Intervista al cardinale Tarcisio Bertone di ritorno dal viaggio in America latina

Un impegno
di lealtà e di fedeltà


La riconoscenza dei cileni per il magistero mite e coraggioso di Benedetto XVI

Al termine del suo viaggio in Cile (5-15 aprile) il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ha rilasciato un'intervista a "L'Osservatore Romano", Radio Vaticana e Centro Televisivo Vaticano che pubblichiamo di seguito.
Il cardinale riassume i momenti salienti del viaggio collocandolo nella visione più ampia della presenza della Chiesa in America latina e nell'impegno per la giustizia e la pace che i cristiani sono chiamati a perseguire nell'azione economica e politica. Con l'emergenza creata dal recente sisma in Cile, l'intervista ricorda anche la forte eredità religiosa del popolo cileno e le speranze di un futuro migliore affidato alle nuove generazioni.


A più riprese lei, eminenza, ha trasmesso al popolo cileno la solidarietà del Papa in questo difficile momento del post-terremoto:  si è potuto fare un'idea precisa della gravità del sisma e degli aiuti pervenuti alle popolazioni?

Trovandoci tra i due grandi anniversari di Papa Benedetto XVI - il suo compleanno che è il 16 aprile e il quinto anniversario della sua elezione, il 19 aprile - vorrei prima di tutto manifestare il grande affetto, la comunione, la solidarietà del popolo cileno al Pontefice. Ho portato la vicinanza, la cercanía del Papa in tutti gli incontri che ho avuto in questo lungo viaggio in Cile. Ma contemporaneamente, adulti, giovani, comunità di credenti, autorità e popolo cileni mi hanno manifestato un grande amore per il Papa e mi hanno detto di portargli il loro affetto, la preghiera, la riconoscenza, la piena solidarietà per la sua missione, il suo magistero mite, coraggioso e convincente.
Ho potuto constatare purtroppo la gravità del sisma e del maremoto specialmente attorno Concepción e nel centro della capitale Santiago. La prima impressione, veramente toccante, l'ho avuta scendendo con l'aereo e vedendo il ponte crollato, rimasto interrotto a causa del terremoto, per cui la difficoltà delle comunicazioni, le strade dissestate. Nella capitale le costruzioni antisismiche hanno tenuto, anche quelle dei salesiani, mentre a Concepción e dintorni i danni sono evidenti e sono molto gravi. Sono gravi soprattutto per la distruzione delle case, di parte degli impianti di fabbriche con il conseguente blocco della produzione. Poi sono andato in una zona duramente colpita, ancora piena di macerie come Talcahuano, dove abbiamo inaugurato una cappella in segno della volontà di ricostruzione. Lì c'è una popolazione molto povera e provata, che chiedeva l'aiuto della preghiera e manifestava il suo affetto al Papa. Ha inaugurato direi con orgoglio la cappella perché voleva un luogo di preghiera, un luogo di incontro come una delle prime realizzazioni, dopo le distruzioni del terremoto.  Questo  è  un  segno  molto  positivo.

Dai resoconti della stampa internazionale sulla sua visita in Cile risulta che lei è rimasto meravigliato della religiosità popolare e dalla vocazione mariana del popolo cileno. Cosa l'ha colpita di più?

