A colloquio con il cardinale Kasper sulla Costituzione apostolica «Anglicanorum coetibus»

Una possibilità concreta non contraria all'ecumenismo


di Giampaolo Mattei

L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della Comunione anglicana, sarà a Roma dal 19 al 22 novembre per intervenire al colloquio dedicato al cardinale Johannes Willebrands nel centenario della nascita, in programma giovedì 19 alla Pontificia Università Gregoriana. Porterà una testimonianza ecumenica e con ogni probabilità "parlerà proprio dello sviluppo indiscutibilmente positivo dei rapporti tra anglicani e cattolici dopo il concilio". Sarà una occasione anche per fare il punto sulla nuova Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus.
Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'unità dei cristiani, annuncia così, in un colloquio con "L'Osservatore Romano", che con il primate saranno esaminati direttamente gli sviluppi della nuova struttura personale pensata dal Papa per gli anglicani:  "La sua prossima visita in Vaticano dimostra che non c'è stata alcuna rottura e rilancia il desiderio comune di parlarsi in un momento storico importante. Con questo spirito l'arcivescovo di Canterbury si incontrerà con membri della Curia romana e il 21 novembre parlerà con il Papa. Abbiamo l'occasione di aprire una nuova fase del dialogo ecumenico che continua a essere una priorità della Chiesa cattolica  e  del  pontificato  di  Benedetto XVI".
Sono giorni intensi sul fronte ecumenico. Il porporato racconta di avere ricevuto in piena notte una telefonata dall'arcivescovo Williams mentre era a Cipro per i lavori della commissione teologica mista con gli ortodossi:  "Abbiamo parlato del significato della nuova Costituzione apostolica, e l'ho rassicurato sulla continuazione dei nostri dialoghi diretti, come ci ha indicato il concilio Vaticano II e come vuole il Papa. Mi ha risposto che per lui questa conferma è un messaggio molto importante". Secondo Kasper, sulla Costituzione apostolica "l'arcivescovo di Canterbury ha mantenuto un atteggiamento equilibrato fin da quando ne è stato informato. I nostri rapporti personali sono cordiali e trasparenti. È un uomo di spiritualità, un teologo. In realtà oggi gli unici ostacoli al dialogo ecumenico possono venire dalle tensioni interne al mondo anglicano".
La Costituzione apostolica "si comprende proprio a partire dal concilio e dai dialoghi diretti che ha suscitato" evidenzia il cardinale. Sulla "possibilità di un riavvicinamento c'erano già allora grandi speranze anche perché nei contatti diretti si avverte che abbiamo una tradizione comune di quindici secoli". Aspettative andate però "un po' deluse, soprattutto di recente, per via di alcuni sviluppi interni alla Comunione anglicana. Si sono infatti susseguite l'ordinazione delle donne al presbiterato e poi all'episcopato, la consacrazione di un vescovo omosessuale, la benedizione di coppie dello stesso sesso:  scelte che hanno provocato gravi tensioni interne al composito mondo anglicano. Per forza di cose si è allargato anche il fossato con i cattolici. Comunque la risposta critica a questi sviluppi non è venuta soltanto dagli anglicani filo-cattolici. Insomma, non tutti coloro che non sono d'accordo con quelle novità vogliono diventare cattolici, anche perché tra gli anglicani la maggioranza è d'ispirazione evangelica".
Kasper spiega senza giri di parole la genesi e il significato della nuova Costituzione apostolica a partire dall'esperienza diretta del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'unità dei cristiani. "Stiamo ai fatti. Un gruppo di anglicani ha chiesto liberamente e legittimamente di entrare nella Chiesa cattolica. Non si tratta di una nostra iniziativa. Si sono rivolti prima al nostro Consiglio, e come presidente ho risposto che la competenza è della Congregazione per la Dottrina della fede". Il porporato tiene a spazzare il campo da equivoci "perché - sottolinea - in questi giorni ho letto tante ricostruzioni giornalistiche inverosimili":  il Consiglio "è sempre stato informato dalla Congregazione per la Dottrina della fede e non è vero che sia stato tenuto da parte. Non abbiamo partecipato direttamente alle conversazioni ma siamo stati messi al corrente, com'è giusto. Il testo della Costituzione è stato preparato dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Noi abbiamo visto la bozza e presentato le nostre proposte".
