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20 - 12.10.2005
SOMMARIO
♦ QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
ANTEMERIDIANO)
♦ SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
POMERIDIANO)
♦ AVVISI
♦ QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
ANTEMERIDIANO)
I seguenti due Padri sinodali sono intervenuti nella Quindicesima
Congregazione Generale di questa mattina:
- S.E.R. Mons. Joseph ZEN ZE-KIUN, S.D.B., Vescovo di Hong Kong
(Xianggang) (CINA)
- S.E.R. Mons. Estanislao Esteban KARLIC, Arcivescovo emerito di
Paraná (ARGENTINA)
Diamo qui di seguito i riassunti dei due interventi, pervenuti dopo
la chiusura della redazione del Bollettino N. 19 di questa mattina:
- S.E.R. Mons. Joseph ZEN ZE-KIUN, S.D.B., Vescovo di Hong Kong
(Xianggang) (CINA)
La Chiesa in Cina, apparentemente divisa in due, una ufficiale
riconosciuta dal governo e una clandestina che rifiuta di essere
indipendente da Roma, è in realtà una Chiesa sola, perché tutti
vogliono stare uniti al Papa.
Dopo lunghi anni di separazione forzata, la stragrande maggioranza
dei Vescovi della Chiesa ufficiale è stata legittimata dalla
magnanimità del Santo Padre.
Specialmente negli ultimi anni è risultato sempre più chiaro che i
vescovi ordinati senza approvazione del Romano Pontefice non vengono
accettati né dal clero né dai fedeli.
Si spera che davanti a questo sensus Ecclesiae il governo veda la
convenienza di venire a una normalizzazione della situazione, anche
se gli elementi "conservatori" interni alla Chiesa ufficiale vi
pongono resistenza per ovvii motivi di interesse.
L'invito del Santo Padre a quattro vescovi per il Sinodo era una
buona opportunità, ma sembra sia stata sciupata.
L’Eucarestia ben celebrata potrà certamente accelerare la venuta
della vera libertà religiosa per il popolo cinese.
[00309-01.05] [IN231] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Estanislao Esteban KARLIC, Arcivescovo emerito di
Paraná (ARGENTINA)
1. L’Eucaristia, sacramento della Pasqua di Cristo
La Pasqua ci rende concorporei, consanguinei e contemporanei del
Signore. Il Signore nell’Eucaristia ha istituito una misteriosa
contemporaneità tra la sua morte e risurrezione e lo scorrere dei
secoli. Solo la fede può conoscere questa mirabile trasparenza del
tempo e dello spazio alla potenza dell’amore e della gloria di
Cristo per mezzo del Sacramento dell’Eucaristia. Nell’“oggi” della
liturgia eucaristica, l’unica pasqua redentrice si fa celebrazione
contemporanea.
2. L’Eucaristia e la spiritualità del martirio
L’Eucaristia, poiché è il Sacramento della Pasqua, ci fa
essenzialmente pasquali e partecipi della vocazione martiriale. Ci
dona la grazia di imitare l’offerta sacrificale di Cristo in ogni
momento dell’esistenza, amando come Cristo ha amato sulla Croce.
3. L’Eucaristia, fonte e culmine della missione
L’Eucaristia è, in se stessa, “l’atto missionario più efficace che
la comunità ecclesiale possa realizzare nella storia del mondo”,
poiché contiene il Salvatore nella sua Pasqua Redentrice.
Dall’Eucaristia la Chiesa deve partire per annunciare con gioia
immensa il Vangelo dell’amore salvifico di Dio. Suo destinatario è
tutto il mondo, ogni uomo e la sua cultura, per farsi carico,
purificare dall’errore e dal peccato e portare tutto all’altare
della Croce del Signore.
[00308-01.05] [IN228] [Testo originale: spagnolo]
♦ SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
POMERIDIANO)
● RELATIO POST
DISCEPTATIONEM
● AUDITIO AUDITORUM II
Alle ore 16.30 di oggi mercoledì 12 ottobre 2005, con la preghiera
dell’Adsumus, ha avuto inizio la Sedicesima Congregazione Generale,
per la Relatio Post Disceptationem, per l’Auditio Auditorum II, la
Seconda Audizione degli Auditori e Auditrici e per e la
continuazione degli interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema
sinodale: L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa.
Presidente Delegato di turno S.Em.R. il Sig. Card. Telesphore
Placidus TOPPO, Arcivescovo di Ranchi (India).
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 19.10 con
la preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 239 Padri.
● RELATIO POST
DISCEPTATIONEM
È intervenuto in questa Sedicesima Congregazione Generale il
Relatore Generale, S.Em.R. il Sig. Card. Angelo SCOLA, Patriarca di
Venezia (Italia), per la lettura della Relatio post disceptationem
in latino. Nella sua seconda relazione, a conclusione della
discussione generale sul tema sinodale in Aula, il Relatore Generale
ha sintetizzato i vari interventi succedutisi in queste giornate
nelle Congregazioni Generali e ha offerto alcune linee di
orientamento per facilitare i lavori dei Circoli Minori.
Pubblichiamo qui di seguito la traduzione italiana del testo
integrale e una presentazione in italiano della Relatio post
disceptationem.
Presentazione
La Relatio post disceptationem, dell’Em.mo Card. Angelo Scola,
Relatore Generale, si apre con un richiamo a Giovanni Paolo II il
quale ha voluto dedicare al tema “Eucaristia fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa” questa XI Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, e alla meditazione con cui Papa
Benedetto XVI ha dato avvio alla I Congregatio Generalis. All’invito
del supremo Pastore della Chiesa, ad avere, secondo l’imperativo
paolino, gli stessi sentimenti di Cristo, ha risposto - leggiamo
nell’Introduzione della Relatio - un caleidoscopio di interventi,
suggerimenti, scambi in un clima caratterizzato da un intenso
affetto collegiale, dalla dimensione testimoniale presente in tanti
interventi e dalla grande libertà e franchezza con cui ognuno dei
presenti si è espresso.
Il Cardinale Angelo Scola, sottolineando la natura della Relatio
post disceptationem, per cui autore di questa è tutta l’Assemblea e
non il Relatore, afferma di non aver fatto una sintesi, bensì una
collazione degli interventi, anche per la vastità dei temi trattati
e delle sensibilità messe in gioco. L’introduzione si conclude
enunciando l’orientamento di fondo emerso, in linea di massima,
dagli interventi: il superamento di ogni dualismo tra dottrina e
pastorale, tra teologia e liturgia.
La Relatio consta di due parti: la Prima Parte, Educare il Popolo di
Dio alla fede nell’Eucaristia, è suddivisa in cinque capitoli. Nel
I, il Relatore afferma che numerosi interventi hanno messo in luce
le oggettive difficoltà che il popolo cristiano incontra, oggi, nel
credere e celebrare l’Eucaristia, ed è emersa la grave
responsabilità dei pastori in ordine all’evangelizzazione e alla
nuova evangelizzazione. Istituendo l’Eucaristia, sostiene il
Relatore, Gesù ha dato vita ad una novità radicale: ha compiuto in
Se stesso la nuova ed eterna Alleanza e questa novità chiede di
essere accolta e custodita dalla Chiesa come dono insostituibile ed
estremamente prezioso. Nel II capitolo, si espongono i tratti
principali dei contenuti essenziali di questo grande mistero, emersi
dalla necessità di educare i credenti ad un’integrale fede
eucaristica. Nel III si sottolinea il posto di grande rilievo che ha
avuto, nella disceptatio, il nesso tra l’Eucaristia e il settenario
sacramentale. Il IV capitolo tratta dell’Eucaristia e del popolo
sacerdotale, i fedeli che nel loro radunarsi insieme riscoprono la
propria appartenenza alla Chiesa, e si parla di Dies Domini, Vescovo
e presbiteri, diaconi permanenti e ministri straordinari della
Comunione, parrocchia e piccole comunità, famiglia, vita consacrata,
giovani. Infine, il V capitolo, raccoglie il tema Eucaristia e
missione: per essere missionaria la Chiesa deve essere anche
profondamente eucaristica.
La Seconda Parte, L’azione eucaristia, consta di 4 capitoli. Nel I,
il Cardinale Scola, nota che non pochi Padri hanno ricordato con
gratitudine il benefico influsso della riforma liturgica attuata a
partire dal Concilio Vaticano II sulla vita della Chiesa, con il
richiamo alla ricchezza del Messale Romano, assieme all’urgenza di
una maggiore attenzione per l’ars celebrandi (III cap.) da cui
dipende l’actuosa participatio (IV cap.), dopo aver trattato, nel II
capitolo, della struttura della celebrazione liturgica.
Nella Conclusione, che precede le 17 Questioni per i Circoli Minori
con cui si chiude la Relatio, il Cardinale A. Scola afferma che il
lavoro che attende ora tutti i Padri sinodali costituisce la parte
più delicata, dalla quale emergeranno le “Propositiones che
offriremo al discernimento proprio del carisma del Successore di
Pietro. È un lavoro che compiremo ancora una volta in tutta libertà
e parresia perché intendiamo farlo in tutta umiltà. Siamo infatti
consapevoli che l’Eucaristia, in quanto dono, è intrinsecamente
connessa alla testimonianza che, come ci è stato richiamato, può
giungere fino al martirio. Ma il martyrein è esso stesso un dono che
un’altra volta chiede umiltà. Ce lo ricorda la bella traduzione
italiana del prefazio dei martiri: “Padre che riveli nei deboli la
Tua potenza e doni agli inermi la forza del martirio”.
[00304-01.06] [NNNNN] [Testo originale: italiano]
Traduzione italiana del testo integrale
Beatissimo Padre
Venerabili Fratelli nell’Episcopato
Fratelli e sorelle in Cristo
Introduzione
1. Nella meditazione con cui ha dato avvio alla I Congregatio
Generalis di questa XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, che il servo di Dio Giovanni Paolo II ha voluto dedicare al
tema Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa, Benedetto XVI ci ha invitato con singolare forza a fare
nostro l’imperativo paolino: «“Idem sapite”: sentiamo dietro la
parola latina, la parola “sapor”, “sapore”: abbiate lo stesso sapore
per le cose (…) con tutte le differenze che non solo sono legittime
ma anche necessarie, ma abbiate “eundem sapore” (…) Abbiate gli
stessi sentimenti di Cristo, entrare nella “phronesis”, nel “phronein”,
nel pensare di Cristo. Quindi possiamo avere la fede della Chiesa
insieme, perché con questa fede entriamo nei pensieri, nei
sentimenti del Signore. Pensare insieme con Cristo».
Il variopinto caleidoscopio costituito dai circa 230 interventi dei
Padri sinodali, arricchito dalle 150 riflessioni, suggerimenti,
scambi e domande emerse nella libera discussione serale, i
contributi degli Uditori, quelli dei Delegati fraterni, e le
relazioni e comunicazioni per la celebrazione del 40º anniversario
del Sinodo rappresentano una prima risposta all’invito del supremo
pastore della Chiesa. Essa è stata inoltre corroborata dal clima di
intenso affetto collegiale che si fa ogni giorno tra noi più
tangibile e dalla dimensione testimoniale presente in tanti
interventi, ma in modo particolarmente significativo in taluni di
essi provenienti dai vari continenti. Né si deve tacere della grande
libertà e franchezza con cui ognuno di noi si è espresso su svariati
argomenti, anche i più delicati, connessi al tema in questione.
Al tornante: dalla disceptatio ai circoli minori
2. Siamo così giunti ad un tornante dei nostri lavori. La Relatio
post disceptationem ha il compito di accompagnare questo passaggio.
La sua natura è ben diversa da quella della Relatio ante
disceptationem. Non sarà inutile richiamarla. Riferendosi alla
lettera e allo spirito dell’art. 33 del Vademecum Synodi sulla
Relatio ante disceptationem e degli articoli 34 e 59 sulla Relatio
post disceptationem, appare chiaro che mentre la prima invita il
Relatore a rifarsi all’Instrumentum laboris lasciandogli però un
margine relativamente ampio di integrazione personale, l’autore
della Relatio post disceptationem non è a ben vedere il Relatore, ma
l’Assemblea. Al Relatore viene chiesto solo di dare conto in modo
fedele e sintetico di quanto è emerso nella disceptatio. Con il
prezioso aiuto del Segretario Speciale, validamente coadiuvato dai
32 esperti – permettetemi di ringraziarli di cuore – opportunamente
articolati in tre gruppi, ogni intervento, compresi quelli che
verranno pronunciati nel pomeriggio, è stato ascoltato, letto e per
quanto possibile considerato nella presente Relatio. Si è cercato di
utilizzare direttamente le vostre parole, al punto che la prima
redazione era di fatto un collage in cinque lingue di affermazioni
da Voi pronunciate. La vastità dei temi toccati e delle sensibilità
messe in gioco mi suggeriscono di non definire questa Relatio una
sintesi. È più giusto riconoscere che si tratta di una collazione
degli interventi mediante un impianto sintetico di cui mi assumo la
responsabilità, che ho condiviso con il Segretario Speciale.
Ovviamente ho dovuto limitarmi ad elencare elementi, orientamenti,
problemi, senza entrare non solo in un esame di dettaglio, ma
neppure in una loro illustrazione. Ciò era richiesto oltre che dal
tempo limitato, dalla natura puramente ancillare di questa
relazione. Molto probabilmente mi saranno sfuggiti rilievi anche
importanti. Chiedo venia. È superfluo ricordare che potranno essere
riproposti riproposti nei circoli minori. Lo stesso si potrà fare
per le numerose proposte pratiche, emerse nelle discussioni libere,
che non menzionerò e che sono state registrate dalla Segreteria
Generale. Ora che l’Assemblea ha messo mano alla struttura
architettonica del nostro edificio, tocca al maestro relatore
accompagnare i mastri artigiani alla preziosa opera di rifinitura
che li attende. Lo splendore dell’edificio sarà frutto del lavoro
dei circoli minori attraverso l’elaborazione delle propositiones.
