Intervista a Rudy Diamante, segretario del Comitato per l'assistenza nelle carceri

L'opera dei volontari cattolici
tra i detenuti nelle Filippine


di Roberto Sgaramella

"Siamo per una giustizia che dia ai detenuti la speranza di un reinserimento nell'ambito sociale una volta scontata la pena e aver maturato la consapevolezza dei crimini compiuti":  questo è quanto dichiara al nostro giornale Rudy Diamante, segretario esecutivo della Episcopal Commission on Prison Pastoral Care (Ecppc), organismo della Conferenza episcopale delle
La commissione, composta da oltre ottocentosessanta volontari, sacerdoti e laici che svolgono opera di assistenza tra i detenuti delle carceri nelle Filippine, si accinge a tenere un seminario nella diocesi di San Pablo sul tema della giustizia.
"Il titolo del prossimo incontro è "Towards a Justice that Heals", una giustizia che redime e dà speranza" sottolinea Rudy Diamante che da anni si batte per rendere le strutture delle carceri filippine più rispettose della dignità umana.
"Nel nostro Paese - continua Diamante - la pena di morte è stata abolita nel 2004 e ai circa mille detenuti che erano in attesa di esecuzione la pena è stata commutata nel carcere a vita. Attualmente anche questa condanna viene ridotta in trenta anni di detenzione, se il prigioniero osserva una buona condotta".
Secondo il governo di Manila, l'assistenza spirituale nelle carceri delle Filippine, dove l'87 per cento della popolazione è battezzata, deve essere assicurata da appena 17 sacerdoti che ricevono una regolare retribuzione per la missione di cappellani negli istituti di pena. "I pochi cappellani ufficiali non possono far altro che fornire un'assistenza puramente spirituale - afferma Rudy Diamante -. Al contrario noi volontari della Ecppc organizziamo percorsi per il reintegro dei detenuti nella società una volta scontata la pena. Partendo dal motivo per cui hanno subìto la condanna, l'esempio più frequente è quello di giovani che si dedicano al furto, analizziamo con loro i motivi che li hanno spinti a rubare e, nel caso frequente che queste ragioni si basino su una condizione di estrema povertà economica e intellettuale, li aiutiamo a migliorare offrendo loro corsi scolastici e assistenza alle loro famiglie nei casi più gravi".
I corsi che i volontari dell'Ecppc organizzano negli Istituti di pena sono a disposizione di tutti i detenuti. Il segretario esecutivo sottolinea tuttavia che spesso i volontari devono tenere conto delle differenze culturali tra detenuti che provengono dalle grandi aree urbane e quelli che invece sono originari di alcune delle zone rurali più interne.
"Un'altra caratteristica - afferma Rudy Diamante - che distingue i diversi gruppi di detenuti è quella dell'appartenenza religiosa. I prigionieri di credo musulmano tendono a rimanere tra di loro e solo raramente socializzano con i detenuti cristiani. Purtroppo non tutti gli imam islamici che operano nelle carceri, specialmente negli istituti di pena del Mindanao, sono aperti al dialogo con i volontari cattolici. Anche tra di loro vi sono religiosi di più aperte vedute e quelli che invece svolgono il loro compito su basi integraliste".
I volontari cattolici forniscono anche un patrocinio legale gratuito ai detenuti che non hanno la possibilità di pagare di tasca loro un avvocato. "L'avvocato di ufficio - afferma Diamante - spesso è oberato da innumerevoli casi giudiziari e, umanamente parlando, non può seguire i singoli processi in un modo adeguato. Noi volontari, al contrario, abbiamo rapporti con studi professionali e affidiamo le cause a difensori particolarmente esperti del crimine di cui il detenuto è imputato. Spesso abbiamo incontrato negli istituti di pena detenuti che non riuscivano a comprendere il motivo della loro condanna. A volte, alcuni di loro avevano violato le leggi senza neppure rendersi conto di avere commesso un reato. Noi volontari cattolici, invece, vogliamo che nel detenuto ci sia la piena consapevolezza del reato che ha commesso perché questo è l'unico modo per avviarlo su un percorso di recupero".
Il momento più delicato nel percorso di reintegrazione dell'autore di un crimine nella società civile è certamente quello del rilascio quando, scontata la pena, si trova in contatto con una società che non è più la stessa di prima. "Questo è forse il tema principale del prossimo seminario - afferma Diamante -. "Verso una giustizia che dia speranza" significa che il prigioniero non deve solo subire una giusta ma equa punizione ma, come persona umana, gli deve essere data la possibilità di pentirsi e poi aiutarlo nel percorso di recupero. Credo che per le vittime dei crimini e per i loro familiari non sia corretto coltivare sentimenti di pura vendetta. Ovviamente giustizia va fatta ma riconoscendo anche al colpevole una speranza di riscatto. Questo è ciò che noi volontari cerchiamo di fare applicando nella nostra missione nelle carceri gli insegnamenti di Cristo".



(©L'Osservatore Romano 21 agosto 2009)
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