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Giornata
Mondiale [Aggiornamento: 14.11.2006]
© Arturo Mari/L'Osservatore Romano
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Messaggi Pontifici
Uno degli aspetti della migrazione, spesso con implicazioni drammatiche e che determina le condizioni di vita a lungo termine di intere popolazioni, consiste nell’esodo forzato provocato da carestie, disastri naturali, guerre e conflitti etnici. Attualmente si stima che quasi un quinto delle migrazioni mondiali è dovuto a questi motivi. Oggi è estremamente difficile fare una stima precisa del numero dei rifugiati nel mondo, in quanto le Agenzie internazionali dell’ONU impegnate in questo settore non hanno competenza su tutte le popolazioni costrette ad abbandonare la propria patria. Per fare un esempio, attualmente l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) è responsabile della situazione di circa 22 milioni di persone in tutto il mondo; l’Agenzia di Soccorso e di Lavori delle Nazioni Unite per i Rifugiati di Palestina e del Vicino Oriente (UNRWA), si occupa di circa 3 milioni di palestinesi. Secondo alcune stime, esistono circa 20 milioni di rifugiati che non sono assistiti dalle agenzie internazionali. Presumendo che tali statistiche corrispondano alla situazione reale, vi sono nel mondo circa 50 milioni di rifugiati che vengono ospitati in paesi diversi da quelli di origine. A questi dati vanno ad aggiungersi i rifugiati vittime di esodi interni, dovuti a guerre o catastrofi, o che debbono spostarsi in seguito alla realizzazione di enormi progetti infrastrutturali. Secondo i dati esistenti, piuttosto approssimativi, le persone che versano in tali condizioni dovrebbero aggirarsi intorno ai 30 milioni. Le diverse fasi della crisi del Kossovo hanno fatto comprendere al pubblico mondiale quanto possano diventare importanti questi fenomeni. Dal 24 marzo al 30 aprile 1999, circa 600.000 kossovari sono stati costretti ad abbandonare la propria regione e a cercare rifugio in un paese straniero: 371.000 in Albania, 154.000 in Macedonia, 63.000 nel Montenegro, 15.000 nella Bosnia Erzegovina. Circa 24.000 persone sono fuggite dal Kossovo per raggiungere altri paesi (10.000 in Germania e 5.000 in Turchia). L’anno precedente 300.000 di loro avevano già abbandonato le loro case. I rifugiati sono persone sradicate dal proprio paese e spesso private della propria identità, in quanto talvolta il loro status amministrativo è incerto. La maggior parte di loro è costituita dagli individui più deboli della struttura sociale e familiare: anziani, donne e bambini. Le loro condizioni fisiche, igieniche, sociali e psicologiche sono spesso talmente drammatiche che potrebbero giustamente essere definiti "dannati sulla terra". Nella nostra società civile, il problema dei rifugiati richiama il concetto di solidarietà e della gestione organizzata degli aiuti umanitari. Questo tema riveste una grande importanza politica, in quanto rappresenta l’espressione concreta dello spirito umanitario della società, uno dei temi principali che questa Conferenza intende valutare e discutere.
La
distribuzione degli immigrati Come si può vedere dal prospetto seguente, la distribuzione degli immigrati nelle maggiori regioni del mondo non è omogenea. In particolare è evidente che nel 1990, l’ultimo anno di cui sono disponibili statistiche ufficiali sulla distribuzione nelle diverse zone, le regioni in cui la percentuale di immigrati è maggiore in rapporto alla popolazione residente sono l’America del Nord, l’Europa Occidentale e l’Oceania, vale a dire le destinazioni tradizionali dei migranti del mondo.
La maggior parte degli immigrati sono concentrati in Asia (il 35% di quelli mondiali) come conseguenza dei cospicui flussi migratori in questo continente. Il 20,1% si trovano in America del Nord e il 19% in Europa.
Migrazione
interna Una descrizione quantitativa degli immigrati è estremamente difficile. Inoltre una descrizione quantitativa del fenomeno migratorio non può chiarire in modo adeguato il problema dell’impatto sociale ed economico delle migrazioni sulle società sviluppate, che rappresenta uno dei temi principali della Conferenza. I dati quantitativi vanno valutati considerando l’ampiezza territoriale, il grado di sviluppo economico, la struttura del mercato del lavoro e la capacità delle diverse società di promuovere l’integrazione sociale e di gestire ambienti multiculturali. Tenendo conto di quanto detto, è importante definire l’ampiezza di questo fenomeno e le sue dinamiche. Secondo i dati statistici più attendibili, nel 1977 gli immigrati regolari nel mondo si aggiravano sui 130 milioni di persone. Questa cifra rappresenta il 2,3% di tutta la popolazione mondiale. Il 55% degli immigrati si è concentrato nei paesi in via di sviluppo, mentre il restante 45% nei paesi altamente sviluppati. Non esistono statistiche attendibili sull’immigrazione mondiale illegale, mentre abbiamo delle stime riguardo a singoli paesi. Il numero degli immigrati ha raggiunto il livello attuale dopo aver mantenuto un tasso costante di crescita negli ultimi decenni. Come si può vedere dal prospetto seguente, nel 1965 il numero totale degli immigrati si aggirava sui 75 milioni di persone, con un tasso annuale di crescita dell’1,9% (una media di 1,7 milioni di individui in più ogni anno). Nei periodi considerati dalle statistiche internazionali (1965-1975; 1975-1985; 1985-1990) la crescita non è stata omogenea: infatti è stata particolarmente modesta (1,2%) nel decennio 1965-1975 e più rapida nel decennio dal 1975 al 1985 (2,2%). Dal 1965 al 1975, il flusso migratorio concerne quasi esclusivamente i paesi altamente sviluppati. Il tasso di crescita aumenta considerevolmente negli anni che vanno dal 1975 al 1985, e dipende da un maggior flusso migratorio verso i paesi in via di sviluppo. Dal 1985 al 1990 il tasso di crescita è stato del 2,6%. In mancanza di statistiche ufficiali sulla situazione attuale, sono state fatte delle stime secondo le quali, come sopra indicato, nel 1997 il totale degli immigrati si aggirava intorno ai 130 milioni (2).
Le donne costituiscono una rilevante percentuale degli immigrati in quanto rappresentano il 47% del totale. Nei diversi decenni contemplati dai dati statistici di cui sopra, tale percentuale si è sempre mantenuta stabile.
Note |
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