Intervista al presidente dell'Associazione Santi Pietro e Paolo

Servizio e accoglienza
nella Casa del Papa


di Gianluca Biccini

È la prima associazione di volontariato di istituzione pontificia. Ma è anche l'erede diretta di un corpo armato che è stato demilitarizzato; in pratica un antico esercito, che oggi si occupa di accoglienza e assistenza. Si può riassumere così la storia dell'Associazione Santi Pietro e Paolo, che si appresta a celebrare un duplice anniversario:  il quarantesimo di fondazione e i 160 anni dalla nascita della Guardia Palatina, da cui ha raccolto il testimone nel segno della continuità. Nella sede al Cortile di San Damaso abbiamo incontrato il presidente Calvino Gasparini. Quasi inevitabile chiedergli anzitutto il perché di quel nome piuttosto inusuale. "È una storia personale legata ai miei antenati - spiega - che non ha niente a che vedere con il protestantesimo. Pensi che sono entrato nella Guardia Palatina nel 1962. Avevo diciassette anni e operavo nel gruppo ragazzi di cui era responsabile Gianluigi Marrone, il primo presidente dell'associazione".

È stato proprio a lei a raccoglierne l'eredità lo scorso anno.

Sì, nel maggio 2009 dopo la morte di Marrone, a lungo Giudice unico dello Stato della Città del Vaticano. Nelle elezioni è stato rinnovato l'intero consiglio di presidenza, visto che lo statuto datoci da Papa Montini nel 1971 prevedeva una sorta di referendum, legando tutto il consiglio alla presidenza. Il mese seguente, a giugno, la Segreteria di Stato ha approvato l'elezione.

Ci spieghi meglio il legame con la Guardia Palatina.

Quando Paolo VI, con lettera del 14 settembre 1970, comunicò al cardinale Villot, suo segretario di Stato, la decisione di sciogliere i corpi militari pontifici a eccezione dell'antichissima Guardia Svizzera, in pratica azzerò la Guardia Palatina, ma non sciolse i suoi membri dal giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori. Questo comportò la conservazione di quel legame e diede vita alla prima associazione di volontariato di istituzione pontificia. Per evitare sovrapposizioni con il Circolo San Pietro, Villot suggerì il titolo di Associazione Santi Pietro e Paolo. Il primo animatore e assistente fu monsignor Giovanni Coppa, oggi cardinale, al quale va tutta la nostra riconoscenza. Poi Giovanni Paolo II ci chiamò l'Associazione della Casa del Papa. Forse siamo un caso unico nella storia:  un corpo militare che è stato demilitarizzato, per svolgere incarichi di servizio e per l'accoglienza nelle celebrazioni pontificie e in San Pietro. Credo che nessun esercito al mondo abbia subito un cambiamento del genere, così radicale.

Nella nascita dell'associazione appare evidente il ruolo della Segreteria di Stato. C'è ancora questo collegamento?

Certo. Basti pensare che essa nomina il nostro assistente spirituale, scegliendolo tra suoi officiali. Attualmente è monsignor Joseph Murphy, che ha come vice monsignor Mitja Leskovar. L'assistente emerito è monsignor Alfred Xuereb - oggi nella segreteria particolare di Benedetto XVI - che a sua volta era il vice di monsignor Francesco Follo, attuale Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Unesco a Parigi.

Camminando nella sede dell'associazione notiamo alcune antiche uniformi, persino armi d'epoca. Viene da chiedere:  allora eravate soldati a tutti gli effetti?

La Guardia Palatina d'onore fu istituita dal beato Pio IX con regolamento emanato il 14 dicembre 1850 attraverso la fusione di due corpi armati civili - la Milizia Urbana e la Civita Scelta - già esistenti da secoli nello Stato pontificio. Entrambi avevano compiti nell'Urbe e, a conferma che la Guardia ne era la continuatrice, venne nominato primo comandante palatino Giuseppe Guglielmi. Fu lui a comunicare ai militari che il Papa aveva decorato il Corpo con il titolo "d'onore" per la fedeltà dimostrata e il servizio prestato. Papa Mastai Ferretti, inoltre, nella stessa circostanza concesse il Concerto musicale, rimasto ancora oggi il corpo bandistico ufficiale dello Stato della Città del Vaticano, anche se assorbito dalla prefettura della Casa Pontificia in occasione della riforma di Paolo VI. Questo perché la Guardia Svizzera non possedeva una banda musicale propria per i cerimoniali con le udienze ad ambasciatori e capi di Stato.

