siamo fratelli e sorelle. Dodici anni fa un censimento ha rilevato che i cristiani erano il 49 per cento, i musulmani il 47 per cento e il resto era costituito da animisti e membri di religioni tradizionali. Dialoghiamo anche con questi ultimi. Cristo è venuto per illuminare ogni cultura, ogni popolo e quindi nella nostra evangelizzazione non dobbiamo illuminare con la luce della fede soltanto le persone, ma anche le culture.
Queste sono le nostre attività nel campo del dialogo con le religioni. Per raccoglierne pienamente i frutti non basta un giorno, un anno e nemmeno una vita intera. Ma siamo sicuri che alla fine recheranno frutti. Gesù, il Salvatore non è venuto per salvare solo il suo popolo, ma tutti. Riteniamo che la Chiesa si rafforzerà nella conoscenza delle altre culture. La Conferenza episcopale della Nigeria ha un comitato ecumenico che è in contatto con altri organismi cristiani e un consiglio interreligioso che si occupa dell'islam e delle religioni tradizionali.

Anche in Africa esiste il problema della corruzione e della dimensione etica nella gestione delle risorse economiche. Qual è l'atteggiamento della Chiesa?

Voglio anzitutto ricordare che la corruzione è un flagello per tutta l'umanità. Molta della corruzione del cosiddetto terzo mondo proviene dal primo e dal secondo mondo. Detto questo, bisogna anche riconoscere che in Nigeria c'è corruzione e la situazione è allarmante, nel senso che il denaro che alcuni possiedono non viene utilizzato per lo sviluppo dell'intera società e per offrire mezzi di sussistenza agli altri che sono più svantaggiati. Comunque è la corruzione morale a uccidere. Come ha detto il Signore, "non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo". Noi non utilizziamo le risorse materiali per il bene comune. La Chiesa in Nigeria si oppone a tutto ciò, cercando di far capire alle persone cos'è la corruzione. Il migliore strumento per vincere la corruzione è l'educazione, sulla quale noi lavoriamo predicando la Parola, la buona novella evangelica.



(©L'Osservatore Romano 14 febbaio 2009)
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