A colloquio con il vescovo Westrupp, presidente della Conferenza episcopale
«regionale Sul 1» del Brasile in visita «ad limina»

La Chiesa solidale con il mondo del lavoro


di Nicola Gori

São Paulo è il più popoloso Stato brasiliano e il più importante dal punto di vista agricolo e industriale. Qui la Chiesa, viva e presente nell'ambito sociale, vuole essere una voce profetica a favore delle persone più deboli - lavoratori, disoccupati, immigrati - per difendere la dignità della vita e dei valori cristiani. Ma anche una comunità ecclesiale che solidarizza con le altre Chiese sorelle nel bisogno e con quanti si trovano in situazioni di disagio e di sofferenza. Di questi aspetti parla il vescovo di Santo André, monsignor Nelson Westrupp, presidente della Conferenza episcopale regionale Sul 1 del Brasile, in occasione della visita ad limina Apostolorum.

Come si potrebbe definire la Chiesa della Conferenza episcopale regionale Sul 1?

La Chiesa della Conferenza episcopale regionale Sul 1, presente in tutto lo Stato di São Paulo, è, nonostante le numerose e complesse questioni pastorali ed evangelizzatrici, una Chiesa dinamica, piena di vita e di speranza. La nostra Conferenza regionale è composta da sei arcidiocesi, trentacinque diocesi, un esarcato per i fedeli di rito armeno residenti in America Latina e in Messico, un'eparchia dei greco-melchiti e un'eparchia dei maroniti. Tutte realtà unite, che cercano di raggiungere mete comuni in diversi campi e settori dell'evangelizzazione.
Ogni anno realizziamo un'assemblea delle Chiese particolari che compongono la Conferenza. Questa assemblea è l'istanza più importante ed esprime la comunione, la partecipazione e la missione delle varie diocesi. Lo scambio di esperienze pastorali fra le circoscrizioni ecclesiastiche favorisce la ricerca di cammini in grado di rafforzare la pastorale organica.

In cosa si esprime il dinamismo della vostra Chiesa?

Attraverso la realizzazione di alcuni progetti comuni. Come per esempio il progetto missionario Sul 1 - Norte 1. Si tratta di un aiuto missionario alle Chiese sorelle della Conferenza episcopale regionale Norte 1, attraverso risorse umane, inviando missionari e missionarie, e anche risorse finanziarie. Poi organizziamo attività pastorali, movimenti, organismi e associazioni di fedeli. Grazie a queste attività giungono diverse proposte che vengono presentate nelle nostre assemblee annuali. Esse hanno suscitato un nuovo ardore missionario nelle diocesi, con le loro parrocchie e comunità, utilizzando la dimensione biblico-catechetica. È stata anche creata una commissione in difesa della vita, molto attiva a livello regionale e nazionale. Chiaramente, in un contesto tanto pluralistico come quello attuale, le sfide sono molte, soprattutto nell'azione evangelizzatrice e in campo sociale.

Quali atteggiamenti sono stati assunti dinanzi alla secolarizzazione e alla diffusione delle sette?

Negli ultimi decenni del XX secolo, abbiamo constatato in Brasile un aumento del pluralismo dei valori etici, morali e religiosi. Questa dinamica ha accompagnato le trasformazioni economiche, culturali, tecnologiche e sociali, che hanno cambiato il modo di concepire il mondo e di agire, con riflessi sulla sfera religiosa. Nella nostra realtà il voler consumare e ottenere la soddisfazione immediata di desideri e di bisogni di ogni sorta ha negato l'essenza della vocazione umana e cristiana. Dal 2003 le Chiese particolari della nostra Conferenza hanno sentito l'urgenza di creare un progetto di azione missionaria permanente per evangelizzare la cultura dominata da un orientamento fondato sul secolarismo e per rispondere alla sfida costituita dalla diminuzione del numero dei cattolici, molti di essi attratti dalle nuove sette o dalla negazione della fede come valore fondamentale dell'essere umano. In questo contesto, le nostre Chiese hanno mobilitato risorse umane e materiali per dare nuovo dinamismo all'azione missionaria ed evangelizzatrice.
Frutto di tutto ciò è stato il Progetto di azione missionaria permanente (Pamp), che contiene direttive di carattere biblico-catechetico, celebrativo e metodologico, al fine di accogliere e di andare incontro a tutti.

L'opzione preferenziale per i poveri è stata sempre al centro dell'attenzione della Chiesa nella Conferenza episcopale regionale Sul 1?

