Intervista con l'arcivescovo Julián Barrio Barrio a conclusione dell'Anno santo giacobeo

Cristo è la porta
che resta sempre aperta


di Marta Lago

"Mi permetta di sottolineare la nostra gratitudine al Papa e ai tanti pellegrini che ci hanno lasciato una bella testimonianza di fede; le porte di questa casa di san Giacomo restano aperte - sebbene l'Anno santo stia terminando - per quanti desiderano venire a venerare la tomba dell'apostolo e ricordare la tradizione apostolica su cui si fonda la nostra fede". Vibrano le parole dell'arcivescovo di Santiago de Compostela nel ricordare questo Anno giubilare e il pellegrinaggio giacobeo di Benedetto XVI del 6 novembre scorso. Nel 2004, nel precedente Anno santo, i pellegrini furono 180.000. Questa volta, a poche ore dalla fine, il loro numero sfiora i 270.000. La maggior parte è arrivata a piedi; il resto a cavallo, in bicicletta o persino sulla sedia a rotelle. Il 31 dicembre la chiusura della Porta santa porrà termine a un Anno santo eccezionale, come spiega l'arcivescovo Julián Barrio Barrio al nostro giornale.

Anno santo compostelano, spagnolo, europeo, universale come la Chiesa. Qual è il bilancio di questi dodici mesi?

Molto positivo, grazie a Dio, e non solo per il numero di persone che sono giunte alla casa di san Giacomo per prendere parte alle grazie giubilari. La cifra è importante, ma lo è ancora di più la disposizione religiosa e spirituale con la quale queste persone hanno compiuto il pellegrinaggio e che si è manifestata nelle celebrazioni eucaristiche, penitenziali, nelle veglie di preghiera e in molti altri atti religiosi. È importante che questi pellegrini siano venuti a vivere questa esperienza quando, bisogna dirlo, nella cultura della nostra società spiccano l'indifferenza religiosa, l'incertezza morale e la perdita del senso trascendente della vita.

Come si svolgerà la cerimonia di chiusura che lei presiederà?

Con preghiere e suppliche, rendendo grazie a Dio. Leggeremo il messaggio che ci ha inviato il Papa, un testo bellissimo che ricorda la sua esperienza qui, come pellegrino della fede e testimone di Cristo risorto. Poi procederemo alla chiusura della Porta santa. La seconda parte, la celebrazione dell'Eucaristia, inizierà con una processione e con il canto del "Te Deum". Di fatto, se quest'anno abbiamo visto la misericordia divina, non possiamo tacere né smettere di lodare e di ringraziare il Signore per tutto il bene che ci ha fatto.

Benedetto XVI è stato un pellegrino d'eccezione, ma ha voluto farsi pellegrino fra i pellegrini. Come è stato visto questo gesto?

È un gesto che dobbiamo riconoscere e per il quale dobbiamo rendere grazie, non solo noi della diocesi compostelana, ma tutta la Chiesa in Spagna. Effettivamente è stato percepito così:  il Papa ha voluto essere un pellegrino fra i pellegrini, e a partire da questa esperienza profonda di fede ci ha chiarito il senso del cammino e della celebrazione dell'Anno santo. È venuto a confermarci nella fede e ci ha aiutati, invitati e spinti a far sì che il nostro "oggi" si adegui all'"oggi" eterno di Dio.

Per il Papa esistenza e cammino sono sinonimi.

Effettivamente. Ci dice che l'uomo è sempre una realtà in costante ricerca, che sta realizzando il suo pellegrinaggio. Nel nostro caso, come credenti, verso la casa di Dio nostro Padre. In questo contesto il Pontefice ha sottolineato che dobbiamo costruire il progetto dell'uomo, un progetto fondato sulla verità, sulla giustizia e sulla libertà affinché questa ricerca di Dio non venga ostacolata in nessun momento e l'uomo possa dare una risposta alle sue aspirazioni profonde. Queste ultime si concretizzano nella preziosa frase di sant'Agostino:  "Per te ci hai fatti o Signore, e l'anima nostra è inquieta finché non riposa in Te".