In pratica la banda musicale è stata distaccata da voi?

Noi come associazione possiamo chiedere alla Prefettura, per concessione di affinità, i servizi della banda due volte l'anno:  a Pasqua e in occasione della nostra festa patronale del 29 giugno, come già faceva la Guardia Palatina che, in quelle date, solennizzava l'avvenimento rinnovando sulla tomba di san Pietro il giuramento di fedeltà al suo successore. Attualmente stiamo ricostituendo un piccolo gruppo di ottoni per i nostri momenti liturgici o per particolari occasioni. Durante la festa dell'associazione, nel giugno scorso, questo gruppo ha eseguito la famosa Marcia delle trombe d'argento per Pio IX alla presenza di noi tutti.

Abbiamo parlato delle uniformi e della banda. Per completare un esercito mancano le armi e la bandiera.

Pio IX concesse il vessillo su cui campeggiava lo stemma del Pontefice fondatore. Questa bandiera è conservata al Museo lateranense, in quanto ha una particolare rilevanza storica:  è l'unica dello Stato pontificio ancora esistente. Quanto alle armi in dotazione la logica ottocentesca era quella di porre livelli successivi di difesa. All'esterno del Palazzo Apostolico vi erano la Guardia Svizzera e la Gendarmeria, mentre al piano terra del Palazzo, nei Cortili di San Damaso, del Belvedere e della Pigna, c'era la Guardia Palatina:  circa cinquecento romani, che nel Cortile del Triangolo avevano persino due cannoni. Infine al primo piano c'era la Guardia Nobile. Altra funzione aveva il servizio di "anticamera":  nella Sala Clementina c'era la Guardia Svizzera, poi nella seconda sala c'era la Gendarmeria, nella terza che era d'angolo c'eravamo noi, nella quarta i Bussolanti, poi i Camerieri di cappa e spada, e prima dello Studio privato del Pontefice la Guardia Nobile. Fino allo scioglimento facevamo servizio di anticamera e la nostra sede era, come già detto, nella Sala d'Angolo, con una sentinella nella sala dei Gendarmi, alla porta della chiocciola che scende nel Cortile sistino. Nel dopoguerra, a partire dal 1947, siamo passati alla sistemazione attuale. Il quartiere andava dall'ingresso nel cortile di san Damaso, che è quello che usiamo ora, a quello ordinario nel cortile del Triangolo, che dava accesso alle camerate e ai locali di servizio. All'uniforme si associava, come arma, il moschetto Remington a retrocarica con baionetta, dono dei cattolici belgi nel 1868.

Poi ci fu la trasformazione voluta da Papa Montini. Quante guardie divennero soci?

Nel 1970 la Guardia Palatina d'onore costituiva in Vaticano una realtà che si era arricchita di ausiliari nel corso dell'ultimo conflitto mondiale per i servizi di vigilanza anche nelle zone extraterritoriali, raggiungendo il numero di 1.500 unità. Durante l'avanzata delle truppe alleate, soprattutto a Castel Gandolfo le guardie si distinsero per coraggiose iniziative di soccorso e solidarietà alle numerose vittime della guerra. Tra questi volontari, che ebbero anche scontri con le ss e le milizie fasciste, ricordiamo il professor Salvatore Canalis, allievo ausiliario palatino, che il 24 marzo 1944 venne trucidato nell'eccidio delle fosse Ardeatine. Nel 1971, con l'approvazione dello statuto dell'Associazione Santi Pietro e Paolo, aderirono la maggior parte dei membri della Palatina e, passato il periodo in cui parlare della Guardia significava voler fare del revanscismo, iniziammo ad ammettere cattolici romani che - come recita lo Statuto - "nel desiderio di rendere particolarmente testimonianza di vita cristiana e di fedeltà alla Sede di Pietro" dedicano una parte del loro tempo libero alle attività dell'Associazione. Oggi delle cinquecento guardie originarie siamo rimasti in duecento, per questioni naturali di età, ma integrati da circa trecento nuovi soci.

Come si entra a farne parte?

