A colloquio con monsignor Muniz Fernandes, presidente della Conferenza episcopale regionale Nordeste2 del Brasile

Una cultura della vita
per sconfiggere miseria e illegalità


di Nicola Gori

Grandi problemi sociali ed economici, legati soprattutto alla povertà endemica, alla corruzione e all'illegalità. Ma anche grandi potenzialità umane e religiose. Sono i tratti specifici che caratterizzano le popolazioni comprese nei territori della regione ecclesiastica Nordeste2 del Brasile. Ne parla in questa intervista al nostro giornale monsignor Antônio Muniz Fernandes, arcivescovo di Maceió, presidente della Conferenza episcopale regionale, in visita ad limina Apostolorum.

Quali sono le sfide che la Chiesa del Nordeste2 deve affrontare?

Le stesse sfide indicate dal documento di Aparecida, che riguardano tutti i Paesi dell'America Latina. Il Nordest, all'interno del Brasile, ha un volto ben definito e specifico:  presenta un popolo molto religioso, di fede cattolica, e una realtà sociale ed economica segnata dalla povertà, in molti casi, da una miseria assoluta e cronica, accanto a una politica corrotta, perversa ed elitaria. Pochi ricchi a spese di poveri sempre più poveri, come ha detto Giovanni Paolo II. Le nostre sfide sono direttamente legate a questa realtà di miseria, di povertà e di esclusione che riguarda la grande maggioranza del nostro popolo.

La campagna Sos Nordeste è una delle iniziative di carità con le quali la Chiesa aiuta i poveri e le persone colpite da calamità. Su quali organismi e strutture potete contare?

Oltre a queste grandi campagne per le emergenze, come quella di Sos Nordeste - che cerca di sensibilizzare e di mobilitare i cattolici di altre regioni - abbiamo e creiamo continuamente reti di solidarietà e di carità per assistere le persone in situazioni di emergenza. Ci siamo anche preoccupati, con sollecitudine pastorale, di creare strumenti permanenti di carità nelle nostre Chiese e abbiamo sempre posto l'enfasi sulla dimensione samaritana delle nostre comunità, come un tratto ben definito della nostra missione. Nel nostro cammino pastorale c'è ogni anno la Campagna della fraternità, che ha sempre mantenuto vivo questo spirito di partecipazione solidale nella nostra Chiesa.

Dal 28 al 30 agosto si è svolto il primo congresso regionale di pastorale familiare sul tema "Famiglia, santuario di vita e di amore". Quali sono le urgenze che la famiglia deve affrontare?

Sono esattamente quelle affrontate in questo congresso regionale e in tutti gli altri congressi di pastorale familiare a livello diocesano:  politiche pubbliche che minano la base delle nostre famiglie, mezzi di comunicazione di massa che le destabilizzano con la diffusione di falsi valori, il problema dei genitori separati e le sue conseguenze sui figli, il problema delle droghe, l'abbandono dei figli, la mancanza di una spiritualità matrimoniale e familiare.

Di fronte alla corruzione e all'illegalità, quali iniziative promuove la Chiesa?

Noi concepiamo la nostra missione in funzione di una chiara e decisiva scelta per la vita contro la cultura di morte e la corruzione. Stiamo organizzando eventi per sensibilizzare il nostro popolo, recuperando così la nostra forza di mobilitazione, al fine di arrestare questa vera e propria "cospirazione" contro la vita. Uno dei momenti più importanti nella vita della mia diocesi è ogni mese una grande celebrazione eucaristica per la pace, allo scopo di favorire in tutte le comunità una cultura di solidarietà e di riconciliazione.

Cosa sono e cosa si propongono di fare le "sante missioni popolari"?

Nel documento di Aparecida le parole missione, missionario, discepolo-missionario, discepolo, occupano un posto unico e di rilievo:  appaiono più di 300 volte. Ciò significa che nella v Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi i vescovi hanno di fatto espresso una preoccupazione missionaria. Noi vescovi delle venti diocesi che compongono la Conferenza episcopale regionale Nordeste2, già due anni prima avevamo lanciato il programma delle "sante missioni popolari" in tutte le nostre Chiese. Per noi era già una realtà vissuta. Con il passare dei giorni l'ardore missionario è aumentato e le nostre comunità hanno iniziato a partecipare a ogni missione realizzata, crescendo così nella fede e negli impegni nei confronti della propria Chiesa e della missione di tutti. I cattolici lontani hanno cominciato a tornare nella Chiesa, molti dopo una lunga assenza. I giovani si sono sempre più avvicinati e hanno cominciato a essere anch'essi discepoli e missionari verso i loro coetanei. In questo clima stiamo compiendo il cammino evangelico delle nostre Chiese. Si tratta veramente di una nuova Pentecoste e di una primavera per le diocesi.



(©L'Osservatore Romano 16 settembre 2009)
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