Al Braccio di Carlo Magno la mostra su Santiago de Compostela e l'arcivescovo Diego Gelmírez

I cammini che unirono l'Europa


di Marta Lago

Un inedito viaggio millenario. Dal 3 giugno al 1º agosto il Braccio di Carlo Magno accoglie la mostra "Compostela e l'Europa. La storia di Diego Gelmírez". Grazie a colui che fu il suo primo arcivescovo (1070?-1140), Santiago divenne un punto di riferimento dell'Europa romanica, fiorì il Camino di Santiago, la cattedrale ricevette il suo maggior impulso, si potenziò l'urbanesimo e si promosse la stesura di testi storici, religiosi e letterari come il Códice Calixtino e la Historia Compostelana. Nel quadro delle attività dell'anno santo 2010, la mostra è organizzata dalla Xunta de Galicia. Docente di storia dell'arte medievale presso l'università autonoma di Barcellona, Manuel Castiñeiras è il curatore della mostra che ha risposto a qualche nostra domanda.

Quali fatti e concetti cerca di comunicare questa mostra?

L'importanza di Santiago de Compostela e del Camino de Santiago nella storia dell'Europa e dell'arte occidentale. Più di novecento anni fa, si cercò di promuovere il pellegrinaggio alla tomba dell'apostolo Giacomo. Il vescovo e la curia compostelana realizzarono viaggi in Francia e in Italia. Si voleva il riconoscimento di una serie di dignità per la Chiesa di Santiago, ma anche un avvicinamento ai monumenti dell'epoca per poter realizzare a Santiago una grande opera, la sua cattedrale. È la traiettoria illustrata dalla mostra. Ed è ciò che conferì a Santiago un posto nella storia dell'arte romanica, dei pellegrinaggi e della Chiesa.

E il viaggio portò all'impresa artistica e architettonica del primo arcivescovo di Santiago de Compostela.

Grazie alla rete di cammini europei di pellegrinaggio, Santiago avrebbe accolto numerosi visitatori dalla fine del xi secolo. Cammini che uniscono anche Santiago all'Europa, e che Diego Gelmírez e il suo seguito utilizzarono per ispirare una costruzione grandiosa non solo a partire da città come Tolosa, da abbazie come Conques o da monasteri come Cluny, ma anche dalla Roma papale. Il viaggio fu motore artistico.

Tutto ciò si concretizza in quella che lei chiama "arte gelmiriana".

Nel senso che se Compostela è entrata nella storia dell'arte è grazie a questo vescovo, una figura all'altezza dei grandi protettori delle arti dell'Europa romanica. Fu un uomo politico, un riformatore nella sua Chiesa, poiché diede impulso agli usi della riforma gregoriana nel nordest della penisola e dimostrò grande lungimiranza. Gelmírez seppe dare la dovuta importanza alla cattedrale e alla storia di Santiago.

La mostra rivive il lungo cammino di Santiago de Compostela dalla periferia al centro del romanico.

La tradizione che parla della tomba dell'apostolo Giacomo il maggiore è molto antica, ma il ritrovamento dei suoi resti avvenne molto più tardi, nel ix secolo, sul fianco di una montagna, in un piccolo borgo. Ciò motivò la costruzione di una prima basilica, molto ridotta; poi di una seconda, sempre dalle piccole dimensioni, nello stesso secolo. Indicava un culto locale per ospitare questa tomba. Gelmírez sapeva che quelle piccole basiliche non convincevano come sede apostolica. In precedenza, il vescovo Diego Peláez aveva avviato il progetto della cattedrale, ma fu esiliato. Gelmírez riprese il piano e gli diede la monumentalità che oggi contempliamo. Alla fine dell'xi secolo, la decisione di realizzare una grande cattedrale prevedeva l'arrivo di un gran numero di pellegrini. Il luogo doveva essere monumentale. Fu allora che Santiago smise di essere  un  punto periferico dell'Europa, un luogo nel finis terrae. La costruzione della cattedrale fu accompagnata da un'intera opera per trasformare Santiago in un centro importante nella politica e nella mappa religiosa del suo tempo. Si voleva che Santiago fosse espressione di un pellegrinaggio importante, all'altezza di Gerusalemme e di Roma; che fosse non solo sede del vescovo, ma anche sede metropolitana, e per ottenere tale dignità Gelmírez si recò a Roma. Infine, Santiago riuscì persino a diventare legazione papale in Spagna in quel periodo.

Cammini europei in una mostra che, fra l'altro, è itinerante.