Sarà così possibile presentare, come la natura del Sinodo prevede,
al mastro architetto l’opera finale perché ne verifichi armonia e
solidità sulla base del disegno del Divino Committente e decida se
spalancare le porte dell’edificio al popolo santo di Dio.
Come è tradizione, alla fine della Relatio troverete un elenco di
questioni che potranno, se vorrete, aiutare il lavoro dei circoli
minori. Non lo leggerò in questa sede, lasciandolo alla Vostra
lettura personale e, se lo riterranno opportuno i Moderatori ed i
Relatori dei circoli, ad una lettura comunitaria durante i lavori di
gruppo.
Le parti della Relatio
3. Ho articolato la materia in due parti. Dopo l’introduzione, che
termina col paragrafo 4 - Superare i dualismi - segue la Prima Parte
dal titolo Educare il Popolo di Dio alla fede nell’Eucaristia. È
divisa in cinque punti: 1. La novità del culto cristiano; 2. La fede
eucaristica; 3. Eucaristia e sacramenti; 4. Eucaristia e popolo
sacerdotale; e 5. Eucaristia e missione. La Seconda Parte ha per
titolo L’azione eucaristica e si articola in quattro punti: 1. Sulla
scia della riforma liturgica; 2. La struttura della celebrazione
liturgica; 3. Ars celebrandi; e 4. Actuosa participatio. Vi è infine
una breve conclusione.
Superare i dualismi
4. Per esporre in modo sintetico ed ordinato la materia della nostra
disceptatio è importante partire da un dato di fatto. In linea di
massima dagli interventi dei Padri è emerso un orientamento di
fondo: il superamento di ogni dualismo tra dottrina e pastorale, tra
teologia e liturgia. È la conseguenza del carattere di azione
liturgica (rito) proprio dell’Eucaristia. Il cammino mistagogico non
va dalla teologia alla liturgia, ma in senso inverso dalla liturgia
ben celebrata all’intelligenza dei misteri. Non esiste una dottrina
avulsa dalla vita; né si può pensare alla concreta esistenza
cristiana indipendentemente dal contenuto normativo della fede. Così
gli aspetti dottrinali sono emersi nel nostro dialogo come radice di
quelli pastorali. Ciò perché l’intellectus fidei è sempre
originariamente in rapporto con l’azione liturgica della Chiesa.
Prima parte
Educare il Popolo di Dio alla fede nell’Eucaristia
I. La novità del culto cristiano
Celebrare l’Eucaristia nel nostro mondo
5. Numerosi interventi hanno rilevato le oggettive difficoltà che il
popolo cristiano incontra, ai nostri giorni, nel credere e celebrare
l’Eucaristia. In Oriente e in Occidente, nel Nord e nel Sud del
pianeta le Chiese particolari vivono, seppur con accenti diversi,
immerse in una cultura secolarizzata (non di rado in una
contro-cultura) spesso refrattaria alla contemplazione, alla
gratuità, alla condivisione. Il senso del mistero e del sacro
proprio dell’Eucaristia rischia di essere compromesso. Il dialogo ha
denunciato un mondo martoriato dalla violenza e dall’ingiustizia in
cui è difficile riconoscere che tutti gli uomini sono figli del
Padre che nello Spirito Santo ci dona Suo Figlio come Pane vivo.
Questo stesso mondo, spesso secolarizzato, tuttavia, è profondamente
assetato di bellezza e di verità. Non può evitare i grandi
interrogativi sul senso ultimo della vita e della morte, del dolore
e della gioia, e mantiene la capacità di riconoscere il bene quando
lo incontra. Come ci è stato ricordato con energia da un confratello
di Africa gli uomini di oggi, con tutte le loro contraddizioni e
domande, possono, anzi debbono, ricevere l’annuncio cristiano. Più
che mai in questo mondo la Chiesa è chiamata ad essere come un
sacramento, segno e strumento dell’intima unione con Dio e
dell’unione del genere umano.
Evangelizzazione ed educazione dei fedeli
6. In rapporto con le precedenti considerazioni è emersa con forza
in aula la grave responsabilità dei pastori in ordine
all’evangelizzazione e alla nuova evangelizzazione. La natura
essenzialmente educativa della Chiesa indica come una delle urgenze
più decisive per il nostro tempo quella dell’annuncio e della
catechesi che permettano al popolo cristiano di credere, celebrare e
vivere in pienezza il mistero eucaristico. La preoccupazione
catechetica riguardo all’Eucaristia si è imposta emersa in modo
massiccio in rapporto alla quasi totalità dei temi trattati. Del
resto gli interventi hanno ripetutamente osservato che, in quanto
pienezza dell’iniziazione cristiana, l’Eucaristia domanda per sua
natura un’educazione integrale alla fede. È stato detto che questa
formazione deve essere cristocentrica e riguardare tutti gli
elementi essenziali della dottrina cattolica sull’Eucaristia e della
sua degna celebrazione. Questo perché i fedeli siano resi capaci di
fare della propria esistenza una offerta gradita a Dio (logikē
latreia: Rm 12, 1). Solo su questa base si può superare nei credenti
la dicotomia tra celebrazione e vita.
Il novum eucaristico
7. Istituendo l’Eucaristia Gesù ha dato vita ad una novità radicale:
ha compiuto in Se stesso la nuova ed eterna Alleanza. Nel contesto
della cena rituale ebraica, che concentra nel memoriale l’evento
passato della liberazione dall’Egitto, la sua rilevanza presente e
la promessa futura, Gesù ha voluto incastonare il dono totale di Sé.
Il vero Agnello immolato si è sacrificato una volta per tutte nel
mistero pasquale ed è in grado di liberare per sempre l’uomo. Il
Signore Gesù ha così consegnato gli elementi essenziali del nuovo
culto (nel contesto di un’eulogia e di un’eucaristia: il pane e il
vino; le parole che trasformano pane e vino nel Corpo e nel Sangue)
alla Chiesa, Sua Sposa, perché guidata dallo Spirito Santo potesse
nel tempo dare ad essi la forma liturgica adeguata ad esprimere e
celebrare tale mistero.
Il dono eucaristico
8. La novità dell’Eucaristia istituita da Nostro Signore chiede
pertanto di essere accolta e custodita dalla Chiesa come un dono
insostituibile ed estremamente prezioso. Giustamente è stato detto
in aula che la Chiesa non riconosce per sé alcun diritto circa il
dono che il Signore le ha fatto affidandole l’Eucaristia. Il suo
atteggiamento nei confronti di questo grande mistero della fede può
essere solo quello di adorazione, di lode e di obbedienza. Lasciarsi
plasmare dall’Eucaristia, così è stato detto, significa formarsi
all’esperienza della grazia attraverso la contemplazione dei
mirabilia Dei. In questo contesto da molti Padri è stata richiamata
la necessità di osservare le norme liturgiche: sono l’espressione di
quest’umile obbedienza della Chiesa, che viene meno quando
subentrano gli abusi.
È doveroso ricordare qui l’articolata discussione avvenuta in aula
sul rapporto tra il carattere di dono proprio dell’Eucaristia e il
diritto dei fedeli di ricevere dai sacri pastori gli aiuti derivanti
dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla Parola di Dio e
dai sacramenti. Questo implica il dovere dei pastori di garantire il
più possibile la regolare celebrazione domenicale nelle
numerosissime comunità ecclesiali sparse nel mondo. Conviene fin da
subito anticipare che, in questo contesto, da parte di Padri di
tutti i continenti, è stata rilevata la preoccupante scarsità di
sacerdoti. In questo quadro qualcuno ha fatto riferimento ai viri
probati. Si è parlato dell’improcrastinabile esigenza di una miglior
ridistribuzione del clero senza sottovalutare le differenze di
cultura e di lingua. Non sono mancate voci che hanno chiesto risorse
spirituali e materiali per una pastorale vocazionale rinnovata nei
contenuti e nei metodi e per la formazione di tutti i potenziali
candidati al sacerdozio.
Diversi Padri orientali hanno fatto riferimento alla prassi del
sacerdozio uxorato propria delle loro Chiese, offrendo a ciascuno di
noi elementi per un’ulteriore attenta valutazione della scelta della
Chiesa latina di connettere il celibato al sacerdozio ordinato.A
questo proposito alcuni Padri, ricordando le ragioni cristologiche,
ecclesiologiche ed escatologiche del celibato esposte da
Sacerdotalis coelibatus in continuità con l’insegnamento del
Concilio Vaticano II, hanno affermato che l’ipotesi dei viri probati
è una strada da non percorrere.
II. La fede nell’Eucaristia
La necessità di educare i credenti ad un’integrale fede eucaristica
ha dato vita ad un amplia panoramica circa i contenuti essenziali
del grande mistero. Cerchiamo di proporne i tratti principali.
Il mistero pasquale, mistero trinitario
9. L’Eucaristia è memoriale dell’intero evento pasquale. In questo
senso è necessario che la Chiesa richiami costantemente al popolo di
Dio che l’Eucaristia, rendendo presente la morte e la risurrezione
di Cristo, esprime in modo supremo l’amore di Cristo per il Padre e
l’amore del Padre per Lui. Nel mistero eucaristico viene così in
chiara luce la Persona e la missione dello Spirito Santo talora poco
apprezzata dai nostri fedeli. Si spiega in tal modo l’importanza
dell’epiclesi sottolineata con forza da qualche Padre
particolarmente attento alla tradizione orientale.
Sacrificio sacramentale
10. Con insistenza i Padri hanno sollecitato che venga approfondita
ed insegnata la verità sulla dimensione sacrificale del mistero
eucaristico, che manifesta in modo eminente la proesistenza di Gesù,
cioè l’offerta che Gesù fa della propria vita al Padre per gli
uomini. Se il sacrificio di Cristo è il culmine della rivelazione
della vita intratrinitaria allora l’Eucaristia diventa una via
maestra per mostrare l’amore di Dio per tutta l’umanità. La
dimensione sacrificale della dottrina eucaristica non può essere
ritenuta marginale. Le stesse difficoltà a comprendere il
significato del sacrificio urgono ad approfondirne il senso.
Presenza reale ed adorazione
11. Nelle sacre specie Gesù Cristo è realmente e sostanzialmente
presente. Si è rilevata l’opportunità di un approfondimento
teologico e catechetico della presenza reale che metta in evidenza
la specificità della presenza eucaristica e la sua differenza
qualitativa rispetto ad altre pur importanti modalità di presenza
del Signore Risorto nella Sua Chiesa e nel mondo. Tale
approfondimento potrà essere favorito da una teologia della
consacrazione sviluppata in tutte le sue dimensioni (trinitaria,
pneumatologica, ecclesiologica ed escatologica).
Conviene qui richiamare, che in relazione al tema della presenza
reale e della sua adeguata comprensione, si sono posti numerosi
interventi e testimonianze riguardanti l’adorazione eucaristica. In
particolare si è sentito il bisogno di cogliere la relazione tra la
celebrazione e l’adorazione: l’atteggiamento di adorazione deve
caratterizzare la stessa partecipazione alla celebrazione
eucaristica. Adorare Gesù Cristo presente nell’Eucaristia anche
fuori della Messa, anche come riparazione, è una conseguenza della
nostra fede nel mistero celebrato. Per favorire un tale
atteggiamento sia nella celebrazione che al di fuori di essa,
diversi Padri hanno fatto cenno alla questione del posto del
tabernacolo nella chiesa. Qualche Padre ha messo in evidenza
l’incongruenza di collocare la sede del presidente davanti al
tabernacolo. Altri hanno ribadito l’importanza dei Congressi
Eucaristici a vari livelli.
Banchetto e comunione
12. Il sacrificio eucaristico è inscritto nel banchetto, ma il
banchetto è interamente compreso soltanto a partire dall’offerta che
Gesù fa della propria vita per i Suoi sulla croce. Non c’è alcuna
opposizione tra sacrificio e banchetto. Così integralmente intesa
l’Eucaristia, cena e banchetto, rivela la sua natura di alimento,
pane del cammino.
La Santa Comunione costituisce l’apice del banchetto eucaristico: in
essa i fedeli partecipano del vero Corpo e del vero Sangue di Nostro
Signore Gesù Cristo diventando più compiutamente membra del Suo
Corpo che è la Chiesa. La natura di banchetto manifesta l’Eucaristia
come mistero capace di generare rapporti nuovi: entrando in
comunione con Cristo il fedele instaura una nuova relazione con gli
altri.
Nelle celebrazioni eucaristiche non mancano purtroppo fedeli che si
accostano alla Comunione senza la dovuta preparazione e
consapevolezza. Numerosi interventi hanno espresso anche a questo
proposito l’urgenza di una catechesi che mostri i legami oggettivi
tra il cammino di fede e di conversione e la comunione eucaristica.
Taluni Padri hanno reiteratamente chiesto una rinnovata attenzione
alle modalità e alle norme che presiedono alla distribuzione della
Santa Comunione. Eucaristia e Chiesa
13. La res dell’Eucaristia è l’unità della Chiesa.
Quest’affermazione cara alla tradizione teologica è stata ricordata
in aula per mettere in evidenza l’importanza di sviluppare
un’ecclesiologia eucaristica come fondamento e radice della
ecclesiologia di comunione. Essa può costituire un quadro adeguato
per affrontare talune questioni di rilevante importanza. Anzitutto i
temi legati alla collegialità, alla sinodalità e più in generale
alla rappresentanza nella Chiesa. Infatti, come ha affermato un
Delegato fraterno, l’intera vita, parola e struttura della Chiesa è
essenzialmente eucaristica.
L’ecclesiologia eucaristica può gettare nuova luce anche su talune
questioni di grande attualità per il cammino ecumenico. Con l’invito
ad un uso rigoroso della terminologia si è riaffermata la prassi
dell’ammissione, sotto particolari condizioni oggettive e
soggettive, del fedele non cattolico alla comunione eucaristica.
