In attesa della visita di Benedetto XVI Santiago de Compostela celebra l'Anno giubilare

Nell'abbraccio al successore di Pietro la gratitudine di un popolo


di Marta Lago

L'abbraccio millenario all'apostolo Giacomo si concentrerà domenica 25 luglio - festa del patrono di Spagna - in terra galiziana, fulcro dell'evangelizzazione d'Europa e del mondo. Braccia che già si tendono verso Benedetto XVI, a poco più di tre mesi dalla sua visita a Santiago de Compostela, la prima di un Papa per onorare l'apostolo nel suo Anno giubilare. Ce parla in questa intervista al nostro giornale il delegato episcopale e coordinatore generale diocesano per la visita apostolica che compirà il Papa, monsignor Salvador Domato Bua.

La celebrazione dell'apostolo Giacomo a Compostela è quest'anno straordinaria sia per la ricorrenza dell'Anno giubilare sia per la visita di Benedetto XVI. Si sta vivendo questo periodo come tempo di conversione?

L'Anno giubilare si celebra ogni volta che la festa dell'apostolo Giacomo coincide con la domenica. Pertanto la sua cadenza non è fissa. Di fatto il prossimo si terrà fra undici anni. Tradizionalmente l'Anno santo giacobeo veniva chiamato, e si continua a chiamare - anche se l'espressione oggi si usa meno - anno della "grande perdonanza", vale a dire che si vuole sottolineare l'aspetto dell'incontro con Dio e il profilo penitenziale che l'Anno santo ha. Una delle cose che più richiama l'attenzione in questo momento è il gran numero di persone che, a Santiago di Compostela, a motivo dell'Anno santo, si avvicinano al sacramento della riconciliazione. In realtà ciò richiama moltissimo l'attenzione. Il capitolo della cattedrale si sta impegnando a fondo affinché vi siano sufficienti confessori nelle diverse lingue e anche affinché sia un tempo in cui effettivamente le persone possano incontrare il Signore. Ciononostante, non smette di sorprendere il fatto che, quando ai pellegrini - che proprio in questo momento sembrano come un fiume in piena - viene chiesto cosa sentono nel percorrere il cammino, essi sono soliti rispondere che incontrano se stessi. Ciò è positivo ma cerchiamo di aggiungere che l'incontro con se stessi deve  portare  all'incontro  con il Signore.

Un novendiale, affidato a nove pastori, è stato il preludio alla grande festa di domenica, piena di gesti significativi.

E c'è anche un altro aspetto rilevante. Da poco tempo sono stati ripristinati i vespri solenni. Sono bellissimi nel contenuto e nella forma:  sono i vespri dell'apostolo con testi attentamente scelti e curati:  canta il coro della cattedrale, suona l'orchestra, si utilizza il gregoriano, i canonici indossano bei mantelli del XVI secolo, quelli della regina Isabella. Tutto sottolinea la solennità della festa. La processione del Patronato dell'apostolo Giacomo è stata inserita all'inizio della messa stazionale:  esce dalla porta della cattedrale nella Fachada de las Platerías, l'ingresso avviene attraverso la porta principale, nella Fachada del Obradoiro. Si cantano le litanie e poi inizia immediatamente la messa solenne. Nel corso della celebrazione eucaristica ha luogo l'Offerta nazionale di Spagna, che quest'anno farà personalmente Sua Maestà il Re. È anche caratteristico durante la messa di Santiago de Compostela il volo del botafumeiro e il suono delle chirimías, strumenti medievali che sono stati conservati nella cattedrale fino ai giorni nostri.

In cosa consiste l'Offerta nazionale? Qual è il suo significato?

L'offerta è stata istituita più di cinque secoli fa. Esprime il sentimento di gratitudine della nazione spagnola a Giacomo per la protezione che l'apostolo ha sempre offerto, fin dai tempi della riconquista, alla patria, ai figli di questa terra. Nell'atto anticamente si offriva una somma di denaro, qualche oggetto artistico o un determinato ricordo per la cattedrale. Non si fa più. Il Re - o chi per lui - è solito elevare un'invocazione al santo patrono.

Il 25 luglio Santiago de Compostela ha in pratica l'opportunità di fare una "prova generale" della visita del Papa.

Sì. Ma ci sarà anche un altro momento di prova:  il pellegrinaggio e l'incontro dei giovani (Pej 2010) che, dal 5 all'8 agosto, radunerà da quindicimila a ventimila giovani nella città. Ci darà in un certo senso una misura della visita papale.

Come si stanno preparando i giovani alla visita di Benedetto XVI?

In questo momento, insieme ai responsabili della pastorale giovanile, sono concentrati sull'imminente Pej. I giovani però sanno che abbiamo bisogno di loro, che li amiamo, e chiediamo loro che partecipino anche alla giornata del Papa. Per noi i giovani sono la priorità. Santiago di Compostela è un punto di riferimento per la gioventù cattolica della Spagna e dell'Europa - e anche di altri luoghi -, dalla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) del 1989. Mi commuovo ancora, dopo vent'anni, quando in giro per il mondo incontro regolarmente persone che dicono:  "Io ero a Santiago per la Gmg". Ciò riempie di gioia il cuore di chi ha avuto la responsabilità di prepararla. E c'è un'altra constatazione da fare molto importante:  ho incontrato anche molti religiosi e sacerdoti che mi hanno confessato che in quella Gmg hanno trovato l'impulso finale per la loro attuale vita di consacrazione al Signore.