Si vedono dappertutto i segni della religiosità popolare, i santuari dedicati alla Madonna. Ciò che mi ha colpito di più è una bella tradizione cilena, la tradizione del "Quasimodo" che io ho presieduto alla periferia di Santiago. "Quasimodo" richiama la famosa antifona della domenica dopo Pasqua, "quasi modo geniti infantes" è la tradizione di portare la santa comunione ai malati nella prima domenica dopo Pasqua e nel tempo pasquale in generale. Questa volta l'arcivescovo di Santiago ha voluto che andassi io a portare la comunione nella parrocchia della Collina. In quella zona si porta il Santissimo Sacramento nella pisside su un carro coperto, antico, molto ornato, fermandosi accanto alle case dei malati che desiderano ricevere la comunione. Partiamo da una cappella - tutta la gente del posto era sulle strade per ricevere la benedizione del Signore, per cantare le lodi a Gesù presente nell'Eucarestia - scortati da più di 3 mila cavalieri con una sorta di paramenti sacerdotali e con le bandiere del Cile. Tutti a cavallo accompagnavano il sacerdote, in questo caso il segretario di Stato, che portava la santa comunione di luogo in luogo, di villaggio in villaggio. La gente sulle strade si inginocchiava per ricevere la benedizione e tutti cantavano, canti a Gesù Eucarestia e alla Trinità, "Santo, santo, santo, il Signore Dio dell'universo" - ripetevano - e suonando la campanella, da un gruppo di cavalieri all'altro cantavano, in spagnolo naturalmente, "Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo", poi ci fermavamo, ricevevano la comunione, con tutta la famiglia del malato radunata. Quando abbiamo concluso e abbiamo riposto il Santissimo Sacramento in una cappella, c'era ancora moltissima gente sulle strade che ci salutava, al nostro ritorno al centro della capitale. Una bellissima tradizione. La devozione alla Madonna è segnata anche da momenti storici caratteristici, come il momento dell'indipendenza, perché la Madonna ha aiutato nella famosa battaglia dell'indipendenza, vicino a Maipú, lì è stato costruito il santuario come voto dopo la vittoria, per cui la Madonna è venerata come Nostra Signora del Carmen, ma viene chiamata la Generala de las fuerzas armadas. L'immagine, antichissima, della Madonna è coperta con i manti ricamati secondo la tradizione mapuche o altre tradizioni antiche degli autoctoni, molto belle. Lì abbiamo celebrato il centenario dell'istituzione dell'ordinariato militare per l'assistenza pastorale alle forze armate che vengono messe sotto la protezione della Madonna e sono molto stimate dal popolo perché, al di là di episodi particolari, sono persone che hanno un forte senso della solidarietà e della presenza di Dio:  anche adesso, per il terremoto, migliaia e migliaia di soldati - come capita anche in altri Stati colpiti da calamità naturali - si sono prodigati a favore degli aiuti alle popolazioni colpite e si succedono in gruppi di 10 mila militari in questa opera di assistenza, di ricostruzione.

Lei ha incontrato le nuove autorità cilene insediatesi da poco. Il rapporto di rispetto fra Stato e Chiesa, ma anche di collaborazione continuerà e quali sono sfide e priorità più importanti di questo rapporto?

È consuetudine, quando vado in visita ai diversi Paesi, di incontrare sempre anche le autorità politiche. Ho incontrato il presidente della Repubblica, il ministro degli Esteri, altri ministri, sia in momenti di interscambio, sia in colazioni offerte da queste autorità e al santuario di Maipú è venuto il ministro della Difesa e il ministro della Segreteria generale della presidenza della Repubblica. Ho trattato con loro del momento presente dopo il terremoto, con i problemi della ricostruzione non solo delle case, delle fabbriche, ma anche delle chiese perché moltissime chiese - chiese di grande valore storico e artistico - sono state lesionate o gravemente danneggiate. A questo riguardo c'è un progetto di legge; ma è in atto una grande partecipazione della Chiesa nella ricostruzione, un contributo capillare nell'assistenza alle popolazioni colpite attraverso la Caritas cilena, la Caritas Internationalis e molte altre istituzioni, come le Conferenze episcopali, per esempio la Conferenza episcopale italiana, si sono messe naturalmente a disposizione per gli aiuti, con la volontà di curare la realizzazione di progetti specifici di ricostruzione. Quindi, il problema ricostruzione è emerso immediatamente; poi il problema dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa in Cile, rapporti che sono positivi e promettenti. Nella storia del Cile questi rapporti si sono sviluppati positivamente, già dal momento dell'indipendenza; e poi abbiamo rivolto l'attenzione ai rapporti tra il Cile e i Paesi vicini, specialmente con l'Argentina dopo il Trattato di pace:  adesso c'è il grande progetto di scavare un tunnel sotto la cordigliera delle Ande in modo da unire Cile e Argentina. Naturalmente non abbiamo mancato di toccare quei principi fondamentali che stanno a cuore alla Chiesa cattolica e anche alla presidenza cilena, cioè il principio della tutela della vita, della tutela della famiglia, nel suo progetto originale, la tutela anche del principio di libertà di educazione. Il sistema educativo in Cile è bene organizzato e anche le scuole cattoliche che sono convenzionate con lo Stato per il loro progetto educativo, sono molto stimate e sono aiutate finanziariamente dallo Stato, a seconda anche del numero degli alunni, perché rendono un servizio pubblico e godono del favore della popolazione. Poi, il quarto principio, importantissimo, il principio della solidarietà, quindi il principio della tutela del bene comune, coniugando responsabilità e solidarietà.

