A padre George Coyne il Premio internazionale alla Libertà 2010

Dall'Arizona con passione


di Elisabetta Galeffi

"Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; e allora, perché fede e ragione devono avere paura l'una dell'altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio?". La frase di George Coyne, gesuita e uno dei pionieri nel campo della polarimetria astronomica, è la sintesi perfetta delle parole pronunciate da Papa Ratzinger. La libertà intellettuale della pluriennale attività scientifica di padre Coyne, per ventotto anni presidente della Specola Vaticana, è stata riconosciuta con il Premio internazionale alla Libertà 2010, a lui assegnato dalla Associazione "Società libera", organismo fondato nel 2003 da esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, del giornalismo e dell'editoria italiana, con la missione di approfondire e promuovere i valori liberali nella società.
Premiati a Lucca assieme a padre Coyne, anche il giornalista Ettore Mo, il fotografo siciliano Scianna, Gabriella Battaini Dragoni per la promozione del dialogo interculturale nelle istituzioni europee. Un premio speciale è stato consegnato alla portavoce del popolo Uiguro, Rebiya Kadeer.
Padre Coyne, ormai tornato pressoché stabilmente in Arizona a dirigere gli Arizona Observatories e la sezione operativa della Specola Vaticana, la cui attività di ricerca è stata recentemente potenziata dall'installazione sul monte Graham di uno dei più grandi telescopi esistenti, ci ha concesso una breve intervista.

È vero che anche i potentissimi telescopi moderni hanno bisogno di particolari condizioni ambientali per poter studiare adeguatamente l'universo?

Serve un luogo dove ci siano omogeneità di paesaggio, montagne non troppo alte e centri abitati distanti. L'inquinamento luminoso è il peggior nemico delle nostre ricerche. Prima la California, con gli osservatori di Pasadena era un luogo ideale per gli studi, ma con l'espansione delle grandi città certi centri sono divenuti secondari. Direi che oggi il cielo si può guardare solo dal deserto dell'Arizona, dal nord del Cile e dalle isole Hawaii.

Il Papa insiste su un rapporto stretto tra scienza e fede.

Penso che la scienza non ci dica niente riguardo a Dio. Ma Dio è nella natura e, per chi crede, è facile vederlo. Il dinamismo dell'universo è sempre stato per me una prova della fantasia e dell'esistenza di Dio. L'universo è dinamico fin dai suoi inizi, dalla sua chimica e io vedo in questo un potere creativo. Ma il cielo lo possono guardare e studiare tutti. La fede è un dono.

Da Lucca un riconoscimento a tanti anni di studi.

Perché abbiano dato a me il premio non lo so. Ho sempre avuto la massima libertà di ricerca, anzi:  tutti i Papi miei datori di lavoro, non solo non hanno mai ostacolato le mie ricerche, ma le hanno incoraggiate e sovvenzionate. L'Osservatorio di Castel Gandolfo aiuta molti giovani a fare i primi passi nel mondo degli studi di astronomia. L'astronomia è stata per me una passione grandissima, non ho mai neppure pensato che fosse un lavoro. Un premio per le mie ricerche? Per avermi lasciato vivere pienamente la mia passione? Mi sembra quasi un'esagerazione.



(©L'Osservatore Romano 2 luglio 2010)
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