L'arcivescovo Eterovic sull'incontro del Papa con il Consiglio speciale per la prossima assemblea continentale

Il metodo sinodale
nel cuore dell'Africa


di Mario Ponzi

Un gesto di particolare attenzione verso l'Africa. Così è stata interpretata la volontà di Benedetto XVI di inaugurare, almeno formalmente, i lavori della prossima assemblea continentale del Sinodo dei vescovi, proprio in terra africana, a Yaoundé. La riunione del Consiglio speciale del Sinodo, presieduta la sera di giovedì 19, giorno in cui ha consegnato ai vescovi l'Instrumentum laboris, è stata in realtà una seduta di lavoro vera e propria, durante la quale i cardinali e i presuli africani che compongono l'organismo sinodale hanno offerto al Papa l'esatta immagine del continente sulla quale si dovrà riflettere il lavoro assembleare. Ne abbiamo parlato con l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo.

La riunione di Yaoundé può essere considerata, almeno da un punto di vista formale, l'inizio dei lavori dell'assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi?

In senso ideale è certamente possibile considerarla come l'apertura della seconda assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi. Realmente avverrà il 4 ottobre prossimo. È stata comunque una riunione molto importante, che riflette anche il metodo sinodale. Il Papa - che del Sinodo è il presidente - ha parlato dopo aver ascoltato tutti i membri del Consiglio speciale per l'Africa. Come è noto questo organismo è composto da dodici cardinali e vescovi che rappresentano tutte le regioni del continente. In più di due ore - perché lo scambio di informazioni è proseguito anche durante la cena consumata insieme - hanno esposto brevemente al Pontefice le gioie, ma anche le preoccupazioni dei singoli Paesi e regioni. Così Benedetto XVI ha potuto avere una panoramica della reale situazione ecclesiale e sociale in Africa. Ovviamente il tutto è stato inserito nella cornice della riconciliazione, della giustizia e della pace, tema del Sinodo. Questo servirà a capire meglio cosa la Chiesa può effettivamente fare in questi settori. Anche il motto che accompagna il tema proposto ha una valenza sinodale:  "Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo". Dunque i cristiani dell'Africa sono chiamati dopo questo incontro con il successore di Pietro a diventare ancora di più sale della terra africana, luce del mondo in cui vivono e agiscono ogni giorno.

Per la Chiesa in Africa cosa ha significato questo inizio del Sinodo in casa?

Una gioia attesa. Il viaggio era annunciato, ma ha superato ogni previsione. Non possiamo che ringraziare Dio perché in questo tempo si è manifestato il kairos, l'incontro dei fedeli con il pastore della Chiesa universale, vescovo di Roma. Anche nei discorsi pronunciati dal Papa la gente ha percepito l'importanza della riconciliazione con Dio, con il prossimo. Una Chiesa riconciliata può annunciare con autorità e con credibilità maggiore la riconciliazione della società. Questo si è percepito soprattutto in Angola, Paese che dopo ventisette anni sta cominciando a rendersi conto di cosa vuol dire la pace, base per uno sviluppo armonico e per una riconciliazione in profondità. Ci sono ancora delle ferite e la Chiesa con la grazia dello Spirito Santo e la forza del Vangelo si adopera per sanarle e, dunque, dare un contributo alla ricostruzione di una società ancora più umana e cristiana.

Quali sono le prossime tappe dell'attività del Consiglio speciale del Sinodo?

I presidenti delle Conferenze episcopali e regionali hanno ricevuto l'Instrumentum laboris dalle mani del Papa. Gli altri vescovi lo riceveranno tramite le nunziature. Il documento deve essere ora studiato e approfondito bene, perché sarà il testo di lavoro dell'assemblea sinodale. Nei prossimi mesi ci occuperemo soprattutto degli aspetti tecnici molto importanti. Le Conferenze episcopali dovranno scegliere il loro rappresentante. Alcuni l'hanno già fatto, altri devono ancora farlo. La Segreteria generale presenterà poi queste scelte alla ratifica del Pontefice e informerà le singole Conferenze. Tra l'altro, Benedetto XVI deve ancora scegliere i vescovi di nomina pontificia. Bisognerà poi nominare gli esperti, gli uditori e le uditrici. Ovviamente ci sono poi tanti aspetti minori ma molto importanti per organizzare un evento così grande come l'assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi.

Secondo lei gli africani hanno maturato la consapevolezza di quello che sta per vivere la Chiesa del continente?

A giudicare dalla reazione che ho visto, credo di sì. Per il momento può essere solo una sensazione esterna; nei mesi successivi alla visita del Papa, con l'aiuto dei vescovi e di una catechesi capillare, la gente capirà anche la ricchezza del messaggio che ha lasciato Benedetto XVI e che è anche contenuto almeno in nuce nell'Instrumentum laboris. Riconciliazione, giustizia e pace sono il presente dell'Africa, ma soprattutto sono le basi per il suo sviluppo futuro.



(©L'Osservatore Romano 26 marzo 2009)
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