La sua conferenza sulla presenza della Chiesa e del cattolicesimo nel corso dei due ultimi secoli, offerta nella cornice delle celebrazioni del bicentenario, ha avuto una vasta eco sulla stampa latinoamericana. I latinoamericani - in questo caso, i cileni - come sentono e vivono questo legame, questa presenza?

La presenza della Chiesa è molto sentita in tutta la storia dell'America latina, e soprattutto nella storia del Cile; adesso, in questo momento storico, la presenza della Chiesa è stata vista subito come una presenza fraterna e materna nella gravità delle circostanze vissute dalla popolazione. Però, nella storia del Cile, fin dagli inizi, nella lotta per l'indipendenza, sono stati protagonisti uomini di grande fede e uomini di Chiesa. Dicono:  "La Chiesa ha svolto un ruolo molto importante anche per la conquista dell'indipendenza e per la costruzione del giovane Stato cileno". Non bisogna poi dimenticare che il Cile è stato il primo Paese dell'America latina che ha mandato una missione a Roma e che ha chiesto una missione diplomatica da Roma in Cile. È venuto a Roma un famoso canonico, protagonista anche dell'Indipendenza, il canonico José Ignacio Cienfuegos, e da Roma è stata mandata una missione diplomatica - con molte difficoltà per arrivare lì - guidata da monsignor Muzzi, accompagnato dal giovane monsignor Mastai Ferretti, che fu poi Pio ix. Pio ix non ha mai dimenticato il Cile e ha appoggiato, nonostante le polemiche che sorsero proprio su questa missione di monsignor Muzzi, e difeso i rapporti diplomatici tra Cile e Santa Sede. Questo è un segno positivo fin dall'inizio dell'indipendenza. Poi, è stato apprezzato molto il lavoro educativo del clero, di molte congregazioni e, in modo particolare, del grande Santo sociale cileno:  padre Alberto Hurtado considerato un campione, un pioniere della dottrina sociale della Chiesa, fondatore dei sindacati cristiani. Egli è l'esempio concreto di questa interazione tra Chiesa e società, che ha forgiato il Cile come un Paese maturo, libero, democratico fondato sull'assimilazione della dottrina sociale della Chiesa.

Il Cile registra anche una grande crescita economica. Perché lei ha sottolineato di non dimenticare che al centro dell'economia rimane sempre la persona umana?

