Domenica prossima Benedetto XVI celebrerà la messa dinanzi alla chiesa di san Pio a San Giovanni Rotondo

Al crocevia di tante storie di fede


di Mario Ponzi

"Si va bene, ma avete fatto una scatoletta per i fiammiferi". Sembra sia stato questo il commento di padre Pio quando, nove anni prima della sua morte, fu chiamato all'inaugurazione della nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie in aggiunta a quella piccola nella quale, per quasi mezzo secolo, aveva celebrato l'eucaristia nelle primissime ore del mattino.
Aveva ragione. Solo lui, allora, poteva prevedere i sei-sette milioni di pellegrini che ogni anno sarebbero arrivati a San Giovanni Rotondo e per i quali la "scatoletta" non sarebbe stata sufficiente. Lo è invece la nuovissima chiesa del pellegrinaggio, disegnata da Renzo Piano e inaugurata nel luglio di cinque anni fa.
Benedetto XVI domenica prossima celebrerà la messa sul sagrato di questo avveniristico complesso. Nell'intento dei frati cappuccini c'era la realizzazione di una chiesa ampia, grande come l'aveva sempre sognata padre Pio, ma che, nello stesso tempo fosse in sintonia con la semplicità e l'umiltà dell'ordine. Certo a guardare questo gioiello della moderna architettura di umiltà se ne vede poca. Meglio cercarle allora nella piccola chiesa conventuale del seicento, che la comunità dei frati cappuccini custodisce gelosamente intatta, così come era nei cinquant'anni durante i quali padre Pio vi ha celebrato l'eucaristia. L'altare è stato conservato come era a quel tempo; così l'antico coro dove ha ricevuto le stimmate ai piedi del Crocifisso, anch'esso rimasto nel suo luogo originario. Il Papa con la sua visita riunirà sostanzialmente l'antico e il nuovo di una fede vissuta e testimoniata comunque sulle orme della santità di padre Pio. Ne abbiamo parlato con fratel Francesco Dileo, rettore del santuario.

Cosa significa per la vostra comunità vivere e condividere l'eredità di padre Pio con tanta gente?

Significa dedicare a migliaia di fedeli ogni giorno la nostra paziente disponibilità e un costante sforzo organizzativo, per garantire a tutti la migliore accoglienza possibile. Principalmente, però, significa sforzarci di metterci in sintonia spirituale con padre Pio per poter tentare di essere sempre più, come lui, non solo dispensatori della Parola, ma anche modelli, punti di riferimento. Infine c'è un impegno personale che questa eredità comporta:  quello di confrontare sempre di più la nostra vita con la sua, per aprire il nostro cuore alla quotidiana conversione ed eliminare tutte le zavorre che ci impediscono di elevare lo spirito verso quelle vette raggiunte da colui che era un Frate cappuccino come noi e che certamente prega affinché noi diventiamo frati cappuccini secondo il cuore di Dio. Come lui".

Le sembra ancora attuale il messaggio di padre Pio?

Forse è più attuale oggi che nel secolo scorso, perché è sempre crescente l'atteggiamento di arrendevolezza verso i molteplici messaggi mediatici che tentano di trasformare le persone in clienti e l'umanità in una società globale asservita al dio denaro, come più volte ha sottolineato nel suo magistero Papa Benedetto XVI. Coloro che riescono a comprenderlo e che vogliono sottrarsi a questa trappola trovano nel nostro santo Confratello un modello di coerenza evangelica e un maestro di vita spirituale. Padre Pio aveva detto:  "Farò più rumore da morto che da vivo". E, in effetti, il numero dei pellegrini è oggi molto maggiore rispetto a quelli che raggiungevano San Giovanni Rotondo fino al 1968. Quale segno tangibile migliore potremmo avere dell'attualità del messaggio di padre Pio?

Sono ancora tanti quelli che si rivolgono a lui per chiedere miracoli?

Tantissimi. Lo deduco anzitutto dal gran numero di lettere che chiedono a noi di invocare l'intercessione di padre Pio o che si rivolgono direttamente a lui, come se fosse ancora vivo, per chiedere qualche guarigione, fisica o spirituale. E poi lo attestano le molte foto che i pellegrini lasciano accanto all'urna che custodisce il corpo del Santo o accanto al suo confessionale o lungo il percorso all'interno del convento, nonostante le nostre indicazioni di deporle in appositi contenitori che abbiamo dovuto collocare in vari ambienti.

