A colloquio con il vicario di Aosta sull'incontro della comunità diocesana con il Papa

Evento di grazia
in un cammino di rinnovamento


di Mario Ponzi

C'è molta attesa, nella comunità ecclesiale di Aosta, per l'incontro con il Papa venerdì prossimo, 24 luglio, in cattedrale. Attesa da parte di un clero che soffre per la mancanza di prospettive immediate di ringiovanimento - sofferenze alimentate dal recentissimo abbandono di alcuni giovani sacerdoti diocesani - e attesa da parte di un laicato pronto a venire incontro alle necessità della Chiesa e che anzi reclama maggiori spazi. Ne abbiamo parlato con don Franco Lovignana, vicario del vescovo di Aosta e responsabile della pastorale sacerdotale.

L'incontro del clero aostano con il Papa avviene a circa un mese dall'inizio dell'Anno sacerdotale. Può essere colto, questo evento, come un'occasione per riflettere sul senso del sacerdozio vissuto nel contesto della vostra diocesi?

L'incontro è atteso con gioia da tutti noi, anche per il ricordo - sempre vivo nel cuore - del momento bellissimo vissuto in occasione delle sue prime vacanze in Valle d'Aosta nel 2005. Assume poi il senso di una grazia particolare perché si colloca come primizia di questo Anno sacerdotale indetto dal Papa e che in diocesi abbiamo iniziato con la celebrazione del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale del vescovo Giuseppe Anfossi lo scorso 28 giugno.
La presenza del Papa, il suo pregare con noi e le parole che ci rivolgerà durante i vespri di venerdì, si inseriscono in una riflessione avviata da qualche mese nel nostro consiglio presbiterale e che, a partire da ottobre, si allargherà alla partecipazione di tutto il presbiterio diocesano sulla figura e sulla missione del parroco oggi nella diocesi. La lettera di indizione dell'Anno sacerdotale, che Benedetto XVI ci ha donato, rappresenterà un punto di riferimento per questo delicato discernimento comunitario. Vorrei però sottolineare che in cattedrale, assieme ai sacerdoti e ai diaconi, il Papa ha voluto che fossero presenti anche religiosi e religiose e i laici, rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali, delle aggregazioni e di altre istanze. Leggiamo questo come un invito "a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l'unico popolo sacerdotale" come lo stesso Pontefice scrive nella lettera.
Tale collaborazione risponde alla natura della Chiesa e della chiamata battesimale che tutti unisce e responsabilizza in ordine alla missione, ma risponde anche all'urgenza dei tempi. La complessità della situazione sociale e culturale, la difficoltà di trovare riferimenti etici condivisi, una rinnovata richiesta di spiritualità, sommati alla diminuzione del clero chiedono un maggior coinvolgimento del laicato. Nella nostra diocesi molto lavoro resta da fare al riguardo, ma alcune esperienze lasciano ben sperare:  la presenza di molti catechisti laici che assicurano con il parroco il servizio capillare dell'iniziazione cristiana di bambini e ragazzi; la collaborazione di animatori ed educatori, anche alcune famiglie, che operano nella pastorale giovanile; il servizio di operatori laici che svolgono anche un servizio di animazione nelle comunità che non hanno più un parroco residente. È un piccolo seme che domanda attenzione e cura. La diocesi conta negli anni venturi di potenziare la formazione teologica e spirituale di tutti gli operatori pastorali laici per qualificare meglio il loro ministero.

Il modello sacerdotale tradizionale è ancora rispondente alle nuove esigenze della società che è chiamato a servire?

Se per modello tradizionale si intende quello del prete che sta in mezzo alla sua gente con il cuore del Pastore, profondamente unito a Gesù nella preghiera e nel sacrificio eucaristico e totalmente donato alle persone affidategli (siano esse vicine o lontane), allora credo proprio di sì. Mi pare che sia anche questo il messaggio che vuole trasmettere il Papa riproponendo l'esemplarità del santo curato d'Ars. È vero che il mondo è molto cambiato, ma il cuore della missione evangelica resta sempre lo stesso:  portare l'annunzio e il segno efficace dell'amore salvifico di Dio per tutti gli uomini. Mi ha molto colpito che il Papa rilevi una certa somiglianza tra la situazione di oggi e quella della Francia postrivoluzionaria. Anche se ci sono particolari legati alla persona e alle contingenze storiche che non possono rivivere in noi, l'esempio di Jean-Marie Vianney è attualissimo:  un pastore che affronta una società scristianizzata, inviato a una comunità quanto meno tiepida e l'affronta con una dedizione totale, una grande fede, tanto amore e soprattutto con una consapevolezza altissima del dono e del compito che Dio gli aveva affidato. Non sempre questa consapevolezza riempie il cuore e la vita di noi sacerdoti del terzo millennio. L'esempio del curato d'Ars ci chiede conversione, ci chiede di contare di più su Dio che su di noi e sulle nostre forze umane o mondane!

