Iniziano in Vaticano le prediche d'Avvento tenute da padre Cantalamessa

Un contributo alla nuova evangelizzazione


di Nicola Gori

Sarà il pensiero del beato John Henry Newman uno dei fili conduttori delle prediche d'Avvento che il cappuccino Raniero Cantalamessa terrà in Vaticano a partire da venerdì 3 dicembre, alla presenza del Papa. In questa intervista al nostro giornale il predicatore della Casa Pontificia spiega i motivi della scelta e anticipa alcuni dei temi che affronterà nelle sue riflessioni.

Perché ispirarsi proprio a Newman per sviluppare i temi delle prediche?

Ho scelto di utilizzare il pensiero di Newman non solo per la sua attualità - rilanciata dalla beatificazione da parte di Benedetto XVI il 19 settembre scorso, durante il viaggio compiuto nel Regno Unito - ma anche perché, di fatto, il nuovo beato ha dovuto affrontare a suo tempo molte delle sfide che ci troviamo davanti noi oggi. In particolare, quella del razionalismo, che egli affronta in uno dei sermoni universitari dal titolo significativo The Usurpation of Reason ("Le prevaricazioni della ragione"). Anche a proposito del dialogo con la scienza, in particolare con la teoria evoluzionista allora di recente pubblicazione, Newman ha delle idee sorprendentemente precorritrici dell'atteggiamento attuale della Chiesa.

La sfida della nuova evangelizzazione, a cui fa riferimento il tema delle prediche, è stata di recente riproposta da Benedetto XVI ai superiori e alle superiore generali degli istituti religiosi. A partire dalla sua esperienza di cappuccino, quale può essere lo specifico contributo della vita consacrata?

La rievangelizzazione del mondo occidentale - dirò in una delle mie prediche - passa attraverso il recupero del senso del sacro in una società secolarizzata, segnata dal disincanto della scienza e della tecnica. In questo senso, la vita consacrata ha svolto sempre un ruolo profetico, di annuncio del secolo futuro. Anche perché, concretamente, i più grandi evangelizzatori sono stati da sempre i membri degli ordini religiosi, soprattutto apostolici. Alcuni di essi, come i domenicani e i gesuiti, si sono distinti sempre per la diffusione del messaggio tra le classi colte; altri, come noi cappuccini, tra il popolo.

Perché lo scientismo, il razionalismo e il secolarismo sono ostacoli all'accoglienza del messaggio cristiano?

Distinguo fortemente nelle mie riflessioni lo scientismo dalla scienza, il secolarismo dalla secolarità, il razionalismo dalla razionalità. Come tutti gli "ismi", scientismo, secolarismo e razionalismo indicano l'eccesso o la distorsione di un valore positivo. Essi sono un ostacolo all'evangelizzazione in quanto, come dice il Papa nel motu proprio Ubicumque et semper con cui ha istituito il nuovo Pontificio Consiglio, rendono  "refrattarie"  le  popolazioni di Paesi di antica tradizione cristiana ad accogliere oggi il messaggio del Vangelo.

All'Angelus di domenica scorsa, parlando dell'Avvento, il Papa ha ricordato che l'uomo  è  vivo  finché  attende. Si  può oggi risvegliare questa attesa nelle coscienze degli uomini e delle donne del nostro tempo?

Sarà proprio questo il tema di una delle prediche. Bisogna interrogarsi su come ridestare un mondo secolarizzato, dove ormai si ha perfino vergogna di parlare di eternità. In questo senso Benedetto XVI ha dato un contributo fondamentale con la sua enciclica Spe salvi, nella quale noi riscopriamo la certezza che "nella speranza siamo stati salvati".



(©L'Osservatore Romano 3 dicembre 2010)
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