Dal punto di vista economico, il Cile è tra i Paesi dell'America latina quello che emerge per una sua robustezza economica. Devo dire che anche gli imprenditori venuti da lontano - imprenditori italiani, croati e di altre nazioni - si sono impiantatati bene in Cile, con grande senso di responsabilità sociale delle imprese. Ecco, questa idea della Caritas in veritate:  responsabilità sociale delle imprese, mi sembra che sia stata presente. Ho avuto un incontro con gli imprenditori, e questo incontro è stato molto positivo anche ai fini della ricostruzione del Cile, perché mi hanno mostrato anche i progetti per la ricostruzione e la volontà di destinare parte dei profitti delle loro aziende - delle miniere, ad esempio - per la ricostruzione. C'è un buon rapporto tra imprenditoria e università, ad esempio con le università cattoliche, che è molto importante perché fa emergere i giovani più dotati di talento e quelli che non possono accedere alle specializzazioni dei gradi superiori:  per questo c'è il sistema delle borse di studio fornite dalle imprese. È un sistema molto produttivo per la formazione dei quadri dirigenti, dei quadri professionali. Il magistero recente di Benedetto XVI, è stata la falsariga che mi ha guidato nei messaggi che ho lasciato alle varie categorie. L'idea della Caritas in veritate è che lo sviluppo dev'essere sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini:  questa è l'idea fondante. Di tutto l'uomo e di tutti gli uomini, quindi senza lasciare da parte nessuno, per quanto sia possibile.

Ricordando la mediazione papale tra Cile e Argentina, lei ha posto in rilievo l'efficacia del dialogo per mantenere la pace tra gli Stati. È un esempio tuttora attuale per conflitti internazionali che durano nel tempo?

È un esempio straordinario, perché come tutti sanno e come è stato ribadito anche nella celebrazione del venticinquesimo, si era giunti sull'orlo della guerra e di una guerra che sarebbe stata devastante per i due Paesi. La guerra è stata evitata - si può dire - all'ultimo, proprio per la mediazione della Chiesa. In situazioni di contrasti tra popoli, molte volte la Chiesa - ho citato anche alcune mediazioni in Africa, durante il primo Sinodo africano - è invitata proprio a mediare tra le fazioni contrapposte e concorrenti, magari all'interno di un medesimo Stato. Però, perché questa mediazione abbia efficacia, è necessaria la scelta di uomini coraggiosi e illuminati da parte della Chiesa - ricordiamo solo il cardinale Samorè e i suoi collaboratori - ma anche da parte degli Stati, perché le delegazioni devono anche essere convinte della possibilità di raggiungere dei risultati e non contrapporre muro contro muro. In ogni caso è il dialogo che vince, come diceva Paolo VI:  non ci sono altre vie, perché vediamo che le altre vie - la via delle armi, la via delle contrapposizioni - non producono frutti.

Lei ha toccato anche il tema dei giovani e della pastorale giovanile. È stato sollecitato anche dal fatto che la diminuzione delle vocazioni sacerdotali e il problema della formazione di giovani leader politici possa interessare le Chiese dell'America latina?

Senza dubbio. L'America latina è un continente giovane, è un continente dove la popolazione giovanile - anche la popolazione minorile - è maggioritaria, e quindi c'è un problema di preparare, di educare all'assunzione di una missione, di un ruolo nella società, oltre che formare solide personalità, fondate su valori profondi umani e cristiani. In America latina c'era nei decenni passati a un boom di vocazioni, ci sono ancora Paesi che certamente possono vantare tante vocazioni allo stato sacerdotale, pensiamo al Messico. Però, in Cile la scarsità di vocazioni si fa sentire anche nelle congregazioni religiose:  quindi è un problema reale. Bisogna quindi formare i giovani a questa assunzione di responsabilità sociale, sia nella dedizione e nella risposta a Cristo che chiama a partecipare alla sua missione di salvezza, sia nella responsabilità nelle congregazioni religiose, negli istituti di vita consacrata con il lavoro stupendo che fanno i diversi istituti di vita consacrata, e sia nella vita sociale, quindi nella preparazione a svolgere compiti di natura specificamente politica. E ho visto che i giovani rispondono. Le università - io ho visitato alcune università cattoliche, l'università cattolica di Santiago, ho incontrato anche il superiore dei gesuiti, ho visitato l'università Raul Silva Henriquez (l'università è tenuta dai salesiani) - svolgono molti corsi di formazione alla dottrina sociale della Chiesa e hanno una risposta decisa, generosa da parte di molti giovani. Ho avuto un incontro con giovani leader impegnati in politica, nella società, nella scuola, impegnati già a livello di collaborazione con i vari ministeri del governo cileno, giovani tra i 22 e i 38 anni, giovani ben motivati religiosamente e formati con la base solida della dottrina sociale della Chiesa. Ho incontrato molti giovani:  ho avuto tre incontri con i giovani, un incontro a Punta Arenas, un incontro a Concepción e un incontro a Santiago - migliaia di giovani, incontri molto interessanti, puntando soprattutto sul tema dell'educazione alla responsabilità. Quindi, io credo che questo sia un tema molto importante, un cammino da percorrere, sia per suscitare risposte positive alla vocazione sacerdotale, sia per suscitare risposte positive al servizio sociale e al servizio al bene comune e all'impegno politico dei giovani. Mi sembra che i giovani diano risposte positive:  magari sono ancora gruppi piccoli, ma molti gruppi in diverse istanze della società cilena.