Sono state ricordate le parole di Unitatis redintegratio 8, i
criteri del Direttorio Ecumenico 129, e le indicazioni piene di
speranza di Giovanni Paolo II nelle encicliche Ut unum sint 46 ed
Ecclesia de Eucharistia 44, 45 e 46. Due Padri di rito orientale si
sono interrogati circa l’opportunità di prendere in considerazione,
in precisi casi e contesti, l’ipotesi di concelebrare con ministri
di Chiese ortodosse.
Eucaristia e vita cristiana
14. La partecipazione feconda all’Eucaristia, suprema conferma del
metodo scelto da Dio per incontrare gli uomini, trasforma la vita
del fedele ed imprime alla sua esistenza una ‘forma eucaristica’. In
ciò consiste propriamente parlando la spiritualità eucaristica
richiamata da alcuni interventi. Il senso di tutta la vita
cristiana, come ci mostrano i santi, è l’unione con Cristo che si
offre al Padre per la vita dell’umanità. Il discepolo di Gesù è
posto in questo mondo proprio per vivere la ‘forma eucaristica, per
fare del bene agli altri, per portare dei frutti di salvezza, per
essere sale, luce e fermento del mondo.
III. Eucaristia e sacramenti
Un posto di grande rilievo ha avuto nella disceptatio il nesso tra
l’Eucaristia e il settenario sacramentale. Riprendiamo
sinteticamente i principali elementi emersi.
Eucaristia e iniziazione cristiana
15. Più interventi hanno suggerito di meglio approfondire l’intero
percorso dell’iniziazione cristiana. Incorporati per il battesimo a
Cristo nella Chiesa i fedeli sono chiamati a vivere in pienezza la
loro identità di membra del Corpo di Cristo attraverso la
partecipazione consapevole, actuosa e feconda all’Eucaristia. Taluni
Padri hanno dichiarato di ritenere più che opportuno favorire forme
di catechesi post-battesimale che conducano i fedeli ad una vita
matura di fede. Qualche Padre orientale ha richiamato l’importante
significato teologico di conferire simultaneamente i tre sacramenti
dell’iniziazione cristiana.
Eucaristia e Penitenza
16. Con grande insistenza i Padri hanno ricordato il legame tra
Eucaristia e Penitenza. La catechesi e la predicazione devono
educare i fedeli aiutandoli a comprendere la necessità di accostarsi
regolarmente al sacramento della Riconciliazione. Ciò favorisce la
riscoperta del legame tra l’Eucaristia e la vita intera come
itinerario di conversione e di trasfigurazione della persona in
Cristo. A questo scopo è stata richiamata la necessità di una
maggiore disponibilità da parte dei sacerdoti. Inoltre alcuni Padri
hanno chiesto il rigoroso rispetto di tutte le norme riguardanti il
sacramento della Penitenza.
Eucaristia e Matrimonio
17. Più Padri hanno rilevato l’urgenza di un’educazione
all’intrinseco nesso tra Eucaristia e Matrimonio. Qualche intervento
lo ha esplicitato nel quadro di un’ecclesiologia sponsale.
Non pochi Padri hanno fatto riferimento ai conviventi, ai battezzati
sposati solo civilmente, e ai divorziati risposati che si sono messi
nella dolorosa condizione di non poter ricevere la comunione
eucaristica. È stata posta in evidenza l’importanza di un’attenta
pastorale di accogliente comunione nei loro confronti alla luce dei
numerosi pronunciamenti del Magistero. Due Padri hanno chiesto di
esplorare cammini di misericordia. In particolare qualche Padre ha
invitato i Vescovi a promuovere energicamente la dimensione
pastorale dei tribunali ecclesiastici, con eventuali semplificazioni
di funzioni e procedure, favorendone la creazione là dove non
esistono. Più di un Padre ha sottolineato l’importanza di fare
ricorso in questi casi al valore della Comunione spirituale, anche
se non è mancato chi l’ha definita un palliativo.
Eucaristia ed Ordine
18. Qualche Padre ha affrontato nel suo intervento il rapporto
Eucaristia ed Ordine sacerdotale facendo riferimento agli
insegnamenti del Magistero che definiscono l’Eucaristia come la
principale ragion d’essere del sacerdozio ordinato. Il tema inoltre
è emerso in più interventi durante la libera discussione. Alcuni
Padri si sono riferiti alla dottrina dell’agire “in persona Christi”
e alla relazione intrinseca tra sacerdozio ordinato e sacerdozio del
Popolo di Dio.
Unzione degli infermi e Viatico
19. Il tema è emerso piuttosto indirettamente a proposito
dell’importanza dell’Eucaristia per gli ammalati. Molti fedeli
ricuperano un certo contatto con la comunità cristiana quando si
trovano in una situazione di malattia o sofferenza. Del resto, la
centralità dell’Eucaristia illumina per sua natura il rapporto della
comunità ecclesiale con tutte le persone implicate con il mondo
della salute e della sanità: ammalati, familiari e operatori
sanitari. Qualcuno ha sottolineato l’importanza di adeguare la
pastorale in questo campo giudicandola al momento largamente
insufficiente.
Qualcuno ha notato come la dimensione escatologica della Comunione
eucaristica emerga significativamente nel Santo Viatico. Per il
fedele che riceve il viatico, medicina di immortalità, si attua una
certa contemporaneità della morte con la pienezza della vita ed è
dato il pegno della risurrezione della carne. È stato infine
ricordato il profondo valore teologico della Messa di suffragio per
i defunti.
IV. Eucaristia e popolo sacerdotale
Il Dies Domini
20. Il popolo cristiano – è stato detto - si riconosce visibilmente
nel suo radunarsi ogni domenica per la Santa Messa. Celebrando
l’Eucaristia la comunità ecclesiale partecipa sacramentalmente alla
vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Nell’atto del radunarsi
insieme i fedeli riscoprono la propria appartenenza alla Chiesa. Lo
fanno ascoltando la Parola di Dio, partecipando al memoriale del
dono redentivo di Cristo e lasciandosi inviare nel mondo quali
testimoni del mistero celebrato.
Per questa ragione molti interventi dei Padri hanno raccomandato la
necessità di ricuperare il valore profondo della domenica, in
particolare nelle società secolarizzate dove si è affievolito talora
anche assai fortemente. Si è domandato di aiutare i fedeli a
riscoprire che senza la domenica non possiamo vivere. In proposito
un Padre ha sollevato la questione, delicata per molti Paesi, del
lavoro domenicale. La domenica caratterizza la vita della Chiesa
mentre esprime l’identità cristiana. Prima ancora che un precetto,
la domenica è un’espressione gioiosa dell’incontro dei fratelli in
Cristo. Ha una notevole rilevanza culturale e formativa. Educa
inoltre all’autentico riposo.
Qualche intervento si è raccomandato di non sovraccaricare le
domeniche con giornate celebrative di vario contenuto per non
oscurare il carattere peculiare del Dies Domini.
Il Vescovo ed i presbiteri
21. La responsabilità del vescovo nei confronti della vita liturgica
della diocesi e, in modo particolare, della celebrazione
dell’Eucaristia, è stata ricordata in aula più volte, anche facendo
riferimento al suo legame con la chiesa cattedrale. Soprattutto però
i Padri hanno sottolineato il nesso sacramentale che lega i
presbiteri al loro Vescovo. Unanime è stato il senso di gratitudine
nei confronti dei sacerdoti che dedicano la loro vita al ministero
pastorale. Abusi e defezioni non sono in grado di oscurare neppure
lontanamente lo zelo con cui la stragrande maggioranza di sacerdoti
vive la propria vocazione e la propria missione. Alcuni interventi
hanno sottolineato la responsabilità del Vescovo nei confronti dei
seminaristi e della loro adeguata formazione che deve essere
centrata sull’Eucaristia.
Per taluni bisogna dar più spazio, fin dal Seminario, ad adeguata
formazione liturgica dei sacerdoti particolarmente esplicitandone la
radice teologica.
Diaconi permanenti e ministri straordinari della Comunione
22. Anche per i diaconi permanenti ed i ministri straordinari della
Comunione è stata richiesta da più voci una maggior formazione
liturgica. Devono essere più adeguatamente preparati a compiere il
loro prezioso ministero.
Soprattutto nelle celebrazioni domenicali in attesa di sacerdote il
loro ministero appare di grande aiuto alla missione della Chiesa.
Educando i fedeli all’ascolto della Parola di Dio, alla lode e alla
preghiera essi potranno inculcare l’amore per l’Eucaristia. Qualche
Padre ha sottolineato quanto sia importante favorire, in quei
contesti, un’ardente supplica perché il Signore doni alla Sua Chiesa
numerose vocazioni sacerdotali.
A proposito di queste assemblee alcuni interventi hanno rilevato un
certo rischio che i fedeli le confondano con la celebrazione
eucaristica. Hanno suggerito pertanto un ulteriore sforzo per
rinvenire formule espressive che scongiurino tale rischio. Un Padre
si è domandato: fino a quando queste comunità dovranno restare in
attesa? Un altro ha chiesto che la giusta urgenza sull’Eucaristia
domenicale si accompagni al riconoscimento del valore delle liturgie
della Parola o di analoghe celebrazioni liturgiche. Parrocchia e
piccole comunità
23. Il ruolo della parrocchia come dimora e scuola di preghiera in
riferimento alla celebrazione eucaristica è stato sottolineato più
volte in aula. Essa costituisce il luogo di riferimento fondamentale
per il popolo di Dio. Nel contempo un certo numero di Padri ha
parlato della necessità di sostenere la nascita di piccole comunità
anche all’interno della parrocchie per permettere un più
approfondito cammino di riscoperta dell’iniziazione cristiana che
illumini meglio il nesso tra celebrazione eucaristica e vita
cristiana. All’interno di simili comunità vitali – ha suggerito
qualche Padre – è più facile affrontare tutte le circostanze della
vita quotidiana, soprattutto nei paesi in cui l’iniziativa delle
sette è particolarmente aggressiva, al punto di provocare, in
qualche caso, un veloce decremento dell’appartenenza stessa alla
Chiesa cattolica. Un’appartenenza debole che isoli i cristiani
diventa un terreno fertile perché le sette trovino nuovi adepti.
Tuttavia due o tre Padri hanno espresso perplessità circa la
moltiplicazione di celebrazioni eucaristiche per piccoli gruppi
soprattutto all’interno di una stessa comunità parrocchiale: si
potrebbe mettere a rischio la comunione ecclesiale.
La famiglia
24. Un certo numero di interventi ha sottolineato con forza
l’importanza decisiva della famiglia per l’educazione al valore
dell’Eucaristia. Si è già fatto cenno al nesso intrinseco che lega
l’Eucaristia al Matrimonio cristiano. La civiltà dell’amore poggia
soprattutto su famiglie cristiane consapevoli della propria
vocazione e della propria missione ecclesiale. La famiglia, vivaio
di vocazioni, vivendo un nesso organico attraverso la parrocchia con
la Chiesa particolare, può meglio documentare la rilevanza
dell’Eucaristia nella vita quotidiana. Un’occasione straordinaria in
proposito è senz’altro costituita dalle celebrazioni della prima
Comunione. Qualche Padre ha rilevato l’importanza che la Prima
comunione sia vissuta da tutta la comunità come un’occasione
privilegiata di formazione cristiana per tutta la famiglia e non
come un’occasione mondana cui talora si accompagnano sprechi e
ostentazioni. Essa può inoltre rappresentare un’occasione per
inculcare nei fedeli il valore della Santa Messa domenicale come
gesto comune a tutta la famiglia.
Vita consacrata
25. L’Eucaristia “fa” la vita consacrata. Un Padre ha sottolineato
che essa, in quanto espressione peculiare della Chiesa Sposa che
accoglie e rende fecondo il dono del suo Sposo, concorre in modo
speciale alla scoperta della dimensione sponsale del mistero
eucaristico. L’Eucaristia è il luogo privilegiato dove le persone
consacrate imparano a seguire Cristo alla luce dei consigli
evangelici. Qui trovano la forza per fare della loro esistenza un
annuncio profetico.
I giovani
26. Come vivono e percepiscono i giovani il mistero eucaristico?, si
sono domandati non pochi Padri. Ne è emerso un panorama assai vario.
Soprattutto sotto l’impulso delle Giornate Mondiali della Gioventù
il problema della trasmissione del valore dell’Eucaristia alle nuove
generazioni è oggetto di particolare cura da parte dei pastori.
Qualche intervento ha messo in evidenza che le nuove generazioni,
spesso influenzate dai grandi mutamenti culturali, faticano a
percepire adeguatamente il valore dell’Eucaristia. In non pochi
paesi la partecipazione dei giovani alla Messa domenicale crolla
bruscamente al termine dell’iniziazione cristiana. Un intervento ha
messo in rilievo come il tipo di razionalità e di cultura oggi
prevalente renda particolarmente arduo comprendere il mutamento
sostanziale che avviene nella consacrazione del pane e del vino.
Anche da questa situazione viene una forte sfida all’educazione e
alla catechesi. Tanto più che nonostante l’abbandono della pratica
domenicale si può notare, quasi in contrappunto, l’esperienza di una
certa rinascita dell’adorazione eucaristica anche tra i giovani.
Essi stessi a volte dichiarano di essere affascinati da Cristo. A
questo proposito più di un Padre ha richiamato l’attenzione sulla
preziosa azione dei movimenti ecclesiali e delle nuove realtà
aggregative per un’educazione cristiana fondata sull’Eucaristia e
sui sacramenti.
V. Eucaristia e missione
L’Eucaristia sorgente della missione
27. Per essere missionaria la Chiesa deve essere anche profondamente
eucaristica. L’Eucaristia è la sorgente vitale della missione.
Ascoltando la Parola di Dio, celebrando la morte e la risurrezione
del Signore, unendoci in comunione sacramentale con Lui siamo
condotti ad un incontro personale e comunitario con Cristo, di cui
diventiamo veramente discepoli. L’Eucaristia aiuta così l’azione
missionaria in generale, e in modo del tutto speciale la missione ad
gentes. L’Eucaristia infatti identifica immediatamente la missione
con l’insostituibile annuncio di Cristo e impedisce che la
necessaria promozione umana, implicata nell’evangelizzazione, si
riduca a pura sociologia.
