Intervista al rettore del Pontificio Collegio Etiopico

Un pezzo d'Africa in Vaticano


di Nicola Gori

Un pezzo d'Africa all'interno della Città del Vaticano, un'enclave di rito orientale nel cuore della cristianità latina, un luogo di incontro ecumenico, un punto di riferimento per i sacerdoti che perfezionano gli studi a Roma. Tutto questo è il Pontificio Collegio Etiopico, che dai tempi di Sisto IV, tra alterne vicende, svolge la sua funzione al servizio delle Chiese d'Etiopia e d'Eritrea. Ne abbiamo parlato in questa intervista con il rettore Berhanemeskel Keflemariam.

Quali sono le origini del Pontificio Collegio Etiopico?

La storia del Pontificio Collegio Etiopico è strettamente legata alla presenza in Roma dei pellegrini e dei monaci etiopi che nel corso dei secoli sono venuti a pregare sulle tombe degli Apostoli. La prima documentazione che attesta la permanenza in Roma di pellegrini abissini risale al 1351. La tradizione vuole però che la presenza etiopica in Roma sia più antica, come si evince dal libro detto "dei re magi". In questo testo si narra che alcuni ambasciatori dell'Etiopia, giungendo a Roma, dichiararono di essere i discendenti dei re magi. L'episodio non trova però riscontro nelle cronache romane contemporanee e pertanto è messo in dubbio. Altre testimonianze confermano che alcuni ecclesiastici provenienti dall'Etiopia parteciparono al concilio di Firenze del 1431.

Chi è considerato il fondatore del Collegio?

I pellegrini credevano che fosse stato Clemente VII a concedere loro la chiesa e l'ospizio di Santo Stefano sul colle Vaticano; invece, i documenti attestano che fu Papa Sisto IV. Da un'altra fonte veniamo a sapere che nel novembre 1481 arrivarono a Roma sei etiopi come ambasciatori, guidati da Giovanni Battista da Imola. Vale la pena soffermarci un attimo a spiegare chi fosse questo personaggio. Egli era riuscito due volte a penetrare in Etiopia ed essere accolto dall'imperatore. Dopo un lungo soggiorno nel Paese aveva appreso la lingua e si era acquistato le simpatie dell'imperatore. Venne poi da lui incaricato di accompagnare a Roma sei inviati che furono ricevuti da Sisto IV in un solenne concistoro. In quell'occasione il Papa concesse la chiesa di Santo Stefano maggiore agli etiopi.

Che funzioni svolse l'antico ospizio?

Come abbiamo detto, nel 1481 l'ospizio venne destinato ad accogliere i pellegrini, poi per lungo tempo cessò di essere abitato. Si deve attendere il 1919 per vedere cambiata la sua funzione:  non più quella di alloggiare i pellegrini, ma gli studenti provenienti dall'Etiopia. Grazie a questa presenza costante, nel corso degli anni, acquistò sempre  più  importanza.  Poi,  Benedetto XV fece ristrutturare l'antico ospizio e lo destinò a Pontificio Collegio. Se l'intervento di Benedetto XV fu fondamentale per il rilancio del Collegio, anche l'opera di Pio XI non fu da meno. Infatti, noi consideriamo fondatori tutti e due i Papi. Benedetto XV perché cambiò sia il nome - da ospizio a Collegio - sia la destinazione d'uso:  non più casa per i pellegrini, ma luogo per alloggiare gli studenti. E Pio XI perché nel 1928 concesse al Collegio una nuova e più ampia sede e gli attribuì il nome di Seminario Pontificio inaugurandolo nel 1930.

Quali studenti ospitava e ospita il Collegio?

Il Collegio era nato per alloggiare i seminaristi etiopi che venivano a Roma per prepararsi a diventare sacerdoti. I primi nove seminaristi arrivarono nel settembre 1919. Questa tradizione durò fino al 1977. Purtroppo, c'è da dire che il posto era molto umido per i giovani studenti abituati a un clima diverso, tanto che alcuni di loro morirono. Dal 1980, invece, il Collegio non ospita più seminaristi, ma preti dall'Etiopia e dall'Eritrea, che vengono a Roma per conseguire la licenza o il dottorato. Vorrei far notare che il Collegio accoglie solo i sacerdoti diocesani, che seguono il rito orientale o rito Gheez. Attualmente ce ne sono sei:  tre eritrei e tre etiopi. Il Collegio può contenere al massimo 23 ospiti. Ufficialmente, nella struttura si parlano due lingue:  l'amarico, diffuso in Etiopia, e il tigrino, usato in nord Etiopia ed Eritrea.

Chi gestisce la struttura?

Dal 2003 il Collegio è stato affidato alla Congregazione della Missione o lazzaristi. Fino al 1919 era stato gestito dai cappuccini dell'Eritrea. Poi, fino al 1999, prestarono servizio i cistercensi di Casamari. Dal 1999 al 2003 vi furono dei sacerdoti diocesani che se ne occuparono. Alla sua guida c'è il rettore, la cui nomina dipende dalla Congregazione per le Chiese Orientali, dalle Conferenze episcopali etiopica ed eritrea e dalla Congregazione dei lazzaristi. Il mandato dura sei anni e vige la regola che se il rettore è etiope, il vice rettore è eritreo. Attualmente, siamo due confratelli lazzaristi che prestiamo servizio a tempo pieno, tre dipendenti laici, oltre alle suore di Maria Bambina che ci aiutano.

Come si svolge la vita della comunità?

Esiste un orario di comunità:  sveglia alle 6 e preghiera alle 6 e 15. Segue la recita delle lodi, poi dalle 6.30 alle 7.30 la celebrazione della messa. Al pomeriggio recitiamo insieme le lodi della Vergine Maria, il famoso wedasie mariam scritto da sant'Efrem il Siro.

Che legame c'è tra il Pontificio Collegio e la città di Roma?

I sacerdoti ospiti del Collegio fanno servizio nella parrocchia di San Tommaso al Parione, la chiesa di riferimento degli eritrei e degli etiopi in Roma. Per questo, quanti vivono nella struttura hanno il permesso per motivi di pastorale di celebrare in rito latino. Vi sono poi due appuntamenti fissi:  uno annuale, il 9 gennaio, per la festa di santo Stefano, e uno mensile, ogni prima domenica del mese, per la celebrazione della messa alla Radio Vaticana in rito Gheez. Nella chiesa di Santo Stefano degli Abissini, invece, non vi è regolare servizio liturgico, ma vi celebriamo i matrimoni. Oltre che per la città di Roma, il Collegio è un punto di riferimento per l'Etiopia e l'Eritrea. Infatti, quando il re veniva a Roma, si recava sempre a visitare gli ospiti del Collegio. La nostra struttura è poi un luogo di incontro tra vescovi, sia cattolici, sia ortodossi. Perfino le riunioni delle conferenze episcopali di Eritrea ed Etiopia si svolgono presso di noi. Devo ricordare che pur essendo due nazioni, vi è una sola sede arcivescovile metropolitana ad Addis Abeba per tutti e due i Paesi.



(©L'Osservatore Romano 21 agosto 2009)
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