A colloquio con l'arcivescovo Sarah, segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli

Sacerdoti santi
per evangelizzare l'Africa


di Mario Ponzi

Un'occasione per rispondere all'urgenza di un nuovo impulso alla missione evangelizzatrice della Chiesa in un mondo in continua evoluzione. Ma anche un'occasione di redenzione per i preti che si sono lasciati coinvolgere dai mali di una società secolarizzata. Sono alcuni degli obiettivi indicati dall'arcivescovo Robert Sarah, segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, da perseguire durante quest'Anno sacerdotale. In questa intervista a "L'Osservatore Romano" monsignor Sarah si sofferma sulla difficile situazione dei sacerdoti nei territori di missione - soprattutto in Africa e in Asia - e indica nel discernimento nella valutazione delle vocazioni, nella corretta e solida formazione, nella preghiera, nella vita eucaristica e nell'esemplare fedeltà al crisma i cardini per restituire credibilità alla testimonianza dei sacerdoti "laddove è stata messa in forse dal comportamento scorretto di alcuni".

Cosa può significare l'Anno sacerdotale per il mondo missionario?

Per il mondo missionario questo anno riveste una funzione particolare. Basta guardare alle statistiche. Dicono che la popolazione mondiale è di oltre sei miliardi, di cui solo due miliardi sono cristiani. Più di quattro miliardi non conoscono Gesù Cristo:  il 67 per cento della popolazione mondiale. Ancora più preoccupante, però, è questa società occidentale che torna a essere pagana e che evolve, in grande misura, in paradossale opposizione alle proprie radici spirituali e culturali. Accanto al suo progresso materiale si nota un grave e continuo regresso morale. Con la sua potenza economica, scientifica, tecnologica e mediatica, promuove una civiltà della morte:  aborto, eutanasia, libertà sessuale totale, nuovi modelli di matrimoni e di famiglie, un'etica nuova in assoluta opposizione alla volontà di Dio. Pertanto questa situazione tragica di tanti uomini che non conoscono Gesù Cristo - Dio fatto uomo per amore dell'uomo - rappresenta l'urgenza attuale di una nuova evangelizzazione della società occidentale. Non possiamo dimenticare che la nostra missione permanente è portare il Vangelo a quanti ancora non conoscono Cristo unico Redentore dell'uomo. Questa missione evangelizzatrice universale richiede appunto una Chiesa rinnovata, rivitalizzata con il perenne messaggio di Cristo. Non è un personaggio del passato, non è un saggio della storia antica. Gesù è il vivente. Vive nei cristiani santi. Vive nei sacerdoti santi e continua la sua missione redentrice attraverso la vita santa dei suoi discepoli. Benedetto XVI è stato straordinario nel proporre un Anno sacerdotale subito dopo l'Anno paolino, come per sottolineare il legame fra i due elementi:  l'evangelizzazione e il sacerdozio. Non esiste un manuale o una scuola del buon sacerdote. Ma esistono esempi di sacerdoti santi da imitare, da invocare. L'evangelizzazione dipende in modo essenziale da sacerdoti santi. E la santità del sacerdozio ministeriale e battesimale è l'energia e il motore della missione. Per questo consideriamo quest'Anno sacerdotale come un anno di grazia e di grande benedizione per la Chiesa missionaria.

Il Papa, nel suo primo viaggio in Africa, ha raccomandato maggiore discernimento nella scelta dei candidati al sacerdozio, invitando a guardare più alla qualità che alla quantità delle vocazioni. Come intende il dicastero favorire questa scelta?

Il dicastero missionario di Propaganda Fide incoraggia costantemente i vescovi ad affidare la formazione dei seminaristi a sacerdoti modello, esemplari nella loro vita spirituale, umana, morale, e fedeli al magistero della Chiesa. In questo modo essi possono aiutare i futuri presbiteri ad acquisire, negli anni della loro preparazione e nella successiva formazione permanente, una chiara coscienza della loro identità sacerdotale, una libera e gioiosa scelta del celibato, della castità, della povertà e dell'obbedienza a imitazione di Cristo. La formazione deve essere di qualità intellettuale, spirituale, umana e pastorale di alto livello, così che i preti esercitino il ministero sacerdotale in persona Christi capitis. La formazione del sacerdote, soprattutto in un contesto moderno così complesso come l'attuale, è qualcosa che dura per tutta la vita. È dunque urgente che nelle parrocchie e nei seminari si insista sul discernimento, sulle qualità umane e sacerdotali, sul sincero desiderio di una vita santa alla sequela di Cristo sino alla fine. E questo impegno non riguarda soltanto l'Africa, ma tutta la Chiesa, perché si tratta di rendere Cristo più presente nel mondo e il suo Vangelo più credibile.

