Intervista all'arcivescovo di Nagasaki

Il pellegrinaggio in Giappone
delle reliquie dei martiri


di Roberto Sgaramella

"Questa nostra visita alla sede di Pietro è l'ultima tappa di un pellegrinaggio iniziato in Giappone il 24 novembre dello scorso anno con la grande cerimonia di beatificazione di Pietro Kibe e di altri centottantasette compagni martiri", afferma monsignor Joseph Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki nel corso dell'intervista con "L'Osservatore Romano". Il presule è giunto a Roma, insieme ad altri vescovi e numerosi fedeli del Sol levante, per donare a Benedetto XVI l'artistico reliquario contenente un frammento osseo del beato Pietro Kibe. La reliquia, prima di giungere alla sede di Pietro, ha compiuto nel corso di quest'anno alcune tappe in diocesi del Giappone dove si sono tenute cerimonie per ricordare i martiri

Monsignor Takami, quali ripercussioni ha avuto tra i suoi connazionali la beatificazione dei centottantotto martiri svoltasi lo scorso anno a Nagasaki. Si sono registrati cambiamenti nell'atteggiamento dei giapponesi verso la Chiesa cattolica?

"Il raduno di Nagasaki è stato senza dubbio la più numerosa assemblea di fedeli cattolici nella storia del Giappone. I media nazionali hanno dato ampio spazio all'avvenimento, ponendo in rilievo il significato della cerimonia di beatificazione dei 188 martiri. Anche molti non credenti sono rimasti colpiti dal sacrificio sostenuto nel sedicesimo e nel diciassettesimo secolo da uomini, donne, fanciulli, tutte persone comuni che hanno preferito il martirio pur di rimanere fedeli al vangelo di Cristo. Devo ammettere che ora vi è un rinnovato interesse per la storia del Giappone durante il periodo Edo.

Cosa ha spinto a organizzare il pellegrinaggio del reliquiario nelle varie diocesi del Giappone?

L'iniziativa del pellegrinaggio del reliquario è dovuta al fatto che molti fedeli non avevano potuto essere presenti a Nagasaki per la cerimonia di beatificazione. Quindi sono state numerose le richieste pervenute da varie diocesi per avere presso di loro la sacra reliquia e onorarla con cerimonie alle quali hanno partecipato coloro che per vari motivi non avevano potuto affrontare il viaggio per Nagasaki nel novembre del 2008. Certamente il pellegrinaggio compiuto dal reliquiario è servito a far crescere la devozione dei fedeli. Vi sono state cerimonie nelle grandi città ma anche nei piccoli centri.

Oltre al raduno di Nagasaki, quali sono state le cerimonie più significative per commemorare i centottantotto martiri?

Vorrei qui fare un elenco nell'ordine in cui si è registrata la maggiore partecipazione di fedeli. Al primo posto vi è Tokyo dove il primo luglio si è svolta la commemorazione di Pietro Kibe e degli altri martiri presso la grande chiesa di Koujimati. La cerimonia è stata presieduta dall'arcivescovo di Tokyo, monsignor Peter Takeo Okada. Al secondo posto vorrei invece mettere la piccola parrocchia di Yonezawa nella diocesi di Niigata. A questa città appartengono cinquantatré martiri. La commemorazione del 16 maggio è stata presieduta dal vescovo di Niigata, monsignor Tarcisio Isao Kikuchi. Molti i fedeli anche a Osaka e nella vicina Kyoto dove hanno reso il supremo sacrificio cinquantadue martiri.

Perché i vescovi del Giappone hanno deciso di donare il reliquiario al Papa?

Questo è un dono per Benedetto XVI che viene dal cuore dei cattolici giapponesi. È anche un sentito ringraziamento al Papa per avere mandato a Nagasaki come suo inviato speciale il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi. L'iniziativa del dono è stata presa dal cardinale Peter Seiichi Shirayanagi, arcivescovo emerito di Tokyo. Vorrei sottolineare che per il reliquiario questo viaggio a Roma è stato un viaggio di ritorno. L'opera d'arte è stato infatti realizzata in questa città dal cesellatore Paolo Pucelli in collaborazione con Toshie Usui, una cattolica giapponese esperta d'oreficeria. Si tratta di un reliquiario in argento in stile romanico con due piccole statue cesellate che raffigurano due dei nuovi beati:  Pietro Kibe, ucciso a Edo nel 1639, e Tecla Hashimoto, martirizzata a Kyoto nel 1619.



(©L'Osservatore Romano 12 dicembre 2009)
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