Il cardinale Leonardo Sandri sul recente viaggio apostolico del Papa a Cipro

Un gesto significativo
per le Chiese cattoliche d'Oriente


di Mario Ponzi

Una gioia grande per Chiese piccole, ma soprattutto un'iniezione di fiducia e di coraggio per superare sofferenze ataviche. È la lettura del recente viaggio apostolico di Benedetto XVI a Cipro offerta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. In questa intervista al nostro giornale il cardinale parla dell'esperienza vissuta accanto al Papa in questa occasione, dell'impatto che la presenza del Papa ha avuto sulla vita e sulla missione delle Chiese cattoliche del Medio Oriente e dell'impegno che lo attende quale presidente delegato della prossima assemblea speciale del Sinodo dei vescovi.

Quale esperienza ha vissuto nel cuore delle Chiese mediorientali accanto al Papa?

Come accade ogni volta che mi è dato di ritrovarmi accanto al Papa mentre incontra le Chiese orientali, ho avvertito l'impulso che Egli sa offrire al rinnovamento nella vita di queste Chiese. Ed esse manifestano la gioia di poter riprendere il cammino con maggiore vigore grazie al contatto con il Papa. Sappiamo bene quanto ognuna di queste Chiese abbia bisogno di appoggio e di sostegno. Siamo piccole Chiese, noi Chiese orientali; viviamo in contesti difficili, circondati da maggioranze musulmane o di altre confessioni religiose; spesso siamo discriminate e a volte perseguitate; condividiamo questa condizione con altre Chiese cristiane. Abbiamo perciò bisogno di sentire la vicinanza del Papa. Credo che Benedetto XVI abbia mostrato quanto apprezzi e comprenda queste Chiese. Del resto tutto il suo grande magistero è imbevuto della tradizione delle Chiese orientali, della loro disciplina e teologia, dei padri orientali, dei concili ecumenici. Ecco perché esse desiderino così fortemente la vicinanza del Papa:  riconoscono la voce paterna del Vescovo di Roma perché ha il tono dell'Oriente cristiano.

Durante questo viaggio il Papa ha posto un accento particolare sulle sofferenze patite da queste Chiese, non solo nel corso della loro lunga storia ma anche ai nostri giorni.

Il Papa ha ben presenti queste sofferenze e non a caso ha voluto radicarle nella Croce. Nella chiesa della Santa Croce ne ha parlato approfonditamente e ha invitato a guardare a quel sacro legno come centro della vita cristiana, in tutto il suo splendore nel mistero redentivo di Cristo che ci ha portato con sé nel cammino della redenzione. Un cammino, ha detto il Papa, che dobbiamo condividere. Non si potrebbe capire la vita delle Chiese orientali, che è visitata dalla sofferenza, se non ci fosse la luce della croce di Cristo. Sarebbe per loro e per noi un cammino incomprensibile.

Quale impatto può aver avuto sulla vita di queste Chiese l'assassinio di monsignor Padovese?

È stato certamente uno shock, direi, esistenziale. In Turchia la Chiesa è costituita da una minoranza tra le minoranze. Monsignor Padovese, vicario apostolico per l'Anatolia, svolgeva la sua missione aiutato da pochi sacerdoti. Il suo assassinio ha inferto un colpo tremendo alla vita di quella piccola comunità. Siamo tutti profondamente costernati e profondamente addolorati. Forti nella fede osiamo sperare che, come il chicco di grano che morendo dà vita a una ricca messe, il sacrificio di monsignor Padovese sia l'inizio di una nuova e più ricca stagione per le Chiese dell'Oriente. E che per la Turchia sia impegno nuovo nella realizzazione di un clima di convivenza tra cristiani e musulmani e di maggiore libertà per la Chiesa. Confidando nel Signore, abbiamo la speranza che ciò possa compiersi.