Eucaristia e martirio
28. La missione della Chiesa inizia dalla testimonianza personale e
comunitaria del popolo cristiano alimentato dall’Eucaristia. In non
poche zone della terra la partecipazione all’Eucaristia ha potuto e
può domandare di esporre la propria vita. Alcuni Padri, provenienti
da paesi in cui la vita di fede è ancora minacciata a causa
dell’assenza di libertà religiosa, hanno mostrato come la stessa
pratica della regolare celebrazione eucaristica assuma un forte
carattere testimoniale. Nell’Eucaristia, in forza dell’offerta che
Cristo fa di Sé al Padre, sono racchiusi tutti i sacrifici dei
cristiani e tutte le sofferenze degli uomini e donne di buona
volontà. In Essa si vede veramente che, per il dono dello Spirito,
si completa ciò che manca ai patimenti di Cristo. Diversi hanno
sottolineato il nesso tra Eucaristia e martirio. Un Padre ha
aggiunto che non solo i nomi dei martiri sono proclamati nel canone
romano, ma che inserire reliquie dei martiri nell’altare rafforza
questo legame. La celebrazione memoriale del Sangue di Cristo sparso
per amore dà pieno valore al sangue versato dai martiri.
Eucaristia e dialogo interreligioso
29. Stante la crescente mobilità determinata soprattutto dagli
imponenti flussi migratori e la multiculturalità di molte società in
cui la Chiesa vive ed opera, un certo numero di Padri ha messo in
evidenza l’occasionale partecipazione, anche nutrita, di seguaci di
altre religioni alla celebrazione eucaristica. I Padri intervenuti
in proposito hanno sottolineato la necessità di un accompagnamento
attento di queste persone, ma anche di rispettare la natura del
sacramento e dell’assemblea eucaristica. In particolare un Padre si
è raccomandato di spiegare loro perché non possono ricevere la santa
Comunione ricordando il lungo tempo di attesa e di preparazione che
gli stessi catecumeni debbono osservare.
Eucaristia e cultura
30. Attraverso la vita dei fedeli, trasformata dal dono eucaristico,
l’Eucaristia agisce come seme di una nuova cultura in vista di
un’autentica civiltà dell’amore. Questa nuova civiltà edifica la
vita personale e comunitaria a livello antropologico, cosmologico e
sociale. Veramente l’Eucaristia, ha rilevato più di un padre, è
fonte di cultura. Se vissuta coscientemente suggerisce ai fedeli le
strade per una risposta alle inquietudini dell’uomo del nostro
tempo. Si rivela capace di intercettare la nostalgia di mistero
presente nella nostra cultura, che spesso si esprime confusamente
nella caduta idolatrica. Un Delegato fraterno ha ricordato che la
cultura che nasce dall’Incarnazione apprezza le diversità culturali
e nel contempo le sfida.
Dimensione antropologica
31. Non pochi Padri hanno fatto direttamente e indirettamente
riferimento alla dimensione antropologica insita nel dono
eucaristico. Uno degli Auditores ha parlato della necessità di
un’antropologia eucaristica. Si è citato l’incipit, ancora attuale,
della Gaudium et spes. Le esigenze morali del singolo e della
comunità trovano nell’Eucaristia il loro contesto proprio perché in
Essa si instaura un giusto rapporto con Dio, con i fratelli e con
l’universo intero. L’Eucaristia può operare la “cristificazione”
piena di tutte attività dell’uomo. Gesù eucaristico rivela l’uomo a
se stesso, facendogli scoprire la sua vera identità, valorizza la
sua libertà e, per mezzo della grazia, lo rende una nuova creatura.
Nell’offerta eucaristica del pane e del vino, frutti della terra e
del lavoro dell’uomo, vengono presentate a Dio anche tutta la
ricchezza e la povertà dell’umanità. Così si santifica il lavoro
perché si domanda al Cristo eucaristico che lo trasformi secondo il
disegno del Padre.
Dimensione cosmologica
32. Poco si è parlato della dimensione cosmologica dell’Eucaristia.
Non è mancato tuttavia chi ha chiesto di ricuperare il valore del
creato come dimora e come risorsa, proprio ispirandosi ad una
contemplazione grata e adorante del dono eucaristico. Un Padre,
ricordando che l’Eucaristia è fonte di luce che permea tutto il
cosmo, ha sottolineato la dimensione sacramentale di ogni realtà. In
essa ogni evento, ha aggiunto, possiede un carattere di segno
attraverso il quale Dio comunica Se stesso e ci interpella. La
‘forma eucaristica’ dell’esistenza può favorire un’autentica
metanoia in questo ambito, rispondendo all’anelito di armonia col
creato ed educando a prendersi cura della terra e non a considerarla
come un mero contenitore da sfruttare.
Dimensione sociale
33. Numerosi Padri, invece, hanno messo in evidenza la dimensione
sociale dell’Eucaristia. Hanno sottolineato con forza come Essa sia
fonte privilegiata di giustizia, di condivisione, di pace, di
riconciliazione e di perdono. Senza questa dimensione sociale, per
altro intrinseca all’azione eucaristica, le nostre celebrazioni
rischiano di diventare formali. In particolare si è sottolineato
l’improcrastinabile dovere di chi partecipa all’Eucaristia di farsi
carico delle situazioni di estrema indigenza e di endemica miseria
in cui vivono molti popoli del Sud del pianeta, con un particolare
riferimento ai bambini e alle donne. Un’autentica condivisione dei
beni e un’instancabile opera di pacificazione deve consentire a
tutti i cristiani di operare per ristabilire la fraternità e la
solidarietà spesso violate. Il mistero eucaristico, se vissuto
autenticamente come comunione con la commozione di Gesù per le
folle, ha la intrinseca capacità di mobilitare i fedeli ad una
efficace iniziativa sociale in favore di tutti gli uomini, in
particolare dei poveri, degli emarginati, dei migranti e dei
carcerati.
Conviene in proposito sottolineare che tre Padri hanno messo in
evidenza la questione della necessaria coerenza delle scelte
politiche con la partecipazione alla Comunione sacramentale,
richiamando la grave responsabilità, soprattutto di legislatori e
governanti, in merito alla promozione di una società giusta,
solidale e rispettosa della vita e della famiglia.
Seconda Parte
L’azione eucaristia
I. Sulla scia della riforma liturgica
Riforma liturgica
34. Non pochi Padri hanno ricordato con gratitudine il benefico
influsso che la riforma liturgica, attuata a partire dal Concilio
Vaticano II, ha avuto per la vita della Chiesa. È stata in
particolare richiamata la ricchezza del Messale Romano. Qualcuno non
ha mancato di rilevare fraintendimenti ed abusi. Si sono verificati
nel passato ma sono presenti ancor oggi, anche se in forma ridotta.
Tuttavia, simili episodi non possono oscurare la bontà della
riforma; piuttosto urgono ad una maggior attenzione nei confronti
dell’ars celebrandi da cui dipende l’actuosa participatio.
Celebrazione eucaristica e senso del mistero
35. Molti Padri sinodali hanno auspicato il ricupero, a partire
dalla celebrazione eucaristica come actio Dei, dell’importanza del
mistero nelle sue diverse accezioni: mistero trinitario, mistero
pasquale, mistero sacramentale, mistero sponsale e, più in generale,
mistero d’amore. Si è anche insistito sull’unicità della dimensione
salvifica del mistero eucaristico. Bisogna quindi aiutare i fedeli a
viverlo come sorgente di senso per l’uomo contemporaneo. Ciò esige
che sia rispettata la sua origine divina che richiede l’autentica
ars celebrandi.
Mistagogia
36. Soprattutto nel contesto dei numerosi richiami alla catechesi
liturgica ha trovato un posto di rilievo il tema della mistagogia.
Essa consente di affrontare una delle principali sfide per la fede
posta dalla dominante cultura, spesso secolarizzata, che tende a non
dare spessore reale al mistero o a ridurlo in termini irrazionali.
Rinnovando lo stile di vita del cristiano la mistagogia consente di
porre l’Eucaristia al centro dell’esistenza. Per i Padri che ne
hanno sostenuto l’importanza la mistagogia permette di vivere la
liturgia come un insieme unitario ed articolato di gesti, azioni,
parole, processioni che impiega spazi, arredi, e suppellettili. Essa
diventa così una via maestra per iniziare il fedele al mistero che
viene celebrato; consente una genuina comprensione dell’esperienza
celebrativa così che dall’agire liturgico scaturisca un
approfondimento del senso dell’agire salvifico di Dio. Infatti
l’azione liturgica, se rispetta tutte le sue dimensioni, contiene
già in se stessa la capacità di introdurre ai misteri cristiani,
mostrando la loro incidenza nella vita quotidiana. Bellezza, arte e
architettura
37. Arte e architettura sacra non sono elementi secondari per
l’azione liturgica. Nella disceptatio sinodale non sono mancati
richiami a che i progettisti di chiese rispettino ed esaltino la
specificità del luogo di culto cristiano, la cui presenza nel
territorio deve esprimere la bellezza del mistero eucaristico ivi
celebrato. Nella liturgia, la dinamica dello spazio sacro trasmette
una tradizione che è garante attraverso i secoli della continuità ed
autenticità della stessa fede apostolica: la bellezza e il decoro
dello spazio sacro e di tutto ciò che riguarda l’Eucaristia comunica
in un certo modo la bellezza stessa di Dio, della Chiesa e
dell’incontro con l’Amato presente. L’organizzazione spaziale e il
decoro dell’area liturgica, infatti, veicolano la tradizione
ecclesiale, ne mostrano la continuità e l’autenticità.
È stato ricordato da parte di un Padre che la vera bellezza – non la
sua superficiale riduzione estetizzante – disarma; la bellezza della
liturgia non è culto dell’apparenza, ma è ciò che permette di
passare dal “per sé” al “più grande di sé”.
II. La struttura della celebrazione liturgica
Non sono mancati in aula richiami alla necessità di rispettare la
struttura celebrativa del rito eucaristico. Questa, tra l’altro,
rappresenta la via oggettiva per evitare abusi.
Liturgia della Parola
38. L’originalità e la bellezza della Liturgia della Parola
nell’Eucaristia dipende dal suo essere sempre memoria
dell’avvenimento che dà origine alla stessa comunità che sta
celebrando. Un Padre ha rilevato che la Liturgia della Parola esige
fedeltà al calendario liturgico, all’ordine delle letture
soprattutto dell’Eucaristia domenicale. Questo domanda inoltre
un’adeguata conoscenza del lezionario domenicale e festivo; richiede
una precisa cura perché la Parola di Dio sia proclamata nel migliore
dei modi possibili. La promozione di gruppi biblici che lavorino
sulle letture domenicali può essere un valido aiuto. Più in generale
la diffusione di gruppi di ascolto della Parola di Dio che facciano
ricorso alle diverse forme di lectio divina già costituisce, ha
notato qualche Padre, un buon patrimonio per le nostre Chiese.
Qualcuno ha raccomandato di suggerire ai fedeli di dotarsi di un
piccolo messale per la meditazione personale o comunitaria, magari
in famiglia.
Omelia
39. Diversi Padri sinodali hanno parlato dell’importanza
dell’omelia, elemento costitutivo della Liturgia della Parola. Essa
dev’essere sempre oggetto di adeguata preparazione da parte dei
ministri e deve introdurre i fedeli che ascoltano la Parola di Dio
nel mistero celebrato. Omelie povere allontanano i fedeli. Come
qualche Padre ha sottolineato questo significa riconoscere il
carattere mistagogico dell’omelia. Più di una voce ha raccomandato
che la preparazione si basi su una conoscenza adeguata della Sacra
Scrittura. Inoltre due Padri hanno ricordato anche l’opportunità di
omelia tematiche o dottrinali che pongano in riferimento il
Lezionario al Catechismo della Chiesa Cattolica e al suo Compendio,
auspicando che vengano preparati a livello nazionale sussidi
adeguati per il clero. Ciò anche per evitare che l’omelia sia
sostituita dalla catechesi.
Presentazione dei doni
40. Qualche Padre ha rilevato che, soprattutto nel momento della
presentazione dei doni, si sono sviluppate pratiche che richiedono
un equilibrato giudizio. Si assiste ad un ampliamento eccessivo del
numero dei doni che sarebbe teso a meglio simbolizzare aspetti od
eventi particolarmente significativi per una determinata comunità.
Taluni Padri hanno notato che questa scelta può aiutare
un’inculturazione liturgica rispettosa del mistero celebrato. Altri
hanno però raccomandato che i troppi “segni” non oscurino
l’insostituibile centralità dei doni del pane e del vino.
Preghiere eucaristiche
41. Si è ricordato che il tesoro liturgico della Chiesa in Oriente e
Occidente si esprime in modo particolare nelle diverse preghiere
eucaristiche. In proposito sono state sollevate alcune questioni
particolari: la necessità di una corretta traduzione dei testi
originali nelle lingue vernacole, la possibilità di arricchire testi
già approvati, la necessità di meglio valorizzare l’epiclesi ed il
suo rapporto con le parole dell’istituzione, l’eventuale inserimento
di altre acclamazioni da parte del popolo...
Ringraziamento e invio
42. Due interventi hanno invitato a non trascurare il momento del
ringraziamento, espressivo anche dell’etimo della parola Eucaristia.
Per favorire ulteriormente la dimensione di ringraziamento da cui
sgorga la missione, alcuni Padri hanno sottolineato l’importanza di
fare più frequentemente ricorso alle benedizioni solenni già
previste dal messale. Un Padre ha suggerito la possibilità di
articolare meglio in senso missionario l’ite missa est.
III. Ars celebrandi
Fede e celebrazione
43. Ripetutamente è stato rilevato in aula che l’ars celebrandi
dipende in grande misura dalla maturità della fede eucaristica di
chi partecipa alla celebrazione, soprattutto di chi la presiede.
