Intervista al sottosegretario italiano Eugenia Roccella

Nuove regole
per la libertà di ricerca


di Marco Bellizi

La ricerca scientifica non può godere di libertà assoluta. In altri termini, non si può fare ricerca su ciò che si vuole, senza almeno un indirizzo etico. E un Governo ha il pieno diritto di orientare i finanziamenti alla ricerca. Come accade negli Stati Uniti, dove le nuove linee guida per la sperimentazione sulle cellule staminali introducono, se non altro, un criterio etico come presupposto del finanziamento pubblico. Un passo in avanti, questo, rispetto a quanto avveniva in passato. È il pensiero di Eugenia Roccella, sottosegretario al ministero italiano del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, impegnata nell'elaborazione delle linee guida per l'applicazione della legge 40, che regola la procreazione medicalmente assistita e il trattamento degli embrioni. I temi etici sono in primo piano anche nell'agenda politica italiana e il dibattito è sempre molto acceso. Per questo il sottosegretario propone di confrontarsi e di discutere insieme di nuove regole e di criteri etici per mettere al centro la persona e la sua dignità. Regole necessarie perché quello che è stato valido fino a oggi, a causa della velocità di aggiornamento delle tecnologie, potrebbe non essere più valido domani.

La ricerca sulle staminali embrionali in Italia non è vietata. Tre ricercatrici, di Milano, Pavia e Firenze, hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro il bando del suo ministero, che esclude dal finanziamento pubblico questo tipo di ricerca. Proprio oggi è arrivata la sentenza che rigetta il ricorso. Qual è il suo parere?

Ogni volta che apriamo un bando di ricerca per forza di cose includiamo qualcuno ed escludiamo qualcun altro. La ricerca che intende il ministero è una ricerca cosiddetta traslazionale, che deve cioè servire a protocolli e terapie; non è insomma una ricerca di base. Se il ministero non avesse il potere di indirizzare la ricerca stabilendo priorità sarebbe grave perché il suo compito è di dare risposte, soprattutto in ambito clinico. Anche sul piano oncologico abbiamo fatto un bando in cui stabiliamo delle priorità, in relazione alla situazione italiana e alle ricerche più promettenti. Se non si stabiliscono priorità attraverso l'indirizzamento dei fondi pubblici non per questo aumenta la libertà di ricerca, la quale è assicurata dal fatto che nessuno la vieti. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il suo predecessore George W. Bush hanno indirizzato la ricerca attraverso i fondi pubblici. E per Bush la polemica fu originata dal fatto che allora si consentì la ricerca con fondi federali sulle staminali embrionali prodotte entro una certa data. L'attuale presidente ha impostato diversamente la questione attraverso criteri etici legati al consenso informato.

Lei sa che su questo punto i vescovi statunitensi, così come tutta la Chiesa cattolica, sono molto critici.

Io non giudico l'intero operato del presidente degli Stati Uniti sulle questioni etiche. In sede di campagna elettorale c'è stata molta propaganda sulla libertà di ricerca e poi Obama ha operato una scelta concreta che in realtà pone parecchi limiti. Del resto negli Stati Uniti la ricerca sulle staminali embrionali non è mai stata vietata. E d'altra parte il nuovo presidente ha agganciato la ricerca sulle staminali ad alcuni criteri, che tecnicamente sono etici. Si tratta di un elemento che è importante valutare, e si può apprezzarlo o no, ma sicuramente è di rilievo.

Quindi lei sta dicendo che sotto l'aspetto etico l'impostazione di Obama in tema di ricerca è preferibile rispetto a quella di Bush?

Aspettiamo di vedere come si passerà da questa impostazione alla sua applicazione. Vediamo con quanto rigore e con quali modalità questi criteri verranno applicati. Però rispetto al passato c'è un passaggio in più. Obama in sostanza ha detto no alla creazione di embrioni nuovi appositamente per la ricerca e no all'ibridazione che è stata invece ammessa dalla Human Fertilisation and Embryology Authority nel Regno Unito, no a quella che viene volgarmente definita clonazione terapeutica (il trasferimento nucleare) e sì all'utilizzo di poche linee staminali purché prodotte nel rispetto del consenso informato, un doppio consenso. Questo è uno dei problemi principali quando si fa ricerca, insieme a tutta una serie di contenziosi sull'utilizzo e il possesso dei tessuti che saranno fra le principali questioni che si dovranno affrontare nel futuro.

Alla guida dei National Institutes of Healths, dovrebbe andare, secondo le notizie che giungono dagli Stati Uniti, Francis Collins, uno scienziato di confessione evangelica, impegnato nel progetto di classificazione del genoma umano ma anche convinto sostenitore dell'alleanza imprescindibile fra scienza e fede.

>Sì, la sua fondazione, Bio-Logos, è nata proprio per conciliare scienza e fede. È una persona molto attenta a questo tema. Anche questo è un piccolo segnale. Staremo a vedere. Ripeto, io parlo solo dell'aspetto della ricerca. Il giudizio invece è negativo per quanto riguarda i finanziamenti alle grandi organizzazioni che vogliono imporre ai Paesi poveri il controllo forzato delle nascite, soprattutto attraverso l'aborto.

