A colloquio con monsignor Guy Bagnard, vescovo di Belley-Ars

Giovanni Maria Vianney, la santità
che nasce nell'oblio del mondo


di Nicola Gori

Il santo curato d'Ars come modello per i sacerdoti d'oggi, "soprattutto affinché comprendano che anche nell'anonimato della più sperduta parrocchia del mondo sia possibile risplendere nella luce della santità". Nella giornata sacerdotale, ma soprattutto nella prospettiva dell'anno sacerdotale, monsignor Guy Bagnard, vescovo di Belley-Ars, ripropone così, in questa intervista a "L'Osservatore Romano", la testimonianza di Giovanni Maria Vianney, il santo parroco che Benedetto XVI proclamerà patrono dei sacerdoti nel corso dell'anno sacerdotale che si inaugurerà il prossimo 19 giugno.

È ancora valido il modello sacerdotale proposto da san Giovanni Maria Vianney?

Se il Papa, come ha annunciato, proclamerà il santo patrono di tutti i sacerdoti del mondo, ciò vuol dire che il modello di prete che egli incarna continua a essere un riferimento per il nostro tempo, quale portatore del mistero e della santità dei ministri.

Quali aspetti sono in particolare attuali?

Credo che innanzitutto con la sua vita, il santo evidenzi l'importanza della parrocchia e il ruolo fondamentale che ha sempre avuto nella Chiesa, quale luogo della comunità dove vivono i cristiani. È dove vivono i cristiani che si deve annunciare il Cristo. In altre parole, il fatto che la parrocchia sia dimora e luogo di evangelizzazione, dimostra che è nella vita quotidiana che si realizza l'evangelizzazione. Non si devono cercare troppo le cose straordinarie. Nella quotidianità della vita si compie l'annuncio del Vangelo. Nella parrocchia poi non ci si sceglie, non vi sono eccezioni. Tutti vengono accolti, il piccolo, il povero, il ricco, chi è sano, chi è malato. Questa è la ragione per la quale la parrocchia è veramente, come diceva Giovanni Paolo II, la fontana del villaggio, dove ognuno viene a dissetarsi e a nutrirsi. Il parroco è responsabile di questa comunità davanti alla Chiesa, ed è lì che esercita la pienezza del suo ministero.

San Giovanni venne inviato in una parrocchia piccolissima, di soli 250 abitanti, lontano dai centri di interesse e di potere. Potrebbe essere questo un esempio per i sacerdoti contro la ricerca della carriera e del successo?

Penso che in effetti l'esempio di san Giovanni Maria Vianney possa essere un richiamo per molti giovani ingannati oggi dalla notorietà, dal carrierismo, dal riconoscimento immediato. Essi, al contrario, possono essere attirati da una forma di vita povera, umile, modesta e piccola come quella del curato. La piccolezza segna tutta la vita di san Giovanni. È nella piccolezza che Dio genera la grandezza. Ciò è evidente nella vita stessa del santo, nel suo arrivo povero ad Ars, che non era nemmeno una parrocchia, ma era definita una cappellania, cioè una realtà annessa alla parrocchia, praticamente niente. Nessuno voleva andarci ad Ars che a quel tempo faceva parte della diocesi di Lione. Era considerata la Siberia della diocesi, il luogo più freddo. San Giovanni non si sentì poco considerato perché mandato là. Quando arrivò si rese conto delle poche case che vi erano e disse:  "Oh, come è piccolo". Era ben consapevole che si trattava di un villaggio molto piccolo. Ma fu proprio questa constatazione di piccolezza che lo portò a concludere che vi avrebbe fatto grandi cose con la grazia di Dio.

Il santo trascorreva la maggior parte del tempo nel confessionale. Ritiene ancora attuale questa impostazione ministeriale?

Oggi più che mai la ritengo importante, perché il sacramento della penitenza si celebra nel momento in cui il sacerdote dà il perdono. Mai un uomo è così considerato nella sua individualità, nella sua unicità, come nel momento in cui riceve il perdono di Dio. Non vi è niente di più personale e niente di più decisivo in una coscienza umana se non la lotta che si sviluppa tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. È per questo che non si può dare l'assoluzione collettiva. Occorre che il perdono sia dato a ogni persona individualmente.

