A colloquio con il prefetto Salvatore Festa

Professionalità e dedizione
per la sicurezza del Papa


di Mario Ponzi

Tempi duri per g-men, bodyguard, security, e per tutti gli addetti alla sicurezza, qualunque sia la sigla che li distingue. Basta poco per rimettere tutto in discussione e tutti sotto processo. È giusto? Come sempre il giudizio si divide tra colpevolisti a prescindere e giustificazionisti più o meno d'ufficio. L'episodio che ha coinvolto Benedetto XVI la notte di Natale, per esempio, ha chiamato in causa l'apparato di sicurezza schierato attorno al Papa. Addirittura è stato contestato il fatto di non aver riconosciuto un soggetto recidivo come la Maiolo. A dire degli esperti però, neppure i più sofisticati visoscanner danno la certezza del riconoscimento di un soggetto. Figurarsi quante sono le possibilità di riconoscere una persona tra le oltre ventimila che attendono di entrare in basilica, passando prima attraverso gli scanner. Ne abbiamo parlato con il prefetto Salvatore Festa - incaricato di assicurare il collegamento tra gli organi di Polizia italiana che attuano il servizio di sicurezza presso il Vaticano e le autorità della Santa Sede - anche per capire se è corretto o meno imputare a eventuali difetti di organizzazione le infiltrazioni di personaggi spinti all'atto violento, o anche soltanto inconsulto, da problemi soprattutto psichici.

Il gesto di Susanna Maiolo, la giovane svizzera protagonista della nota vicenda accaduta la notte di Natale in San Pietro, ha suscitato, tra le altre emozioni, alcuni interrogativi sul sistema di sicurezza che circonda il Papa. Sono giustificati secondo lei?

La risposta potrebbe sembrare scontata, ovviamente. Ma i miei oltre sette anni di servizio in questo specifico settore e la grande responsabilità che deriva dal delicato incarico affidatomi, mi consentono di guardare all'evento, cui lei fa riferimento, da un punto di osservazione privilegiato e soprattutto sostenuto da un'ultradecennale esperienza professionale. Quella sera tutto ha funzionato perfettamente, secondo i consueti parametri. Il controllo dei fedeli che hanno partecipato alla cerimonia in basilica è stato capillare, sia all'esterno che all'interno. E le posso assicurare che in basilica non è entrata neppure una spilla che non fosse consentita. Così come ha funzionato il servizio all'interno assicurato dalla Gendarmeria vaticana. Lo stesso comandante Domenico Giani ha reagito in tempo zero in prima persona. È intervenuto immediatamente per evitare ogni contatto fisico con il Papa. È chiaro poi che i fattori che entrano in gioco sono tanti e molte volte del tutto fortuiti e imprevedibili.

Il Papa, tornato in basilica solo qualche giorno dopo, per la messa del primo giorno dell'anno, percorrendo processionalmente la navata centrale - dove la distanza tra le transenne è stata leggermente allargata per consentire una maggiore libertà di movimento in caso di necessità - per due volte si è spontaneamente accostato alla gente per accarezzare dei bambini. La stessa cosa è accaduta durante la messa dell'Epifania. Dunque nulla è cambiato per il Papa. È difficile garantirgli in questi casi sicurezza?

La prima cosa che insegniamo ai nostri uomini è proprio come garantire sicurezza al Papa senza impedirgli di compiere la sua missione tra la gente. Non si può impedire al Pontefice di accostarsi alle transenne o di fermarsi per salutare o benedire chi vuole lui, chi lo cerca, chi lo chiama. Per questo motivo gli agenti del cerchio stretto attorno a lui hanno delle competenze particolari, acquisite grazie a una formazione specifica per i reparti delle scorte. Periodicamente seguono corsi di aggiornamento per apprendere nuove tecniche. Anche i gendarmi vaticani hanno acquisito una particolare formazione in questo senso. Anzi devo dire che, soprattutto in questi ultimi tempi, hanno compiuto progressi notevoli. Dunque per il Papa è assicurato il miglior servizio possibile.

Ma i pericoli possono venire anche da soggetti che non sono nelle immediate vicinanze del Papa.

E qui entra in gioco il secondo anello di sicurezza, formato da agenti addestrati a riconoscere soggetti pericolosi, possibili mezzi d'offesa, anche se camuffati, e a intervenire in modo rapido in qualsiasi circostanza. Persino gli uomini che controllano gli ingressi in piazza, agli scanner, hanno una specifica preparazione che li mette in grado di individuare e leggere ogni oggetto che passa sotto i raggi, anche se mascherato con le tecniche più sofisticate.

Sono state mai sequestrate armi proprie o improprie a persone che volevano entrare nella basilica o in piazza in occasione degli incontri con il Pontefice?

No, devo dire che nessuno in questi ultimi anni ha tentato di entrare armato nei settori soggetti a controllo. Abbiamo però una vera e propria collezione di coltellini multiuso sequestrati a fedeli e turisti ignari del fatto che, pur essendo di uso consentito, questi oggetti non possono assolutamente essere ammessi in queste occasioni.

Quale dev'essere la caratteristica principale di un agente dell'Ispettorato?

Il dirigente generale Giulio Callini, responsabile dell'Ispettorato presso il Vaticano, insiste molto sulla capacità operativa, dunque sulla formazione del personale. Punta molto sulla professionalità e sulla dedizione di uomini e donne dell'Ispettorato.

È generico il suo riferimento alla dedizione o ha a che fare con il particolare servizio che sono chiamati a svolgere?

Non è generico. Anzi. Pensi che Callini ha incontrato qualche difficoltà nel comunicare l'ordine di servizio per la mattina dell'8 gennaio perché, come saprà, abbiamo l'udienza con il Papa. Nessuno ha accettato di buon grado l'idea di dovervi rinunciare. Questo per far capire non solo come i nostri ragazzi siano consapevoli della delicatezza del loro incarico, ma anche quanto si sentano onorati di mettersi a servizio del Pontefice e addirittura desiderino stargli vicino. Un desiderio, questo, manifestato anche dallo stesso capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli - del resto sempre sensibile ai problemi dell'Ispettorato - il quale sarà presente all'incontro.

Un servizio che riguarda solo le uscite "romane"?

No. Riguarda tutte le sue uscite in Italia. Inoltre, in collaborazione, con la Questura di Roma, con l'Arma dei Carabinieri e con la Guardia di Finanza, con i Vigili urbani assicuriamo la sicurezza dei confini del Vaticano e delle porte di accesso.

Quali sono i livelli di collaborazione con Guardia Svizzera e Gendarmeria?

Direi che c'è un'eccellente collaborazione e un'ottima sintonia verso l'unico obiettiv0 della protezione del Papa. Sintonia che condividiamo con tutte le forze di sicurezza di volta in volta impegnate nel garantire al Pontefice il sereno svolgimento del suo ministero pastorale in Italia.



(©L'Osservatore Romano 7-8 gennaio 2010)
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