Sullo sfondo di tutto questo c'è però l'evidenza di un conflitto insanabile:  ovvero la ricerca, spesso invasiva e fatalmente nociva, sugli embrioni dotati di dignità umana.

È evidente. Questo ricorso al Tribunale amministrativo regionale da parte di alcune ricercatrici, sopra accennato, è sintomatico di un atteggiamento estremamente rischioso e circola un po' in tutta la comunità scientifica:  quello della pretesa di una assoluta libertà di ricerca, di una ricerca che si autogoverna e che non ha bisogno di criteri etici perché sarebbe etica di per sé. Secondo questa impostazione la ricerca sarebbe sempre rivolta al bene dell'umanità, si correggerebbe da sola in caso di errore e quindi i criteri etici sarebbero solo antiscientifici e di conseguenza illiberali.

Insomma, a suo avviso è già importante che all'etica venga almeno restituito un ruolo.

Esattamente. È chiaro che vorremmo criteri più estensivi, in tema di tutela dell'embrione, per esempio. Ma affermare che la ricerca non viene schiacciata dal giudizio etico è importante.

Chi sostiene la libertà assoluta di ricerca ritiene però che si debba distinguere fra ricerca e applicazione.

Oggi abbiamo a che fare con la tecnoscienza, ovvero con una scienza e una ricerca orientate ai risultati. In più c'è anche una certa tendenza alla propaganda per ottenere finanziamenti. Spesso questo avviene anche promettendo risultati e applicazioni irrealistiche o lontanissime nel tempo. È emblematico il caso del coreano Hwang Woo-Suk, autore di una delle più grandi truffe della storia in ambito scientifico, a proposito di trasferimento nucleare. Riferendosi alle promesse scientifiche di un collega americano, poi non mantenute, un importante ricercatore italiano ha ammesso, per scusarlo, che "se alla ricerca non si aggiunge un po' di salsa non si ottiene nulla". Ci si può facilmente rendere conto di cosa significhi tutto questo. La ricerca è cambiata, lo è nell'immediata applicazione dei suoi risultati e lo è nella comunicazione. Questo rende ancora più urgenti i criteri etici. Oggi è fondamentale anche per un corretto rapporto con i malati. Pensiamo alla campagna referendaria sulla legge 40 in Italia, nella quale tanti scienziati italiani hanno prospettato risultati importanti grazie alla ricerca sulle staminali embrionali come se fossero dietro l'angolo. Queste terapie non solo non sono mai arrivate ma ormai gli stessi scienziati dubitano che arriveranno mai. Pensiamo ai viaggi della speranza in quei Paesi dove c'è un'assoluta mancanza di regole. Intanto quei Paesi non hanno prodotto molto sul piano della ricerca. Di recente il risultato più clamoroso è venuto dal Giappone dove lo scienziato Shinya Yamanaka ha ottenuto cellule pluripotenti non da staminali umane ma di topo. Ormai la ricerca è cambiata, e c'è oltretutto un'intrinseca incertezza nei risultati dovuta alla maggiore complessità dei sistemi esaminati. La scienza oggi dà risultati che sono intrinsecamente non certi, come potevano invece essere quelli della ricerca scientifica dell'Ottocento. Quindi attualmente c'è ancora più bisogno di criteri etici condivisi. Ci sono stati tentativi e ci sono buone basi di partenza, come la Convenzione di Oviedo del 1997. Ma credo anche che le cose siano già cambiate e che si debba lavorare per individuare i nuovi problemi che ci si pongono di fronte. Con nuove regole e nuovi criteri etici.

È questa la priorità?

Credo sia importante cominciare un lavoro di aggiornamento da questo punto di vista. Penso che nella Caritas in veritate Benedetto XVI abbia toccato, con una grande chiarezza di pensiero, il punto:  ovvero che oggi la questione sociale è veramente una questione antropologica. Il problema non è la libertà di ricerca ma le regole e il governo di questa libertà. I nuovi scenari che si aprono sono scenari di grandi ineguaglianze; penso alla selezione genetica, all'informazione e alla manipolazione del patrimonio genetico. Ma penso anche ai nuovi farmaci, al possesso e al mercato di tessuti, alle possibilità che si crei - e si è già creato qua e là nel mondo - un vero e proprio mercato del corpo.

A che punto è l'elaborazione delle nuove guide per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita?

Abbiamo avviato due commissioni:  una al fine di individuare i criteri minimi necessari ai centri per la procreazione medicalmente assistita per l'applicazione del decreto 191, che applica una direttiva europea su cellule e tessuti mirante ad assicurare fra l'altro tracciabilità e sicurezza secondo standard omogenei; l'altra per fare emergere i problemi giuridici, etici e scientifici della conservazione degli embrioni.



(©L'Osservatore Romano 18 luglio 2009)
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