Intervista all'arcivescovo Vitti presidente della Conferenza episcopale regionale Sul 2 del Brasile

La secolarizzazione è la vera sfida alla nuova evangelizzazione


di Nicola Gori

Una delle regioni più industrializzate del Brasile, con un tasso di crescita notevole sia in termini economici, sia demografici, è il Paraná. Questo Stato può anche essere definito un "melting pot" riuscito, a causa della composita provenienza dei suoi abitanti. In questa realtà, la Chiesa cerca di rispondere alle nuove sfide che il benessere ha prodotto. Tra queste, particolare attenzione suscitano l'elevata concentrazione della popolazione nelle grandi città e la conseguente carenza di sacerdoti, e la crescita delle sette fondamentaliste che riducono la religione a un supermercato di servizi religiosi. Ne abbiamo parlato in questa intervista all'arcivescovo di Curitiba, monsignor Moacyr José Vitti, presidente della Conferenza episcopale regionale Sul 2, in questi giorni in visita ad limina Apostolorum.

Contrariamente agli altri Stati, il sud del Brasile rappresenta la regione più industrializzata. Quali sono le sfide che la Chiesa nel Paraná deve affrontare?

Molte sono le sfide che derivano da questa realtà:  l'evangelizzazione, l'accoglienza, i posti di lavoro, l'educazione, la salute, i trasporti; altre sono dovute all'esclusione, alla violenza, alla diffusione della droga. Un'altra sfida è causata dalla crescita esponenziale della popolazione nelle grandi città, per cui il numero di sacerdoti per abitante è basso. Basti considerare che secondo i dati dell'ultimo censimento, nella sola arcidiocesi di Curitiba la popolazione è aumentata di quasi 600.000 persone negli ultimi otto anni. La Conferenza episcopale regionale Sul 2, per far fronte a queste sfide, ha scelto il rinnovamento parrocchiale come priorità pastorale. È bene considerare che lo Stato del Paraná ha più di dieci milioni di abitanti dei quali circa il 70 per cento è cattolico. Comprende diciotto diocesi e un'eparchia per gli ucraini cattolici. La popolazione è composta da persone che convivono in armonia, provenienti da oltre ottanta Paesi. La stragrande maggioranza degli abitanti è concentrata nelle grandi città:  Curitiba e la sua regione metropolitana, Londrina, Maringá, Cascavel e Foz do Iguaçu.

L'industrializzazione ha avuto come conseguenza  la  tendenza  alla  secolarizzazione?

Per contrastare il fenomeno della secolarizzazione, nelle nostre diocesi sono state aperte scuole di formazione per i laici. Accanto a esse ci sono anche scuole di formazione per ministri straordinari della comunione eucaristica e scuole di fede e politica. Per quanto riguarda i giovani, è stato creato un settore che si occupa esclusivamente di loro. Due anni fa, è stata anche aperta la Casa della gioventù. In tutti i programmi pastorali abbiamo dato ampia importanza alla formazione dei laici. Il loro apporto nel portare avanti l'evangelizzazione è fondamentale. Basti pensare che i catechisti  sono  56.000  in  tutto  lo Stato e la maggioranza è composta da donne.

Come rispondete alla mancanza di clero nelle grandi città?

Il Paraná ha promosso iniziative vocazionali in tutte le sue diocesi:  ritiri, preghiere e un grande congresso a livello statale con la partecipazione di oltre cinquecento sacerdoti. Il servizio di animazione vocazionale è in forte espansione. Il suo fine è contribuire al risveglio della vocazione nei giovani e sostenerli nel processo di discernimento. La Conferenza episcopale regionale ha anche approvato una guida pedagogica per l'accompagnamento vocazionale. La regione del Paraná è stata sempre considerata ricca di vocazioni sia al sacerdozio sia alla vita religiosa. Attualmente, ci sono circa 160 seminari che ospitano duemila seminaristi diocesani e religiosi.

In questo contesto le sette guadagnano terreno?

L'aumento delle sette è preoccupante. Esse sono frutto del soggettivismo. Negli ultimi anni, sono sorte diverse sette che prestano servizi. Sono paragonabili a dei supermercati che offrono beni religiosi. In questo modo, cercano di dare una risposta alle persone, risolvendo i loro problemi di ordine morale, economico, fisico e spirituale in modo immediato. D'altronde, in Brasile è molto facile aprire una chiesa e qualsiasi persona può crearla. Purtroppo le sette hanno un carattere proselitista molto accentuato. Sono audaci e fanno ricorso a qualsiasi mezzo per guadagnare fedeli. La crescita più grande si osserva nelle periferie e gli strumenti principali di diffusione sono i mass media, soprattutto la televisione e la radio. I cattolici appena battezzati, senza maturità nella fede, sono facili vittime di queste sette. La Chiesa cattolica, come istituzione nella società, subisce gli effetti di tale situazione:  le parrocchie sono troppo estese e risulta difficile assistere personalmente i fedeli. Per far fronte a questa sfida, è necessaria una grande azione evangelizzatrice. Bisogna aiutare le persone ad avere un incontro vero con Cristo. Solo attraverso la formazione e il processo di maturazione nella fede riusciremo a far diminuire il passaggio dei fedeli alle sette.



(©L'Osservatore Romano 5 novembre 2010)
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