Quali prospettive apre la Costituzione? "Non possiamo certo opporci - dice il cardinale - se un anglicano o un gruppo di anglicani vogliono entrare nella piena e visibile comunione con la Chiesa cattolica. Il Papa ha aperto la porta con benevolenza. Ha indicato una strada. Ha offerto una possibilità concreta che certo non è contraria all'ecumenismo. Già il decreto Unitatis redintegratio del Vaticano II puntualizza chiaramente che un conto è l'ecumenismo, un conto la conversione. Ma non c'è contraddizione. Del resto, l'idea di riunione corporativa prevista dalla nuova Costituzione è presente fin dall'inizio nel dialogo con gli anglicani". Infatti, secondo Kasper, "proprio i pazienti confronti ecumenici hanno mostrato che c'è già un ponte che ci unisce, e una vicinanza tale da poter compiere un passo così importante". E aggiunge con nettezza:  "Pensare come qualche commentatore che il Papa con questa decisione voglia solo "allargare il suo impero" è ridicolo".
Il difficile viene ora. Per il cardinale "è fisiologico che ci siano non piccoli problemi da risolvere in una questione così delicata. Un po' di confusione c'è stata soprattutto tra i giornalisti. Non è facile mettere d'accordo tutte le parti in causa, ascoltare le ragioni di ciascuno. Ora prendiamo atto di come stanno le cose e andiamo avanti insieme". Che cosa accadrà adesso? Kasper mette in guardia dal rischio di "parlare in astratto" e suggerisce di attendere gli sviluppi:  "Per prima cosa dobbiamo sapere concretamente chi e quanti sono gli anglicani decisi a cogliere questa opportunità. Poi vedremo tempi e luoghi".
Dal porporato viene dunque un "invito al realismo". Si deve "vedere caso per caso chi sono queste persone. Non ci si fa cattolici solo perché in disaccordo con le scelte della propria confessione. Come non è sufficiente firmare il Catechismo della Chiesa cattolica, anche se è una scelta significativa. Ecco perché tengo a ribadire:  si deve vedere caso per caso e non generalizzare". Forte della propria esperienza di dialogo con gli anglicani, il cardinale fa notare che esistono "alcuni nodi difficili da sciogliere, problemi che non sono stati ancora affrontati e la cui soluzione appare complicata. Restando coi piedi per terra, diciamo subito che non sarà una decisione facile per i vescovi e i pastori anglicani, anche dal punto di vista della collocazione sociale". Tra le questioni pratiche da affrontare Kasper indica "la preoccupazione di alcuni vescovi di dividere la loro diocesi:  una parte che entra nella Chiesa cattolica e un'altra che resta anglicana. Come gestire una separazione del genere? E poi la chiesa, intesa come edificio, a chi appartiene? Chi stabilisce se un edificio è di proprietà dello Stato o del comune o della comunità, se è cattolico o anglicano?".
Qualche perplessità il cardinale nutre sul dialogo con la Traditional Anglican Communion:  "I loro rappresentanti quasi due anni fa hanno chiesto di essere incorporati nella Chiesa cattolica. Ma non hanno preso parte alle conversazioni. Adesso però sono saliti al volo su un treno già in corsa. Va bene, se sono sinceri le porte sono aperte. Ma non chiudiamo gli occhi sul fatto che dal 1992 non sono in comunione con Canterbury". Parole nette ma non di chiusura:  "Bisogna rispettare la coscienza e la libertà di coscienza. La conversione, poi, è un fatto personale:  c'è la libertà della grazia, la libertà della decisione umana. Non si può entrare in questo campo, non si può spingere, non si può organizzare".
Sulla delicata questione del celibato sacerdotale per Kasper non ci sono punti da chiarire e non c'è alcuna modifica nella disciplina della Chiesa:  "È evidente che soltanto vescovi e sacerdoti già ad oggi ordinati possono restare sposati e che questo, di norma, non varrà nel futuro per i seminaristi". È quanto ha spiegato anche agli ortodossi:  "A Cipro per evitare malintesi ho subito detto ai nostri partner ortodossi che non si tratta di proselitismo o di un nuovo uniatismo. Dell'argomento ho parlato una volta anche con l'arcivescovo di Canterbury e lui si è detto d'accordo sul fatto che non possa esistere un uniatismo anglicano. Del resto l'uniatismo è un fenomeno storico che riguarda le Chiese orientali e gli anglicani sono di tradizione latina. Resta valido il documento di Balamand del 1993, secondo cui si tratta di un fenomeno del passato avvenuto in circostanze non ripetibili. Non è un metodo per il presente e il futuro". Gli ortodossi "erano interessati soprattutto - dice il cardinale - a comprendere la natura dell'ordinariato personale per gli anglicani, e ho precisato che non si tratta di una Chiesa sui iuris e non ci sarà dunque il capo di una Chiesa ma un ordinario con potestà vicaria".
Per Kasper, dunque, non ci saranno "ripercussioni negative" alla pubblicazione della Costituzione apostolica, neppure da parte protestante:  "In tutti i cristiani è ormai un dato acquisito che il Papa vuole continuare i dialoghi ecumenici così come sono stati generati dal concilio Vaticano II".



(©L'Osservatore Romano 15 npvembre 2009)
[Index] [Top][Home]