A colloquio con il presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche

La ricerca
al servizio della verità


di Nicola Gori

L'indagine storica è al servizio della verità. Per questo, una lettura degli eventi che non tenga conto del contesto storico in cui si sono verificati è fuorviante. La storia, inoltre, è una chiave di lettura indispensabile per capire l'uomo e il suo destino. Partendo da questa premessa, è interessante constatare come gli studi e gli approfondimenti possano favorire il confronto e il dialogo tra scienziati di differenti nazioni e religioni. A riflettere su questi argomenti è il premostratense Bernard Ardura, di recente nominato presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, nell'intervista al nostro giornale.

Quale può essere il contributo del Pontificio Comitato di Scienze Storiche al rinnovamento della ricerca storica nell'ottica cattolica?

L'unico rinnovamento possibile e auspicabile della ricerca storica in una autentica ottica cattolica non può essere altro che una sempre maggiore aderenza alla verità confermata da fonti scientificamente studiate. Certamente, è necessario anche il ricorso alle scienze ausiliari della storia ogni volta che la ricerca della verità lo richiede. Abbandonati ormai da molto tempo, infatti, scopi strettamente apologetici, la migliore storiografia cattolica assume quanto realmente accaduto nel passato, cerca di far emergere il significato e il valore degli eventi con la convinzione che la storia è maestra di vita. Secondo questi intendimenti, il Pontificio Comitato di Scienze Storiche offre, attraverso l'attività dei propri membri, un qualificato servizio alla vasta comunità del mondo accademico e, più in generale, della ricerca intellettuale. Compito di questo comitato credo, allora, debba essere anche quello di incoraggiare, spronare, promuovere, una sempre più attenta indagine storiografica, rispondente alle fonti e a criteri scientifici di serena imparzialità, con la preoccupazione di leggere gli eventi nel contesto storico in cui si sono svolti! Un pensiero particolare desidero rivolgerlo ai giovani studiosi, che soffrono a causa delle sempre più scarse possibilità di impiego nel mondo della ricerca. Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche si sente cordialmente loro vicino.

In questo senso quale sarà l'apporto alla conoscenza della verità storica che potrà venire dall'apertura degli archivi vaticani su Pio XII?

Il solo fatto di poter accedere alle fonti è in se un contributo fondamentale, ma non significa che ci saranno scoperte sconvolgenti. Comunque questa apertura sarà non determinante ma molto utile per una conoscenza della figura e dell'operato di Papa Pacelli finalmente libera da fin troppo facili e usurati pregiudizi. La cospicua documentazione, che gli officiali dell'Archivio Segreto Vaticano riordineranno, contribuirà a restituire, insieme alla documentazione già pubblicata sull'attività della Santa Sede durante la seconda guerra mondiale, il complesso e tragico periodo in cui Pio XII si trovò a guidare la Chiesa.
Il tratto distintivo del serio studioso cattolico può essere rappresentato infatti, dalla lezione del Vangelo "non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato". Questo Pontificio Comitato dallo scorso anno, sotto la presidenza del mio predecessore monsignor Walter Brandmüller, ha già contribuito fattivamente ad un approccio storicamente fondato al pontificato di Pio XII, attraverso l'allestimento di una mostra documentaria e fotografica presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano con il titolo "Pio XII. L'uomo e il pontificato (1876-1958)", e poi trasferita in Germania, prima a Berlino e successivamente a Monaco di Baviera, sotto il titolo di "Opus Iustitiae Pax. Eugenio Pacelli - Pius XII. (1876-1958)".

Qual è il ruolo specifico del Pontificio Comitato di Scienze Storiche nel dibattito culturale odierno?

In verità il Comitato che ho l'onore di presiedere, istituito, oltre cinquanta anni fa, nel 1954, come continuazione del progetto di Leone XIII del 1883, proprio da Pio XII come rappresentanza della Sede Apostolica presso il Comité International des Sciences Historiques (Cish), tende a operare avendo come obiettivo quello di mettere a disposizione degli studiosi dei validi strumenti di riflessione, potremmo dire dei "sussidi" alla ricerca, ben rappresentati dalla collana di studi storici "Atti e Documenti del Pontificio Comitato di Scienze Storiche" che può vantare 31 titoli. Si tratta, in preferenza, di atti di convegni internazionali promossi in occasione di rilevanti anniversari. Penso al volume The Fourth Crusade revisited del 2008, a cura di Pierantonio Piatti, officiale del Comitato, raccolta di originali studi in occasione dell'ottavo centenario della quarta crociata (1204-2004). Altre volte i volumi sono il prodotto di simposi intesi anche come privilegiato laboratorio storiografico. Penso a Storia del cristianesimo. Bilanci e questioni aperte, del 2007, curato da Giovanni Maria Vian, e agli atti del convegno su Pio XI.

Lei ha assunto questo suo nuovo incarico il 3 dicembre scorso. Cosa ha significato il passaggio dal Pontificio Consiglio per la Cultura?