L’ars celebrandi quindi implica una forte spiritualità eucaristica
ed un’adeguata formazione teologico-liturgica. Non può essere
ridotta al pur necessario rispetto delle rubriche liturgiche.
Formazione liturgica
44. Con grande insistenza è stata fatta presente in aula la
necessità di provvedere, fin dall’educazione seminaristica, ad
un’adeguata formazione teologico-liturgica dei sacerdoti. Questa
formazione è inoltre doverosa per tutti coloro che sono chiamati a
svolgere un servizio liturgico (diaconi, accoliti, lettori,
ministranti...). Più in generale dev’essere rivolta, mediante la
normale educazione catechistica, a tutto il popolo dei fedeli.
Silenzio, parola e canto
45. A più riprese si è sottolineata l’importanza del silenzio nella
liturgia. Si è riscontrato un eccesso di verbalizzazione che può
trasformare la celebrazione in spettacolo e la sinassi eucaristica
in una comune assemblea. Taluni Padri hanno posto l’accento su certe
espressioni musicali che non rispecchiano l’indole liturgica.
Segni, gesti e simboli
46. Alcuni Padri sinodali hanno sottolineato l’importanza di una più
equilibrata relazione tra la dimensione verticale e quella
orizzontale nei gesti e nei canti della Messa, ponendo attenzione
alla necessaria sacralità degli atteggiamenti del corpo. In merito,
qualche Padre ha manifestato perplessità di fronte a due situazioni
specifiche: le grandi concelebrazioni e la comunione nella mano. In
modo particolare un Padre si è interrogato sull’opportunità di
rivedere talune norme nel caso di concelebrazioni con notevole
concorso di popolo.
Qualcuno ha insistito sul bisogno di ri-valorizzare i simboli
liturgici, l’espressione artistica del canto, il decoro dello spazio
sacro e delle vesti liturgiche.
Un riferimento è stato fatto anche all’uso della danza nella
liturgia, tema per il quale sembrano mancare tuttora dei criteri
sufficientemente chiari. Facendo leva sulla dimensione creativa
della liturgia e con attenzione all’inculturazione tali gesti
possono costituire un aiuto a cogliere più pienamente il senso del
mistero. Tuttavia qualcuno ha parlato di non pochi i rischi in
materia.
IV. Actuosa partecipatio
Partecipazione dei fedeli
47. Uno degli elementi che più ha favorito la riforma liturgica è
stata la partecipazione dei fedeli, aiutata in modo considerevole
dall’introduzione delle lingue vernacole. I Padri, tuttavia, hanno
affermato che si deve vigilare perché tale partecipazione non si
limiti ad un atteggiamento esteriore ma, sulle orme di Maria ‘donna
eucaristica’, diventi un vero “agire” liturgico, un lasciarsi
incorporare, attraverso l’Eucaristia, alla comunione della Chiesa. I
fedeli partecipano con pienezza quando tutta la loro vita è
accoglienza di Dio, ascolto della Parola, docilità allo Spirito,
quando è adorazione e azione di grazia, rinnovamento della nuova
alleanza, quando tutta l’esistenza diventa offerta, comunione,
sacrificio, impetrazione e espiazione, dono gratuito di sé, in Dio,
per i fratelli. In definitiva quando la partecipazione
all’Eucaristia fa della vita dei fedeli un’autentica logikē latreia.
Inculturazione liturgica
48. Per ogni Chiesa particolare il modo di vivere l’Eucaristia è
inseparabile dalla propria cultura e dalla propria storia.
L’Eucaristia infatti è data dal Signore alla Chiesa che vive sempre
in un determinato popolo. Questa è la ragione profonda
dell’inculturazione liturgica messa in rilievo da numerosi Padri.
Una splendida testimonianza vitale di questo dato storico è
rappresentata dai riti e dalle tradizioni delle Chiese Orientali. La
traduzione dei testi liturgici, l’incorporazione di gesti ed
espressioni provenienti dalle culture in cui vive la Chiesa ed altri
aspetti connessi al tema, dovrebbero suggerire nuovi elementi che
non alterino però l’essenza del mistero della fede.
L’imprescindibile tema dell’inculturazione domanda, a giudizio di
non pochi Padri, ulteriori approfondimenti. Soprattutto mediante
l’individuazione di adeguati criteri di discernimento riguardo alle
sue condizioni e metodi di attuazione. Qualche Padre ha suggerito di
valorizzare la responsabilità delle Conferenze Episcopali in
proposito. Sempre in questo ambito, qualcuno ha chiesto una rigorosa
fedeltà alle rubriche.
Assemblee domenicali in attesa di sacerdote
49. Una piena partecipazione è oggettivamente impedita a molti
fedeli di comunità in cui non si può celebrare l’Eucaristia ogni
domenica. Oltre alla già citata questione della scarsità dei
sacerdoti, diversi Padri hanno domandato in aula chiarimenti circa
la natura e la struttura delle assemblee domenicali in attesa di
sacerdote, soprattutto in riferimento alla distribuzione della santa
Comunione. Senza misconoscerne l’oggettivo valore, ci si è
domandati: come aiutare concretamente il popolo cristiano a non
confonderle con l’Eucaristia?
Trasmissione televisiva dell’Eucaristia
50. È stata rilevata l’importanza della trasmissione televisiva
dell’Eucaristia quale strumento di evangelizzazione, come si è visto
in modo clamoroso in occasione della morte del servo di Dio Giovanni
Paolo II. Oltretutto essa sostiene la vita cristiana di tanti malati
e anziani. A questo proposito si è raccomandata la necessità di una
particolare cura della celebrazione, in modo di favorire un’ampia
diffusione dell’ars celebrandi. Si è tuttavia ricordata l’importanza
di richiamare i fedeli al fatto che, in condizioni normali, la
trasmissione televisiva di per sé non adempie il precetto
domenicale.
Conclusione
51. Come i due di Emmaus anche noi, Beatissimo Padre, Fratelli
nell’Episcopato, Auditores, Adiutores e Assistenti, riconosciuto il
Risorto nello spezzare del Pane abbiamo preso forza e percorso un
buon tratto di cammino. Ammessi alla Sua presenza per compiere il
servizio sacerdotale ci accingiamo ora alla parte più delicata del
nostro lavoro. Stupiti dalla bellezza della forma eucaristica
vogliamo meglio assimilarla attraverso l’esame articolato di tutti
gli aspetti delle meraviglie della grazia che scaturisce dal Corpo
donato e dal Sangue versato di Cristo. Lo facciamo per consentire al
popolo santo di Dio, pellegrino nella storia, di testimoniare lo
splendore di Gesù Cristo morto e risorto propter nos homines a tutti
i nostri fratelli uomini, di qualunque età, razza, ceto e religione.
Annunciamo la Sua morte, proclamiamo la Sua risurrezione,
nell’attesa della Sua venuta. Il frutto del secondo tratto del
nostro cammino saranno le Propositiones che offriremo al
discernimento proprio del carisma del Successore di Pietro. È un
lavoro che compiremo ancora una volta in tutta libertà e parresia,
perché intendiamo farlo in tutta umiltà. Siamo infatti consapevoli
che l’Eucaristia, in quanto dono, è intrinsecamente connessa alla
testimonianza che, come ci è stato richiamato, può giungere fino al
martirio. Ma il martyrein è esso stesso dono che un’altra volta
chiede umiltà. Ce lo ricorda la bella traduzione italiana del
prefazio dei martiri: «Padre che riveli nei deboli la Tua potenza e
doni agli inermi la forza del martirio».
Questioni per i Circoli Minori
1. Come educare il popolo cristiano alla fede eucaristica con
particolare riferimento all’annuncio, alla predicazione, alla
catechesi e alla testimonianza soprattutto nel contesto della
globalizzazione e della secolarizzazione? Come assicurare una
presentazione integrale di tutte le dimensioni dell’Eucaristia
(mistero pasquale e trinitario, sacrificio, presenza reale,
memoriale della nuova alleanza, banchetto e comunione, dono dello
Spirito, escatologia, novità radicale del culto cristiano, logikē
latreia)?
2. Come aiutare il popolo cristiano a cogliere l’intrinseco legame
tra l’Eucaristia e la vita quotidiana, tra il mistero celebrato e
l’offerta della propria vita a livello personale e sociale, tra la
fede professata ed i comportamenti pubblicamente rilevanti
(dimensione antropologica)?
3. Come rispondere all’urgente dovere di offrire il dono eucaristico
in modo regolare a tutti i fedeli, anche nei paesi di missione e con
scarsità di sacerdoti? Quale struttura e modalità per le assemblee
liturgiche domenicali in attesa di sacerdote?
4. Come aiutare il popolo cristiano a promuovere l’adorazione
eucaristica che nasce dalla celebrazione liturgica e ad essa
conduce?
5. Come l’Eucaristia e l’ecclesiologia che ne deriva possono
diventare principio e forma per attuare importanti aspetti della
vita ecclesiale (sinodalità, rappresentanza, ecumenismo e dialogo
interreligioso...)?
6. Come ricuperare l’integralità dell’iniziazione cristiana
(battesimo, confermazione ed Eucaristia) per i fanciulli, per i
giovani, per gli adulti? Come illustrare, in particolare, il nesso
tra l’Eucaristia e la Riconciliazione? Come aiutare i fedeli a
vivere il cammino di conversione richiesto dall’Eucaristia?
7. Come promuovere un’accogliente pastorale di comunione per quanti
vivono in una situazione che impedisce l’accesso alla
riconciliazione sacramentale e all’Eucaristia (conviventi,
divorziati risposati, battezzati sposati solo civilmente…)?
8. Come educare il popolo dei fedeli alla centralità della
celebrazione eucaristica domenicale? Quali strade per una più
adeguata formazione teologico-liturgica (ars celebrandi) dei
presbiteri, dei diaconi, e degli attori dei vari ministeri?
9. Quali criteri per meglio ordinare le molteplici celebrazioni
eucaristiche da parte di piccole comunità all’interno della stessa
comunità parrocchiale (messe con bambini, con giovani, con gruppi
particolari…)?
10. Come la celebrazione eucaristica può essere vissuta dagli
ammalati e dagli anziani? In particolare come far partecipare
all’Eucaristia i malati psichici e sulla base di quali criteri
amministrare loro la santa Comunione?
11. In che modo le nostre celebrazioni possono meglio favorire nei
fedeli un impegno missionario in tutti gli ambienti di vita
attraverso la testimonianza? Come educare tutti i fedeli al rapporto
tra Eucaristia e missione ad gentes?
12. Come le nostre celebrazioni possono educare la responsabilità
sociale dei fedeli in particolare negli ambiti della giustizia,
della solidarietà, della condivisione, della pace, della
riconciliazione e del perdono?
13. Cosa suggerire per educare il popolo cristiano alla dimensione
cosmologica dell’Eucaristia?
14. Come educare il popolo cristiano ad una partecipazione piena,
consapevole, actuosa e feconda alla santa Eucaristia? Come rieducare
nei paesi della nuova evangelizzazione il popolo cristiano al senso
del mistero celebrato? Quale posto per la mistagogia?
15. Quali criteri di carattere generale e particolare suggerire per
l’impiego dell’arte e dell’architettura al servizio della bellezza
della liturgia?
16. Si considera opportuno rivedere qualche aspetto particolare del
rito romano (ite missa est, pax..)?
17. Quali criteri per una corretta inculturazione liturgica
dell’unico mistero eucaristico che favorisca l’actuosa participatio
dei fedeli nei diversi contesti culturali?
[00302-01.07] [NNNNN] [Testo originale: latino]
● AUDITIO AUDITORUM II
Dopo la lettura della Relatio post disceptationem, in questa
Sedicesima Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti
Auditori e Auditrici:
- Rev. Suora Maria Regina CESARATO, Superiora Generale delle Pie
Discepole del Divin Maestro (ITALIA)
- Sig.ra Bruna TOMASI, Membro della Direzione del Movimento dei
Focolari (ITALIA)
- Sig. Leonardo CASCO, Presidente della "Alianza para la Familia"
(HONDURAS)
- Sig.ra Martha Lorena ALVARADO de CASCO, Presidente del "Comité por
la Vida" (HONDURAS)
- Sig. Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei
Cavalieri di Colombo (STATI UNITI D'AMERICA)
- Rev. Mons. Peter John ELLIOTT, Direttore dell'Istituto Giovanni
Paolo II per studi su "Matrimonio e Famiglia" in Melbourne; Membro
del Consiglio Internazionale per la Catechesi (AUSTRALIA)
- Rev. Suora Yvonne COLY, Formatrice del Centro "Mater Christi" di
Bobo-Dioulasso (SENEGAL)
- Sig. Luis Fernando FIGARI, Fondatore del Sodalitium Vitae
Christianae (PERÙ)
- Rev. P. Athanasius SCHNEIDER. O.R.S., Segretario della Commissione
liturgica della Conferenza Episcopale del Kazakhstan (KAZAKISTAN)
- Fr. Marc HAYET, Responsabile Generale dei Piccoli Fratelli di Gesù
(FRANCIA)
- Rev. Suora Rita BURLEY, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle
del Sacro Cuore di Gesù (GRAN BRETAGNA)
- Rev. D. Ignacio GRAMSCH LABRA, Vicario Parrocchiale di San Luis
Beltrán de Pudahuel, Santiago de Chile; Assessore Arcidiocesano
della Pastorale degli Accoliti (CILE)
- Sig. Andrea RICCARDI, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio
(ITALIA)
- Rev. Suora Hermenegild MAKORO, C.P.S., Suora Missionaria del
Preziosissimo Sangue; Animazione di Comunità cristiane in Mthatha
(REP. SUDAFRICANA.)
