Intervista al presidente della Conferenza episcopale filippina in visita "ad limina"

Una Chiesa missionaria
che punta sui laici


di NICOLA GORI

Una Chiesa missionaria, che cerca il dialogo con i musulmani e valorizza il ruolo dei laici. È questo in sintesi il volto della comunità cattolica nella regione del Mindanao, descritto nell'intervista al nostro giornale dal vescovo di Tandag, Nereo P. Odchimar, in questi giorni a Roma alla guida del terzo gruppo di vescovi filippini in visita ad limina.

Le relazioni tra cristiani e musulmani nel Medio Oriente a volte sono conflittuali. La situazione nelle Filippine è molto diversa, in quanto la maggioranza dei cattolici coopera e vive pacificamente con la minoranza musulmana. Potrebbe essere un messaggio per tutta l'Asia?

La relazione fra i cristiani e i musulmani in Medio Oriente è critica a causa della presenza di gruppi fondamentalisti. Nelle Filippine ci sono stati sporadici scontri fra le forze di governo e gruppi di musulmani separatisti, casi di rapimento a scopo di estorsione e uccisioni di civili nei mercati, nelle chiese. D'altra parte, dobbiamo considerare che sono stati organizzati incontri a livello ufficiale tra cattolici, protestanti e musulmani. Oltre a essi, ci sono iniziative da parte della base, degli imam, dei sacerdoti e delle comunità cattoliche. La Conferenza episcopale delle Filippine promuove in ogni modo la pace e l'ordine nel Paese, soprattutto nel Mindanao, dove si sono verificati conflitti. Il dialogo fra cattolici e protestanti e fra cattolici e musulmani è stato considerato un modello da seguire dalle Nazioni Unite e da alcuni Paesi in cui cristiani e musulmani convivono fianco a fianco.

I laici svolgono un ruolo importante nella vita della Chiesa. Qual è il loro contributo nelle Filippine?

Nel Mindanao, da cui proviene l'insieme di noi partecipanti di questa visita ad limina, sono diffuse le comunità ecclesiali di base, nelle quali le persone vengono formate alla fede cristiana. In esse ciascuno ha il proprio ruolo: uomini, donne, presbiteri. In particolare, le donne svolgono un compito importante nella catechesi, sia come lettrici, sia come commentatrici delle celebrazioni liturgiche. La presenza dei laici è significativa anche nella vita politica, dove c'è stata una lotta costante fra alcuni legislatori, che si fanno molto sentire al Congresso e che tentano di legalizzare la contraccezione artificiale e il controllo artificiale delle nascite. I laici impegnati hanno sostenuto iniziative elaborate dai vescovi a sostegno della dignità della vita umana. In particolare, nelle ultime settimane la Conferenza episcopale si è opposta con vigore a una legge sulla salute riproduttiva, che prevede la fornitura gratuita di preservativi, misure di controllo artificiale delle nascite, alcune delle quali abortive. Molti laici sostenitori della vita sono donne e chiedono con urgenza ai vescovi: "vogliamo essere in prima linea, ma voi dovete essere i generali".

Lei parlava di laici impegnati in politica. Esiste un partito di ispirazione cattolica?

Di fatto, esistono rappresentanti nelle legislature che chiedono alla Chiesa di assumere una posizione a favore della vita. Molti di loro sono cattolici. Hanno un buon rapporto con il resto dei deputati, sebbene non votino come blocco cattolico. Non esiste un partito del genere e non ci sono candidati particolari appoggiati dalle confessioni religiose.

I vescovi contano sulla collaborazione dei laici per opporsi ai disegni di legge che attentano alla dignità della vita, in particolare l'aborto e l'eutanasia?

Al Congresso sono in discussione alcune norme contro la vita, sostenute dall'industria farmaceutica e dai laboratori che beneficeranno dell'indotto se esse venissero approvate. I laici ci aiutano molto nel contrastare la deriva contraria alla vita, soprattutto attraverso le loro organizzazioni. Ora, il Governo e la Conferenza episcopale sono impegnati in un dialogo proficuo su varie questioni, demografiche, economiche e legali. E poiché noi, vescovi, non siamo competenti in tutti questi campi, nel dialogo con il Governo, ci affidiamo a dei consulenti laici esperti in questi particolari campi: economisti, demografi, giuristi.

Qual è la posizione della Chiesa nei confronti della riforma agraria?

La Chiesa cattolica nelle Filippine ha sostenuto la politica governativa di riforma. Di fatto, la Conferenza episcopale ha appoggiato le organizzazioni religiose che sono in prima linea per l'ampliamento della stessa. Occorre ancora impegno, perché questa politica non è stata realizzata completamente a causa di alcune resistenze da parte di molti membri del Governo e di ricchi proprietari terrieri, ma perseguiamo l'idea di dare la terra ai braccianti e giustizia agli agricoltori.

La Chiesa nelle Filippine è diventata nel corso degli anni missionaria. Cosa la caratterizza?

Siamo stati cristianizzati dagli spagnoli giunti nel XVII secolo. Secondo le statistiche più recenti i cattolici sono circa il 79/80 per cento della popolazione. La nostra Chiesa è diventata missionaria. Alcuni dati fanno riflettere. Le congregazioni religiose sono numerose in relazione al numero dei filippini. Nel Paese sono aumentate le vocazioni mentre in altri Paesi vanno diminuendo. I nostri maggiori missionari sono i filippini che lavorano all'estero perché molti di loro sono cattolici, si sono formati e sono stati allevati nella fede cattolica. Portano la testimonianza evangelica dove emigrano. In qualità di presidente della Conferenza episcopale partecipo a numerosi incontri e a molte riunioni con vescovi di tutto il mondo, che, una volta saputo della mia provenienza, lodano i filippini, perché rendono le parrocchie delle loro diocesi più vitali. Alcuni insegnano ai bambini gli elementi fondamentali della fede. Sono veramente missionari che diffondono la Buona Novella in altri Paesi.



(©L'Osservatore Romano 3 marzo 2011)
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