Il cardinale Cordes sugli interventi della Chiesa dopo il terremoto

Uno sguardo oltre l'emergenza


di Mario Ponzi

Prosegue incessante la mobilitazione della Chiesa in soccorso della popolazione haitiana. Sono stati già aperti dodici punti di distribuzione degli aiuti giunti dalle agenzie internazionali cattoliche. La nunziatura apostolica è diventata il punto di riferimento per ogni tipo di richiesta di aiuto:  da una bottiglia d'acqua a una radiotrasmittente, da un vestito a una medicina. L'opera di assistenza è coordinata, nei luoghi del disastro, dal Catholic Relief Services, l'agenzia internazionale di sviluppo e soccorso dei vescovi statunitensi, in accordo con il Pontificio Consiglio Cor Unum. "Si tratta di un impegno - assicura il cardinale presidente del dicastero, Paul Josef Cordes, nell'intervista rilasciata al nostro giornale - che proseguirà anche quando tutto sarà finito. La Chiesa resterà accanto alle persone anche quando la loro sofferenza non farà più notizia e nessuno correrà più per prestare aiuto".

A nove giorni dal tragico terremoto che ha colpito Haiti quali sono le emergenze ancora da affrontare?

La situazione permane tragica. Il numero dei morti accertati è in continuo aumento. Anche tra i nostri sacerdoti. Trenta seminaristi mancano ancora all'appello. Migliaia di corpi sono stati sepolti in fosse comuni. Tuttavia, ancora oggi vengono estratte dalle macerie persone vive. Personalmente sono rimasto colpito dal racconto di una superstite che ha detto di aver pregato per ore sotto le macerie affinché Dio le risparmiasse la vita per i suoi genitori:  è figlia unica. Per quanto riguarda le emergenze c'è da dire che, dopo iniziali problemi di coordinamento nella distribuzione degli aiuti, sembra che ora le forniture essenziali di acqua, cibo e medicine stiano cominciando ad arrivare a quanti ne hanno necessità immediata. Ci sono tante vite da salvare ancora, malattie da prevenire e soprattutto speranza da restituire.

Qual è stata la risposta delle agenzie caritative della Chiesa?

Dopo l'appello di Benedetto XVI alla mobilitazione la risposta è stata immediata e prosegue infaticabile. Abbiamo avuto notizia di Chiese locali lontane, in Russia, in Corea, a Taiwan, e di organizzazioni ecclesiali come la Caritas, l'Ordine di Malta, la conferenza di San Vincenzo de' Paoli, la Cross International Catholic Outreach, il Jesuit Relief Services, tanto per citarne alcune, che hanno inviato personale e prestato assistenza concreta. Il nostro Pontificio Consiglio è in contatto quotidiano con il Catholic Relief Services, al quale abbiamo chiesto di coordinare i soccorsi della Chiesa. L'agenzia opera da tempo ad Haiti, con più di 300 persone. Si susseguono riunioni con i vescovi haitiani, con il nunzio apostolico, l'arcivescovo Bernardito Auza, e con diverse altre agenzie caritative cattoliche straniere intervenute a Port-au-Prince, per monitorare costantemente la situazione e agire in modo mirato. Attualmente sono stati scelti dodici punti di distribuzione per operare in sicurezza. Personale e scorte continuano ad arrivare, soprattutto dalla vicina Santo Domingo.

Quali sono le necessità immediate?

Il nunzio - che scende spesso in strada per stare accanto alla gente e portare, con il conforto del Papa, una parola di speranza - ci tiene costantemente informati. "C'è bisogno di tutto - dice all'inizio di ogni sua comunicazione - un bisogno infinito" di cose essenziali:  acqua, radio per comunicare, un'ambulanza. Ci chiede che le donazioni pervenute grazie a Cor Unum vengano utilizzate per acquistare medicine, acqua e cibo. Ci fa anche sapere che c'è bisogno di restituire speranza a questa gente. Per questo noi dobbiamo pregare.

Cor Unum, come è nella sua prassi pastorale, sta già pensando al momento in cui sarà finita l'emergenza?

La Chiesa resterà accanto al popolo haitiano anche dopo, quando il terremoto non farà più notizia e nessuno correrà più a prestare aiuto. Ci conforta il fatto che alcuni governi e diverse istituzioni stiano pianificando i loro aiuti già nella prospettiva del futuro. Giorni fa, a Santo Domingo, si è svolta una conferenza internazionale di benefattori che hanno dato vita all'associazione "Uniti per un futuro migliore per Haiti". Personalmente ho raccomandato al presidente della Inter-American Development Bank di prendersi cura del popolo haitiano anche a emergenza finita. Devo dire che dovunque abbiamo registrato grande sensibilità verso le sofferenze dei  fratelli  haitiani. È segno  che  il grido dei poveri non resta inascoltato da Dio.



(©L'Osservatore Romano 22 gennaio 2010)
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