In un'intervista l'arcivescovo Kondrusiewicz spiega il grande valore dell'opera

Tradotti in bielorusso
i documenti del Vaticano II


di Giovanni Zavatta

Fra i tanti documenti ecclesiali tradotti in lingua bielorussa mancavano quelli del concilio Vaticano II. Un vuoto culturale che la Chiesa cattolica del Paese doveva colmare per offrire, soprattutto ai giovani sacerdoti e alla comunità dei fedeli, fondamentali spunti di riflessione, e per consolidare quel dialogo ecumenico che, dall'indipendenza (conquistata nell'agosto 1991) a oggi, nell'ex repubblica sovietica ha compiuto straordinari passi avanti. Il volume, edito da "Pro Christo", frutto di quindici mesi di intenso lavoro, è stato presentato ufficialmente il 23 febbraio scorso all'Istituto teologico San Cirillo e Metodio dall'arcivescovo di Minsk-Mohilev, Tadeusz Kondrusiewicz, che ha fortemente incoraggiato l'impegno profuso dalla Sezione per le traduzioni dei testi liturgici e dei documenti ufficiali in seno alla Conferenza episcopale cattolica bielorussa. Un'opera che monsignor Kondrusiewicz ha voluto donare personalmente a Benedetto XVI lunedì 16 marzo, quando è stato ricevuto in udienza assieme agli altri partecipanti alla plenaria della Congregazione per il clero. In un'intervista a "L'Osservatore Romano", l'arcivescovo di Minsk-Mohilev spiega il valore di quest'iniziativa.

Cosa l'ha spinta ad avviare l'opera?

Il grande amore per il concilio Vaticano II e per tutto ciò che i suoi insegnamenti hanno rappresentato e rappresentano. Grazie a essi la Chiesa ha percorso un cammino di rinnovamento e di sviluppo, aprendosi al mondo, alle altre religioni e confessioni. Non potevo immaginare la vita quotidiana dei cattolici bielorussi senza questi documenti. Ecco allora che appena tornato da Mosca - dall'aprile 1991 al settembre 2007 monsignor Kondrusiewicz è stato prima amministratore apostolico della Russia europea e poi arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, ndr - mi sono subito attivato per colmare il vuoto. Un vuoto, un ritardo, giustificabili. Quando facevamo parte dell'Unione Sovietica, la Chiesa era senza vescovi. La mia nomina risale al 1989. Da allora ci siamo dati da fare, abbiamo fondato il seminario, sono arrivati sacerdoti dall'estero. Nei miei sedici anni a Mosca ho avuto sempre con me i documenti del concilio Vaticano II, un tesoro, un riferimento insostituibile per qualsiasi uomo di Chiesa. E durante quegli anni, nelle diocesi da me guidate, sono stati stampati più di seicento titoli dei vari libri religiosi. Un impegno che ho proseguito in Bielorussia, da arcivescovo di Minsk-Mohilev. L'anno scorso, grazie alla nostra casa editrice, la "Pro Christo", abbiamo stampato venticinque titoli per un totale di centomila volumi.


Il Vaticano II fu un concilio ecumenico e alcuni suoi atti, basti pensare al decreto Unitatis redintegratio e alla dichiarazione Nostra aetate, sono stati pietre miliari per lo sviluppo del dialogo fra le varie comunità cristiane e con le altre confessioni religiose. In Bielorussia i cristiani rappresentano complessivamente più del cinquanta per cento dei fedeli. Come hanno accolto la pubblicazione del libro gli ortodossi, maggioranza nel Paese, e a che punto sono le loro relazioni con i cattolici?

Il dialogo ecumenico, ma anche quello interreligioso, in Bielorussia è molto buono. Ci aiutiamo reciprocamente e abbiamo continui rapporti di collaborazione. Nel 2008 sono intervenuto a quattro conferenze organizzate dalla Chiesa ortodossa e, a loro volta, esponenti ortodossi hanno partecipato a nostri convegni. Condividiamo anche i momenti delle nostre ricorrenze religiose, come a Natale e a Pasqua. Con la comunità ortodossa e con quella protestante abbiamo studiato assieme una strategia per combattere l'Aids, una piaga nel Paese della quale sono vittime almeno trentamila persone. Riguardo alla versione in bielorusso dei documenti del concilio Vaticano II, ho regalato alcune copie alle facoltà teologiche ortodosse a Minsk e la stessa cosa farò con il seminario ortodosso della capitale. Il mio obiettivo finale è che tutte le biblioteche, non solo delle diocesi ma anche delle province in cui è divisa la Bielorussia, abbiano a disposizione questo libro per la libera consultazione di credenti e non. Penso ai seminaristi ma anche ai giovani delle università statali che ci chiedono continuamente libri religiosi per le loro ricerche, per i loro studi. E questi sono documenti fondamentali per tutti, cattolici, ortodossi, protestanti. Prima del concilio, per noi cattolici gli ortodossi e i protestanti erano degli scismatici, ora ne parliamo come nostri fratelli.

Com'è stato il compito dei traduttori?

Non facile, perché non si è trattato di un lavoro meccanico di traduzione dal dizionario. Bisognava prendere dal latino queste parole, queste espressioni, in una parola tutta la novità del vocabolario postconciliare, e volgerle in bielorusso, interpretando, creando a volte parole ed espressioni che in bielorusso non c'erano. Per la cultura della nostra nazione è stato un grande dono, un arricchimento unico. Grazie a questa traduzione, abbiamo introdotto nuovi termini per una migliore comprensione della vita e della missione della Chiesa. E questo risultato è stato sottolineato dai principali mezzi di informazione che, il giorno della primissima presentazione del volume (il 14 febbraio alla fiera internazionale del libro a Minsk, ndr), hanno dato grande risalto alla notizia. Il merito va soprattutto agli ecclesiastici, agli esperti, ai linguisti bielorussi che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto.

La versione in lingua bielorussa del concilio potrà aiutare a contrastare il fenomeno dell'indifferentismo religioso che contraddistingue molte repubbliche dell'ex Unione Sovietica?

Speriamo di sì. Non posso fornire delle cifre esatte ma questo fenomeno riguarda una fetta enorme della popolazione. Settant'anni di ateismo non si cancellano in un colpo solo. A quei tempi in Bielorussia, per circa un milione e mezzo di cattolici, erano aperte centodieci chiese nelle quali operavano una sessantina di vecchi sacerdoti. Che cosa potevano fare? Grazie a Dio, la fede è stata preservata e trasmessa alle nuove generazioni grazie ai rosari, alle litanie, alla pietas popolare. Oggi c'è un'altra situazione ma questo peso rimane. Oggi ci sono altre sfide, il secolarismo, il relativismo morale, che portano la gente, soprattutto i giovani, verso altre direzioni.



(©L'Osservatore Romano 26 marzo 2009)
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