Qual è lo stato del clero valligiano in generale e aostano in particolare?

La diocesi di Aosta conta 93 parrocchie sparse su un territorio montuoso e assai vasto - più di tremila chilometri quadrati - con una popolazione di circa 130.00 abitanti. La diocesi però accoglie, sia in estate che in inverno, decine di migliaia di turisti e di villeggianti che a volte moltiplicano a dismisura la popolazione delle parrocchie e domandano attenzione e cura pastorale. La diocesi e i parroci in prima persona vivono questa come una bella vocazione che si aggiunge e alla quale cercare di rispondere, consapevoli come siamo che chi viene in montagna spesso non cerca solo divertimento e attività o riposo per il corpo, ma anche nutrimento spirituale, tempo per ritemprare l'anima. Mi pare che le nostre comunità siano molto accoglienti verso quanti soggiornano fra noi, in modo particolare nelle messe domenicali.
Al servizio di questo popolo vi sono 88 sacerdoti secolari - due appartenenti al clero di altre diocesi - e 24 religiosi. Di questi preti soltanto 83 sono impegnati direttamente nella pastorale in diocesi; alcuni sono a riposo a motivo dell'età e della salute, altri sono impegnati nelle opere delle loro famiglie religiose, altri sono fuori per servizi pastorali in altre realtà ecclesiali. L'età media dei parroci è di 61 anni. Ai sacerdoti si aggiungono 17 diaconi permanenti; diversi svolgono il ministero in collaborazione con i parroci. Non vorrei dimenticare la presenza tanto importante delle comunità femminili, compresi due monasteri di clausura. Le religiose rappresentano, con la loro vita e con i loro servizi pastorali e caritativi, un punto di riferimento per molti fedeli e un sostegno non piccolo per il ministero dei sacerdoti.
In questi ultimi quindici anni le linee pastorali offerte dal vescovo alla diocesi hanno cercato di far crescere l'impegno per la valorizzazione della domenica, per la pastorale giovanile, per la pastorale familiare, con un percorso di preparazione dei fidanzati al matrimonio e l'attenzione alle giovani coppie di sposi e alle famiglie in difficoltà - sta nascendo uno spazio di ascolto - e per l'iniziazione cristiana di bambini e ragazzi. L'anno pastorale che sta per iniziare si svolgerà, per una felice coincidenza, sulla scia dell'enciclica del Papa:  sarà infatti incentrato sul tema "Una comunità che pratica la carità". L'attenzione sarà focalizzata sui sacerdoti, sulla loro vita e sulla loro missione in mezzo alla comunità e sul sofferto tema delle vocazioni.

Quale attenzione viene dedicata in diocesi alla formazione del clero?

Essa è oggi, per la nostra diocesi come per tutta la Chiesa, un passaggio tanto fondamentale quanto difficile e delicato, per l'esiguità dei numeri ma anche per altre ragioni. Riteniamo che la vita comune e la presenza attenta dei formatori sia indispensabile per accompagnare i giovani aspiranti al sacerdozio, ma anche per cogliere in tempo segni di disagio o di problemi che potrebbero poi col tempo degenerare in situazioni dolorose per la Chiesa. In seminario abbiamo due soli giovani, giunti al terzo anno di formazione. Frequentano la facoltà teologica di Torino e durante la settimana condividono la vita comunitaria con i seminaristi di Ivrea. Rientrano ad Aosta il venerdì sera. Durante il fine settimana svolgono un servizio pastorale in due parrocchie. In questo momento c'è anche un adulto che ha iniziato un cammino di discernimento.

Pochi seminaristi e qualche abbandono recente. Sono dati che preoccupano.

Sì. La diocesi ha vissuto alcuni abbandoni dolorosi da parte di sacerdoti giovani, è vero, e le vocazioni attendono una nuova fioritura. Tuttavia si nota una certa reazione, al di là dello sconcerto immediato e della sofferenza che in molti perdura. È il segnale di una fede matura e consapevole, che continua a orientare verso la preghiera e che ci spinge a contare sulla certezza che Dio non abbandona la sua Chiesa, malgrado le debolezze degli uomini.



(©L'Osservatore Romano 23 luglio 2009)
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