Monsignor Celli anticipa temi e prospettive del prossimo congresso promosso dal dicastero

La stampa cattolica a scuola di comunicazione digitale


di Giampaolo Mattei

Il mandato di Benedetto XVI è chiaro:  trasformare il multiforme pianeta digitale in un'accogliente piazza virtuale dove gli uomini possano conoscersi per dialogare, sfruttandone a pieno le potenzialità. E per rispondere al compito ricevuto dal Papa l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha convocato un congresso sul ruolo della stampa cattolica nell'era digitale che si svolgerà dal 4 al 7 ottobre in Vaticano.
Presentando l'incontro al nostro giornale, monsignor Celli libera il campo da ogni possibile equivoco e anticipa che dal congresso vaticano "non ci si devono aspettare chissà quali pronunciamenti, annunci di nuove strategie o chiamate alle armi". Si tratta di "un punto privilegiato di osservazione per analizzare le questioni cruciali della comunicazione cattolica a livello mondiale, in un contesto di dialogo e di apertura verso tutti". Un "mattone in più" per la realizzazione del "cortile dei gentili", per usare un'espressione del Pontefice.

Chi parteciperà al congresso?

Abbiamo chiesto a tutte le conferenze episcopali di inviare tre rappresentanti:  due coinvolti direttamente nella stampa e uno nel campo di internet. Insomma non abbiamo scelto noi i partecipanti, sono le conferenze episcopali a delegare le persone che ritengono più adeguate. Ovviamente si tratta quasi esclusivamente di laici. Non mancano, però, vescovi e sacerdoti.

Come procedono le adesioni?

A oggi registriamo l'iscrizione di 58 Paesi per un totale di almeno 180 persone. Prevediamo che entro ottobre il numero crescerà, e non di poco. È un dato incoraggiante perché le conferenze episcopali hanno percepito l'importanza di ritrovarsi insieme alla ricerca di un confronto che verterà soprattutto su due tematiche:  dove sta andando la stampa cattolica e su quali basi si può intavolare un dialogo con il mondo.

Sarà un incontro a numero chiuso ma non a porte chiuse, dunque.

Sì, ai lavori parteciperanno solamente i rappresentanti delle conferenze episcopali. In questi giorni stiamo ricevendo molte altre domande di iscrizione ma, con rammarico, non possiamo accoglierle.

Cosa ci si deve aspettare dal congresso?

In linea generale, l'iniziativa si inquadra nella missione di favorire nel mondo cattolico una maggiore conoscenza degli strumenti della comunicazione digitale, favorendo una visione di insieme dei problemi e delle prospettive che si aprono in questo variegato universo. In particolare, ci sarà un'attenzione specifica alla carta stampata, con una significativa apertura alle novità digitali. Del resto oggi molti giornali, anche cattolici, vengono prevalentemente consultati su internet, attraverso aggiornatissimi siti, piuttosto che letti sulla carta. Una realtà che non ci coglie impreparati. La Chiesa, nel suo approccio comunicativo ab intra e ad extra, conta già qualificate presenze su internet.

Come si articoleranno i lavori?

Partiremo subito con due tavole rotonde. Alla prima interverranno alcuni direttori di grandi giornali laici di tutto il mondo per un confronto sulle problematiche e il futuro della stampa. Il programma è ancora in via di definizione ma posso assicurare che i nomi saranno di prim'ordine. La seconda tavola rotonda farà il punto, nel dettaglio, sullo stato di salute della stampa cattolica dando voce ai direttori delle maggiori pubblicazioni cattoliche internazionali.

Una delle questioni più scottanti è quella dello spazio che sulla stampa cattolica possono trovare le cosiddette voci del dissenso.

È vero, stiamo rilevando come la questione stia già suscitando un particolare interesse. Nel congresso ci si chiederà essenzialmente se ci sono argomenti da evitare e se si deve dare voce al dissenso. Sono temi che abbracciano anche il rapporto tra comunione ecclesiale e nodi controversi, tra libertà di espressione e verità nella Chiesa. È importante vedere questi problemi sotto diverse angolazioni, esaminandoli dalle prospettive di vescovi, teologi, giornalisti, sociologi e blogger.

Sarà perciò un congresso aperto al dibattito libero.

È solo con un dialogo aperto, rispettoso, che potremo tracciare una panoramica completa e moderna della presenza cattolica nei media. Per questa ragione il programma del congresso dà ampio spazio ai gruppi di lavoro e al dibattito. Ne ho fatto esperienza, di recente, anche a New Orleans, in occasione della convention della Catholic press association. È stato stimolante il dialogo diretto, inedito, tra i giornalisti e i rappresentanti delle conferenze episcopali degli Stati Uniti d'America e del Canada.

L'ultima parte dei lavori sarà dedicata a internet.

Ci sono prospettive enormi, con nuove opportunità pastorali e le possibilità di collaborazioni. È naturale per la Chiesa interrogarsi su come affrontare le sfide del futuro con una visione globale. È chiaro che la comunicazione corre a velocità diverse:  un conto è l'Europa e un altro conto è l'Africa. Lo scambio di esperienze resta un punto fondamentale per una crescita nella comunione e anche nell'efficienza della comunicazione stessa.

Come è nata l'idea di un congresso specifico sulla stampa cattolica?

È il completamento di un lavoro di analisi e approfondimento avviato da tempo dal Pontificio Consiglio. Nel 2006 a Madrid si era fatto il punto sulla realtà delle televisioni cattoliche. Nel 2007 abbiamo valorizzato la missione delle facoltà di comunicazione sociale delle università cattoliche per studiare come il mondo accademico prepara i futuri operatori nel campo dei media, puntando sui riferimenti antropologici ed etici. Quindi siamo passati a esaminare le radio cattoliche. È in questa linea che si pone il nuovo congresso.

Quali sono le regole per la stampa cattolica su internet?

C'è una sola regola ma fondamentale:  sempre aperti al dialogo con rispetto. Ci siamo accorti, e ne siamo pienamente consapevoli, che le nuove tecnologie hanno dato origine a una vera e propria cultura digitale. In linea con il concilio Vaticano ii si tratta di costruire un dialogo, non facile ma irrinunciabile. Il Papa ci ha chiesto di esercitare una diaconia della cultura, una vera e propria pastorale nel mondo dell'espressione digitale. Lo ha espresso chiaramente nell'ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Dunque la nostra attenzione si è spostata, a poco a poco, dai singoli mezzi di comunicazione alla prospettiva culturale che le nuove tecnologie, la cosiddetta multimedialità, hanno creato.

Come pensate di realizzare il mandato del Papa per un confronto aperto sul terreno moderno dei nuovi sistemi di comunicazione?

Benedetto XVI ha parlato di un "cortile dei gentili". Da parte nostra non lasceremo nulla di intentato per individuare sempre nuovi punti di incontro sulle grandi autostrade della comunicazione, del web, facendo in modo che gli uomini possano avere un dialogo aperto. Proprio questo genere di congressi sono occasioni di continuo aggiornamento e fonte di nuove idee. A questo proposito, importantissimo è stato il recente seminario con i vescovi responsabili per i mass media di oltre cinquanta conferenze episcopali. Cerchiamo di non perdere mai di vista le novità che i sempre più diffusi e influenti nuovi media stanno esercitando in tutto il mondo.



(©L'Osservatore Romano 29 agosto 2010)
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