Vengono accolte non più di venti domande di ammissione l'anno. Ora vorremmo lavorare più sui giovani. I nuovi soci prima di essere ammessi seguono una formazione spirituale e umana di due anni. Tra soci attivi, soci sostenitori e gruppo anziani, abbiamo raggiunto la cifra di circa novecento persone. Consideri che il nostro carico di lavoro per una celebrazione pontificia - si scende in basilica tre o quattro ore prima dell'orario d'inizio, per poi ritirarsi quando tutti i fedeli hanno lasciato il sagrato o la basilica - ha un impegno che va dalle sei alle otto ore.

Fermiamoci un momento e spieghiamo in dettaglio che cosa fate esattamente.

L'Associazione, che fonda le sue basi sul motto già appartenuto alla Guardia Palatina Fide constamus avita, svolge  il proprio operato attraverso tre sezioni:  liturgia, cultura e carità.

Iniziamo dall'ultima.

Essa risale a un'antica tradizione. La Santa Sede dava alla Guardia Palatina un piccolo appannaggio, che ordinariamente veniva devoluto per la dote delle ragazze bisognose assistite da ordini religiosi. Questa pratica è rimasta in uso fino al 1870. Poi si passò ad altre forme di autosostegno, che nel 1936 si concretizzarono nella fondazione di una conferenza di San Vincenzo de' Paoli. Nello spirito vincenziano, uno dei compiti delle reclute consisteva nel recarsi tutte le domeniche presso il vicino ospedale di Santo Spirito in Sassia per distribuire la stampa cattolica - in particolare L'Osservatore Romano e Famiglia Cristiana - e consegnare quei beni di prima necessità che le suore infermiere ci richiedevano per i ricoverati. La conferenza di San Vincenzo è ancora attiva. Oggi siamo passati a progetti di più ampio respiro, come quello che ci sta impegnando per il sostegno del seminario dell'arcidiocesi di Ranchi, in India. Molte sono anche le famiglie da noi assistite grazie a uno stile fatto di dialogo, prima che di elemosina. Infine svolgiamo un piccolo servizio alla mensa della casa Dono di Maria e alcuni nostri volontari medici e odontoiatri collaborano attivamente con il dispensario pediatrico Santa Marta per la cura dei bambini e, qualche volta, anche dei genitori.

Ma gli abiti blu, con le cravatte a righe giallorosse dell'associazione, si vedono soprattutto nelle messe del Papa.

E di questo si occupa la sezione liturgia, che su richiesta dei superiori partecipa a tutte le celebrazioni pontificie in Vaticano e, in particolari occasioni, al Laterano. In alcuni casi lo facciamo anche a San Paolo fuori le Mura. Svolgiamo inoltre un servizio continuo quotidiano di accoglienza nella basilica di San Pietro. Infine, vorrei ricordare il ruolo, ormai storico, svolto durante la processione del Corpus Domini da San Giovanni a Santa Maria Maggiore, che ci vede tutti impegnati. Fu Papa Wojtyla a dirci una volta:  "Voi che sapete stare in riga perché non fate una bella processione?".

E la commissione culturale?

Uno dei nostri cappellani, monsignor Amleto Tondini, segretario dei brevi ai Principi, vedeva la necessità che le guardie palatine fossero formate nel modo di vivere della realtà vaticana, sotto tutti gli aspetti, soprattutto artistico e storico:  diceva che solo immedesimandosi in quel tipo di cultura si capiva in quale ambiente ci si muoveva. Era indiscutibilmente vero, tanto che l'abbiamo riportato poi nello statuto dell'Associazione. Per dare sostegno all'informazione e al legame dei palatini, monsignor Tondini nel 1945 fondò il giornale Vita Palatina, che mensilmente faceva la cronaca degli avvenimenti vaticani e del magistero pontificio. Tale tradizione è proseguita con Incontro, il trimestrale dell'Associazione. Ora la sezione culturale svolge attività di formazione e informazione indirizzata soprattutto ai nuovi soci, ma organizza anche conferenze, mostre, pellegrinaggi e stimola la partecipazione di tutti a queste attività. Il frutto di questa cultura, che nasce dal motto palatino, chiarisce come si sia potuti passare dalla Guardia all'Associazione senza traumi:  è fondamentale la volontà degli aderenti - fondata su una sincera vocazione cristiana - che illuminati dalla luce della carità del magistero pontificio sono pronti a tutte le prove. Del resto, lo stile dell'Associazione è quello di sempre:  "Umile nei suoi compiti, grande nel suo animo, assoluta nella sua fede".



(©L'Osservatore Romano 22 agosto 2010)
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