A colloquio con monsignor Vincent Gerard Nichols,
presidente della Conferenza episcopale d'Inghilterra e Galles

Una comunità che cresce
nel segno dell'ecumenismo


di Nicola Gori

Una minoranza in pieno fermento e aperta al dialogo. Una comunità ecclesiale in prima linea nel processo di integrazione, per evitare barriere nella convivenza tra vecchi e nuovi inglesi. Un laboratorio di culture diverse, che esprimono una varietà di riti. Una Chiesa che vive nell'attesa del momento in cui uno dei suoi più illustri figli, John Henry Newman, prete oratoriano, cardinale, uomo di cultura e letterato, sarà beatificato. E spera che sia proprio il Papa a farlo. E nella cattedrale londinese. Monsignor Vincent Gerard Nichols, arcivescovo metropolita di Westminster e presidente della Conferenza episcopale - in Vaticano in questi giorni per la visita ad limina Apostolorum - in quest'intervista al nostro giornale offre un quadro sintetico della realtà in cui è inserita e opera la Chiesa che è in Inghilterra e Galles.

Nel novembre dello scorso anno è stata promulgata la Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus. Come è stata accolta dai fedeli inglesi?

Da venti anni, ormai, stiamo sviluppando il processo del rito di iniziazione cristiana degli adulti, come il modo normale per le persone per entrare nella Chiesa. Così all'inizio della Quaresima per due giorni di seguito la cattedrale di Westminster sarà piena di aspiranti cattolici. Non è abbastanza grande per accogliere tutti questi fedeli in un solo giorno. Tra quanti chiedono di entrare a far parte della Chiesa cattolica, alcuni provengono da diverse esperienze di fede, molti non hanno ricevuto un'educazione religiosa, altri sono stati battezzati e quindi sono candidati alla piena comunione, altri ancora provengono dalla Chiesa d'Inghilterra (Church of England). È diventata per noi una routine.
Per ciò che concerne la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è molto importante comprendere che non è stata scritta specificatamente per l'Inghilterra. La costituzione è stata una risposta della Santa Sede a una domanda precisa proveniente da persone della Comunione anglicana da diverse parti del mondo, soprattutto dall'America e dall'Australia. La richiesta fatta alla Santa Sede è stata:  "C'è un modo in cui noi, che siamo convinti del primato del Papa e del dono dell'unità visibile intorno a lui, per il modo in cui viene oggi svolto il suo ministero, di entrare in piena comunione con il Papa e di portare con noi quella parte del nostro patrimonio coerente con la fede cattolica?". La risposta è stata la costituzione apostolica. Resta da vedere quante persone decideranno di rispondere a questa apertura da parte del Papa.

Cosa può influire maggiormante nella decisione di abbracciare o meno il cattolicesimo?

Nella Chiesa d'Inghilterra è piuttosto forte la tradizione anglo-cattolica. Ma non è questo il punto focale della Anglicanorum coetibus. Non è tanto, infatti, avere una profonda conoscenza della natura cattolica della vita della Chiesa e della sequela cristiana, quanto piuttosto la comprensione del papato. Nella cosiddetta parte anglo-cattolica della Chiesa d'Inghilterra molti non condividono la visione del papato. Alcuni pur condividendo il senso cattolico della sequela cristiana hanno un rispetto definito e positivo per il ruolo del Vescovo di Roma. Ora dovranno scegliere e - come l'arcivescovo Rowan Williams, primate della Comunione anglicana, e io abbiamo detto nella dichiarazione congiunta - la pubblicazione della costituzione potrebbe porre fine a un periodo di incertezza per quanti sono ancora indecisi. Ritengo che questo sarà un momento in cui dovranno prendere una decisione. Sappiamo che alcuni fedeli della Chiesa d'Inghilterra stanno valutando attentamente cosa fare. Hanno scelto il 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro per rispondere.
È importante però ricordare che la costituzione si riferisce a gruppi di anglicani, non a singoli individui. È un modo per le piccole comunità, per i membri della Chiesa d'Inghilterra attuale o della Comunione anglicana, di entrare in piena comunione. C'è sempre stato un dialogo con i singoli membri della Chiesa d'Inghilterra. Questo dialogo continua; la costituzione Anglicanorum coetibus non riguarda soltanto una mezza dozzina di pastori, ma piuttosto interi gruppi di laici. Dobbiamo aspettare e vedere.

