A colloquio con il presidente della Conferenza episcopale regionale "Norte2" del Brasile

Una Chiesa in prima linea


di Nicola Gori

Una comunità che ha pagato con il sangue la difesa dei poveri e dei diseredati, che ancora oggi si oppone con vigore allo sfruttamento sistematico delle risorse naturali dell'Amazzonia da parte di latifondisti e multinazionali e reclama con coraggio il rispetto della dignità umana degli indios, custodi non solo di una ricca tradizione culturale e religiosa, ma anche dell'ambiente. È l'immagine della Chiesa regionale Norte2 del Brasile così come presentata - nell'intervista al nostro giornale - dal vescovo di Cametá, monsignor Jesús María Cizaurre Berdonces, presidente della Conferenza episcopale regionale, in visita ad limina Apostolorum.

Giustizia sociale e distribuzione equa della risorse sono tra le raccomandazioni fondamentali della Caritas in veritate. In quale misura costituiscono sfide per la vostra Chiesa?

La promozione della giustizia e della promozione sociale del popolo della regione amazzonica è per noi una questione fondamentale. Dall'incontro di Santarém, nel 1972, alzare la voce in difesa dell'Amazzonia e dei suoi popoli è diventata una della più impellenti priorità pastorali.

Da chi dovete difendere il popolo dell'Amazzonia?

Intanto da tutti quelli che, spinti dalla smania di guadagno, distruggono le foreste in modo indiscriminato, estraggono le materie prime dal sottosuolo senza portare alcun beneficio per la popolazione locale o intendono avviare grandi progetti idroelettrici senza guardare alle conseguenze per la natura e per coloro che vivono lungo il fiume.

In questo impegno rientra la posizione assunta dai vescovi davanti al progetto di realizzare una diga sul fiume Xingu. Perché?

C'è da dire innanzitutto che dietro questi comportamenti irriguardosi nei confronti dell'ambiente e dei suoi abitanti vi è in realtà un progetto di sviluppo regolato dal guadagno facile che non tiene conto della popolazione più povera. La Chiesa cattolica in Amazzonia, al contrario, difende un modello di sviluppo sostenibile che tiene conto della promozione umana e sociale delle persone e rispetta l'ambiente. È questa la nostra lotta. Si capisce da ciò l'opposizione della Chiesa presente nella regione Norte2 al progetto idroelettrico che il Governo vuole realizzare a Belo Monte, sul fiume Xingu, senza ascoltare le popolazioni locali, indigene e non indigene.

Anziché di dighe, di cosa avrebbe più bisogno la popolazione di questa regione?

In Amazzonia la natura è ricca e il nostro popolo che vive nella foresta difficilmente soffre la fame. Il vero problema è l'analfabetismo, cioè la mancanza di un'istruzione adeguata allo sviluppo umano. A ciò si aggiunga la mancanza di una benché minima rete di servizi sanitari e di altri servizi pubblici per cui è facile intuire il desiderio di migrare nelle aree urbane, anche a costo di affrontare la fame, la disoccupazione e la violenza. Le migrazioni verso le città hanno provocato l'affollamento delle periferie creando situazioni disumane, hanno generato altra violenza e insicurezza sociale.

E ciò cosa comporta per l'evangelizzazione?

Nelle nostre zone interne l'evangelizzazione avviene principalmente attraverso le comunità ecclesiali di base e le diverse pastorali che, nonostante le grandi distanze, cercano di portare il messaggio di Gesù Cristo ovunque. Nelle città la sfida è più grande. La pastorale urbana sta affrontando grandi difficoltà per consolidarsi. I problemi sociali e la mentalità postmoderna, regolata dal consumismo, dalla ricerca del piacere e dalla dittatura dell'"io", ostacola un'evangelizzazione più profonda capace di giungere al cuore dell'essere umano.

Per questo motivo siete scesi in campo contro la corruzione e l'impunità sia a livello politico che amministrativo?

È stato necessario. Negli ultimi quattro anni in Brasile si ripetono episodi sistematici di corruzione mai visti prima. La corruzione si insinua ormai a tutti i livelli e ovunque. L'impunità o i ritardi della giustizia hanno contribuito ad aggravare la situazione. La Chiesa si è espressa tantissime volte contro la corruzione e l'impunità. Noi vescovi da tempo denunciano la politica del Governo statale, che nei suoi investimenti dimentica intere aree interne. Allo stesso modo denunciamo i grandi progetti del cosiddetto "agronegócio" - cioè quell'insieme di operazioni di produzione, distribuzione e trasformazione dei prodotti agricoli - distruggono l'agricoltura familiare e le foreste; lo sfruttamento sessuale dei bambini e degli adolescenti; il traffico di esseri umani verso altri paesi; la violenza dei potenti, che non esitano a uccidere chi ostacola i loro piani. Molti della nostra comunità sono stati minacciati di morte. Nessuno però ha mai desistito. Abbiamo pagato un prezzo pesante in termine di vite vigliaccamente stroncate. Ma il sangue di questi martiri moderni alimenta la determinazione degli altri numerosi profeti della Chiesa in Amazzonia.

Come vivono i giovani questa situazione?

È una situazione che richiede una grande attenzione pastorale. Negli ultimi anni, i giovani hanno riflettuto sulle politiche pubbliche che li riguardano e hanno chiesto la loro attuazione. Alcuni sono entrati in politica, nei sindacati e nelle associazioni. Ma vanno seguiti attentamente, molto attentamente.

Ci sono sacerdoti in grado di seguire queste indicazioni pastorali o pensate a un incremento di formazione?

La formazione del clero è un'altra delle nostre priorità. Stiamo del resto vivendo un periodo d'oro per il risveglio di vocazioni e ministeri. Per questo tutte le diocesi e le prelature sono particolarmente impegnate nel settore della formazione del clero, proprio nella consapevolezza del dono che sta facendo il Signore alla nostra Chiesa. La difficoltà più grande da affrontare ora è il sostentamento economico dei seminaristi. Colgo l'occasione per ringraziare Benedetto XVI per il suo significativo aiuto in questi anni.



(©L'Osservatore Romano 15 aprile 2010)
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