Le priorità della Chiesa in Scozia indicate dal cardinale O'Brien

Dialogo ecumenico
e impegno di carità


di Nicola Gori

La Chiesa in Scozia si sta preparando ad accogliere Benedetto XVI. Anche se ancora non sono stati annunciati ufficialmente la data e i dettagli del prossimo viaggio, i cattolici attendono con speranza l'arrivo del Pontefice. Lo assicura il cardinale Keith Michael Patrick O'Brien, arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh e presidente della Conferenza episcopale di Scozia, in questi giorni in visita ad limina Apostolorum. Nell'intervista rilasciata al nostro giornale il porporato presenta il volto di una Chiesa impegnata soprattutto nel dialogo ecumenico e mobilitata al fianco degli immigrati per offrire loro sostegno morale e assistenza spirituale attraverso i sacerdoti.

Come si prepara la Scozia a ricevere la prossima visita del Papa?

Il Papa verrà in Gran Bretagna su invito del primo ministro Gordon Brown. Di conseguenza, sarà una visita ufficiale su richiesta della regina Elisabetta ii e del Governo, e non una visita puramente pastorale come quella di Giovanni Paolo ii nel 1982. Non sono state annunciate le date definitive. Dunque, attualmente non siamo ancora nella fase preparatoria vera e propria. Tuttavia, i vescovi della Scozia auspicano che la visita abbia anche un'importante dimensione pastorale e si prepareranno al meglio appena saranno resi noti i dettagli della visita.

Quali sono stati in Scozia i primi effetti della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus dello scorso novembre?

Bisogna dire che la costituzione apostolica non sta avendo un grande effetto nel nostro Paese, poiché non ci sono molti anglicani, né episcopaliani, che sono in piena comunione con la Chiesa d'Inghilterra (Church of England). Un esiguo numero - meno di cinquanta persone appartenenti a un gruppo denominato Forward in Faith Scotland - mi ha contattato in quanto arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh, chiedendomi in che modo possono essere aiutati ad aderire alle norme previste dalla costituzione apostolica. Allo stesso tempo, mi hanno richiesto anche una cappella o chiesa in cui poter celebrare la messa secondo la loro liturgia.

Quali sono attualmente le relazioni della Chiesa cattolica con la Chiesa di Scozia (Church of Scotland)?

La Chiesa cattolica ha un rapporto intenso e fecondo con la comunità presbiteriana. Un membro della Chiesa cattolica, in genere un vescovo, partecipa ogni anno all'assemblea generale della Chiesa di Scozia. Inoltre, nel corso dell'anno si svolgono incontri regolari fra singoli vescovi, i moderatori dell'assemblea generale e i rappresentanti dei vari comitati della Chiesa di Scozia. Si organizzano anche celebrazioni ecumeniche in coincidenza con la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

La Chiesa cattolica scozzese è stata coinvolta nel dramma degli abusi sui minori da parte di membri del clero?

La Chiesa cattolica in Scozia è stata poco interessata da questo fenomeno, sicuramente non tanto come in altri Paesi. Comunque i casi che vengono portati in tribunale si riferiscono sempre ad abusi avvenuti decenni prima.

A che punto è l'integrazione tra immigrati di diverse religioni e che cosa fa la Chiesa cattolica a questo riguardo?

L'integrazione degli immigrati di altre religioni ha avuto, nella maggior parte dei casi, esito positivo in Scozia. La nostra nazione ha una lunga storia di immigrazione, soprattutto di persone provenienti dall'Irlanda e dall'Italia. Attualmente, invece, la maggior parte degli immigrati provengono dalla Polonia e da altri Paesi dell'Europa orientale, nonché dall'India. La Chiesa in Scozia cerca di aiutarli occupandosi prima di tutto delle necessità religiose degli immigrati:  soltanto nella mia diocesi ci sono dieci sacerdoti polacchi che li aiutano e c'è anche un sacerdote siro-malabarese che si occupa degli immigrati indiani.

La presenza di numerosi immigrati musulmani ha favorito il dialogo con l'islam?

Molti dei musulmani in Scozia vivono qui ormai da anni. In generale, fra la comunità cristiana e i membri delle altre grandi religioni del mondo intercorrono buoni rapporti. Questo porta a un dialogo pieno di gratitudine, che si concretizza anche nell'appartenenza a vari comitati congiunti.

Come reagisce la comunità cattolica nei confronti del fanatismo religioso che spesso sfocia nella violenza e nel terrorismo?

In Scozia si tratta di un fenomeno poco evidente. Attualmente la Chiesa, insieme con tutte le persone di buona volontà, si oppone al fanatismo religioso e ovviamente a qualsiasi atto che possa condurre al terrorismo.

I cattolici rappresentano il dieci per cento circa della popolazione. Anche in Scozia si avvertono gli effetti della secolarizzazione?

Pur essendo minoranza, i cattolici scozzesi risentono degli effetti della secolarizzazione. Tuttavia, la voce della Chiesa cattolica è spesso chiaramente udibile contro la secolarizzazione e il laicismo di certe leggi che il Governo vara sia in Scozia sia a Westminster. Qui il ruolo di denuncia della Chiesa incontra spesso l'approvazione dei membri delle altre comunità ecclesiali, che sovente guardano alla Chiesa cattolica come a una guida in tali questioni.

Quali interventi promuovete di fronte agli effetti della crisi economica mondiale?

La Chiesa si è espressa anche sulla crisi finanziaria ricordando ai responsabili nelle nostre comunità i loro particolari doveri e mettendoli in guardia dalla tentazione di abusare della fiducia che viene riposta in loro dai cittadini. Consapevoli delle sofferenze di quanti hanno redditi bassi e si trovano in difficoltà economica, la Chiesa ha sempre evidenziato la necessità di venire incontro ai loro bisogni e ha ricordato i doveri di quanti hanno molto verso coloro che hanno poco.



(©L'Osservatore Romano 3 febbraio 2010)
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