Domenica  a  Nicosia  lei  ha  ricevuto, come gli altri padri della Chiesa mediorientale, l'Instrumentum laboris per la prossima assemblea speciale del Sinodo. Cosa ne farà già da domani, essendo lei, tra l'altro, uno dei tre presidenti delegati?

Comincerò a immergermi in tutte le problematiche che esso propone e racchiude come in uno scrigno prezioso di indicazioni. Cercherò soprattutto il modo giusto per pormi in ascolto dei padri orientali per capire ancor di più la voce di quelle Chiese particolari, entrando nel fondo della loro anima. Esse si trovano al confine di un mondo senza pace, che provoca sofferenze ai popoli della regione, all'umanità intera e alla Chiesa universale. Il testo aiuta a scoprire gli elementi di speranza che le sostengono e ad apprendere la condivisione delle loro sofferenze ma anche delle gioie che nascono dallo stare insieme, dal ritrovarsi insieme e scoprirsi parte integrante dell'unica Chiesa di Cristo. Mi auguro veramente che questo Sinodo porti abbondanti frutti di pace. E rappresenti l'occasione propizia per riaffermare la necessità della presenza dei cristiani in Medio Oriente, a cominciare dalla Terra Santa, che non sarebbe se stessa se non ci fossero i cristiani.

Sono tanti gli ostacoli da superare e non tutti di carattere religioso. Cosa ha provato per esempio davanti al muro che divide in due Nicosia?

Sono tornato con il pensiero al muro che delimita i territori palestinesi e a tutti i muri, visibili e non visibili, che separano l'uomo dall'uomo. Provocano tutti grandi sofferenze. Cristo con la sua morte ha abbattuto tutti i muri eretti dal peccato. Ma l'uomo ne ha costruiti altri, di nuovo. Ecco da dove nasce il nostro dolore profondo. Cristo ha portato nel mondo la "vera" libertà per tutti e noi siamo stati capaci di rinnegarla. Niente muri ma "vera" libertà per tutti, nel vicendevole rispetto, e unione tra gli uomini e tra i popoli. Ecco ciò di cui c'è più bisogno in Medio Oriente oggi.

Cos'è che in questa sua esperienza accanto al Papa a Cipro l'ha colpita in modo particolare?

Mi ha colpito soprattutto la partecipazione personale del Papa alla gioia manifestatagli da tutti. Dai latini, dai maroniti, dagli armeni ma anche da quanti cattolici non sono. Mi è sembrato che ovunque lo abbiano accolto come un padre. È impressa in me l'emozione che il Papa comunicava, in ogni suo gesto, mentre cercava di farsi vicino con tutto il cuore alle Chiese cattoliche orientali, ai loro fedeli, ai loro popoli e a quanti ho visto piangere perché accarezzava i loro bambini, sfiorando i loro volti. Sono rimasto toccato interiormente dalla riconoscente accoglienza che le parole del Papa ricevevano ovunque, anche perché le esprimeva con pacatezza e delicatezza, specialmente quando reclamava il diritto alla pace e alla giustizia per tutti.

Quale messaggio hanno recepito i sacerdoti delle chiese orientali?

Certamente hanno compreso l'ennesimo forte richiamo del Papa a essere testimoni di Cristo nella vita sacerdotale. Un impegno ancor più grande alla luce dell'Anno sacerdotale che abbiamo vissuto:  quello di essere veramente "sale della terra e luce del mondo".

Come hanno vissuto i sacerdoti delle Chiese orientali questo periodo difficile vissuto dalla Chiesa universale a causa del cattivo comportamento proprio di alcuni sacerdoti?

L'hanno vissuto con tanta sofferenza, come tutto il resto della Chiesa. L'augurio è che anche questo tipo di sofferenza si trasformi in ulteriore impegno di conversione personale, in un invito a realizzare una vita sacerdotale santa per essere realmente testimoni del Vangelo.



(©L'Osservatore Romano 12 giugno 2010)
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