Urge prendere coscienza del fatto che non camminiamo da soli?

Sì. Il Signore fa sempre il cammino con noi. Si unisce all'accompagnamento della Chiesa. Sentire con essa, stare con essa, servirla:  è una realtà molto presente in questo pellegrinaggio verso la casa di Dio nostro Padre.

Direbbe che i giovani sono stati protagonisti dell'Anno santo?

La loro presenza è stata molto numerosa. All'incontro nazionale di agosto hanno assistito più di dodicimila giovani. Dalle loro testimonianze si desume una grande esperienza religiosa e spirituale. Qui abbiamo vissuto la gioia d'essere e di sentirci cristiani nella nostra società. La testimonianza che hanno reso è stata veramente bella a ha segnato in un certo senso l'inizio del pellegrinaggio che avanza verso la Giornata mondiale della gioventù.

Nel suo viaggio per l'Anno giubilare il Papa ha sottolineato l'urgenza dell'incontro fra fede e laicità, fra fede e ragione, e ha lanciato all'Europa un messaggio di apertura a Dio.

Certamente si è trattato di una chiamata:  la realtà dell'Europa, della Spagna, non si può comprendere al margine della realtà religiosa che ha strutturato la nostra cultura. Il Papa ci ha detto che bisogna proclamare la gloria dell'uomo di fronte alle minacce che oggi subisce nella sua dignità perché privato dei valori e delle ricchezze originari. Non si può rendere culto a Dio senza vegliare sull'uomo, che è suo figlio. Ha poi aggiunto che non si serve l'uomo se non ci si domanda chi è suo Padre. Dio è nostro Padre. Per questo l'Europa deve essere aperta alla trascendenza e alla fratellanza. Sono chiavi che ci permettono d'interpretare il momento in cui viviamo e di renderlo pieno di speranza.

Materialmente la Porta santa si chiuderà, ma spiritualmente resterà sempre spalancata.

Lo sottolineerò nell'omelia. C'è una porta che resta sempre aperta ed è quella di Cristo. Una volta concluso l'Anno santo, non potremo più entrare per la Porta santa - che resta un simbolo e un segno - ma potremo entrare sempre per quella porta che è Cristo, che ci indica il cammino, che è la verità e la vita che desideriamo avere. Ora siamo chiamati a comunicare attraverso la nostra testimonianza quello che abbiamo vissuto in questo Anno santo. Dopo il pellegrinaggio nella fede, dobbiamo essere testimoni di Cristo risorto, come i discepoli di Emmaus.

Che luce proietta il tempo di Natale sulla chiusura della Porta santa?

È un momento provvidenziale. Stiamo celebrando la nascita del Signore, del figlio di Dio fatto uomo. Egli è la luce del mondo. Quest'anno anche noi, con il motto "Pellegrini verso la luce", abbiamo cercato di vivere l'incontro con il Signore che è la luce del mondo, luce che bisogna riflettere nelle buone opere, testimonianza del nostro impegno cristiano. La Porta santa materiale si chiuderà, ma Cristo continuerà a essere la porta attraverso la quale potremo camminare verso quella luce che deve illuminare la nostra esistenza.

E la cattedrale di Santiago de Compostela ora si prepara a un'altra celebrazione.

Chiudiamo la Porta santa e iniziamo l'viii centenario della consacrazione della cattedrale. Nel corso del 2011 ci saranno eventi religiosi e culturali. La celebrazione centrale si terrà il 7 maggio. Gli ottocento anni di dedicazione della chiesa madre della diocesi è un evento molto importante, che ci deve portare a ricordare le nostre radici e così a rafforzarle per conservare la nostra identità cristiana.



(©L'Osservatore Romano 31 dicembre 2010)
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