Colloquio con Giuseppe Profiti, presidente del "Bambino Gesù", nel 140° del nosocomio

L'ospedale del Papa
da Roma guarda al mondo


di Mario Ponzi

Ha 140 anni ma vuole crescere ancora. E per il suo centoquarantesimo compleanno si regala una nuova casa, mentre già pensa ad ampliare quella che si apre sui cinque continenti. Tra gli invitati alla festa l'intera popolazione di Roma pronta, come ha già annunciato il sindaco Gianni Alemanno, a consegnargli le chiavi della città. Del resto la storia ultracentenaria dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, il festeggiato, si fonde per larghi tratti con la storia di Roma e dei romani. Lo ricorderà anche materialmente d'ora in avanti la lapide che il 19 marzo sarà scoperta in via delle Zoccolette, nel cuore dell'antica Roma papalina, al numero 112 dove, grazie a una donazione dei duchi Salviati, nel 1869, furono sistemati i primi dodici letti per ricoverare dei bambini malati e bisognosi di cure. Sarebbe ora lungo riproporre il cammino di quello che ormai i romani conoscono come l'Ospedale del Papa per i bambini e che si è conquistato fama internazionale. Basti pensare che da quella piccola stanza di via delle Zoccolette si è passati a cinque sedi dell'ospedale:  la quinta sta per essere inaugurata nel quartiere romano di San Paolo. Servirà soprattutto ad assorbire il servizio ambulatoriale per accogliere le oltre novecentomila domande di visita all'anno. E anche pensare ai punti aperti presso strutture pubbliche pediatriche in tutti i cinque continenti, per esportare non solo competenza e salute, ma soprattutto formazione. Parliamo dunque di un ospedale che, nato come istituzione di assistenza, è diventato uno dei principali centri nel campo della ricerca e cura in ambito pediatrico in Italia e all'estero. Ma non basta. Bisogna andare avanti, proporsi nel contesto scientifico internazionale ai massimi livelli. È l'ospedale del Papa, ma soprattutto è l'ospedale dei bambini.
Ne abbiamo parlato con il professore Giuseppe Profiti, da un anno e mezzo alla presidenza del nosocomio, il quale ci ha informato che già qualche tempo prima ne studiava il modello per scoprirne le potenzialità. E proprio su queste enormi potenzialità punta oggi per avviare l'ospedale verso nuovi e più prestigiosi traguardi.

Ma cosa si può fare per rendere ancora più prestigioso un istituto come questo che già gode di tanto prestigio?

Intanto proviamo a governare quello che sarà o potrà essere il futuro dell'ospedale. Ovvero l'obiettivo ambizioso è quello di diventare il centro di riferimento della ricerca pediatrica e dell'assistenza in Europa. E, perché no, anche uno dei centri mondiali di riferimento. Può sembrare un obiettivo ambizioso. Ma io credo che sia un obiettivo ragionato e razionale. Le radici di questa razionalità stanno in ciò che è necessario per raggiungere questo obiettivo. Ora il campo dell'eccellenza ha il suo nucleo essenziale in quello che è l'eccellenza nei suoi professionisti. Non mi riferisco solo all'ambiente medico, o a quello dei ricercatori. Mi riferisco a tutte le figure professionali:  dai custodi, al primo dei capi di dipartimento, ai direttori. Per questo nostro progetto abbiamo due consapevolezze:  dobbiamo rimuovere i vincoli strutturali e adottare un'oculata politica nella scelta delle risorse umane.

Cosa significa rimuovere il vincolo strutturale?

Sostanzialmente significa creare le strutture dove ospitare la tecnologia necessaria per garantirci questa sorta di mantenimento e sviluppare quelli che sono i nostri obiettivi. Io dico che dobbiamo reingegnerizzare le nostre sedi in base a quelle che sono gli obiettivi dell'ospedale. Investiremo per questo circa 65 milioni nei prossimi quattro anni. Investimenti che, è chiaro, riguarderanno la ricerca, la cura e la struttura ma senza dimenticare che essi costituiscono l'involucro perché sostanzialmente l'anima la danno le risorse umane. E sarà proprio in questo il nostro investimento più proficuo. Cercheremo di scegliere sempre il meglio, ovunque esso sia, nel senso che non ci orienteremo soltanto all'ambito nazionale, ma valuteremo anche il settore internazionale.

