A colloquio con l'agostiniano Paolo Benedik, nuovo custode del sacrario pontificio

E Napoleone donò a Pio VI
una pesantissima tiara di legno


di Nicola Gori

Un incarico che risale al xiv secolo, un servizio costante e fedele al Papa per tutto quanto occorre nelle celebrazioni liturgiche, una presenza attenta e discreta a cui sono affidati tesori di grande valore religioso, artistico e storico. È la figura del custode del sacrario pontificio, che dal 1352 viene scelto all'interno dell'Ordine di Sant'Agostino. Una vita a stretto contatto con tutto quanto concerne gli oggetti liturgici riservati al Papa:  pianete, stole, piviali, calici, patene, croci, mitrie. La recente nomina di padre Paolo (Pavel) Benedik è occasione per riscoprire questa figura, che nel corso dei secoli ha avuto ruoli e mansioni importanti. Abbiamo chiesto al religioso agostiniano slovacco in quest'intervista a "L'Osservatore Romano" di illustrare gli attuali compiti.

Ci spiega la figura e le mansioni del custode del sacrario pontificio all'interno del Palazzo Apostolico?

Dobbiamo risalire al 1352, quando Clemente VI scelse il suo sacrista all'interno dell'Ordine agostiniano. Nel 1497 Alessandro VI con la Bolla Ad sacram affidò tale compito esclusivamente agli agostiniani e Clemente VIII nel 1595 elevò la carica di sacrista alla dignità episcopale. Successivamente, Leone XII stabilì che il sacrista fosse anche parroco dei Palazzi Apostolici e camerlengo dei parroci di Roma. Nel 1929 con la creazione dello Stato della Città del Vaticano, Pio XI stabilì che il sacrista protempore ne fosse anche il Vicario generale. Paolo VI con il motu proprio Pontificalis domus del 28 marzo 1968, definì l'ufficio del sacrista, chiamato anche comunemente "il parroco del Papa":  curare il culto divino e le cappelle pontificie nell'appartamento papale, nella Casa Pontificia e a Castel Gandolfo; occuparsi del buon andamento della sacrestia pontificia, della lipsanoteca e del tesoro liturgico e ricoprire l'incarico di Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, dovendo così concedere l'imprimatur a tutto quanto veniva stampato nella Città del Vaticano, a eccezione di alcuni documenti papali e di quanto pubblicato da "L'Osservatore Romano".
L'incarico ormai plurisecolare terminò il 14 gennaio 1991, quando Giovanni Paolo II con chirografo soppresse la figura del sacrista come era stata concepita fino ad allora. La cura spirituale  dello  Stato  della  Città  del Vaticano veniva affidata all'Arciprete protempore della Basilica di San Pietro, mentre la giurisdizione sul Palazzo lateranense passava al cardinale vicario per la diocesi di Roma. L'ufficio di sacrista restava soppresso e le sue mansioni affidate al Maestro delle celebrazioni liturgiche. La parrocchia di Sant'Anna continuava a essere officiata dagli agostiniani, mentre i religiosi in servizio nella sacrestia pontificia sarebbero rimasti alle dipendenze del Maestro e uno di essi sarebbe stato nominato custode del sacrario apostolico, cioè delle reliquie e degli oggetti preziosi che vi sono conservati. L'ultimo sacrista fu l'agostiniano olandese Pietro Canisio van Lierde.

Questa la storia. E i suoi compiti specifici?

Lo spiega la parola stessa:  custodia delle cose sacre. Compito principale è quello della custodia dei paramenti liturgici che servono al Papa per le celebrazioni nella basilica di San Pietro, per le cappelle papali del Palazzo Apostolico o in Roma e nei viaggi apostolici. Prepariamo dai purificatoi, ai manutergi, ai calici, alle patene, alle stole eccetera. Questo è il nostro compito. Molti di questi arredi liturgici hanno una storia di santità, perché sono stati usati da diversi Papi poi canonizzati. Un'altra occasione in cui necessita il nostro aiuto è quando chiamano dall'appartamento papale perché il Pontefice deve celebrare una liturgia. In quel caso, ci occupiamo di preparare il necessario e lo portiamo direttamente nella cappella. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, se vi erano messe semi-pubbliche nell'appartamento papale o nella cappella Redemptoris Mater preparavamo tutto per la messa.

Data la storia plurisecolare della sacrestia pontificia, avete delle vesti liturgiche molto preziose?