Un atto di fiducia da parte di Benedetto XVI, cui spero di poter fare onore, e per me personalmente una nuova esperienza, di certo arricchente e che voglio iniziare con entusiasmo e speranza. Storia e cultura sono indissociabilmente legate in quanto la storia è, allo stesso tempo, creatrice di cultura  e  frutto  della  cultura, perché si tratta sempre della storia degli uomini, creatori  ed  eredi  della  propria cultura. In questo senso, il passaggio dal Pontificio Consiglio della Cultura a questo Pontificio Comitato non  mi  ha  spaesato. Ormai  da  decenni tutte le mie ricerche storiche sono state animate da questa convinzione:  la storia nella sua complessità è la chiave indispensabile per capire l'uomo  nelle  sue  vicende  terrestri  e nel suo destino. Dio entrando nella storia degli uomini ne ha fatto una storia della salvezza. In questo contesto si creano incessantemente delle culture che diventano storia degli uomini.

Dal 1938 lo Stato della Città del Vaticano aderisce al Comité International des Sciences Historiques, nel seno del quale ha sempre giocato un ruolo importante di stimolo per la riflessione. Quest'anno cade il 60 ° anniversario della nascita dell'Unione Europea. Quale potrà essere il contributo del comitato per promuovere la riflessione sulle radici cristiane del Continente?

La presenza del nostro Comitato in seno al Comité International des Sciences Historiques, come dicevo prima, per noi è prioritaria. È fondamentale, infatti, che la Santa Sede possa avere una qualificata rappresentanza al più importante incontro mondiale riservato agli studiosi. All'ultimo Congresso del Comité, svoltosi a Sydney dal 3 al 9 luglio 2005, il Comitato ha partecipato con una delegazione, come parteciperà all'imminente xxi meeting del Comité previsto ad Amsterdam dal 22 al 28 agosto prossimi. Per quanto riguarda, invece, il controverso dibattito sulle radici cristiane dell'Europa, il Comitato non può non conformarsi alla lectio magistralis del Papa espressa a Ratisbona; dove ha sottolineato l'indissolubile legame del messaggio e delle tradizioni cristiane con il sorgere e l'articolarsi della civiltà europea. Per me personalmente, inoltre, questa tematica riveste un particolare interesse in quanto postulatore della causa di beatificazione di Robert Schumann, tra i padri fondatori dell'Unione Europea. Sento pertanto come un preciso dovere il suscitare una sempre maggiore attenzione, presso il più vasto pubblico possibile, nei confronti di figure grandi come appunto lo Schumann, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Jean Monnet:  uomini che con il loro esempio e il loro impegno hanno cambiato in positivo il corso della storia.

Un altro appuntamento importante nel 2010 è il convegno bilaterale Santa Sede Federazione Russa sul tema dell'emigrazione russa dal 1922 al 1939 organizzato in collaborazione con l'Istituto di storia universale all'Accademia russa delle Scienze. Qual è il significato di questo impegno?

Il tema dell'emigrazione russa tra il 1922 e il 1939 è oltremodo complesso, e sarà indagato anche alla luce dei suoi risvolti ecclesiali e religiosi, compresi la riflessione della Santa Sede sull'unionismo e l'attività missionaria. Altro aspetto interessante sarà quello di carattere più politico-ecclesiastico, ad esempio la politica di alcuni Stati e la reazione delle singole Chiese locali nei confronti dell'emigrazione russa. La feconda collaborazione instaurata con l'Istituto di Storia Universale presso l'Accademia russa delle Scienze dal mio predecessore non conoscerà perciò una flessione, ma è già fattivamente una realtà in felice crescita grazie al consolidamento degli ottimi rapporti con storici russi, che da molto tempo coltivavo anche come segretario del Pontificio Consiglio della Cultura.

Grazie all'incontro di studiosi cattolici, ortodossi, protestanti, il Comitato può diventare uno strumento di dialogo e di promozione dell'unità tra i cristiani?

La competenza del Comitato è di ordine scientifico nel campo della storia, quindi non ha alcuna qualifica per un'attività di tipo dottrinale. Ma d'altro canto, può e deve dialogare con tutti gli storici, che siano cattolici o no, credenti o no. Senza dubbio una maggiore stima e comprensione reciproca può nascere da questi scambi scientifici, perché in un dialogo vero la persona si rivela ed allaccia rapporti nuovi.

Può anticipare alcuni programmi per questo anno?

Molte sono le iniziative in cantiere. Ricordo le più rilevanti. Il 13 febbraio mi sono recato, insieme al segretario, a Desio (Milano) presso il Centro ricerche e documentazione Pio Xi e la fondazione Casa natale Pio Xi per presentare in anteprima gli atti del convegno internazionale di studio "La sollecitudine ecclesiale di Pio Xi" alla luce delle nuove fonti archivistiche, a cura di Cosimo Semeraro, frutto del simposio da noi promosso in Vaticano dal 26 al 28 febbraio 2009. Oltre al già detto convegno a Mosca in giugno e al congresso internazionale del Comité international des sciences historiques ad Amsterdam il prossimo agosto, avrò il piacere di incontrare tutti i membri del Comitato in occasione dell'adunanza plenaria che si terrà tra il 14 e il 15 maggio 2010 e sarà stavolta arricchita da una tavola rotonda pomeridiana aperta al pubblico con la quale celebreremo il sessantesimo anniversario dell'Unione Europea. Il calendario aggiornato delle nostre numerose attività può essere agevolmente consultato sul sito della Santa Sede. La presenza in rete vuole essere un ulteriore segno della nostra attenzione alla divulgazione di un sapere che deve sempre più raggiungere i molti.



(©L'Osservatore Romano 25 febbraio 2010)
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