La Conferenza episcopale regionale Sul 1 cerca di essere presente fra i gruppi più vulnerabili, dove la vita è più minacciata. La commissione regionale per il Servizio della carità, della giustizia e della pace, assistita da un vescovo, ha il fine di promuovere la dignità della persona umana e la difesa dei suoi diritti. Tutte le pastorali sociali della nostra Conferenza regionale fanno parte di questa commissione e realizzano un lavoro realmente solidale verso i più bisognosi. Si distinguono inoltre le attività della Caritas brasiliana regionale, che cerca di promuovere e di rafforzare le iniziative di sviluppo solidale e sostenibile, e anche la difesa e il controllo sociale delle politiche pubbliche. Oltre a ciò, meritano di essere menzionate, con le loro finalità specifiche, le pastorali dei minori, dell'infanzia, della salute, della sobrietà, degli anziani e la pastorale carceraria.
Una caratteristica comune a tutte le nostre diocesi è lo spirito di solidarietà verso le famiglie e le persone colpite da catastrofi naturali e da calamità pubbliche, organizzando le più diverse forme di aiuto. Inoltre, in tutte le parrocchie vengono raccolte donazioni, "cestas básicas", per le famiglie più bisognose. Inoltre, le nostre Chiese sono notoriamente impegnate nella difesa della vita, dal concepimento fino alla morte naturale. Molte sono state le iniziative prese in tal senso:  forum in difesa della vita e di bioetica, congressi in difesa della vita, atti pubblici, consapevolizzazione dei nostri parlamentari, attraverso lettere, telegrammi, e-mail.
Siamo consapevoli del fatto che l'opzione per i poveri esige una pastorale rivolta ai costruttori della società, senza dimenticare che i poveri e gli emarginati sono a loro volta, come recita il documento di Aparecida "soggetti di mutamento e di trasformazione".

La regione sta attraversando un momento difficile a causa della crisi che ha colpito l'industria automobilistica, con il conseguente licenziamento di lavoratori. Quali risvolti ha avuto sul piano pastorale?

La crisi nell'industria automobilistica non ha colpito solo i lavoratori di questo settore. In un'economia che si organizza a catena, un problema in un settore si ripercuote su tutti gli altri. Le Chiese particolari si sono attivate con diverse iniziative. Alcune di esse hanno sensibilizzato e influenzato i Governi e le autorità, affinché fossero definite politiche pubbliche e sociali e fosse promosso uno sviluppo economico fondato sui valori umani ed etici. Vari programmi sociali nelle parrocchie, in collaborazione con lo Stato e l'iniziativa privata, hanno cercato di aiutare le famiglie che avevano perso il lavoro. Grande impegno è stato profuso per riqualificare i lavoratori e creare attività in grado di generare entrate. Dal punto di vista della formazione, è stato fatto uno sforzo significativo per incentivare le comunità a partecipare ai consigli municipali, statali e federali, responsabili della formulazione delle politiche sociali. In questo campo, è necessario ricordare l'impegno degli imprenditori cattolici e di quelli di buona volontà che hanno offerto un contributo importante, ideando strategie per ridurre il processo di licenziamento dei lavoratori. Occorre aggiungere che i programmi sociali attuati nelle nostre comunità ecclesiali hanno generato posti di lavoro. Tutte queste azioni, è importante ricordarlo, sono mezzi per evangelizzare persone e strutture.

Attualmente, quali sono i rapporti fra Chiesa, sindacati e mondo del lavoro?

La nostra Conferenza episcopale ha cercato di stabilire un rapporto di dialogo permanente con i sindacati e i meccanismi che fanno parte del mondo del lavoro. La Chiesa non ha mai tralasciato questo aspetto. La Chiesa nello Stato di São Paulo è stata sempre solidale con la sofferenza dei lavoratori, per mezzo delle pastorali e degli organismi della Conferenza episcopale del Brasile. La Chiesa si preoccupa di essere, in questo campo, una voce profetica, con l'annuncio e con la denuncia, in difesa della vita e dei valori cristiani. Un'altra sua azione consiste nell'essere presente fra gli imprenditori, attraverso seminari, dibattiti, al fine di creare un'economia più solidale. La prossima campagna della fraternità affronterà più da vicino questo tema tanto importante. Non si può lasciare il mondo del lavoro in balia dei capricci di un mercato depredatore. Il ruolo missionario della Chiesa è di influenzare i principi di un'etica che garantisca lo sviluppo non solo dell'economia, ma anche dell'essere umano nel suo insieme. In questo settore, la trasformazione costante della tecnologia travolge i progetti ed esige sempre nuove risposte. Per questo siamo vigili e pronti a collaborare in tutto ciò che riguarda la missione della Chiesa.

La teologia della liberazione ha ancora un'influenza sulla comunità ecclesiale?

La produzione bibliografica sulla teologia della liberazione è attualmente quasi inesistente. Negli ultimi quindici anni nessuna pubblicazione importante sul tema è stata fatta nello Stato di São Paulo. L'uso delle scienze sociali come mediazione di lettura della realtà praticamente non appare più nella produzione teologica. Ciò vuol dire che, a livello teorico, la teologia della liberazione non ha avuto continuità. In pratica, però, si osserva ancora una certa influenza di questa teologia su alcuni settori delle comunità ecclesiali di base, della pastorale operaia, del movimento dei "senzaterra" e della pastorale della gioventù. Non essendoci continuità teorica, non c'è evoluzione del pensiero, il che vuol dire che l'influenza della teologia della liberazione sulla nostra comunità ecclesiale è scarsa. Sarebbe auspicabile che l'ideologia politica come espressione dell'impegno della fede in campo sociale, fosse sostituita dai principi della dottrina sociale della Chiesa.



(©L'Osservatore Romano 14 novembre 2009)
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