Non è rimasto tanto, perché quando Napoleone Bonaparte occupò Roma portò via tantissime cose:  calici, croci, pastorali. I suoi soldati bruciarono molte vesti liturgiche per ricavare l'oro in esse contenute. Inoltre, quando venne stipulato il trattato di pace di Tolentino nel 1797 il Papa dovette vendere molti oggetti preziosi per pagare l'indennità di guerra a Napoleone. L'Imperatore si beffò anche di Pio VI:  gli donò una tiara molto bella e preziosa tempestata di smeraldi, ma all'interno piena di legno e che quindi non poteva essere indossata. Questo per fargli comprendere che il suo regno era ormai finito. Dopo questa spoliazione, nella sacrestia sono rimaste alcune vesti di Urbano VIII e Paolo V, e alcuni calici gotici, che sono i più antichi. Tra i più preziosi, invece, conserviamo quello di Pio IX, usato per la prima volta per celebrare la messa nel giorno della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione. Ci sono anche suppellettili di valore di Leone XIII e di Benedetto XV, san Pio X e Pio XI. Tra gli oggetti preziosi vi sono anche una tiara donata da Isabella II di Spagna e la mitria offerta da Guglielmo ii imperatore di Germania a Leone XIII in occasione del settantesimo anniversario di sacerdozio.

Questi oggetti preziosi vengono ancora usati?

Alcuni oggetti si usano ancora, come le mitrie e i piviali. Per la scelta di quali usare ci si accorda con il Maestro delle celebrazioni liturgiche. Le vesti più antiche, come quelle di Paolo V, sono difficili da utilizzare, quelle di Urbano VII poi non le mettiamo più. Ci sono altri oggetti liturgici, invece, come il piviale di Benedetto XV e quello di Giovanni XXIII che Benedetto XVI ha usato l'anno scorso per il Te deum di ringraziamento di fine anno. Tra i paramenti di valore, c'è una pianeta rossa che risale al sedicesimo secolo. Dal punto di vista estetico forse le più belle vesti sono quelle di Paolo VI che fece fare lui stesso. Anche durante l'Anno santo del 2000 Giovanni Paolo II ne commissionò molte altre. Per quanto riguarda i calici, invece, li usiamo tutti.

Chi si occupa del lavaggio e della pulizia dei paramenti sacri?

Le suore agostiniane oblate del Bambino Gesù lavano, stirano, rammendano tutto ciò che viene utilizzato per la messa del Papa e dai concelebranti quando presiede il Pontefice.

Qual è il vostro particolare lavoro durante le messe presiedute dal Papa?

Ci occupiamo dell'occorrente per la liturgia, a cominciare dalle vesti, le pissidi, i calici, le patene, per i cardinali, i vescovi, i prelati e per quanti distribuiscono la comunione. Ma solo quando presiede il Papa o celebra un cardinale a nome del Pontefice.

Tra gli oggetti, qual è la più antica croce pettorale che si conserva nella sacrestia pontificia?

Risale a Pio IX ed è anche quella più preziosa.

Da chi è composta la vostra comunità agostiniana in servizio nel Palazzo Apostolico?

Siamo tre religiosi. È una comunità internazionale che dipende direttamente dal Priore generale dell'Ordine. Io sono slovacco, della regione di Kosice; poi c'è padre Edward Daleng, dalla Nigeria, e fra Einer Tocto, originario del Perú. Collaborano con noi a tempo pieno anche tre laici. Abitiamo accanto alla sala ducale nel Palazzo Apostolico. La proposta della nomina a custode del sacrario viene inviata dal nostro priore generale al Maestro delle celebrazioni liturgiche. Io sono qui in Vaticano da tre anni e in Italia dal 1984.

Voi siete anche al servizio delle celebrazioni che si svolgono nella Cappella Sistina. Viene usata regolarmente per le liturgie?

Ci sono celebrazioni in Avvento e in Quaresima, presiedute dal Maestro delle celebrazioni liturgiche. Ogni anno a gennaio, durante la festa del Battesimo di Gesù, vengono amministrati i battesimi. Durante il sinodo sulla Parola di Dio la cappella è stata sede di un evento storico:  vi si sono svolti i vespri alla presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo. Alcune volte vi si tengono dei concerti. Il desiderio di molti è che per il futuro la cappella sia utilizzata anche per le celebrazioni liturgiche. Soprattutto, la Cappella Sistina è famosa nel mondo perché vi si svolge il conclave.



(©L'Osservatore Romano 16 aprile 2009)
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