E questo anniversario cosa significa per l'istituzione?

Dal punto di vista culturale vorremo che il centoquarantesimo anno fosse il punto di partenza per un cambiamento per tutti.

Perché per tutti?

Dobbiamo cominciare a pensare a un ospedale che, come entità fisica, abbia una sua collocazione geografica che in termini di attività non conosce confini. Ed io credo che questo in fondo risponda un po' allo spirito che caratterizza questa istituzione che, in un certo qual modo, trasmette valori fondamentali. Già oggi si tratta di un ospedale che lavora su cinque continenti. E, nel corso di quest'anno, abbiamo intenzione di consolidare questa attività, sino ad oggi certamente continua, ma sicuramente poco strutturata. Quindi il centoquarantesimo è l'anno della strutturazione delle attività internazionali.

In cosa consisteranno?

Principalmente, è naturale, in attività di carattere medico assistenziale. Ma noi riteniamo che sia di vitale importanza formare personale che sia in grado di operare in modo assolutamente autosufficiente. Di qui il progetto della scuola di specializzazione in pediatria presso l'Università Cattolica della Tanzania. Sarà una scuola di specializzazione del Bambino Gesù, quindi gestita e coordinata dai nostri medici. Creeremo un network in Tanzania il cui fulcro sarà l'università della Conferenza episcopale. Nostri medici assicureranno cicli di formazione e affiancheranno i medici nelle loro prime operazioni. C'è poi il progetto che riguarda la nostra presenza nel sud-est asiatico, iniziando con una espansione nei Paesi nei quali attualmente noi già lavoriamo. L'obbiettivo del 2009 è di avviare le attività anche in Myanmar e in Laos. Abbiamo già dei contatti. In genere già ci appoggiamo su strutture che vengono identificate dalle autorità locali. L'intento è quello di riuscire in qualche modo a integrarsi strettamente con quelli che sono i modelli organizzativi culturali che troviamo sul posto. A volte è anche difficile ma noi cerchiamo sempre di trovare punti d'accordo. Non nascondiamo che i nostri interventi sono agevolati dal fatto che operiamo attraverso la rete già stesa dalle varie congregazioni religiose che operano sul territorio. Camminiamo un po' anche sulle loro gambe.

E quali sono i progetti di intervento per il sud est asiatico?

Pensiamo all'avvio di un programma di trapianti. Del resto, il 2009 è stato proclamato l'anno dei trapianti e noi contiamo di effettuare il primo trapianto cardiaco pediatrico proprio nell'area del sud-est asiatico. Lo faremo ad Hanoi. La scelta avviene non soltanto sulla base delle dotazioni strutturali che consentono questo tipo di prestazioni, ma anche sulla base del livello di professionalità tale da assicurare non soltanto l'effettuazione del trapianto, ma tutto ciò che precede e segue, che è altrettanto importante.

Cosa è stato organizzato in concreto per celebrare il centoquarantesimo?

Vorremmo intanto celebrare quello che è il rapporto con la città di Roma. Per fare questo abbiamo pensato in pratica a due eventi fondamentali. Il primo che segna la ricorrenza il 19 marzo 1869 nell'allora sede che era in via delle Zoccolette. In quell'occasione il sindaco scoprirà la targa che ricorderà questo momento e che dà il via al calendario degli eventi. Il secondo evento verrà celebrato il 19 maggio sulla piazza del Campidoglio con un concerto. Sarà l'occasione durante la quale il sindaco consegnerà all'ospedale le chiavi della città. Tra le prime cose che ho imparato venendo qui è quanto ogni romano senta nel cuore questo ospedale e io credo che farà piacere anche ai cittadini il gesto del sindaco. Successivamente ci sarà la "notte bianca" della ricerca e della cura pediatrica. Coinciderà con la notte del solstizio d'estate, tra il 21 e il 22 giugno. Apriremo l'ospedale alla città per tutta la notte. Il nostro obiettivo è di instaurare un dialogo diverso con tutti quelli che sanno cos'è il Bambino Gesù, ma non hanno mai avuto modo di conoscerlo fino in fondo e di vedere che cosa è nella realtà. A settembre poi stiamo organizzando un importante congresso scientifico da celebrarsi qui a Roma.



(©L'Osservatore Romano 18 marzo 2009)
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