La patrona di Catania secondo Pietrangelo Buttafuoco, Luigi Maina e Marco Samà

Agata casta diva


di Silvia Guidi

"Anche quest'anno Catania s'allicchittau, si è fatta bella per lei" sorride il pittore Marco Samà parlando dei festeggiamenti per la patrona in corso in questi giorni. Il modo migliore per capire cosa sono veramente è chiedere a chi vive da sempre a Catania, come Samà o Luigi Maina, lo storico cerimoniere delle feste dedicate alla "santuzza", o a chi si sente catanese di adozione, come lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, nato ad Agira ma da anni presidente del Teatro Stabile della città etnea.

Cosa si festeggia in questi giorni a Catania?

(Samà) "Il 17 agosto facciamo memoria dell'884esimo anniversario del ritorno in patria delle reliquie da Costantinopoli. La cosa più bella però è partecipare alla festa grande, a febbraio. In quei giorni, che siamo nella settimana di sant'Agata lo si capisce dal fruscio della cera sotto le ruote, per strada. E dagli schizzi gialli, ocra, arancione che colano come fregi barocchi sui copricapi neri e le vesti bianche di chi veste il sacco, l'abito devozionale. In quei giorni Catania ha una luce speciale, la luce calda di migliaia di candele accese. Il bianco e nero dei palazzi antichi fa risaltare i colori del corteo, in certi punti del centro sembra una capitale del nord, come se fosse costruita in ardesia e pietra chiara, e non con la lava dell'Etna.

Una settimana di festeggiamenti ininterrotti.

(Maina) "La notte bianca che va di moda in tante città per noi non è una novità; la facciamo da sempre durante la processione. L'importante è non chiamarlo folclore.

Guai a scambiarla per una manifestazione per turisti, ci tengono a precisare i catanesi.

(Samà) O, peggio, bollarla come un caso di isteria collettiva - anche questo mi è capitato di leggere sui giornali - perché è la cronaca di una vittoria, un trionfo nel senso latino del termine, un corteo che celebra un successo in battaglia. Lo scopo è ricordare che la crudeltà del potere, di qualsiasi potere, non ha l'ultima parola sulla vita degli uomini quando questa poggia sulla Vita con la v maiuscola.

Tra le immagini più famose della santa c'è un quadro di Tiepolo:  sant'Agata, in una rara versione bruna, molto pallida, semisvenuta, sostenuta da un'ancella.

(Samà) Un'immagine cruda che descrive bene l'accanimento sadico del potere quando distrugge quello che non riesce a capire, a misurare, a possedere, o anche solo a inquadrare nei suoi progetti. Un potere atterrito da una tranquillità di cui non conosce l'origine, come il governatore Quinziano di fronte ad Agata. Anche i santi hanno paura, ma si appoggiano a una Presenza più potente del male; per questo la testimonianza di questa ragazza coincide con la speranza di una città intera.

Che si ferma completamente per festeggiarla.

(Maina) Per noi ascoltare il canto delle suore di clausura di via dei Cruciferi all'alba, o toccare il cordone bianco del fercolo è entrare in contatto con un qualcosa che è stato materialmente investito dalla Grazia divina ed essere parte di quel trionfo; è come essere fisicamente trascinati dentro quell'evento, una vittoria che è costata la vita a una ragazza di vent'anni.
(Buttafuoco) Per la città è un appuntamento più importante del Natale; durante la Messa dell'Aurora tutta la città si stringe intorno all'altare della Cattedrale. È una festa religiosa nel senso completo del termine. Catania era già predisposta a questa tradizione dall'antichissimo culto di Iside; non a caso il busto reliquiario di Agata ricorda l'iconografia delle statue egizie. Il rito ha nessi con la storia ma anche con la collocazione geografica della città:  il Velo della santa è il baluardo contro la forza distruttiva del male come storicamente è stato una difesa dalla lava durante le eruzioni del vulcano.
(Maina) È una manifestazione di fede che nessuna forza politica è mai riuscita a imbrigliare, neanche nei momenti più bui della storia.
(Buttafuoco) Ogni anno si torna a parlare di infiltrazione mafiosa, ma è solo una reiterazione declamatoria. Se qualcuno nel corteo si mette a fare troppo lo sbruffone ci pensa don Alfio Spampinato (un sacerdote ex parà ed ex soldato della Legione Straniera, n.d.r.) a richiamarlo all'ordine.

"Rosalia, Agata e Lucia sono le padrone di casa della Sicilia" scrive Buttafuoco nel suo ultimo libro; anche un possibile antidoto alla "mostrificazione" in atto dell'ideale femminile?

(Buttafuoco) La donna ha una grande potenza sacrale, iconica, archetipa. Non solo le grandi figure della tradizione, anche la donna contemporanea; la mia non è un'operazione nostalgia. Il sentimento ha una radice spirituale e quello di cui ci siamo privati è proprio questo:  l'elemento che aveva fatto cantare i poeti. Ci siamo persi nella trappola della chiacchiera e abbiamo dimenticato di far cantare il cuore.
(Samà) "C'è molto in gioco, e qualcosa che ci tocca tutti da vicino. Siamo immersi nella mentalità "niente ha valore e tutto ha un prezzo" e vediamo tutti i giorni in tv o in edicola la parodia grottesca dell'amore, quella che le Afrodisie del tempo (Afrodisia era la cortigiana che, secondo i progetti di Quinziano, avrebbe dovuto "rieducare" la prigioniera, n.d.r.) avranno cercato di insegnare ad Agata. Ma sono e restano simulacri vuoti che si vanno a impantanare presto nella sazietà e nella noia, diversi dalla felicità autentica "come leggere il tariffario di una prostituta è diverso dal sentire la voce della fidanzata che si credeva morta" per citare Clive Staples Lewis. Agata è l'icona di tutto questo; è nella musica che il tema della verginità ha trovato la sua tradizione più fedele e suggestiva, e proprio nell'opera di un catanese, Vincenzo Bellini. Dall'Ottocento a oggi, nell'immaginario collettivo la preghiera alla luna della Norma si fonde con la supplica a Dio di Agata prigioniera. "Casta diva" e l'ideale di purità e bellezza incarnato dalla santa sfumano l'uno nell'altro, fino a diventare un'unica realtà simbolica di grande forza espressiva e di sorprendente pervasività; un saggio del cinephile Franco La Magna (Vi ravviso o luoghi ameni. Vincenzo Bellini nel cinema e nella televisione, Città del Sole, 2007) ne rintraccia le citazioni nei contesti più disparati e imprevedibili, sul grande e sul piccolo schermo, da Don't call me Frankie di Thomas Fucci a Il posto del tricorno del regista kazako Ermek Shinarbaev, passando per "2046" di Wong Kar Wai. Ovviamente le trame dei film - e dei fumetti; Agata ha ispirato anche autori di comics - sono molto diverse  fra loro, ma in tutte "Casta diva" allude, in un modo o nell'altro,  alla  misteriosa  grandezza  dell'amore.



(©L'Osservatore Romano 17-18 agosto 2010)
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