Il cammino di Santiago non è solo di Santiago de Compostela, ma di tutta l'Europa. È un itinerario culturale europeo. Santiago de Compostela è patrimonio dell'umanità perché è una costruzione europea, non solo locale. Da qui l'idea di una mostra itinerante. Abbiamo cominciato da Parigi, lo scorso marzo, in Cité de l'architecture e du patrimoine-musée des Monuments français. Abbiamo scelto la sede parigina perché il contributo della Francia al cammino di Santiago è importantissimo. Proprio per la Francia passavano le quattro vie principali del Camino:  Turonensis, Lemosina, Podiensis e Tolosana. Inoltre Gelmírez attraversò la Francia per giungere all'abbazia di Cluny, seguendo la sua idea di trasformare Santiago in un grande centro. E ora portiamo la mostra a Roma perché questo fu l'altro obiettivo dei viaggi di Gelmírez. Vi venne due volte:  nel 1100 per essere ordinato suddiacono nella basilica di San Pietro e nel 1105 per cercare di ottenere la nomina ad arcivescovo. Ottenne la concessione del privilegio del pallio mentre la nomina arrivò nel 1120 sotto Callisto ii. Organizzare l'esposizione a Roma mostra l'impresa di Gelmírez e vuole recuperare il cammino attraverso l'Italia, lungo la via Francigena. Gelmírez fu uno dei primi a percorrerla.

Cosa impara Gelmírez dall'Italia?

Prima di tutto, per il riconoscimento di Santiago come grande sede apostolica, deve offrire un'immagine simile a Roma. Così Gelmírez porta a termine una serie di costruzioni a Santiago:  per esempio una piazza, Paradisus, dallo stesso nome dell'atrio presso l'antica basilica di San Pietro. Ordina di decorare il tempio con colonne fasciate, con figure di vendemmiatori, come quelle che vede nella pergola di San Pietro, sull'altare maggiore; allo stesso modo chiede di ornare l'altare maggiore con un grande baldacchino e un frontale e realizza una cappella inferiore - confessio - come quelle che aveva contemplato nelle basiliche romane. In sintesi, dota la cattedrale di Santiago di una serie di strutture che il pellegrino può riconoscere come proprie di una tomba apostolica.

Conferendo però alla struttura un carattere proprio, galiziano, compostelano.

Compostela diviene un grande atelier internazionale dove lavorano artisti di diversi luoghi dell'Europa. Plasmano quest'arte compostelana tipica di una chiesa meta di pellegrinaggio con molte cappelle e una navata laterale per percorrere la basilica senza interrompere il culto. Il grande corridoio circolare dietro l'altare permette inoltre ai pellegrini di accedere alla tomba e di visitare le cappelle della sezione principale. È una sua caratteristica.

L'Europa influisce su Santiago e Santiago riesce a contribuire in modo fondamentale all'arte romanica europea.

Santiago diventa un crogiuolo. Un luogo periferico si trasforma in un centro perché è lì che si costruisce una delle opere più importanti del continente. Molte delle scelte architettoniche fatte in quel luogo, come le facciate monumentali o la decorazione della cattedrale, verranno riprese in strutture presenti  sull'intero  cammino di Santiago.

È una lezione dal linguaggio della pietra:  l'arte è uno strumento di educazione, di formazione.

Per questo, fra le opere esposte in mostra - a parte i magnifici gioielli originali dell'arte romanica europea che forse la comitiva compostelana contemplò nei suoi viaggi - c'è una ricostruzione tridimensionale virtuale di una delle facciate di Gelmírez attraverso descrizioni e opere che sono state conservate. È un modo per evidenziare come l'arte servisse per illustrare i dogmi del cristianesimo e i grandi ideali della gente dell'epoca. Al tempo non c'era differenza fra arte e credo. Il visitatore - anche se non credente - lo potrà apprezzare e assaporare.

Ancora una volta l'Europa attinge alla sua storia e alle sue radici cristiane?

Non si può capire l'Europa di oggi senza guardare all'Europa del passato e agli uomini che fecero tanto per una geografia europea come quella che abbiamo oggi. Santiago e il suo cammino contribuiscono enormemente e sono un modello di dialogo, di conoscenza e di incontro.

Parlando di incontro, ora Roma abbraccia artisticamente Santiago. Un costante cammino di andata e ritorno?

Gelmírez ritorna a Roma. Nella sua vita ci venne due volte. Questa è la terza, quasi novecento anni dopo, per narrare i magnifici effetti dei suoi viaggi precedenti, dalla costruzione della magnifica cattedrale compostelana alla storia millenaria del cammino di Santiago. Un racconto possibile con le opere che abbiamo assemblato per la mostra. E questa permette, da un lato di riscoprire Santiago a Roma, e dall'altro di comprendere l'importanza di Roma nella storia dell'arte occidentale europea, anche per Santiago. In questo dialogo, nella mostra si rende omaggio alla Roma eterna che ha offerto modelli e ha ispirato artisti, non solo nel rinascimento e nel barocco, come si è soliti pensare. Anche nell'epoca medievale Roma fu una meta obbligata per chiunque volesse realizzare una grande opera.



(©L'Osservatore Romano 31 maggio - 1 giugno 2010)
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