Il 6 novembre, nella sua visita di circa otto ore, Benedetto XVI si recherà nella cattedrale di Compostela, pregherà dinanzi alla tomba di Giacomo, varcherà la Porta Santa, darà il tradizionale abbraccio all'apostolo, incontrerà malati, bambini e anziani, presiederà l'Eucaristia nella piazza dell'Obradoiro. Dunque sarà un pellegrino fra i pellegrini.

Di fatto non stiamo parlando di un viaggio ma di un pellegrinaggio. E abbiamo scelto il seguente motto per la visita di Benedetto XVI:  "Pellegrino della fede, testimone di Cristo risorto". Esso riassume in qualche modo il senso che desideriamo dare a questo pellegrinaggio e credo che ciò non sia estraneo alla volontà del Papa, tenendo anche conto di quanto ha scritto, insegnato e predicato sull'Europa e sulle sue radici cristiane. È stata molto ripetuta la famosa frase:  "L'Europa si fece pellegrinando a Compostela". In realtà ci onora profondamente che l'unità europea si sia formata attorno al cammino di Santiago, e non vorremmo perdere questa dimensione. Stiamo lavorando alla preparazione del pellegrinaggio papale consapevoli che questa presenza così breve - e senza dubbio già da ora tanto feconda - di Benedetto XVI fra noi darà ai cattolici, e alle persone di buona volontà, sicurezza nella fede, costanza nella speranza, coraggio nella carità. Nutriamo cioè la ferma convinzione che lascerà un'impronta molto profonda. Teniamo conto che si tratta della terza visita di un Papa a Santiago de Compostela. Pertanto la nostra gente ha già confidenza con un evento di questo genere. Ma la verità è che uno non si abitua mai a questo contatto e all'impatto, nella vita cristiana, di una visita del Pontefice.

Lei ha detto che la prossima visita di Benedetto XVI già si sta dimostrando feconda. In che senso?

È la terza visita papale che preparo a Santiago di Compostela in qualità di coordinatore diocesano generale. E ho l'impressione che l'opinione pubblica non sia mai stata così piena di aspettative dinanzi a una simile visita come in questa occasione. Nel 1982 la visita di Giovanni Paolo II è stata una novità. La seconda volta ha suscitato molto interesse con il raduno dei giovani, in quanto si celebrava la quarta Gmg - che in realtà fu la prima in quanto all'attuale schema d'incontro. Ora percepisco invece una gioia particolare:  è come se questo popolo avesse bisogno di un'iniezione di ottimismo e pensasse effettivamente che possa giungere dalla mano del Papa. Questa è la mia impressione.

Il programma della prossima visita presenta difficoltà particolari?

Certamente, perché la celebrazione della messa in uno spazio ridotto come la piazza dell'Obradoiro di Santiago de Compostela pone non poche difficoltà logistiche. Ma le risolveremo con la buona volontà e con la collaborazione dei fedeli. Sistemeremo la gente nelle vicinanze, istalleremo schermi giganti e creeremo spazi lungo l'itinerario compiuto dal Papa, in modo da potergli essere più vicini. Incontrare il Papa lungo il cammino è molto di più che vederlo semplicemente. Si tratta di percepire la sua presenza. È quello che cercheremo di fare.

Dal punto di vista organizzativo, come procedono i lavori?

Con grande impegno e diligenza. Proprio perché vogliamo far sì che le persone possano stare vicino al Papa. A volte non è facile coniugare le esigenze di sicurezza con questa vicinanza dei fedeli al Pontefice. Per quanto riguarda altri dettagli le posso dire per esempio che per la distribuzione dell'Eucaristia sono state già fabbricate cinquecento pissidi, molto belle, per la celebrazione. Sono di creta smaltata, opera di un laboratorio galiziano.

Il Papa abbraccerà l'apostolo Giacomo e Santiago de Compostela abbraccerà il Papa. Come prevede questo momento?

Sarà un abbraccio di affetto, di gratitudine, di gioia, di speranza e di amore.

Offrirete a Benedetto XVI il mantello del pellegrino?

Lo abbiamo offerto, come tutti ricorderanno, a Giovanni Paolo II nel 1989. Allora egli compì un pellegrinaggio simbolico verso la cattedrale. Questa volta non sarà così. Abbiamo quindi pensato questa volta di non offrire al Papa questo tipo di simboli materiali del pellegrinaggio.

L'arcidiocesi mostrerà sicuramente al Papa il suo affetto anche con dei doni. Di che tipo?

Mani abili di orafi sono già al lavoro. L'oreficeria compostelana gode di una lunga e importante tradizione. Verrà offerto anche un contributo per le opere di carità del Papa. Senza dimenticare poi la medaglia commemorativa della visita.

La festa dell'apostolo Giacomo si celebra pochi giorni dopo il ii Incontro dei vescovi francesi e spagnoli del Cammino di Santiago. Si tratta di un ulteriore segno della sollecitudine dei pastori verso i fedeli?

Certamente sì. A iniziare dall'arcivescovo di Santiago de Compostela, monsignor Julián Barrio Barrio, così attento all'Anno santo giacobeo che quasi ogni giorno celebra personalmente, nella cattedrale, la messa del pellegrino. Anche la riunione dei vescovi del cammino francese con quelli del cammino spagnolo ha avuto un'enorme importanza, in quanto è stata un'occasione per riflettere insieme sulle prospettive di una nuova evangelizzazione dell'Europa, che ne ha così tanto bisogno. È molto importante, perché il cammino di Santiago è uno strumento formidabile di evangelizzazione.



(©L'Osservatore Romano 25 luglio 2010)
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