Francesco Stella illustra un nuovo progetto editoriale dedicato alla letteratura latina

Tra le pagine del medioevo che nessuno legge


di Silvia Guidi

"Una piccola nube nera" immersa nella lontananza dei secoli; così Chesterton descrive nella sua Ballad of the White Horse l'era di Alfred The Great, il leggendario re cristiano che difese il Wessex dalle invasioni dei "danesi dalle barbe scarlatte" nel ix secolo; un periodo eroico e affascinante ma inaccessibile, secondo il polemista inglese, un'epoca di cui si possono conoscere solo le leggende tramandate dalla cultura orale, the tales a whole tribe feigns, i racconti che uniscono la tribù accanto al fuoco. A un secolo di distanza, grazie al lavoro di generazioni di filologi e studiosi, aiutati dagli ultimi anni del Novecento dalla tecnologia digitale, l'altomedioevo latino non è più così inaccessibile. Possiamo perfino leggere, e in parte, riascoltare, le più antiche canzoni del medioevo occidentale - confessioni, canti scolastici, compianti funebri per duchi longobardi e imperatori carolingi, recitazioni parateatrali di episodi biblici, inni natalizi e odi apocalittiche - raccolte in quella che può essere definita la prima edizione critica digitale di testi mediolatini. Due anni fa la Società internazionale per lo studio del medioevo latino (Sismel - Edizioni del Galluzzo) ha infatti pubblicato i ritmi latini musicati dal iv al ix secolo, il corpus delle più antiche poesie latine altomedievali in versificazione ritmica corredate di musica nei manoscritti originali e di cd rom. Uno dei progetti a cui ha lavorato Francesco Stella, che insegna Filologia latina medievale e umanistica nella facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo dell'università di Siena, con la collaborazione di 40 biblioteche europee, che attualmente dirige la collana "Scrittori latini dell'Europa medievale" della Pacini Editore.

Come è nato questo progetto editoriale?

L'idea è nata dalla volontà di contribuire, nella misura delle nostre possibilità, a salvaguardare e se possibile incrementare l'accessibilità al mondo medievale - e a tutto quello che ancora rappresenta per noi - rendendo leggibili e consultabili anche a un pubblico non specialistico testi di grande valore culturale mai tradotti prima in italiano e poco praticati anche da medievisti che non siano anche latinisti. A questo scopo abbiamo avuto l'occasione di presentare e di vederci finanziare un progetto europeo del programma Cultura 2000, dedicato appunto alle traduzioni, e nella compilazione della domanda, che richiede l'impegno esplicito di un editore, abbiamo potuto contare sulla disponibilità e sull'efficienza dell'editore Pacini, che ho più volte avuto modo di sperimentare grazie alla collana del dipartimento universitario che mi trovo a dirigere. Nella scelta dei primi titoli abbiamo selezionato testi che sapevamo essere in lavorazione ma soprattutto testi letterari che coprissero aree tematiche abitualmente estranee alle poche collane esistenti, come quelli di contenuto religioso di Città Nuova o quelli di interesse filologico della collana "Per Verba" della Sismel.

L'oscuramento della memoria testuale del medioevo latino almeno in Italia è un fatto, purtroppo; quali le cause secondo lei e quali i possibili rimedi? Negli Stati Uniti l'interesse per il latino è in crescita, come anche in Germania; nella sua esperienza, in quali Paesi, europei e non, questa "censura" è meno presente?

Il problema è proprio la difficoltà, generata dalla dogmaticità del paradigma classicista ancora dominante, di percepire il medioevo come parte dell'eredità latina, e come patrimonio non solo di arte e architettura, di miti e di saghe, ma anche di testi latini che questi miti e questo patrimonio fondano e spiegano. Perciò le reviviscenze di attenzione verso la latinità, come quelle che si registrano in Germania e a ondate periodiche anche in Italia, non coinvolgono quasi mai il medioevo:  solo negli Stati Uniti il forte interesse e le scarse conoscenze di latino alimentano, come ormai ci avviamo a fare anche qui, un filone assai nutrito di traduzioni dei testi medievali che tuttavia si limitano per ora a una circolazione prevalentemente universitaria. Su questi testi va creata non solo una rete di conoscenze che li impieghino come fonti storiche e depositi di dati, ma anche una critica specificamente letteraria, esercizio finora sentito come estraneo - con le eccezioni di Erich Auerbach, Gustavo Vinay e Massimo Oldoni - a un settore, quello medievistico, tradizionalmente concentrato sull'interesse per contenuti esclusivamente storici o religiosi. Ma so che anche in altre parti d'Europa, per esempio in Francia e Svizzera, stanno nascendo collane ispirate a un interesse finalmente "letterario" e culturale al testo mediolatino.