C'è un problema che non riguarda la Chiesa cilena in particolare, ma un po' la Chiesa universale, in questo momento:  secondo lei, la Chiesa come uscirà dal delicato  problema  degli  abusi  sessuali  del clero?

Mi sembra che in questi giorni, il Papa ci abbia dato una linea molto chiara, una linea di approfondimento dei comportamenti e di grande impegno di fedeltà a Cristo, di lealtà nella propria missione, a seconda della vocazione di ciascuno. Mi sembra che la prima indicazione che il Papa ha confermato ancora nella Cappella Paolina, parlando ai membri della Pontificia Commissione Biblica, è quella della purificazione e della penitenza, per assumere con decisione la propria missione secondo il progetto di Dio. La seconda linea è un coraggioso e forte impegno educativo, perché questo è il campo in cui si formano i fanciulli, i giovani, i formatori e quindi qui bisogna dare dei valori che siano la linfa della vita, dei comportamenti dei giovani e di coloro che si occupano dei giovani. L'impegno educativo, che è sempre stato un vanto per la Chiesa, nella storia della Chiesa, e che in Cile ha avuto grandi protagonisti come il santo sociale Alberto Hurtado, che ha scritto tanto sui problemi educativi, ha fondato una rivista, ha fondato i sindacati cristiani, è una pista da percorrere con serietà, con solidità in modo da costruire le personalità del terzo millennio, forgiate sulla legge evangelica. E poi, la terza linea - siamo alla fine dell'Anno sacerdotale - il rinnovamento della missione sacerdotale. Secondo il progetto di Cristo, che è modello di ogni sacerdote, e secondo i grandi messaggi che il Papa ha dato in questo Anno sacerdotale. Nell'incontro con i sacerdoti e anche nell'incontro con l'episcopato del Cile, mi chiedevano:  come fare a continuare a prendere gli elementi migliori dell'Anno sacerdotale e portarli nella vita, in modo che non si chiuda un ciclo con la chiusura dell'Anno sacerdotale? E questo è proprio l'impegno in cui tutti dobbiamo essere coinvolti, soprattutto per ciò che riguarda i candidati al sacerdozio e i sacerdoti, conformamente alla loro missione. E vorrei concludere con una bella espressione di sant'Alberto Hurtado, che è stato un santo sociale ma molto devoto della Madonna (ricordiamo la devozione mariana del popolo cileno). Egli rivolge questa preghiera alla Madonna, con la quale ho concluso la celebrazione al Santuario di Sant'Alberto Hurtado, e dice:  Maria, mira nos. Si tu nos miras, el Señor nos mirará. Madre mia, mira nos, de tu mano lleva nos muy a cerca de El - del Signore - que aquí queremos morar. Quindi, la cercanía con la Madonna e con il Signore dà sicurezza anche nel compimento della propria missione.



(©L'Osservatore Romano 18 aprile 2010)
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