A colloquio con il vescovo Arborelius, presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia

Una Chiesa che unisce
popoli e culture


di Nicola Gori

Una minoranza in Paesi secolarizzati e indifferenti dal punto di vista religioso. Una comunità che deve fare i conti con un flusso notevole di immigrati di diverse lingue e culture. Una voce che chiede il rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, dal suo concepimento alla morte naturale. È il volto della Chiesa cattolica in Scandinavia ritratto da monsignor Anders Arborelius, vescovo di Stockholm e presidente della Conferenza episcopale, in questa intervista al nostro giornale in occasione della visita ad limina.

In che modo una Chiesa minoritaria testimonia il Vangelo in una società secolarizzata e indifferente?

La Chiesa cattolica in Scandinavia è una piccola minoranza, ma è composta da persone provenienti da tutto il mondo. Questo carattere multiculturale mostra che la Pentecoste è una realtà, che lo Spirito Santo può unire persone di tutte le razze e le culture e di tutti i gruppi sociali. Questo fatto è molto importante in una società che è stata per secoli tanto uniforme. Un'altra caratteristica della vita cattolica in Scandinavia è la presenza di un buon numero di conventi e di monasteri di vita contemplativa. C'è infatti un interesse crescente per la spiritualità e per la preghiera nei nostri Paesi secolarizzati. Molti si rivolgono alla nostra Chiesa per trarne orientamento. Cerchiamo anche di difendere la dignità della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale. La nostra Chiesa è una delle poche voci che si fa sentire a difesa di questo diritto.

Lo sviluppo economico ha creato ricchezza materiale per gli abitanti dei Paesi scandinavi. Ritiene che il benessere possa distrarre dal messaggio cristiano?

La maggioranza della popolazione nei nostri Paesi sembra piuttosto indifferente alla vita della Chiesa. Tuttavia, esiste ancora una sorta di angolo nascosto nel cuore di molti, dove si desidera qualcosa di più. Vediamo anche che alcuni si convertono alla fede cristiana. Altri, invece, accettano solo una parte del messaggio cristiano, ma non la pienezza della rivelazione.

Un problema di grande attualità è la formazione e l'integrazione dei sacerdoti e dei religiosi stranieri che vengono in Scandinavia per svolgere attività pastorale. Quali iniziative avete intrapreso?

Per venire incontro alle loro difficoltà cerchiamo di offrire vari corsi e programmi. Le autorità civili nella maggior parte dei nostri Paesi si occupano dei corsi di lingua, in modo che la Chiesa possa impegnarsi su altre questioni, come la presentazione della nostra cultura. La migliore preparazione, però, consiste nel vivere in una parrocchia ed essere gradualmente inseriti nel nuovo Paese.

Dal 14 al 16 maggio si svolgerà il Congresso cattolico della famiglia. Con quali obiettivi? E quali sono le difficoltà che l'istituto familiare incontra nella società scandinava?

Desideriamo rafforzare la vita delle famiglie e aiutare i coniugi in questo compito. La società circostante spesso ha un atteggiamento molto differente rispetto ai principi cristiani riguardo al matrimonio e alla famiglia. Il clima d'individualismo e di materialismo può essere un ostacolo per le numerose persone che desiderano scoprire la visione cristiana della vita familiare. D'altro lato, l'insegnamento cristiano sulla sessualità può essere una buona novella per molti che hanno un atteggiamento piuttosto superficiale verso questo dono di Dio. Speriamo che il prossimo congresso aiuti molti a scoprire la bellezza e il valore profetico del matrimonio e della famiglia.

Il rapporto con i protestanti è al centro della vita della Chiesa cattolica? Ci parli del difficoltà nel cammino ecumenico e dei punti di incontro.

C'è un rapporto molto positivo fra i cristiani di varie denominazioni a livello umano, ma, certamente, esistono ancora questioni dogmatiche ed etiche sulle quali abbiamo punti di vista totalmente diversi, per esempio per quanto riguarda l'interruzione di gravidanza e il matrimonio fra persone delle stesso sesso. Su questioni quali l'immigrazione e i diritti dei richiedenti asilo tutte le Chiese cristiane sono unite e cercano di difendere i diritti umani. L'ecumenismo spirituale sembra proprio unire i cristiani di diverse confessioni.

Come superate gli ostacoli che incontrate nell'esercizio del ministero dovuti alla grande distanza tra le varie comunità dei fedeli disseminate nei Paesi e alle avverse condizioni climatiche in cui dovete operare?

È vero che in alcune parti della Scandinavia può essere estremamente difficile raggiungere una chiesa cattolica o partecipare alla messa mensile celebrata spesso in una chiesa protestante, che ci è stata gentilmente messa a disposizione. Ammiro quei fedeli che, senza lamentarsi, sono disposti a spostarsi per cento o più chilometri per partecipare alla messa.

Il notevole afflusso di immigrati di altre razze e di differenti religioni pone dei nuovi problemi di integrazione nella società, ma anche a livello di dialogo interreligioso. Come vi preparate ad affrontare questa sfida?

Per noi cattolici in Scandinavia è stato un privilegio vivere e praticare il culto insieme con altri fedeli di tutto il mondo. Siamo abituati a incontrare persone provenienti da altri Paesi nelle nostre parrocchie. In un certo qual modo, le nostre parrocchie sono le comunità più integrate. Questo ci permette anche di comunicare con altri immigrati che appartengono a varie religioni. Di fatto, i rapporti fra le varie religioni in Scandinavia sono generalmente buoni, forse perché viviamo tutti in un mondo secolarizzato dove le persone, per la maggior parte, non credono in Dio.



(©L'Osservatore Romano 25 marzo 2010)
[Index] [Top][Home]