- Sig. Zbigniew NOSOWSKI, Direttore del mensile cattolico "Więź" di
Varsavia; Membro del Consiglio Nazionale dei Laici (POLONIA)
- Sig.ra Marie-Hélène MATHIEU, Coordinatrice internazionale del
Movimento "Foi et Lumière" (FRANCIA)
- Sig. Alexei V. JUDIN, Professore di Storia della Chiesa e del
Dialogo interconfessionale nella Federazione Russa, Russian State
University for the Humanities, St. Thomas College (Moscow)
(FEDERAZIONE RUSSA)
- Sig. Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino
Neo-Catecumenale (SPAGNA)
- Rev. Suor Margaret WONG, F. d. C. C. , delle Figlie della Carità
Canossiane, Promotrice di Centri di Adorazione Eucaristica (Hong
Kong)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi degli Auditori e
Auditrici:
- Rev. Suora Maria Regina CESARATO, Superiora Generale delle Pie
Discepole del Divin Maestro (ITALIA)
Ringrazio di cuore per aver ricevuto il dono di partecipare a questa
Assemblea Sinodale che mi offre l'opportunità di vibrare
apostolicamente con la Chiesa pellegrina in ogni parte della terra e
di condividerne i dolori e le speranze.
Appartengo alla Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro,
una delle 10 Istituzioni che formano la Famiglia Paolina, fondata
dal Beato Giacomo Alberione. Il tema del Sinodo, esplicitato nell'
“Instrumentum laboris”, ci conferma nella nostra identità
ecclesiale. Inoltre la nostra esperienza apostolica, specialmente
nel settore della pastorale liturgica e dell'arte a servizio della
Liturgia, mette in evidenza la necessità di continuare a servire il
popolo di Dio dando un contributo alla sua formazione perché giunga
a una piena e fruttuosa partecipazione ai divini misteri e perché
possa pregare nella bellezza. Questo avrà come conseguenza la
formazione graduale della "cultura dell'Eucaristia" di cui si parla
al n.78 dell' “Instrumentum laboris” e che coincide con la "cultura
della vita". Questa necessità formativa di una liturgia che
trasformi l'esistenza umana e la faccia giungere al suo pieno
compimento, la vediamo anche nel servizio alla persona dei
sacerdoti, specialmente quando si trovano in situazione di malattia
o di particolare difficoltà nel loro ministero. Allora
sperimentiamo, come donne consacrate, l'importanza che nella Chiesa
sia tenuto presente e valorizzato il "principio mariano", per cui
Maria è "donna eucaristica", accanto al "principio petrino".
Il B. G. Alberione che forse è più conosciuto come l'Apostolo della
comunicazione sociale, è stato un uomo di Dio profondamente radicato
nel Mistero Eucaristico: celebrato, adorato, vissuto e sorgente
continua di creatività apostolica, per il bene della Chiesa.
L'esperienza eucaristica determinante risale alla notte di passaggio
tra i due secoli, dal 1800 al 1900, quando nella prolungata
adorazione, dopo la S. Messa di mezzanotte Giacomo Alberione, allora
seminari sta di 16 anni, si sentì illuminato dal Signore sulla
situazione dell'umanità e percepì con forza, l'urgenza di mettere la
propria vita a servizio del Vangelo, valorizzando i mezzi più celeri
ed efficaci. Comprese sempre meglio che questo non poteva portare
frutto, secondo Dio, se non avesse avuto a fondamento un’ intensa
vita di preghiera. Così la nostra Congregazione è come una memoria
permanente che "l'Eucaristia è la fonte e il culmine" di tutta la
vita della Chiesa e dunque dell'apostolato che si compie nella
Famiglia Paolina.
Nella nostra vita quotidiana che cerca di coniugare la
contemplazione e l'impegno apostolico, la sorgente di tutto è la
Celebrazione della santa Eucaristia. Questa si prolunga nell'
Adorazione Eucaristica perpetua a turno, giorno e notte, ed è
vissuta come preghiera apostolica oltre che come esperienza
mistagogica. Viviamo questo ministero di lode e di intercessione
come una forma di solidarietà che ci unisce alle varie situazioni
della Chiesa e dell'umanità. In questo spirito, come si fa anche in
altre chiese del mondo, dal 2 dicembre 1981 assicuriamo
quotidianamente la nostra presenza per l'adorazione eucaristica
nella cappella del Santissimo della Basilica Vaticana, secondo le
intenzioni del S. Padre che presiede nella carità tutte le chiese.
Grazie.
[00245-01.05] [AU007] [Testo originale: italiano]
- Sig.ra Bruna TOMASI, Membro della Direzione del Movimento dei
Focolari (ITALIA)
Fin dagli inizi del Movimento, Dio ci ha concentrato sul testamento
di Gesù: "Che tutti siano
uno" (Gv 17,21). Ci sembrò sin da allora che fosse questa la nostra
Magna Charta.
E abbiamo capito subito che l'unità è assolutamente legata
all'Eucaristia: Gesù prima di chiedere al Padre l'unità fra i suoi,
istituisce l'Eucaristia, il Sacramento dell'unità!
È per questo motivo che ci siamo sentite spinte da subito ad
accostarci all'Eucaristia tutti i giorni, certe che era lo Spirito
Santo che ci spingeva a ciò.
È per questo motivo che la partecipazione attiva alla celebrazione
eucaristica è un tutt'uno con la spiritualità del Movimento.
La S. Messa è il momento più importante della giornata dei
focolarini. E a questo momento ci si prepara cercando che fra noi, e
i fratelli e le sorelle che Dio di volta in volta ci pone accanto,
ci sia solo la carità: che non ci siano ombre nei nostri rapporti,
che nulla appanni la divina luce dell'Eucaristia. Il Vangelo,
d'altronde, non dice: "Se dunque presenti la tua offerta sull'altare
e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti
con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono (Mt
5,23-24)"?
Ci è stato chiaro che occorreva avere fra noi quel cuore nuovo che è
frutto dell'Eucaristia; ma che è anche la condizione ineludibile
perché l'Eucaristia porti tutti i suoi frutti.
Primo fra questi la trasformazione in Cristo.
E fatti Cristo dall'Eucaristia, abbiamo sperimentato, e continuiamo
a sperimentare, di poter realizzare in maniera sempre più piena
quell'unità con i fratelli e le sorelle, che, d'altra parte, posta
alla base della nostra vita, ci consentiva di liberare in noi tutta
la divina forza dell'Eucaristia.
E qui abbiamo capito una cosa. Cristo risorto è nel seno del Padre:
la Chiesa, suo corpo per l'Eucaristia, è in qualche modo fin da
quaggiù anch'essa nel seno del Padre.
La nostra vita ci è apparsa, allora, come il cammino verso il
compimento di una realtà che già ci è stata donata e nella quale
dovevamo sforzarci di rimanere. L'Eucaristia ci conduceva lì.
L'Eucaristia lì ci custodiva.
Nel breve spazio che mi è concesso vorrei sottolineare un
particolare.
L'uomo in Cristo è condotto nella sua interezza di anima e corpo nel
seno del Padre. Ed è lì che tutta la realtà creata attende d'essere
condotta, come ci dice san Paolo (Rm 8,22).
Ci siamo chieste allora (e continuiamo a chiedercelo tutt'ora): non
potremmo pensare che i nostri corpi, nutriti a lungo
dall'Eucaristia, deposti nella morte nel seno della terra, possano
essere germe di trasformazione dell'universo? Essere, noi,
eucaristia della terra? La terra ci consuma, come noi consumiamo
l'Eucaristia; ma per essere mutata in noi, se così posso dire, come
noi siamo mutati in Cristo.
Accogliendo i nostri corpi nutriti di Eucaristia, possiamo pensare
che la terra viene preparata a quella trasformazione cui Dio la
chiama?
L'Eucaristia, trasformazione della morte in vita, è vita per tutto
l'universo. Se questo è vero, tanto più allora possiamo dire - e lo
sperimentiamo - che l'Eucaristia si rivela lo strumento per
eccellenza; (mi sia permessa la parola) che può operare la
cristificazione piena di tutte le attività dell'uomo.
[00246-01.05] [AU008] [Testo originale: italiano]
- Sig. Leonardo CASCO, Presidente della "Alianza para la Familia"
(HONDURAS)
È giusto che, negli interventi che ho potuto ascoltare in questi
giorni sui diversi numeri dell’Instrumentum laboris, i Padri
sinodali abbiano fatto riferimento soprattutto all’azione e alla
partecipazione del sacerdote nella liturgia e nella celebrazione
eucaristica; ma sono dell’avviso che si dovrebbe sottolineare allo
stesso modo il fatto che il fedele laico degli inizi del XXI secolo
non è consapevole di essere stato elevato alla dignità incomparabile
di Figlio di Dio e di membro di quel popolo santo che è la Chiesa
cattolica, apostolica e romana, ignorando, di conseguenza, nella
maggior parte dei casi, la sua vocazione unica e insostituibile alla
santità. Tutto questo lo rende incapace, tra l’altro, di rendere una
vera testimonianza cristiana nei diversi ambiti della sua presenza
nel mondo, di mantenere una unità di vita negli ambiti familiare,
lavorativo, sociale e politico, e di cogliere la presenza viva,
reale e personale di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia.
In base a quanto detto e con il dovuto rispetto, desidero accennare
a quanto segue:
PRIMO: Poiché la realtà ci dice che un numero enorme di cattolici
che vivono attualmente nel mondo non conosce esattamente i principi
dottrinali della fede che professano, vivendo quello che si potrebbe
chiamare un cattolicesimo “light” (per usare un termine di moda),
sembrerebbe allora imprescindibile e improrogabile trovare,
quarant’anni dopo la conclusione del
Concilio Vaticano II, una nuova formulazione catechetica dentro e
fuori dell’Eucaristia, che serva a rendere espliciti ai fedeli laici
i fondamenti della nostra religione, i suoi dogmi di fede, la sua
teologia morale, ecc., in modo che i fedeli trovino la ragione e il
senso del vivere una vita coerentemente cristiana; insomma una
formula che restituisca al fedele laico una formazione dottrinale,
etica e morale di base, così come la consapevolezza dell’importanza
di appartenere all’unica Chiesa di Cristo e l’orgoglio, inteso in
senso positivo, di essere cattolico.
SECONDO: Su questa linea ritengo altrettanto necessario che i
vescovi e i sacerdoti non si creino scrupoli nel proporre con gioia
e sicurezza al fedele laico una vita di fede impegnativa e salda,
come lo è stata sempre e per tutti nella storia della nostra Chiesa.
Mi riferisco non solo al fatto di insistere sulla partecipazione
alla Messa domenicale, ma anche di raccomandare pratiche di pietà
quotidiane che vadano dall’offerta delle opere al mattino, alla
recita dell’Angelus e del Santo Rosario, fino - perché no - alla
messa quotidiana, se possibile. Secondo la mia esperienza personale,
posso affermare che, quando tali pratiche si compiono e si
propongono continuamente con costanza e senza stancarsi, i frutti si
raccolgono quasi immediatamente, portando il laico a vivere in
un’atmosfera di fede che lo rende migliore nella vita personale e in
quella soprannaturale. In tal modo, il battezzato potrà essere
meglio preparato a una vera testimonianza cristiana nel mondo
attuale secolarizzato e oppressivo.
In sintesi, il mio intervento si concretizza nell’invito a infondere
con rinnovato entusiasmo nei laici lo spirito impegnato dei
cristiani dei primi tempi, ovvero il ricorso alla preghiera e al
sacrificio, le pratiche quotidiane di norme fondamentali di pietà e
il dovere e diritto di tutti i fedeli all’apostolato.
[00248-01.04] [AU010] [Testo originale: spagnolo]
- Sig.ra Martha Lorena ALVARADO de CASCO, Presidente del "Comité por
la Vida" (HONDURAS)
Come sposa, madre, sorella, figlia e nonna, credo che sia necessaria
una formazione della donna che, fin dalla prima infanzia, la prepari
allo sviluppo delle sue due caratteristiche essenziali: la
femminilità e il dono della maternità.
La donna è la naturale educatrice alla fede in seno alla famiglia,
la mano che con maggiore semplicità e sicurezza ci porta dinanzi a
Gesù Eucaristia. Purtroppo negli ultimi decenni la donna a mano a
mano ha perso il vero significato della sua identità e, quindi, del
vero senso della sua missione cristiana. Evidentemente sono molti i
fattori che hanno influito su questo cambiamento di mentalità, ma
sicuramente ciò si riflette pesantemente non solo nella vita
familiare e sociale dei nostri paesi, ma anche in seno alla stessa
Chiesa.
C’è molto da fare a proposito della donna; tuttavia, molto
rispettosamente, propongo:
1. Per quanto possibile, di mantenere separata l’educazione di
bambini e bambine, al fine di creare l’ambiente favorevole per
formare le fanciulle a immagine della Vergine Maria, modello di
tutte le donne. Studi fatti dimostrano che l’educazione separata di
bambini e bambine semplifica, tra l’altro, il processo educativo e
lo sviluppo di una sana affettività, specialmente negli anni
dell’adolescenza. Se consideriamo l’aumento della promiscuità
sessuale, il numero crescente di gravidanze tra le adolescenti e le
cifre raggelanti dell’aborto, possiamo concludere che è urgente fare
uno sforzo per offrire alle giovani le condizioni idonee ad
acquisire una solida formazione cristiana. L’educazione separata
facilita, inoltre, la nascita di vocazioni alla vita religiosa e, di
conseguenza, la nascita di vocazioni sacerdotali tra gli uomini.
2. Vorrei anche sottoporre alla vostra considerazione il fatto di
insistere nella configurazione di gruppi giovanili rivolti
esclusivamente alle ragazze allo scopo di fortificare la loro
condizione femminile e la loro formazione spirituale e dottrinale.
Non poche volte, nei gruppi cattolici giovanili, ho rilevato una
eccessiva familiarità tra giovani di sesso diverso, perfino nella
celebrazione della Santa Messa. Forse la formazione di gruppi misti
non dovrebbe essere sempre la norma nel lavoro con i giovani, dato
che in certo modo questa situazione può costituire un ostacolo alla
nascita di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa.