San Giovanni Maria Vianney e san Pio di Pietrelcina sono due figure di grandi confessori riproposte dal Papa. Lei crede che in Paesi come quelli africani il ruolo del confessore debba essere rivalutato?

Ogni sacerdote deve cercare "di far riscoprire ai fedeli laici il significato e la bellezza della penitenza sacramentale, mostrandola come un'esigenza intima della presenza eucaristica". Liberare l'uomo dal peccato facendogli riscoprire il "torrente della divina misericordia" e l'amore infinito di Dio per l'uomo:  ecco la missione essenziale del sacerdote. È dunque centrale fare riscoprire ai sacerdoti la loro dignità e privilegio nello stare nel confessionale. Loro stessi devono confessarsi molto spesso perché anche loro sono peccatori perdonati. I confessionali devono ritornare a essere veri e propri ospedali delle anime, cone diceva il santo curato d'Ars. Anche se in Africa la confessione è ancora molto praticata, c'è sempre da rivalutare e qualificare il sacramento della confessione. È questo che auspica il Papa.

A volte giungono dall'Africa gli echi di notizie poco confortanti a proposito del comportamento di alcuni sacerdoti. Un problema purtroppo vissuto anche in altre parti del mondo. Lei pensa che quest'Anno sacerdotale possa servire a ritrovare e rivivere più intensamente il senso del ministero sacerdotale?

Nella sua lettera in occasione dell'Anno sacerdotale il Papa esprime la gioia e l'incoraggiamento affettuoso per "la fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione:  quella di "amici di Cristo", da lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati". Ma constata:  "Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l'infedeltà di alcuni ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto". La vita morale scandalosa di alcuni sacerdoti infedeli è un problema diffuso. Nessun continente, nessuna Chiesa locale può non essere profondamente ferita da questi casi dolorosi. Ma mi limito alla sua domanda. Il fenomeno di immoralità sacerdotale sembrerebbe in crescita in Africa. Alcune Chiese locali conoscono troppi casi di sacerdoti di condotta morale scandalosa, sacerdoti disobbedienti, che vivono fuori diocesi senza il permesso del vescovo, che gestiscono male i beni della Chiesa, e via dicendo. Benedetto XVI ha concesso alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli facoltà speciali per trattare in modo diligente e appropriato i casi scandalosi di sacerdoti che vivono in discordanza con il celibato, la castità sacerdotale e la disobbedienza. Però esistono in Africa soprattutto tanti sacerdoti fedeli, tante belle realtà dove si vive il sacerdozio con dignità, fierezza e con tanto sacrificio, abnegazione e totale povertà. In questi ultimi trenta anni sono stati uccisi a causa della fede più di 133 sacerdoti e vescovi in Africa. Dunque tanti preti hanno sopportato sacrifici e sofferenze, in spirito di abnegazione e di rinuncia, per amore di Cristo. Sono sicuro che la celebrazione dell'Anno sacerdotale sarà di grande aiuto ai sacerdoti e al popolo di Dio per rafforzare l'amicizia con Cristo, per chiedere perdono per le infedeltà e soprattutto per riprendere una coscienza più viva della propria identificazione a Cristo. Ci sarà un rinnovamento spirituale intenso e un grande impegno da parte di ognuno per chiedere insieme perdono di tutti i peccati dei sacerdoti.

Quali iniziative intendete avviare per promuovere la celebrazione dell'Anno sacerdotale in tutti i territori di missione?

Il cardinale Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha inviato una lettera a tutti i vescovi dei territori di missione sottoposti alla nostra giurisdizione, per invitarli a cogliere con gioia e responsabilità la grazia dell'Anno sacerdotale voluto da Benedetto XVI. Esorta i vescovi ad approfittare di questo anno per rafforzare nei sacerdoti e nei fedeli laici l'apprezzamento di questo sublime dono di Dio e suggerisce alcune iniziative; per esempio:  ritiri spirituali, conferenze, sessioni di formazione, studi dei documenti conciliari e postconciliari. Il cardinale Dias incoraggia ancora i vescovi e i sacerdoti dei nostri territori a imitare san Giovanni Maria Vianney. Alcune diocesi hanno già risposto informandoci circa le loro iniziative. Sono sicuro che tutti i sacerdoti del mondo sono felici ed entusiasti di vivere quest'anno di grazia. E Propaganda Fide farà tutto il possibile per accompagnare questo cammino d'interiore rinnovamento dei sacerdoti, con la sua vicinanza spirituale, il suo incoraggiamento e la sua preghiera.



(©L'Osservatore Romano 4 ottobre 2009)
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