Più che con la parola il curato predicava con l'esempio di vita. È un monito?

Certamente è un esempio. Oggi si nota spesso la tendenza a ricercare una valutazione personale. Si tratta sicuramente di un'ottica deviata. Purtroppo a volte riguarda anche i sacerdoti, nel senso che si preoccupano del giudizio degli altri al loro modo di predicare, o si preoccupano di essere accettati, o sono presi dal desiderio di essere riconosciuti quando sono in strada. Questi atteggiamenti demagogici possono indurre a cercare la propria soddisfazione piuttosto in quello che si dice. E questo può far sì che a volte non si dica la verità del Vangelo pur di conquistare l'uditorio, acquisire notorietà ed essere meglio riconosciuti da chi ascolta. È un fatto molto pericoloso, perché si rischia di evitare di parlare di alcuni aspetti fondamentali del Vangelo, solo per non disturbare la coscienza di chi ascolta e ciò per interessi personali.

La santità del curato è basata sul quotidiano, sulla semplicità del suo ministero. In quale messaggio si traduce per i giovani di oggi?

Credo che i giovani che vengono a contatto con quest'uomo straordinario possano imparare a vivere l'ordinario della vita come qualcosa di straordinario. Non vi è niente di banale nella nostra vita; tutto è grande; tutto è bello; tutto dipende dalla maniera in cui si vive con Cristo nella passione.

Quali progetti avete in cantiere per aiutare i sacerdoti e fedeli a vivere l'anno sacerdotale nella giusta dimensione?

Qualcosa già l'abbiamo fatta. Abbiamo inaugurato l'anno giubilare lo scorso primo novembre. Per Belley-Ars abbiamo preparato un percorso. Il primo momento sarà la riproposizione del passaggio chiamato della piccola porta della conversione. Era una piccola porta che il curato aveva aperta e dalla quale passavano tutti quelli che egli chiamava i grandi peccatori, rimasti lontani dalla Chiesa per lunghi anni, se volevano convertirsi di nuovo e far ritorno a Dio. Accanto a questa porta in fondo alla chiesa, perché non fossero riconosciuti dalla gente, aveva messo il confessionale. Questa porta di solito è chiusa e nascosta. È stata ora riaperta in questo anno giubilare e ogni pellegrino è chiamato a passare attraverso di essa, seguendo un richiamo:  "Convertitevi". È l'invito a venire nei luoghi del curato per celebrare il perdono e rimettersi in pace con Dio e con i fratelli. Il 4 agosto, si svolgerà la grande festa del santo, che sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. Verrà a nome del Papa. Alla fine del mese di settembre, primi giorni di ottobre, si svolgerà il ritiro internazionale a cui parteciperanno circa mille preti. Sarà predicato dal cardinale Christoph Schönborn. Sarà un momento molto importante. Inoltre da ogni parte del mondo continuano a pervenire richieste per ottenere la visita delle reliquie di san Giovanni Maria nella propria parrocchia e consentirne così la venerazione a tutti i fedeli. I resti mortali del santo sono stati posti in un cassa sistemata nella basilica. Solo il cuore è stato messo in un reliquiario ed esposto ai fedeli nella cappella chiamata cappella del cuore. È questo reliquiario che compie la peregrinatio per il mondo. Ne abbiamo fatte già diverse. La più importante negli Stati Uniti d'America, in particolare a Boston, dove ci sono state difficoltà con dei casi di preti accusati di pedofilia. C'erano tantissimi sacerdoti in preghiera attorno al reliquiario. Siamo poi andati in Colombia, Messico, Argentina. Si tratta di un evento importante. Usciamo dalle nostre chiese e andiamo in giro per il mondo a impetrare da Dio il dono di sacerdoti esemplari. Penso che sia anche questo uno dei motivi che hanno spinto il Papa a indire l'anno sacerdotale.



(©L'Osservatore Romano 10 aprile 2009)
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