3. Con riferimento al N. 34 dell’Instrumentum Laboris, mi sembra
opportuno definire norme specifiche sul modo di vestire della donna
in chiesa e nel corso di altre cerimonie religiose. Nel mio paese,
per esempio, si nota una sempre maggiore negligenza per quanto
riguarda il pudore e la Chiesa deve aiutare la donna a essere
consapevole del valore della sua dignità e della santità del suo
corpo.
Per concludere, penso che potrebbe essere una bella esperienza di
promuovere nelle parrocchie, in determinati giorni della settimana,
l’adorazione di Gesù Sacramento da parte delle famiglie. Allo stesso
modo, condivido, così come è stato detto nel corso di vari
interventi, l’importanza di facilitare la confessione ai fedeli
laici e la convenienza, per molte ragioni, dell’uso del
confessionale, quando si tratta di donne di qualsiasi età.
[00247-01.04] [AU009] [Testo originale: spagnolo]
- Sig. Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei
Cavalieri di Colombo (STATI UNITI D'AMERICA)
Le mie osservazioni si riferiscono all’art. 37 dell’Instrumentum
laboris che riguarda il Santo Sacrificio della Messa. Nella sua
recente allocuzione al Congresso Eucaristico della Diocesi di Roma
il Santo Padre ci ha ricordato che “l’uomo è creato a immagine di
Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la vocazione all’amore è ciò che
fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio” (6 giugno 2005).
Questa chiamata alla vocazione dell’amore è la base antropologica
dell’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della
persona umana, il matrimonio e la famiglia (Familiaris consortio, n.
11). Forse solo questa “antropologia dell’amore” è abbastanza forte
da vincere il nichilismo della cultura contemporanea, vale a dire
una cultura che ha spezzato il nesso tra libertà e verità.
Secoli fa Cartesio cercò di superare il relativismo filosofico con
l’affermazione: “Penso, dunque sono”. Forse oggi il relativismo può
essere vinto con una semplice e ancora più profonda intuizione:
“Amo, dunque sono”. O, meglio ancora: “Sono stato amato, dunque
sono”.
Nella nostra epoca solo attraverso la verità dell’amore può essere
compresa nuovamente la verità della libertà e la libertà può essere
connessa alla verità.
Ogni persona è alla ricerca di un amore vero. E in questa ricerca
dell’amore vero, ognuno nel proprio cuore, uomo o donna che sia, può
comprendere se l’amore è vero, e in questa verità può capire una
verità fondamentale della persona umana.
Ma in una cultura basata sul materialismo, sul secolarismo e sul
relativismo, dov’è possibile trovare la realtà del vero amore? Nella
nostra cultura occidentale sempre più postmoderna il ragionamento
filosofico ha sempre meno capacità di persuasione. Tutti sono ancora
alla ricerca dell’amore, dal momento che la vocazione all’amore è
inscritta nel cuore di ogni persona.
Sappiamo che l’amore di cui siamo alla ricerca è ogni giorno a
disposizione nel sacrificio vivente di se stesso che Nostro Signore
fa quando è presente nell’Eucaristia.
La Gaudium et spes ci dice che è “solamente nel mistero del Verbo
incarnato” che “trova vera luce il mistero dell’uomo” (n. 22). E
allora, non è anche possibile che nel nostro tempo attraverso il
mistero del Santo Sacrificio che il Signore fa di se stesso, si
rivela l’identità dell’uomo, il suo valore, la sua dignità, la sua
vera vocazione e la profonda verità della sua esistenza?
Perciò, l’ecclesiologia Eucaristica e la comunità Eucaristica, che
sono state così spesso ricordate durante questo incontro,
presuppongono un’antropologia Eucaristica. Attraverso l’esplorazione
della visione Eucaristica della persona umana - incentrata sul
sacrificio d’amore di nostro Signore nella Messa - possiamo trovare
un nuovo Catechismo dell’Eucaristia che, allo stesso tempo, renderà
possibile un nuovo dono evangelico: nel far unire l’uomo più
intimamente a Nostro Signore nell’Eucaristia si unirà più
intimamente l’uomo alla più profonda realtà di se stesso.
[00249-01.06] [AU011] [Testo originale: inglese]
- Rev. Mons. Peter John ELLIOTT, Direttore dell'Istituto Giovanni
Paolo II per studi su "Matrimonio e Famiglia" in Melbourne; Membro
del Consiglio Internazionale per la Catechesi (AUSTRALIA)
Faccio rifermento ai nn. 43 e 52 dell’Instrumentum laboris, dedicati
all’ars celebrandi e alla spiritualità eucaristica dei sacerdoti.
Attualmente il Rito Romano manca della preparazione prescritta e
dell’approccio graduale alla celebrazione Eucaristica che si trova
nei Riti Orientali. Pertanto, vorrei proporre alcuni suggerimenti
pratici: che le preghiere prescritte per la vestizione vengano
recitate in sagrestia prima di tutte le Messe, comprese le
concelebrazioni; che i Dicasteri competenti della Curia Romana
preparino un “Vademecum Eucaristico” per i sacerdoti, includendo le
preghiere per la preparazione e il rendimento di grazie e per
l’adorazione eucaristica; che tutte le edizioni della Liturgia delle
ore includano le preghiere di preparazione e di rendimento di grazie
per la Messa. Durante la Messa, la preghiera del celebrante dovrebbe
animare l’osservanza delle rubriche da parte dei fedeli, per esempio
attraverso l’uso attento della voce e dedicandosi senza fretta a
consacrare le Sacre Specie e a elevare l’ostia e il calice. Le
rubriche devono essere interpretate in termini di guida alla
preghiera. Con riferimento al n. 66 dell’Instrumentum laboris, così
come i vescovi degli Stati Uniti, anche le Conferenze Episcopali o
gli Ordinari potrebbero pubblicare adattamenti della Devozione delle
Quarant’ore o dell’esposizione solenne annuale prevista nel Codice
di Diritto Canonico. Molti sacerdoti accoglierebbero volentieri
anche dei manuali d’altare per i riti di adorazione pubblica.
[00250-01.04] [AU012] [Testo originale: inglese]
- Rev. Suora Yvonne COLY, Formatrice del Centro "Mater Christi" di
Bobo-Dioulasso (SENEGAL)
Grazie, Santo Padre, per avermi invitato a partecipare a questo
incontro, che fa battere in me un cuore più ecclesiale e mi dona una
consapevolezza più viva della Chiesa famiglia, del suo mistero di
comunione e della sua realtà universale.
Da noi, quando le donne vengono convocate o si riuniscono perché la
Vita deve essere “promossa” o perché “è minacciata”, tutte si recano
all’incontro con la propria calabassa.
Trattandosi dell’Eucaristia, Pane di Vita Eterna, si tratta di Vita
da accogliere e da promuovere, poiché “l’Eucaristia ha inscritto in
sé il proprio progetto”, come ci ha detto Papa Giovanni Paolo II. Si
tratta dunque di una cosa “seria”, poiché non vi è nulla di più
grande, e “grave”, poiché perderla sarebbe la cosa peggiore che ci
possa accadere.
Religiosa africana, vengo da voi con la mia calabassa particolare:
nel nome della Vita. Calabassa della nostra vita aperta ai doni del
Padre, che bisogna accogliere, vivere e trasmettere. Attraverso la
fede (perle bianche), lo Spirito ci fa passare dalla morte (perle
nere) alla vita, nella generosità dell’amore vissuto fino in fondo
(perle rosse) nella gioia (cauli). È la calabassa dell’offerta della
comunione e della condivisione.
Se “l’Eucaristia fa la Chiesa”, posso dire anche che “l’Eucaristia
fa la vita consacrata”. Questo aspetto è stato presentato in modo
chiaro e profondo da S.E. Mons. Rodé.
Partendo dal simbolismo della calabassa, posso aggiungere quanto
segue:
- La vita cresce: quante belle realtà vissute intorno all’Eucaristia
nella condivisione delle esperienze delle Chiese! Ce ne rallegriamo
e rendiamo grazie al nostro Dio.
- La vita è minacciata: le testimonianze lo confermano. Il popolo ha
fame, il popolo ha sete! Di significato, di dignità, di ragioni e di
mezzi per vivere. La fame, l’Aids, lo sfruttamento delle donne, dei
bambini, i problemi ecologici...
- La vita deve svilupparsi ed essere nutrita. “Dio ci ha donato
l’Eucaristia affinché noi non siamo né sterili né
ingrati”(Sant’Ireneo, citato da Mons. A. Sanon). Solo una fede
illuminata può adorare, lodare, rendere grazie, servire in “spirito
e verità”.
- Molti hanno insistito sul bisogno di una catechesi a tutti i
livelli, per i seminaristi come per noi consacrati, soprattutto per
le donne. Una formazione dottrinale, liturgica, spirituale, ma anche
nell’ambito della psicopedagogia della trasmissione e della
comunicazione.
- Promuovere, tra i sacerdoti, una formazione sul significato e
sulla missione della vita consacrata, sull’accompagnamento
spirituale, per aiutarci a vivere i nostri incontri nei sacramenti
dell’Eucaristia e della Penitenza come cammino di conversione, di
comunione, ma anche di crescita e di maturazione spirituale,
affinché siamo capaci di vivere “i passaggi” dalla morte alla vita
insiti nella nostra condizione di peccatori, nelle difficoltà della
vita comune ed apostolica.
A nome di tutti i consacrati di vita attiva o contemplativa nei
paesi in via di sviluppo, ringrazio il Santo Padre, i suoi
collaboratori e le Chiese particolari per le sovvenzioni concesse
sia per la formazione sia per creare istituti di formazione nei
nostri paesi.
“Signore, tendo verso te la calabassa della fede, della speranza e
della carità della tua Chiesa. Riponivi tu stesso i frutti che
desideri questo Sinodo produca affinché il tuo popolo abbia la vita
e l’abbia in abbondanza. Te lo chiediamo per Maria, Madre della
Vita.
[00251-01.04] [AU013] [Testo originale: francese]
- Sig. Luis Fernando FIGARI, Fondatore del Sodalitium Vitae
Christianae (PERÙ)
In questi giorni in cui viviamo una magnifica esperienza di vita
ecclesiale, lo stupore dinanzi al mistero è aumentato dinanzi ai
ripetuti sguardi all’Eucaristia.
Si osserva che è fondamentale approfondire la valorizzazione del
sacrificio amorevole e gratuito del Figlio di Maria, la
consapevolezza di ciò che significa il miracolo della Presenza
Reale, di come viene vissuta la dimensione del Sacrificio
Sacramentale, la partecipazione alla Messa domenicale, il legame tra
Penitenza e Comunione, l’Adorazione del Signore Gesù che permane nel
Santissimo Sacramento come Emmanuele, l’ars celebrandi, la comunione
spirituale come valore in sé e risposta a situazioni pastorali
dolorose, e tanti altri temi fondamentali.
L’impatto dell’agnosticismo funzionale, la secolarizzazione e tante
correnti negative che caratterizzano la “cultura di morte” invitano
a una crescente e zelante nuova evangelizzazione ad intra Ecclesiae
dinanzi alle debolezze che si constatano.
Le fede, chiave della vita cristiana, è il fondamento che ci
consente di avvicinarci all’Eucaristia e per questo merita
un’attenzione speciale. Esige una retta prospettiva antropologica e
culturale, come pure uno sguardo attento al processo di come la
nostalgia dell’infinito e la quadrupla riconciliazione della persona
umana sono nascosti dai diversi surrogati proposti dalle ideologie e
dagli usi di questi tempi.
Lo sguardo di fede al dono dell’Eucaristia dovrebbe condurre allo
stupore costante e ad esclamare: “Mio Signore e mio Dio!”.
Anche il nostro tempo, come altri, ha molte caratteristiche ed
esigenze che costituiscono una sfida alla vita cristiana e
all’evangelizzazione. Con l’aiuto che viene da Dio, però, esse non
saranno insuperabili. Dobbiamo essere consapevoli delle nostre
fragilità, e partendo da esse aprirci alla luce e alla forza che
viene in nostro aiuto, e così vivere e dare ragione al mondo della
nostra speranza.
[00252-01.04] [AU014] [Testo originale: spagnolo]
- Rev. P. Athanasius SCHNEIDER. O.R.S., Segretario della Commissione
liturgica della Conferenza Episcopale del Kazakhstan (KAZAKISTAN)
Ho passato la mia infanzia e la prima adolescenza in Unione
Sovietica. La vita sacramentale ed in particolare quella eucaristica
doveva svolgersi nella clandestinità. Quello che mi ha colpito in
modo più profondo ed è rimasto impresso così vivo nella mia memoria,
è stato l'atteggiamento verso la S. Comunione che descriverei come
ars communicandi, alludendo all' espressione ars celebrandi. Do i
seguenti esempi di due sacerdoti di quel tempo. Il primo è il Beato
Alessio Saritski, morto martire in Kazakhstan (+30.10.1963). Negli
anni cinquanta, durante le sue visite clandestine ai cattolici
deportati nei monti Urali, dove si trovavano i miei genitori, la mia
madre gli ha chiesto di lasciare un'ostia consacrata per sua madre
gravemente malata, la quale desiderava ardentemente di ricevere
ancora una volta la S.Comunione prima di morire, giacché non si
sapeva se o quando sarebbe tornato un sacerdote in quella regione
lontana. Il Beato Alessio lasciò a mia madre un'ostia consacrata,
dandele l'istruzione di amministrare la Comunione in modo più
reverente possibile. Arrivando il tempo opportuno, mia madre ha
indossato guanti bianchi e con una pinzetta ha amministrato la
S.Comunione a sua madre malata. Questa fu l’ultima Comunione per
lei. Durante l'amministrazione dell’Eucaristia la mia madre stessa
ardeva di riceverla, ma non potendo farlo sacramentalmente lo ha
fatto spiritualmente. Sono passati ancora alcuni anni, prima che la
mia madre potesse ricevere la S. Comunione. Ma quella Comunione
spirituale le dava la forza di restare fedele durante la
persecuzione e di trasmettere l'amore e il rispetto verso
l'Eucaristia ai suoi figli. L'altro esempio è il Padre Janis
Pawlowski. Anche lui ha passato un tempo nei lager stalinisti nel
Kazakhstan e poi è morto in concetto di santità nella Lettonia
(+09.05.2000). Lui mi ha amministrato la prima Comunione nella
clandestinità. Eravamo un piccolo gruppo di bambini. Le circostanze
esteriori erano assai modeste, ma c'era una grande festa interiore
nell' anima, e P. Pawlowski ci diceva: “Guardate di fare ogni vostra
comunione così come fosse la vostra prima e ultima Comunione”.
