A colloquio con l'arcivescovo Claudio Maria Celli

Una struttura informativa al passo con i tempi


di Mario Ponzi

Un nuovo portale internet per la Santa Sede, un documento sulla comunicazione destinato ad aggiornare la Aetatis novae, una rivisitazione della collaborazione tra i diversi mezzi di comunicazione della Santa Sede per consentire alla struttura informativa vaticana di restare al passo con i tempi. Sono le principali novità previste per il 2011 nel mondo dell'informazione vaticana delle quali parla l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in questa intervista rilasciata al nostro giornale.

Il messaggio del Papa per la 45 Giornata mondiale delle comunicazioni sociali affronta un tema particolarmente attuale:  il mondo del web visto dalla parte dei valori. In che modo l'annuncio evangelico può trovar posto nella realtà virtuale?

Il tema che il Papa ha scelto - "Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale" - introduce subito al nucleo del messaggio che svolge, ad altissimo livello, una sorta di percorso pedagogico intorno a una realtà tecnologicamente ben delineata ma ancora da mettere a punto in molti suoi aspetti. La strada che indica Benedetto XVI fa cogliere, innanzitutto, il fascino del percorso. Esso, infatti, chiama in causa non tanto le doti tecniche o professionali - pur importanti - ma tutto il complesso di quelle risorse che possono aiutare l'uomo a costruire, proprio attraverso il web, nuovi rapporti con sé e con gli altri. Si entra, da questo lato, in una dimensione culturale, largamente presente e sottolineata nel messaggio. Il mondo digitale viene posto al centro dei grandi mutamenti che, partendo dalla comunicazione, danno luogo a nuove condizioni di vita e a modelli culturali del tutto inediti.

E questo porterà cambiamenti anche nel modo di gestire l'intera struttura della comunicazione vaticana a supporto del magistero della Chiesa?

È una domanda che richiede innanzitutto alcune precisazioni. La comunicazione è un servizio, ma quando essa si riferisce alla Chiesa in tutte le sue articolazioni e, in forma ancora più immediata, al Papa, appare impossibile anche soltanto abbozzare un bilancio, per esempio, in termini di risultati. Vorrei però sottolineare non solo la particolarità, ma, direi, l'unicità di un tale servizio, che - certo - non può essere misurato sul metro, altrove normale, dei risultati. Anche se considerata nel suo complesso, la struttura di comunicazione della Santa Sede, attraverso ognuno dei suoi organi, non può essere, infatti, assimilata a un ufficio stampa tradizionale, che ha cura di interessi specifici e che è portato, spesso, a valutare i riscontri, per così dire, di propria utilità a ciò che comunica. Il primo e unico obiettivo della comunicazione vaticana non può essere che un riscontro di piena e totale fedeltà nei confronti del messaggio e dei messaggi. La comunicazione vaticana è al servizio del Vangelo, e vuole essere essa stessa una forma di annuncio. È innanzitutto da questa missione che derivano poi i complessi ed esigenti compiti operativi, che la pongono di fronte non solo all'esercizio delle proprie responsabilità, ma - direi - alla ricerca di una forma di coerenza complessiva nei confronti del messaggio o del flusso di informazioni da comunicare. Ognuno nel proprio ambito, e rispettando la specificità dei mezzi, agli operatori della comunicazione vaticana è richiesto di trasmettere il messaggio, ma anche di viverlo e testimoniarlo in modo concreto, poiché la comunicazione non può più essere considerata un settore, bensì un elemento costitutivo e culturalmente rilevante, nella vita della Chiesa. Certo, lo sviluppo delle nuove tecnologie impone assetti e, in molti casi, atteggiamenti sempre nuovi; collaborazioni più estese, coordinamenti più puntuali, sinergie più allargate. Posso dire che si tratta di problemi ben presenti e affrontati a ogni livello, a partire da un necessario approfondimento dottrinale e teorico. Nel corso della nostra prossima plenaria sarà presentata la bozza pressoché definitiva di un documento che ha costruito un po' la storia della comunicazione vaticana che aggiornerà la Aetatis novae pubblicata ormai vent'anni fa in un contesto diverso da quello attuale. La comunicazione della Chiesa è andata avanti sulla spinta di alcuni documenti fondamentali:  sono certo che anche in questo caso troveremo le nuove strade per poter offrire, alla Santa Sede, un servizio sempre più adeguato alle esigenze dei tempi.

In che modo il dicastero che lei presiede, per l'esperienza specifica maturata nelle metodologie di comunicazione, è in grado di offrire il proprio contributo anche agli altri dicasteri?

La particolarità della comunicazione vaticana è espressa principalmente proprio da un tale aspetto:  essa si rivolge non solo all'esterno ma ad intra, nel senso che, già in linea di principio, si pone l'obiettivo di estendere il proprio servizio, verso tutti gli altri dicasteri vaticani. In sostanza, l'impegno primario di tutti non è altro che l'evangelizzazione, quindi l'annuncio sempre nuovo della Parola di Dio. In questo senso siamo tutti chiamati a essere comunicatori; tutti convergiamo verso un unico obiettivo. Un dicastero come il nostro si pone in modo specifico come polo di riferimento, e quindi, spetta al Pontificio Consiglio contribuire a sviluppare le metodologie più adatte, ben sapendo che anche queste vanno finalizzate a obiettivi comuni. Non si comunica per sé, perché l'autoreferenzialità è uno dei rischi maggiori di tutta la comunicazione. Da questo pericolo il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni intende stare molto alla larga.

In questa ottica rientra anche l'incarico di strutturare il nuovo portale della Santa Sede?

La decisione di affidare al nostro dicastero la nascita del nuovo portale informativo della Santa Sede è un fatto importante che con lo staff del Pontificio Consiglio mi sento di accogliere con un senso di consapevole soddisfazione e responsabilità. Siamo ancora, tuttavia, in una fase di preparazione. Proprio perché si tratta di un impegno importante non intendiamo affrettare i tempi. Del resto, se è complessa la fase di impostazione tecnica, non lo è di meno quella editoriale. Un fatto è certo:  il portale nascerà da una collaborazione stretta e continua tra tutti i mezzi di informazione del Vaticano che conserveranno logicamente la loro peculiare identità operativa. E su di essa farà leva anche una volta in funzione.

Quali sono gli appuntamenti importanti per quest'anno?

Il primo importante appuntamento sarà alla fine del prossimo mese, per la Plenaria. Ci sono poi gli incontri con i vescovi in visita ad limina e i vari incontri a livello internazionale. In questa ottica stiamo organizzando a Rio de Janeiro un seminario sulla comunicazione per i vescovi brasiliani, un incontro a Minsk e un altro in Africa. Nella seconda parte dell'anno avremo un incontro latinoamericano in Cile, destinato agli operatori della rete informativa dell'America latina (Riial).



(©L'Osservatore Romano 26 gennaio 2011)
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