L'arcivescovo Monteiro de Castro ripropone il messaggio della visita di Benedetto XVI in Portogallo

In ascolto degli altri per contribuire al futuro della società


di Nicola Gori

La visita di Benedetto XVI ha inciso notevolmente nella Chiesa e nella società portoghese. Il richiamo a non assolutizzare il presente, l'appello ai sacerdoti e ai vescovi a dare testimonianza del Vangelo, l'invito ai laici a essere maggiormente presenti nel mondo della cultura e nella politica hanno scosso le coscienze e hanno lasciato un segno tra i credenti. A sottolinearlo in questa intervista al nostro giornale è l'arcivescovo Manuel Monteiro de Castro, segretario della Congregazione per i Vescovi, che era nel seguito papale e ha partecipato a tutti i momenti del viaggio.

Qual è stata la sua esperienza diretta della visita in Portogallo?

Ho visto ovunque un crescendo di partecipazione, dagli inizi fino alla fine. Mi ha impressionato molto l'accoglienza riservata al Papa dai bambini all'aeroporto di Lisbona. È una cosa che di solito non avviene in queste cerimonie ufficiali. È stata una gradita sorpresa per tutti. Devo dire che mi ha molto meravigliato la partecipazione popolare, con gente accorsa dappertutto lungo il tragitto percorso dal Pontefice.

Durante l'incontro del Papa con i vescovi e il clero sono state ribadite alcune verità fondamentali sulla natura del sacerdozio. Quali impressioni ha avuto?

Il Papa ha fatto vedere a tutti noi che è importante la vita di unione con il Signore. Ha rilevato l'importanza di vivere dando testimonianza. L'incontro è stato molto ricco per il contenuto teologico. Ha trattato della natura profonda del sacerdozio e della sua essenza. Il Papa ci ha poi spiegato come con il nostro ministero continuiamo il sacerdozio di Cristo e come il Signore si serva delle nostre mani per portare alla gente la grazia. Noi siamo strumenti di Dio per portare agli uomini il perdono dei peccati e per questo dobbiamo dare una priorità assoluta alla vita spirituale. Il messaggio che Benedetto XVI ci ha lasciato è questo:  rimanere in comunione con il Signore e portare Dio alle persone, alla famiglia e alla società. Per noi portoghesi ciò è quanto mai importante, perché ci ricorda il nostro passato, l'aver portato la conoscenza di Dio ai cinque continenti.

Cosa rappresenta oggi il messaggio di Fátima e quanto ha influito sulla religiosità popolare?

Molte volte la gente pensa che la religiosità popolare sia superficiale; invece, non lo è per niente. È quella che ha dato vita alle nostre missioni in tutto il mondo. Un Paese piccolo come il Portogallo ha inviato missionari in tantissimi Paesi dell'Africa, dell'America del sud e dell'Asia. E il seme gettato dai missionari portoghesi ha fatto crescere varie Chiese.

E per quanto riguarda la società?

Le apparizioni di Fátima rappresentano per il Portogallo un messaggio di speranza e un invito per continuare a fare quello che ha realizzato nel passato. È interessante notare il contesto storico in cui sono avvenute nel 1917 le apparizioni ai tre pastorelli. La Repubblica, proclamata il 5 ottobre 1910, con ideali antimonarchici e antireligiosi, ha fomentato una forte persecuzione contro la Chiesa. Il presidente della Repubblica Afonso Costa, nel discorso tenuto nella città di Braga nel novembre 1911, disse che la religione sarebbe finita in Portogallo entro due generazioni. Era l'atteggiamento del gruppo che si era appropriato del potere, non quello dei portoghesi. Questo è un fatto storico. Un altro fatto storico indubitabile è che tre bambini analfabeti - uno di dieci, uno di nove e uno di sette anni - affermarono di aver visto la Madonna. Essi rifiutavano di sentire ragioni contrarie. La Vergine disse loro che Francesco e Giacinta sarebbero partiti presto per il Cielo e che Lucia, invece, sarebbe rimasta per molto tempo; che il Portogallo non sarebbe entrato in nessuna guerra mondiale; che la Russia si sarebbe convertita. La Madonna annunciò anche le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare la Chiesa. Tutto quello che hanno raccontato i tre bambini si è poi realizzato. Bambini analfabeti, di una delle regioni più povere del Portogallo, a parlare di Russia! E la Russia si proclama ora cristiana ortodossa. Non c'è dubbio che la Vergine Maria con il suo intervento ha cambiato il corso della loro vita, della vita dei loro genitori, di tanta gente del Portogallo e di tutto il mondo.

Cosa si attendevano i portoghesi dalla visita del Papa?

La visita apostolica è stata provvidenziale, perché in questo momento c'è un po' di confusione. Il Papa ha portato un messaggio ai cattolici e anche a quanti non lo sono. Ha rilevato l'importanza della testimonianza per i fedeli. Un cattolico per essere tale deve dare testimonianza della sua fede. Nel 1179, con la bolla Manifesti probatum, Papa Alessandro iii ha riconosciuto don Alfonso Henriques re di Portogallo. La patrona del Paese è da allora l'Immacolata Concezione. La nazione è nata all'ombra della Chiesa. Ma questa presenza cristiana nella vita intellettuale e politica oggi manca in Portogallo. Da quanto ho sentito, il mondo della cultura ha apprezzato molto il discorso del Pontefice, soprattutto quando ha parlato dell'assolutizzazione del presente che conduce al relativismo. Abbiamo bisogno di non dimenticare il passato e di pensare al futuro. Il Papa ha invitato a non chiudersi in se stessi, ma a farsi dono per la società, ad aprirsi e comunicare agli altri ciò che si possiede. Il Papa ha poi parlato dell'importanza del dialogo con le altre religioni. A questo proposito, ha rilevato che dal dialogo possiamo imparare alcune cose anche da religioni diverse, nel senso che l'umanità è sempre fonte di arricchimento. E questo è molto bello. Certamente, il Pontefice ha posto l'accento sulla nostra fede, i nostri valori, i nostri doni che dobbiamo offrire agli altri per migliorare il mondo, ma siamo all'ascolto di tutti e dai quali possiamo anche imparare. Le parole di Benedetto XVI sono state molto efficaci. Hanno fatto rivivere e fortificato l'anima lusitana contro la cultura secolarizzata.



(©L'Osservatore Romano 30 maggio 2010)
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