Ben accolta, in Europa l'opera di Puccini non trova un distributore in Italia

La televisione ha sempre più paura della musica


di Luca Pellegrini

Piero Maranghi, direttore del canale televisivo italiano Classica, interamente dedicato alla grande musica e con quarantamila abbonati, ne è convinto:  "Il problema della distribuzione sta tutto nell'offerta all'interno di un mercato che, nel giro di vent'anni, si è ridotto fin quasi a scomparire. Naturalmente subentrano fattori anche culturali:  la televisione ha sempre più paura della musica. Oggi che questo lavoro arriva finalmente sugli schermi, dobbiamo essere grati ai piccoli esercenti coraggiosi, come quelli del circuito di Microcinema legato all'Acec, l'Associazione cattolica esercenti cinema, che hanno già da qualche anno accolto la proiezione su grande schermo delle opere in diretta dai teatri lirici e ora si accingono a sostenere e diffondere La Bohème che è un vero e proprio film-opera".

Come è nata l'idea di questa singolare distribuzione quotidiana e quasi "al dettaglio", città per città?

L'editore del nostro canale Jan Mojto, ci ha coinvolti in occasione dell'anniversario pucciniano dello scorso anno. Avevamo in mano questo magnifico prodotto, costato oltre cinque milioni di euro, che ci è piaciuto moltissimo fin dall'inizio. Abbiamo pianificato una strategia di distribuzione, un fatto eccezionale perché la nostra attività specifica è quella di fare televisione di cultura.

Vi siete rivolti inizialmente ai distributori italiani?

Certo. Da tutti abbiamo ricevuto una risposta negativa e senza appello. Devo però ammettere che i tempi della nostra richiesta sono stati in parte infelici. Se avessimo conosciuto meglio le dinamiche della distribuzione italiana, forse qualche distributore importante lo avremmo anche trovato. Abbiamo così cercato ogni possibile soluzione perché non volevamo che il film in Italia finisse dimenticato in qualche scaffale di dvd. All'estero le cose sono andate meglio. In ottobre la pellicola è uscita in Austria e Germania, poi nel Regno Unito, in Giappone e nella Repubblica Ceca. Soprattutto in Germania il riscontro è stato molto positivo. Anche perché la Netrebko sul mercato tedesco è un fenomeno inspiegabile, noi non possiamo quasi comprenderlo. Siamo di fronte a quelle eccezioni della musica classica che sono molto rare, perché è divenuta un "oggetto" di attenzione non solo per gli aspetti artistici e musicali, ma anche per quelli, come dire, mondani. Il film ha avuto una diffusione facile, ampia e diversificata, è stato proiettato nei grandi spazi pubblici e nelle sale tradizionali. Sono mondi diversi da quello italiano.

Le ragioni di questa diversità?

La situazione generale dell'Italia rispetto al tema cultura è deprimente e in particolare rispetto a quella musicale classica. Questo però comporta anche aspetti positivi:  chi resiste a situazioni così difficili è poi disposto a fare qualsiasi cosa per sopravvivere o risorgere.

Quali sono gli aspetti del film che ha maggiormente apprezzato?

Quando l'ho visto per la prima volta su supporto televisivo non ho colto appieno il suo potere, il suo fascino cinematografico. Poi, sul grande schermo, mi sono commosso. Ora l'opera pucciniana è entrata stabilmente nel mio patrimonio e vorrei potesse accadere a tutti gli spettatori. Questa versione mi ha colpito molto per la sua tristezza genuina, non c'è alcuna melassa di sentimenti. Restituisce una certa staticità del teatro senza però confondere mai il set cinematografico con un palcoscenico teatrale. E poi la Netrebko è una bellissima donna:  questo non guasta anche per la storia della povera Mimì.



(©L'Osservatore Romano 6-7 aprile 2009)
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