«Pensieri di contemplazione» a Barga

A colloquio
con i Della Robbia


Pubblichiamo la presentazione al libro di Silvio Baldisseri Pensieri di contemplazione (Barga, Edizioni l'Ora di Barga, 2009, pagine 254, senza indicazione di prezzo) scritta dall'arcivescovo titolare di Diocleziana, nunzio apostolico in Brasile.
 

di Lorenzo Baldisseri

Scrivere sui Della Robbia a Barga e Val di Serchio non poteva non scaturire dalla fluente mente di don Silvio Baldisseri, fino e appassionato cultore di letteratura e arte, che contempla ogni giorno nella chiesa di San Francesco di Barga, dove risiede ed esercita la sua azione pastorale e culturale, opere insigni dei famosi artisti fiorentini. San Francesco, nella Barga del 1400-1500, fu destinatario privilegiato di queste splendide opere, in parte trasferite in altri ambienti, divenendo centro di irradiazione in tutta la vallata.
Pensieri di contemplazione è il titolo del libro che ho l'onore di presentare e che non è facile classificare  secondo gli usuali stereotipi.
Pensieri è un fluire di idee, di immagini, di emozioni, con sguardo perspicace e attento sul manufatto, che per sua stessa fattura ferma convinzioni, scene bibliche e storie di santi, in perfetta sintonia con l'ispirazione dell'artista. I pensieri diventano lettura della forma e del contenuto, emozione, incanto, stupore, bellezza. "Contemplazione" su opere che a distanza di oltre cinque secoli vibrano, scuotono, illuminano l'intelletto e muovono la volontà a sguardi infiniti, sublimi, estatici.
L'autore di questo bel commento artistico sui Della Robbia colpisce nel segno, perché riesce a far fremere e palpitare l'osservatore che scopre così l'opera per quello che è e per quello che l'artista ha voluto che fosse, un richiamo forte a temi e a personaggi della fede cristiana, suscitando devozione e preghiera.
Imbevuti come erano di profonda fede, in una cultura segnata radicalmente dall'insegnamento e dalla pratica cristiana, gli artisti si sono espressi genialmente, dentro l'immaginario abituale, affollato di scene bibliche, di storie di santi, di bellezze della creazione, con spontaneità e ricca ispirazione.
Occorreva proprio una pubblicazione come questa per far gustare la profondità e la bellezza delle opere robbiane e valorizzarle per la loro preziosità artistica in un mondo contemporaneo, in cui certi valori e certa sensibilità sono venuti meno, sia per una secolarizzazione che stigmatizza, escludendolo, il sacro, il religioso e il trascendente e lo relega alla pura immaginazione o alla scadente poesia, sia per la cecità dei cosiddetti "illuminati", che ignorano o vogliono ignorare il fatto con la sola evidenza di non volerlo riconoscere. Allora l'uomo di oggi, colui che incontra sul suo cammino di cultura o di ricerca l'opera dei Della Robbia e di quelli che lo hanno imitato e seguito con qualche buon accento artistico - i Buglioni - trova in questo libro un'autorevole guida di comprensione, elaborata da occhi semplici, ben illuminati, aperti alla accurata informazione, da mente coltivata, riflessiva, scevra di preconcetti, sensibile, acuta e perspicace. Basterebbe citare questa osservazione dell'autore sulla figura di sant'Antonio per rendersene conto:  "Le vertigini dello spirito sono inevitabili e la provocazione divina, attraverso la bellezza, scompagina i nostri libriciattoli fatti di nulla" (pagina 161).
La bellezza, sì, è la percezione fascinosa della forma, dalla quale sprigiona la pura ispirazione dell'artista, quale riflesso creativo della grandezza e della bellezza dell'universo. L'artista vede la creazione e l'uomo che vi sta dentro, come luogo proprio di alta azione inventiva, che intesse di idee, emozioni e di evocazioni e percepisce che sta compiendo un atto di grandezza e di bellezza.
L'uomo, la sua intelligenza e razionalità; il suo spirito, come una meraviglia da descrivere e una bellezza da scoprire nella sua fragilità e nella sua durevolezza, richiama l'audace espressione di sant'Ireneo di Lione:  Gloria Dei vivens homo, la gloria di Dio è l'uomo vivente (Contra haereses, 1, IV, 39, 2). E in questo senso la bellezza è contemplazione, per la quale si resta senza fiato, senza parole, ineffabili.
Non è strano parlare oggi di contemplazione, in piena crisi di temi elevati e trascendenti, che possano ancora offrire idee vere da pensare e da praticare. Alberto Moravia, pur agnostico, lo percepì bene e lo espresse con queste parole nel suo famoso libro L'uomo come fine:  "Per ritrovare un'idea dell'uomo ossia una vera fonte di energia bisogna che gli uomini ritrovino il gusto della contemplazione. La contemplazione è la diga che fa risalire l'acqua dal bacino. Essa permette agli uomini di accumulare di nuovo l'energia di cui l'azione li ha privati" (cfr. Gianfranco Ravasi, Le parole e i giorni. Nuovo Breviario laico, Mondadori 2008, introduzione).
Fruire di Pensieri di contemplazione che l'autore mette a disposizione del pubblico è per tutti un'occasione di allegria culturale e spirituale, per la quale non possiamo che essergli grati. Colpiranno le illuminanti e minuziose descrizioni dei singoli personaggi raffigurati nelle opere. Stupiranno le analisi precise, quasi puntigliose, dei dettagli che sfuggono all'abituale sguardo. Intrigherà la descrizione del linguaggio o il gioco delle mani, del panneggio, delle forme corporali, dei volti, delle capigliature, dei contorni ornamentali, della raffinatezza compositiva. È impressionante come l'autore riesca ad analizzare, armonizzare, compiere sintesi mirabili e partecipare l'emozione e il fascino dell'opera con appropriate informazioni storico-artistiche, che ornano e rendono prestigiosa la brillante esposizione. È un viaggio che vale la pena fare con l'autore alla scoperta di novità in opere che non hanno mai fine, "quasi eterne" (Vasari).



(©L'Osservatore Romano 22 agosto 2009)
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