Qual è il testo più interessante o sorprendente in cui si è imbattuto durante i suoi studi?

Molte opere riservano sorprese per motivi diversi, ed è difficile isolarne una, se si pensa che il tesoro testuale del medioevo conta qualcosa come oltre 5.000 titoli editi - più quasi altrettanti ancora nascosti nei manoscritti - a fronte delle poche centinaia della latinità classica. Ma non posso dimenticare l'audacia drammatica delle lettere di Eloisa, l'amaro cinismo laico del monaco-lupo Ysengrimus, la dolcezza lirica del carolingio Valafrido Strabone, la sensualità fisica e spirituale di alcune lettere d'amore del xii secolo, l'acume psicologico e razionale di Bernardo di Clairvaux, Riccardo di San Vittore e frate Ivo, il fascino del fantastico "gotico" - quello autentico - in Walter Map, Goffredo di Monmouth e Gervasio di Tilbury, l'esplorazione e il riscatto delle forme più abbiette dell'amore nelle commedie di Rosvita, le autobiografie del "nevrotico" Otlone monaco di Sankt Emmeram e la psicopatologia autodichiarata del vescovo Raterio (una delle prossime uscite della collana), l'eleganza delle lettere del monaco Gerberto non ancora Papa Silvestro ii, la sfida intellettuale degli indovinelli "spirituali" di epoca precarolingia, l'accensione mistica di Angela da Foligno, la genialità teologica di Giovanni Scoto Eriugena, l'universo magico e crudele delle saghe danesi di Saxo Grammaticus, l'ironia e il culto dell'amicizia di Alcuino di York, il senso delle rovine in Ildeberto di Lavardin, il catechismo dell'amore cortese insegnato da Andrea Cappellano e Boncompagno da Signa. Non finirei mai di elencare nomi che - tranne le poche, consuete eccezioni - hanno creato la cultura europea prima che il rinascimento la reinventasse, ma ancora non significano nulla per quasi tutti i lettori anche colti. Le "lettere d'amore" che abbiamo scoperto l'anno scorso in un trattato di retorica del xii secolo sono invece una primizia storica - la punta di un iceberg che aspetta lo scavo di filologi e storici - ma non entreranno in una hit parade così competitiva.

Consigli a un potenziale lettore; da dove partire per iniziare a scoprire questo patrimonio immenso di racconti, visioni, liriche, cronache?

Un lettore non specialista non può che limitarsi al poco disponibile. Se si vogliono scegliere testi di interesse non erudito o devoto ma appunto letterario, con la speranza di avere fortuna nel reperire titoli fuori commercio da tempo, indicherei in primo luogo i tre bestseller assoluti, cioè le Lettere di Abelardo ed Eloisa nelle tante traduzioni esistenti, la Vita di Carlo Magno di Eginardo e i Carmina Burana (di cui non esistono però traduzioni affidabili e complete), ma subito dopo altre letture avvincenti e meno frequentate, come le Storie dei Mongoli di Giovanni di Pian del Carpine (pubblicate dal Cisam di Spoleto), i trattati cristiani d'amore e la Vita di san Francesco di Tommaso da Celano pubblicati dalla Fondazione Valla, gli Svaghi di corte di Walter Map nella vecchia collana medievale di Pratiche, poi passata a Luni e ora a Carocci, le Storie dei Franchi di Gregorio di Tours curate da Oldoni per Liguori, le Gesta dei re e degli eroi danesi di Saxo Grammaticus tradotte dalla grandissima Ludovica Koch per i Millenni Einaudi qualche anno fa e - nella nuova collana Pacini - l'incredibile giallo di Eginardo sul trafugamento delle reliquie di Marcellino e Pietro, la prima visione poetica dell'aldilà narrata da un Valafrido Strabone, implacabile contro gli abusi sessuali del clero, e gli aneddoti magici di Gervasio di Tilbury che ci guida fra veroniche e volti santi, erbe fatate e pietre lunari, fantasmi a cavallo e foreste incantate, sirene e streghe, cavalli magici, morti viventi, chimere e licantropi che crederemmo nati dalla fantasia di un narratore moderno.



(©L'Osservatore Romano 23 dicembre 2010)
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