L'arcivescovo Eterovic anticipa i contenuti dell'«Instrumentum laboris» che il Papa consegnerà ai vescovi

Il sinodo e la speranza degli africani


di Giampaolo Mattei

Il Papa porterà il sinodo a casa dei cattolici africani consegnando "con un gesto straordinario" l'Instrumentum laboris, il documento di lavoro per l'assemblea di ottobre, ai vescovi del continente durante la messa del 19 marzo a Yaoundé. Il fatto che poi il sinodo si svolgerà in Vaticano farà in modo che i problemi dell'Africa non siano marginalizzati come questioni locali, ma riconosciuti come centrali nella vita della Chiesa universale.
A sei mesi e mezzo dall'apertura questi sono già giorni decisivi per la struttura, la composizione e l'agenda stessa del sinodo che dovrà dar voce a esperienze di riconciliazione e attese di pace e giustizia. Che l'Africa faccia bene a puntare molto sull'assemblea è una convinzione che l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi, esprime in questa intervista a "L'Osservatore Romano" alla vigilia del viaggio del Papa in Africa.

Può anticipare i contenuti dell'Instrumentum laboris?

Il documento - approvato a gennaio dal consiglio speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi - mette in luce tante speranze, ma non tace le sfide, non nasconde problemi scottanti, gravi. Ha una dimensione ecclesiale piena e, di conseguenza, va a toccare le questioni centrali per la vita delle persone a cominciare proprio dalla giustizia, dalla pace, dalla riconciliazione. Evangelizzazione e promozione umana vanno sempre insieme. Non dimentichiamo però che si tratta di un documento di lavoro per l'assemblea di ottobre. È un testo preparato sul campo dopo un'ampia consultazione:  è stato redatto infatti sulla base delle risposte ai Lineamenta, diffusi capillarmente anche in diverse lingue locali.

E il gesto del Papa di presentare il documento in Africa?

È straordinariamente importante che Benedetto XVI, durante il suo primo viaggio in Africa, consegni personalmente l'Instrumentum laboris ai rappresentanti delle trentasei conferenze episcopali del continente. Come è significativo che presieda, sempre il 19 marzo, la riunione del consiglio sinodale speciale per l'Africa. In quella occasione gli presenteremo un quadro particolareggiato della realtà africana. Ma soprattutto attendiamo la sua parola. Il viaggio del Papa in Camerun e Angola ha eccezionalmente anche questa valenza di preparazione diretta al sinodo di ottobre. Sicuramente il gesto di Benedetto XVI porterà ancora più attenzione sull'Instrumentum laboris e anche sul sinodo.

Quali i punti centrali del documento?

Innanzitutto bisogna ribadire che il testo è frutto di una grande collaborazione. Non cala dall'alto. Il cuore di tutto è l'annuncio di Cristo. Si nota, in particolare, l'influsso positivo dell'ultimo sinodo sulla parola di Dio per i tanti riferimenti biblici, a partire proprio dai concetti di giustizia, pace e riconciliazione. Il dialogo è indicato come irrinunciabile:  particolare attenzione viene posta ai rapporti con l'islam rilevando che in alcune regioni ci sono aspetti positivi, ma in altre non mancano problemi. Si affrontano inoltre questioni come le malattie o la schiavitù. Il testo suggerisce anche un esame di coscienza su quanto è stato fatto dopo il primo sinodo africano del 1994 e su quanto ancora resta da fare:  propone una verifica e costituisce anche un incoraggiamento. È evidente, infatti, che una Chiesa riconciliata al suo interno è più credibile nell'annunciare la riconciliazione.

Il testo che cosa mette più in luce?

La speranza. Esaminando in profondità la realtà dell'Africa abbiamo riscontrato tanti elementi che inducono alla speranza. La Chiesa nel continente è sempre in prima linea quando si tratta di riconciliazione, pace, giustizia, educazione, sanità.

Dopo Yaoundé il lavoro di preparazione per il sinodo entrerà nell'ultima fase. Ci sarà una metodologia diversa rispetto all'assemblea del 2008?

Il metodo è lo stesso, come stabilito dal regolamento sinodale, ma sarà applicato alla realtà dell'Africa. Ora restano da fare i passi più istituzionali, organizzativi. In particolare, la composizione dell'assemblea con i vari membri:  quelli nominati dal Papa e quelli scelti dalle conferenze episcopali, gli esperti e via dicendo.

Il Papa ha già nominato, a metà febbraio, tre presidenti delegati, il relatore generale e due segretari speciali. Sei ruoli-chiave affidati a pastori di altrettante nazioni:  Nigeria, Senegal, Sud Africa, Ghana, Angola e Ciad.

Benedetto XVI ha nominato presidenti delegati i cardinali Arinze, Sarr e Napier; relatore generale il cardinale Turkson; e segretari speciali l'arcivescovo Franklin e il vescovo Djitangar. Sono nomine che abbracciano le varie realtà dell'Africa, rappresentative di esperienze e storie diverse. Dei tre presidenti, ad esempio, uno è da anni a servizio diretto della Santa Sede con una ricchissima esperienza, uno è di area francofona e l'altro anglofona.

Alla luce dell'Instrumentum laboris, che idea si è fatta del prossimo sinodo?

C'è urgenza di riconciliazione, pace e giustizia. In Africa ci sono diversi conflitti, come ha ricordato più volte Benedetto XVI. Non si può stare con le mani in mano. Ma la crescita quantitativa della Chiesa africana deve essere anche qualitativa. Dai Lineamenta è emerso chiaramente che i cattolici africani non sono chiusi in se stessi. Lo confermano tutti gli indici decisamente in attivo. L'impressione più netta è quella di una grande vitalità. La Chiesa, insomma, vuol contribuire a una crescita della società applicando la dottrina sociale alle diverse situazioni.

Rispetto al sinodo del 1994 sarà una nuova generazione di vescovi a essere protagonista dell'assemblea.

Dal 1994, riguardo ai vescovi, in Africa c'è stato un enorme ricambio. Il sessanta per cento è stato nominato dopo il primo sinodo mentre un altro venticinque per cento ha cambiato sede. Ma è tutta la Chiesa africana a essere particolarmente dinamica. La Chiesa universale, in uno scambio di doni, si aspetta dai cattolici africani proprio il dinamismo e la gioia della fede, la testimonianza di amore per la vita e la famiglia. L'Africa nel suo dna ha il senso dell'alleanza con Dio, il senso del mistero, mentre l'occidente tende a rinnegare la fede o a relegarla a fatto privato. Sono convinto che il sinodo susciterà nuovo fervore per l'evangelizzazione e la promozione umana. Non solo in Africa.



(©L'Osservatore Romano 16-17 marzo 2009)
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