Intervista all'ambasciatore Marcello Celestini

Lo Smom in Georgia
per una diplomazia della carità


di Marco Bellizi

C'è un popolo che ha fame d'Europa. Un popolo cristiano, dalla cultura molto aperta, che ha bisogno d'aiuto; un popolo giovane, che al Vecchio continente può dare molto. Ai georgiani Marcello Celestini, ambasciatore a Tbilisi del Sovrano Militare Ordine di Malta (Smom), è molto legato. Per un anno è stato Incaricato d'Affari dello Smom presso il Paese asiatico, prima di presentare, il 1° luglio scorso, le credenziali di ambasciatore al presidente Mikheil Saakashvili. Nel corso di quest'ultimo anno Celestini ha curato in particolare l'assistenza alla popolazione costretta a fuggire dalle proprie terre dopo il precipitare della crisi, lo scorso anno, in Ossezia del sud. Ora, spiega a "L'Osservatore Romano", bisogna aiutare soprattutto i giovani georgiani a realizzare le loro pacifiche aspirazioni, per uscire dalle logiche della guerra e integrarsi pienamente con i loro coetanei europei. "La presenza dell'Ordine di Malta in Georgia - afferma - deve ricominciare a strutturarsi. Lo faremo attraverso l'ambasciata, in modo da organizzare quella rete di servizi di tipo umanitario che è propria dell'Ordine. Com'è noto la nostra diplomazia è la diplomazia della carità e quindi deve attivarsi con tutti gli strumenti necessari - con l'aiuto delle associazioni dei cavalieri dell'Ordine di tutte le nazioni - per far fronte ai bisogni primari di tipo sanitario e socio assistenziali di un popolo che ancora subisce gli effetti del recente conflitto. I profughi a Tbilisi sono infatti ancora diverse migliaia".

Dal punto di vista politico-militare qual è la situazione?

Direi tranquilla sotto l'aspetto militare. Sotto l'aspetto politico il Governo è saldo nelle sue posizioni. Naturalmente c'è un'opposizione che liberamente manifesta le sue idee. Il Presidente e il Governo stanno facendo di tutto per ricreare le condizioni affinché i profughi ritornino nelle loro terre, ricostruendo le abitazioni, cercando di promuovere nuove possibilità lavorative. Certo, la crisi non risparmia neanche questa zona del mondo e quindi c'è più disoccupazione e poche attività imprenditoriali. Comunque è nostra intenzione, come Ordine, presentare subito un segno concreto di solidarietà cercando di realizzare un centro diurno per anziani fragili a Tbilisi che vivono con circa 70 euro al mese di pensione. Bisogna ricordare che in Georgia l'assistenza sanitaria è di tipo privato, a eccezione di una piccola assicurazione che garantisce un minimo di assistenza medica e di fornitura di medicinali. Quindi c'è molto bisogno. Vorremmo realizzare - e abbiamo fatto richiesta in questo senso al Gran Cancelliere dell'Ordine, Jean-Pierre Mazery, per il necessario benestare - un centro per 30-35 persone anziane fragili da intitolare alla memoria del cardinale Pio Laghi, che fu cardinale patrono dell'Ordine e che tanto si è prodigato perché le attività e la bandiera dell'Ordine tornassero a essere visibili in Georgia. Vorremmo, se sarà possibile, cominciare in autunno con l'avvio di una serie di iniziative per raccogliere fondi.

L'emergenza riguarda ancora l'assistenza ai profughi o è piuttosto relativa al reinserimento sociale?

Ci sono ancora dei profughi che sono sistemati in aree periferiche della città. C'è la necessità di fornire pasti nelle mense e anche di prestare servizi di controllo e assistenza sanitaria. Poi indubbiamente ci sono le esigenze della popolazione più povera. La Caritas lavora con impegno, in rapporto operativo anche con le strutture ortodosse, verso le quali ci sono rispetto e collaborazione reciproci. Devo dire che nel colloquio che ho avuto con il vice ministro degli Esteri c'è stato il riconoscimento del grande ruolo svolto dall'Ordine e dall'Associazione dei Cavalieri Polacchi, senza i quali indubbiamente sarebbe stato - sono parole del viceministro - estremamente difficile far fronte ai bisogni primari dei profughi.

Circa un anno fa lei aveva lanciato l'allarme sulla salute psicologica dei bambini vittime della guerra. Com'è ora la situazione?

Devo dire che abbiamo ricevuto gli elogi dall'Associazione psicologi clinici per gli aiuti che abbiamo fornito per il recupero psicologico dei bambini. La situazione è decisamente migliorata, con il reinserimento scolastico, nella maggioranza dei casi, dei bambini in età evolutiva. Certamente ci sono ancora ferite da rimarginare, anche nelle generazioni successive. Ma in generale ho trovato una grande gioventù, che ha voglia di vivere, di riallacciare i contatti con l'Europa, di riscoprire le radici comuni del cristianesimo. Nei programmi futuri potrebbero anche essere inseriti degli incentivi per l'integrazione europea nel campo culturale. Io tra l'altro sto tentando di fare uno studio sull'eventuale possibile presenza in Georgia dell'Ordine - allora dei Cavalieri di Rodi - e dei francescani e domenicani, nei secoli XIII e XIV, mandati in missione sulla Via della seta. È uno studio che sto realizzando con dei giovani locali.

La comunità internazionale come si è comportata fino a questo momento?

Mi pare che negli ultimi mesi ci sia uno sguardo un po' da lontano. Forse sarebbe auspicabile una maggiore attenzione.

Che fare, in concreto?

Credo sia necessario riscoprire anzitutto queste comuni radici cristiane attraverso opere di sostegno e di promozione culturale e non dimenticare queste genti. Devo dire però anche che la figura del patriarca ortodosso Ilia ii è molto importante e rappresenta un grande elemento di unità. Però bisogna individuare strumenti, investimenti, collegamenti culturali, progetti operativi per integrare maggiormente in Europa i giovani georgiani. La presenza storica, millenaria, di una piccola diplomazia neutrale come quella dell'Ordine può essere una presenza importante, in questo senso.

Attualmente com'è organizzata la presenza dell'Ordine?

Stiamo strutturando l'ambasciata con l'aiuto di collaboratori locali e lavoriamo per renderci autonomi dalla Caritas. Ci serviremo delle associazioni dei Cavalieri più disponibili, di polacchi, cechi, tedeschi, italiani, per avviare questo centro per gli anziani che vuole essere il primo passo di un nuovo impegno verso una popolazione dalla cultura molto aperta e alla quale siamo molto legati.



(©L'Osservatore Romano 23 luglio 2009)
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