Qual è l'impatto della Chiesa cattolica nella vita pubblica?

In Inghilterra, in questo momento, la società sta cambiando e penso che si tratti dell'inizio di una maggiore apertura all'espressione della fede nella vita pubblica. Da alcuni anni si avvertono sospetto e scetticismo nei confronti della religione, perché molti l'hanno associata a un certo tipo di estremismo, denunciandone anche la mancanza di razionalità. Al giorno d'oggi la nostra società sembra pervasa da un senso di incertezza e le persone si interrogano sui valori in base ai quali vivere; i valori che potrebbero unirci. In tale ricerca c'è una maggiore apertura alla luce che proviene dalla fede religiosa, in particolare nella tradizione cattolica, che pone molta enfasi sulla collaborazione e sul rapporto tra fede e ragione. Ci sono alcuni piccoli segnali di questo cambiamento. Per esempio, la peregrinatio delle reliquie di santa Teresa di Lisieux ha suscitato un grande e vasto interesse. Si può dire che sia stata accolta molto positivamente. Da poco si è conclusa la mostra d'arte "Il sacro fatto realtà" alla National Gallery. Nei tre mesi in cui è rimasta aperta è stata visitata da numerosissime persone. Si è trattato di un'esposizione di opere spagnole dal XVI al XVII secolo, riproducenti immagini della fede cristiana molto dirette, vivaci e forti. Diversi commentatori hanno notato che dieci anni fa non sarebbe stato possibile allestire una simile mostra. Oggi, invece, ha avuto molto successo con una partecipazione del 250 per cento superiore alle aspettative. Tra le opere esposte una mi ha colpito in modo particolare. Si tratta di una scultura policroma del Cristo morto. Sembra che di fronte a essa alcuni si siano inginocchiati e abbiano pregato. Si è trattato indubbiamente di un cambiamento notevole nella mentalità e nella cultura inglese. Negli anni passati, infatti, gli inglesi sarebbero stati profondamente a disagio dinanzi a opere riferibili a certe espressioni artistiche, che nel nostro Paese erano scomparse dopo la Riforma. Si tratta di piccoli segnali di riconoscimento del contributo della fede.

Quali sono le principali caratteristiche della missione della Chiesa cattolica in Inghilterra?

Al momento, una delle caratteristiche più evidenti della Chiesa cattolica in Inghilterra è il rapido cambiamento che sta vivendo, a causa delle diverse componenti della comunità ecclesiale. È diventata infatti un punto d'incontro di cattolici di tutto il mondo, appartenenti a differenti culture, lingue ed etnie. Così in numerose parrocchie nelle arcidiocesi di Westminster e di Birmingham, per esempio, e nelle grandi città, si registra una grande sensibilità a questa realtà. In certe parrocchie, soprattutto nelle metropoli, si usano addirittura 90 diverse espressioni linguistiche. Recentemente ho visitato una parrocchia a nord di Londra. C'ero già andato dieci anni fa. Allora era in prevalenza irlandese. Oggi ci sono fedeli che provengono da cinque diversi continenti. Si tratta indubbiamente di un grande arricchimento e il contributo che stanno apportando è forte, vibrante ed entusiasmante. Ci sono molti cattolici polacchi, filippini, africani e del Kerala. Pregano con fervore e contribuiscono anche a ravvivare l'espressione inglese della fede. Ciò comporta anche l'uso di diversi riti liturgici. Nella diocesi di Westminster, abbiamo 60 diverse cappellanie etniche, diversi riti. Questo aiuta anche a far crescere il nostro apprezzamento della diversità nell'unità della Chiesa cattolica.

Come procede il dialogo fra cristiani e musulmani?

