A colloquio con l'arcivescovo Nikola Eterovic

Le comunità locali
nella preparazione del Sinodo


di Mario Ponzi

Quaranta pagine suddivise in tre capitoli e quattordici sottotitoli che seguono punto dopo punto lo schema dei Lineamenta, arricchito dalle risposte e dalle proposte richieste ai duecento rappresentanti della comunità ecclesiale del Medio Oriente cui sono stati inviati. È il testo dell'Instrumentum laboris per la celebrazione dell'assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Il Papa lo consegnerà domenica prossima, 6 giugno, ai sette patriarchi, ai due presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche dell'Iraq e della Turchia in rappresentanza delle Chiese in Medio Oriente, oltreché ai cardinali Kasper, Sandri e Tauran. La consegna avverrà al termine della messa che Benedetto XVI celebrerà a Nicosia nell'ultima giornata del suo viaggio apostolico a Cipro. Ne abbiamo parlato con l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi.

Qual è il significato del nuovo stile inaugurato dal Papa nel consegnare personalmente l'Instrumentum laboris durante i suoi viaggi apostolici?

È un chiaro segno dell'attenzione che egli riserva alla collegialità episcopale, della quale il Sinodo è strumento privilegiato. Ne è il presidente, ne segue in prima persona i preparativi, partecipa attivamente ai lavori. Anche per questo il Sinodo si volge in Vaticano. Il Papa però consegnando l'Instrumentum laboris di volta in volta in Paesi rappresentativi intende dimostrare il suo rispetto per i vescovi di tutto il mondo. È anche un riconoscimento per il fattivo contributo che i vescovi locali hanno dato e danno per la stesura dell'Instrumentum laboris.

Perché è stata scelta l'isola di Cipro per la consegna?

Il Papa è stato in Turchia, in Giordania, in Israele e nei Territori Palestinesi, tutti Paesi estremamente rappresentativi della situazione del Medio Oriente. Avendo convocato l'assemblea speciale ha voluto cogliere l'occasione della programmata visita a Cipro per consegnare l'Instrumentum laboris ai vescovi del Medio Oriente.

A chi sono stati inviati i Lineamenta?

Ne abbiamo spediti circa duecento. Innanzitutto ai rappresentanti delle diverse Chiese cattoliche d'Oriente, alle conferenze episcopali, a molte comunità religiose. Prima di Pasqua avevamo già ricevuto le risposte di tutti. Ci sono stati molti vescovi e molti religiosi che hanno voluto rispondere anche singolarmente. È stato un contributo eccezionale che lascia intuire quanta attesa vi sia per questo evento. Non a caso hanno tutti assicurato la preghiera personale e comunitaria per il buon esito dell'assemblea. È una testimonianza molto importante perché significa che su questa assemblea si concentrerà sicuramente tanta energia positiva. La situazione in questa parte di mondo è molto difficile per i cristiani. I vescovi hanno messo a nudo, nelle loro risposte, i dolori e le sofferenze che segnano la vita delle loro comunità. Questioni che determinano la pesante situazione di instabilità che grava su tutta la regione, per allargarsi poi pericolosamente sul resto del mondo. Si capisce allora sino in fondo l'importanza dell'assemblea convocata da Benedetto XVI. Anche se nessuno si aspetta soluzioni a tutta la questione mediorientale se non altro ne verranno indicazioni alla comunità cattolica, ma certamente possibili per tutti gli uomini di buona volontà.

Dalle risposte è possibile avere un quadro della Chiesa in Medio Oriente?

Una cosa va prima di tutto segnalata. La totalità dei patriarchi, dei vescovi, dei religiosi e delle religiose che hanno risposto concordano sulla felice intuizione del Papa nel proporre per l'assemblea il tema "La Chiesa cattolica nel Medio Oriente:  comunione e testimonianza". Consente, secondo le opinioni espresse, di riflettere su una realtà concreta ma è anche un richiamo alla comunione e alla testimonianza. Due momenti essenziali per la Chiesa in questa parte di mondo. Il Sinodo sarà anche occasione per riflettere insieme sull'effettività della comunione. Si tratta di Chiese sui iuris, cattoliche, dunque in comunione tra di loro e con il Papa, il capo visibile. Dovremo riflettere sull'arricchimento reciproco in uno scambio di doni che porti all'effettiva collaborazione per la promozione del bene comune, coinvolgendo anche le altre Chiese. Quanto alla testimonianza ci auguriamo che dal Sinodo risalti la necessità della presenza cattolica in queste terre d'oriente, come elemento fondamentale per la missione della Chiesa.

Quali sono le situazioni più critiche denunciate?

Ciò che causa maggiori sofferenze è l'emigrazione dei cristiani. È un problema che si ripropone da tanto tempo ma che in questo ultimo periodo sta assumendo dimensioni che non esitiamo a definire drammatiche. Legata a questo fenomeno c'è poi la delicata questione dei rapporti con le altre religioni, islam e ebraismo in particolare. Molte volte i cristiani soffrono per questioni essenziali per la loro vita sociale, spesso oggetto di vere e proprie discriminazioni. Alcuni vescovi per esempio denunciano pressioni esercitate nei confronti di cristiani che chiedono un lavoro:  gli è assicurato solo se accettano di cambiare religione. È una grave forma di proselitismo. Le comunità che si trovano in condizioni di minoranza assoluta corrono così un grave pericolo di sopravvivenza.

I fedeli delle altre Chiese hanno percezione della presenza dei cristiani?

Hanno tutti un'ottima impressione. Li stimano, li apprezzano per il contributo che danno con le loro opere sociali, e il più delle volte non solo non giustificano ma neppure riescono a spiegarsi il perché delle esplosioni di violenza estremista contro i cristiani. Numerose risposte evidenziano discrete manifestazioni di solidarietà in questi casi. Altri informano di tanti gesti di solidarietà accompagnati dall'auspicio del normalizzarsi della situazione per consentire il ritorno di quanti emigrano.

A cosa è dovuto secondo lei?

Credo che in gran parte sia dovuto al fatto che i cristiani rappresentano comunque un elemento di moderazione nel confronto tra gli estremismi ebraici e islamici. Del resto è il messaggio del Vangelo:  "Chiedere perdono e perdonare". Potrebbe essere la soluzione ai tanti problemi che devastano questa area. Per uscire dal circolo vizioso che scuote la regione è necessario rispettare la giustizia, ma bisogna anche essere pronti a perdonare e a chiedere perdono per riconciliarsi e costruire un futuro migliore nel quale ciascuno potrà dare il proprio contributo. Sono convinto che la pace e la stabilità di questa parte di mondo hanno bisogno dell'armonia tra le religioni.

La crisi vissuta in questo periodo dalla Chiesa in Occidente ha avuto riscontri o riflessi nelle risposte pervenute?

Quella nel Medio Oriente è una Chiesa in sofferenza per tanti motivi. Soffre per le persecuzioni, soffre per le discriminazioni, soffre per la continua emorragia di fedeli. È impegnata in un'opera di testimonianza cristiana che comporta anche immensi sacrifici. È in continuo dialogo con le altre religioni per trovare strade comuni che possano condurre alla pace e alla convivenza. Sperimenta la grandezza del Vangelo e resiste fin quando è possibile sino allo stremo. È una Chiesa forte della consapevolezza di dover assicurare la sua presenza affinché la Terra Santa non si riduca semplicemente a un luogo archeologico da visitare per curiosità, ma privo di vita.



(©L'Osservatore Romano 3 giugno 2010)
[Index] [Top][Home]