Quanti pellegrini vengono annualmente al santuario?

Secondo le stime dell'ufficio turistico di San Giovanni Rotondo già dal 1998 si è raggiunta la quota di sette milioni di presenze all'anno. C'è stato un picco di otto milioni nel 2002, in concomitanza con la canonizzazione di padre Pio. Si è avuta una leggera flessione nel 2003 e si è tornati a sette milioni, rimasti costanti, a partire dal 2004. Ma questa rilevazione è sempre stata fatta col metodo, universalmente accettato, della elaborazione dei dati relativi alla produzione dei rifiuti. Durante l'ostensione del corpo di san Pio da Pietrelcina alla pubblica venerazione, attraverso dei "contapersone", abbiamo potuto verificare che in un anno sono stati circa sei milioni coloro che si sono recati in cripta a pregare. Ciò significa che l'altro milione di presenze rilevate con il metodo dei rifiuti è da considerarsi costituito da ammalati e pazienti che vengono a San Giovanni Rotondo per Casa sollievo della sofferenza.

Non ritiene che questa massa di persone che viene da tutto il mondo per confessarsi nei luoghi di padre Pio, non sia un po' in controtendenza in una società che non sembra preoccuparsi poi troppo del peccato?

Sono fermamente convinto che in questo luogo, anche dopo la morte di Padre Pio, continua ad agire la grazia di Dio che tocca il cuore degli uomini e fa germogliare o rinascere la fede. Penso sia difficile confrontarsi con la vita di questo santo senza avvertire il desiderio di rinunciare al peccato e cambiare condotta. Da parte nostra facciamo in modo che i fedeli trovino le chiese sempre aperte e qualche frate sempre presente in confessionale.

Secondo lei questa devozione è frutto della religiosità popolare, del desiderio di santità o di semplice tradizione da perpetuare, magari con un pizzico di curiosità?

Se devo giudicare in base alle nostre esperienze in confessionale e in base alla notevole partecipazione alle celebrazioni eucaristiche, direi che il primo motivo che porta qui tanta gente sia la vera fede, il desiderio di chiedere a padre Pio grazie spirituali. Indubbiamente la maggior parte è mossa proprio dal desiderio di pregare sulla tomba del nostro santo per ottenerne l'intercessione. Non si può escludere, anzi sicuramente è così, che tra i pellegrini ci siano anche diverse persone mosse dalla semplice curiosità. Per quanto riguarda i primi voglio ricordare che Gesù, prima di ascendere al cielo, preannunciò ai suoi apostoli che avrebbe dato loro alcuni carismi, tra cui quello delle guarigioni, quali "segni che accompagneranno quelli che credono", come scrive Marco nel suo Vangelo. In altre parole quei "segni" sono stati le credenziali del loro annuncio evangelico. Visto che continuano ad arrivare richieste di guarigioni e attestazioni di gratitudine per averle ottenute, devo pensare che quegli stessi "segni" sono stati donati anche a questo "apostolo" del xx secolo. Evidentemente il Signore ritiene che ci sia ancora bisogno di questi "segni" per rafforzare la fede in chi ne ha necessità. Per quanto riguarda la curiosità dobbiamo ricordare che anche quando era vivo padre Pio, alcuni venivano qui spinti dalla curiosità di conoscere questo frate. Ma è anche vero che la maggior parte di loro tornava a casa trasformata dalla grazia. Ci sono tante testimonianze al riguardo. Succede anche oggi.

E cosa significa secondo lei la visita del Papa in questo contesto?

Anzitutto è l'ulteriore, tangibile segno di quell'ammirazione che il Papa ha più volte espresso nei confronti di padre Pio, anche prima, quando era cardinale. L'immagine di Benedetto XVI in preghiera dinanzi alle spoglie mortali del nostro santo confratello sarà certamente più eloquente di tante parole e orienterà la sterminata "clientela mondiale" del Frate stigmatizzato, come la definì Paolo VI, verso un autentico atteggiamento di venerazione (e anche devozione), fondato sulla preghiera e sul proposito di imitare padre Pio nella sequela di Cristo.



(©L'Osservatore Romano 19 giugno 2009)
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