Attribuiamo grandissima importanza al dialogo tra religioni. Vorremmo anche sottolineare che non si tratta di un dialogo solo con l'Islam. Vengo proprio da Birmingham e lì c'è un fecondo gruppo di leader di varie religioni e una serie di contatti con sei o sette religioni maggiori. C'è una grande comunità cristiana, poi seguono per ordine di grandezza quelle sikh, indù e la buddista. C'è una anche una piccola comunità ebraica e una crescente comunità musulmana. Abbiamo cercato di portare avanti un dialogo con tutte le varie religioni.
Le difficoltà nel dialogo con l'islam semmai nascono dal fatto che né a Birmingham né a Londra esiste una guida unica con la quale confrontarsi. Attualmente a Birmingham ci sono 160 moschee, ma in molte di esse si ritrovano persone provenienti dallo stesso villaggio del Pakistan o dell'India. Non mostrano di avere una grande coesione tra loro.
A Londra vivono musulmani provenienti da tutto il mondo islamico. I musulmani africani hanno programmi diversi da quelli iraniani o turchi, che a loro volta sono diversi da quelli pakistani e indiani. Quindi non è possibile parlare di musulmani come di un'unica entità. Sappiamo bene, per nostra esperienza diretta, cosa significa emergere come minoranza in Inghilterra, e sappiamo anche come ci si sente nel sapersi al centro di molti sospetti. Proviamo per questo una certa empatia con i musulmani, chiamati direttamente in causa quando certi estremisti, che usano il nome dell'islam per giustificare le loro azioni, compiono attentati e stragi. Fortunatamente i musulmani moderati costituiscono la maggioranza in Gran Bretagna. Desiderano vivere pacificamente, considerano la propria fede una motivazione per fare il bene e vogliono un ruolo nella società britannica. I nostri contatti esistono a livello locale e a livello di responsabili ecclesiali. È importante dare questa testimonianza affinché quanti hanno l'autorità per farlo abbandonino gradualmente la posizione che a volte assumono di considerare la religione come un problema per la società. Invece noi riteniamo che il credo religioso sia un arricchimento per la società e un contributo importante per dare forma a una città moderna.

Guardando al futuro della Chiesa in Inghilterra e nel Galles, quali sono le sue speranze?

Ovviamente attendiamo entusiasti la visita di Benedetto XVI. Sebbene non sia stata ancora confermata ufficialmente, ci stiamo preparando con fiducia. È molto incoraggiante che il Governo britannico e la regina siano estremamente favorevoli a questa visita. Stiamo collaborando con i ministri e i funzionari di Governo per elaborare un programma breve, ma efficace, incentrato sul ruolo della fede in ciò che il Papa spesso descrive come una società di laicità aperta e positiva.
Inoltre aspettiamo con gioia la beatificazione del cardinale John Henry Newman, che tutti conoscono come studioso, convertito al cattolicesimo. Vorremmo presentarlo anche come uomo di cultura inglese, come uomo di grande statura nella vita culturale e letteraria del nostro Paese. Vorremmo che fosse apprezzato anche come parroco perché lo è stato per più di trent'anni a Birmingham e la sua beatificazione giunge alla fine dell'Anno sacerdotale. Speriamo che ciò conduca a una maggiore comprensione del ruolo della fede cattolica, del modo in cui fa veramente parte di uno stile di vita inglese e forse a una nuova fioritura di vocazioni.
Le nostre speranze vanno anche oltre poiché siamo in costante dialogo fecondo con la Chiesa d'Inghilterra e con altri interlocutori cristiani e siamo molto lieti di vedere annunciata la terza serie dell'Arcic, dialogo della Commissione mista internazionale anglicana - cattolica romana. Ovviamente speriamo che questo si traduca in una rinnovata visione di ciò che rappresenta una buona società moderna.

Quali sono, secondo lei, le sfide da affrontare nell'immediato?

Temo un fallimento nel superare il cinismo e il sospetto verso il credo religioso, perché ciò impoverirebbe tutti e quindi causerebbe una maggiore frammentazione della società. La paura più grande è quella dell'emarginazione della religione. Sarebbe un danno per la società, che comporterebbe la perdita di fiducia anche all'interno delle comunità di fede stesse. Una delle sfide maggiori da affrontare credo consista nell'approfondimento della fede nella comunità cattolica e il rafforzamento della sua sostanziale comprensione.



(©L'Osservatore Romano 31 gennaio 2010)
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