[00253-01.05] [AU015] [Testo originale: italiano]
- Fr. Marc HAYET, Responsabile Generale dei Piccoli Fratelli di Gesù
(FRANCIA)
Parto dall’esperienza delle comunità contemplative che operano fra i
poveri. L’Eucaristia è il cammino abituale della nostra preghiera.
Ma come ha scritto Charles de Foucauld, il Signore ci ha fatto
mettere insieme “l’esposizione del Santo Sacramento e una vita
esposta”. Una vita sotto gli occhi dei poveri che sanno che abbiamo
un lavoro e uno stile di vita simile al loro e condividiamo con loro
la preoccupazione per una esistenza più giusta e degna. Una vita
esposta perciò a quest’altra presenza del Signore: la sua presenza
nei poveri. La vita delle persone non ci lascia; abita nelle nostre
preghiere. Questa partecipazione di vita ci fa scoprire il volto di
un Dio pieno di tenerezza che cammina umilmente con noi, come
l’Eucaristia ci fa vedere.
Avrei qui una richiesta. Facciamo attenzione al nostro modo di
parlare. Parlare del nostro mondo soprattutto in termini di “cultura
di morte”, non è forse mancare di rispetto verso quanti cercano di
vivere la loro fede in Dio o la loro fede nell’uomo donandosi al
servizio della vita - dai padri e madri di famiglia fino alle
persone impegnate in politica o nel sociale? Questo mondo è anche il
luogo di tutte le generosità e di tutti gli impegni, a volte anche a
prezzo della vita; ed è proprio per questo mondo vario, e non per un
altro che il Padre ama, che Lui ha dato suo Figlio (ce lo ricorda
l’Eucaristia) e sta operando lo Spirito.
La secolarizzazione ci ha spogliati dell’importanza che avevamo
prima. Facciamo fatica ad accettarlo.
Gli uomini e le donne di oggi ascoltano la parola del Vangelo solo
se viene loro presentata come proposta alla loro libertà, in un
dialogo vero nel quale noi rispettiamo la loro ricerca e accettiamo
di accogliere la loro competenza e la loro esperienza di vita,
compresa quella dei più poveri, ricca di umanità. L’umile segno del
pane e del vino, accessibile a tutti e comprensibile da tutti, forse
ci invita a questo dialogo.
[00254-01.04] [AU016] [Testo originale: francese]
- Rev. Suora Rita BURLEY, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle
del Sacro Cuore di Gesù (GRAN BRETAGNA)
Le Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, una congregazione religiosa
fondata in Spagna nel 1877 da S. Raffaela Maria Porras, ha al centro
della propria vita la celebrazione dell’Eucaristia; essa è per
l’Istituto ciò che la radice è per l’albero, vale a dire la vita.
L’invito di Cristo “fate questo in memoria di me” è vissuto con il
protrarsi della grazia della celebrazione nell’adorazione
Eucaristica e nel lavoro apostolico che trasmette l’esperienza
dell’amore salvifico di Dio.
La contemplazione di Cristo nell’Eucaristia ci spinge alla ricerca e
all’obbedienza della sua presenza in tutte le cose, facendo della
nostra vita un continuo atto di adorazione. “In ogni mia azione
devono tenere a mente che mi trovo in un grande tempio e, come un
sacerdote, devo offrire sacrificio e lodi continui, sempre e in ogni
cosa, a maggior gloria di Dio” afferma S. Raffaela Maria Porras.
“Non c’è quindi autentica celebrazione ed adorazione dell’Eucaristia
che non conduca alla missione” (Discorso di Giovanni Paolo II ai
giovani della Diocesi di Roma partecipanti alla missione “Gesù al
centro”, 9 ottobre 2004). Quello che trasforma tutto ciò che siamo e
facciamo in una partecipazione alla missione di Cristo è la
trasformazione del nostro cuore attraverso la comunione con l’Amore
di Cristo nel mistero Eucaristico. Quando fissiamo lo sguardo al
Cuore di “colui che hanno trafitto” (Gv 19,37), vediamo la bontà
amorosa di Dio e così guardiamo al mondo con speranza.
È nostro desiderio essere donne e comunità di compassione e
comunione al servizio della vera vita (Gv 6,35). “Io sono venuto
perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
Facciamo questo in molti modi, a seconda delle necessità e delle
culture locali; l’Eucaristia costituisce sempre il cuore pulsante
della nostra missione (cfr. I. L. 88).
La gente di Bazartete, a Timor Est, sta vivendo le penose
conseguenze della guerra. Le nostre Sorelle offrono la presenza
salvifica dell’adorazione Eucaristica, sostengono progetti umanitari
e di istruzione e si dedicano all’ascolto delle sofferenze delle
persone e accompagnandole nel difficile cammino verso la pace e la
riconciliazione: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27).
Nella diocesi di Yokohama, in Giappone, all’interno di una forte
cultura buddista, le Sorelle danno una silenziosa testimonianza
della loro fede alla Presenza del Signore Risorto; e
nell’insegnamento che prestano nelle scuole e nelle Università
trasmettono i valori evangelici dell’amore, del perdono e del
rispetto. Molti sono stati attirati alla fede in Gesù: “Io, quando
sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
L’Eucaristia e lavorare per la giustizia sono due fatti
inseparabili. La Comunione con Cristo nell’Eucaristia comporta
l’accettazione della responsabilità morale di lavorare con Lui, in
collaborazione con altri, per trasformare sistemi e mentalità
ingiusti in strategie e piani che promuovano la vera natura
dell’amore di Dio per la nostra famiglia umana: “Ecco, io vengo...
per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7).
[00255-01.07] [AU017] [Testo originale: inglese]
- Rev. D. Ignacio GRAMSCH LABRA, Vicario Parrocchiale di San Luis
Beltrán de Pudahuel, Santiago de Chile; Assessore Arcidiocesano
della Pastorale degli Accoliti (CILE)
Sono ancora sorpreso di essere stato invitato a partecipare al
Sinodo come auditore. Sono molto sorpreso, ma immensamente grato a
Dio per avermi dato l’opportunità di sentire con quanto amore voi,
cari vescovi, parliate della nostra amata Chiesa e vi preoccupiate
per l’evangelizzazione del mondo di oggi con la certezza della
presenza del Signore Gesù tra di noi, nell’Eucaristia.
Da cinque anni sono l’incaricato della Pastorale degli Accoliti
dell’Arcidiocesi di Santiago. Lavoriamo con i bambini ei giovani:
servono sull’altare, perché la celebrazione dei Sacramenti e
specialmente dell’Eucaristia siano celebrati con molto amore,
devozione e bellezza.
Nella Pastorale giovanile e vocazionale ci siamo resi conto
dell’importanza del lavoro con gli accoliti, perché una percentuale
abbastanza significativa dei sacerdoti presenti oggi in Cile sono
stati accoliti da bambini o da ragazzi. Probabilmente anche qualcuno
di voi, cari vescovi, è stato accolito da ragazzo.
Abbiamo svolto un semplice itinerario di formazione per gli accoliti
costituito da sei tappe, da quando il fanciullo entra e desidera
prepararsi per servire sull’altare fino al momento in cui riceve il
sacramento della Confermazione. In ogni tappa ci sono mete da
raggiungere, temi per gli incontri, attività consigliate e una
valutazione finale. Parliamo di un giovane di età compresa tra gli
otto e i diciotto anni. Sono previste riunioni settimanali con i
suoi preparatori, la vicinanza dei suoi sacerdoti, l’integrazione
nella pastorale giovanile. Nella formazione abbiamo considerato il
giovane nella sua interezza e, insieme con la formazione dottrinale,
catechetica e liturgica, vogliamo che siano buoni studenti, buoni
figli, buoni cittadini e in futuro buoni padri di famiglie
cattoliche.
Gli accoliti non solo assistono alla Santa Messa la domenica, ma
anche in altri giorni della settimana. Essendo tanto vicini al
Signore nell’Eucaristia, sono più disposti ad adorare il Signore,
come ci dice l’Instrumentum Laboris n° 65. Hanno l’abitudine di
essere vicini al sacerdote e suoi amici, perciò spesso hanno lui
come direttore spirituale. Sono soliti partecipare a ritiri
spirituali e corsi di formazione. Molti di questi bambini arrivano
in cappella o in chiesa per la celebrazione dell’Eucaristia prima
del sacerdote e aiutano nella preparazione dell’altare, del messale,
del lezionario, dei fiori, ecc. Sentono e vivono la celebrazione
eucaristica come una cosa loro e come se anche ciò che fanno aiuta
la bellezza della celebrazione.
Abbiamo coinvolto i genitori dei bambini, dato che vogliono sapere
dove sono i loro figli, con chi stanno e quali attività compiono. In
molti casi sono stati i bambini ad attirare i genitori verso la
Chiesa, e così gli accoliti sono diventati per tutta la famiglia una
porta di ingresso ai sacramenti.
Vorrei chiedere che il Sinodo e forse anche il nostro amato Santo
Padre potessero dire qualche parola per promuovere la crescita degli
accoliti nella nostra Chiesa, perché a volte per questi servizi
liturgici tanto semplici i sacerdoti preferiscono lavorare con laici
adulti impegnati. Gli adulti non li infastidiscono, non fanno loro
domande indiscrete, in genere sono puntuali e responsabili. Con i
bambini e i giovani, invece, occorre avere pazienza, ascoltarli ed
educarli con amore. Tuttavia le vocazioni sacerdotali non verranno
dagli uomini sposati che già hanno una famiglia e che forse non
disturbano la Chiesa, usciranno invece da quei giovani che scoprono
l’immenso amore di Dio e che vengono accolti e ai quali si offrono
le condizioni adeguate di preghiera e vita spirituale per essere
attenti al Signore Gesù, nel caso Egli li chiami a seguirlo più da
vicino nella vita sacerdotale, religiosa o consacrata. La pastorale
degli accoliti vuole predisporre tutte le condizioni perché questi
bambini e giovani si incontrino profondamente con il Signore Gesù e
lo seguano per tutta la loro vita nella vocazione a cui Dio vuole
chiamarli.
[00256-01.04] [AU018] [Testo originale: spagnolo]
- Sig. Andrea RICCARDI, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio
(ITALIA)
La vita del cristiano tra la gente spesso cade nell’anonimato. Il
cristiano ha qualcosa da dare agli altri? Non si dà, se non quel che
si è ricevuto: il pane della Parola e dell’Eucarestia. Gesù dice ai
discepoli: “Date voi stessi loro da mangiare” (Mt 14,16): è la
missione. Se si offre il pane buono, si sperimenta che ce n’è fame;
che il tempo è meno negativo di quel che ci appare. E di fronte alle
grandi povertà? Oggi si è smarriti o dimentichi. Non si può far
mancare ai poveri il Vangelo. La carità non dura senza il nutrimento
dell’Eucarestia. Questo l’ho visto in tante note e ignote esistenze
tra i poveri, che fanno sì che oggi -nonostante i nostri limiti- la
Chiesa sia risorsa per i più disperati. Infine i cristiani,
dall’inferno delle persecuzioni del XX secolo, mostrano che sempre è
possibile vivere e comunicare il Vangelo. Nel 2000 Giovanni Paolo II
ha chiamato a raccogliere le testimonianze dei nuovi martiri. Attiro
l’attenzione sul fatto che è un’opera da riprendere nelle Chiese
particolari e a livello centrale. C’è un testamento dei martiri da
aprire nel contesto dell’Eucarestia. Il legame tra Eucaristia e
martirio è fonte di fiducia e speranza al di là della nostra lettura
realistica o pessimistica delle situazioni.
[00257-01.04] [AU019] [Testo originale: italiano]
- Rev. Suora Hermenegild MAKORO, C.P.S., Suora Missionaria del
Preziosissimo Sangue; Animazione di Comunità cristiane in Mthatha
(REP. SUDAFRICANA)
Sono Suor Makoro e faccio parte del Gruppo diocesano di animazione
della diocesi di Umtata, in Sudafrica. Da gennaio di quest’anno
facciamo il giro delle parrocchie e delle piccole comunità della
diocesi e con loro guidiamo laboratori sul significato più profondo
dell’Eucaristia. Poiché ho il polso della situazione a livello più
capillare, vorrei esporvi una osservazione allarmante.
Innanzitutto esiste un’ignoranza preoccupante perfino tra i buoni
cattolici e i vecchi cattolici riguardo al significato più profondo
dell’Eucaristia. In secondo luogo, per la maggior parte di loro, la
preghiera eucaristica non è altro che un’altra preghiera letta dal
sacerdote dopo la liturgia della Parola. La liturgia della Parola
spesso è molto più interessante della lettura del canone da parte
del sacerdote.
Abbiamo scoperto inoltre che belle prediche o brillanti lezioni
sull’Eucaristia sono inconsistenti se il significato più profondo
dell’Eucaristia, vale a dire il mistero, non viene percepito nella
celebrazione.
Per questo motivo consentitemi, vi prego, di esporre la seguente
richiesta:
Chiediamo alle nostre autorità in campo liturgico di cercare modi e
mezzi che aiutino a chiarire e a mettere in evidenza il tema
essenziale dell’Eucaristia nelle nostre preghiere eucaristiche,
affinché i nostri fedeli possano cogliere il mistero e viverlo.
Per fare un esempio, nella liturgia della Parola si chiarisce e si
sottolinea la presenza del Signore con la processione solenne del
Vangelo e il canto gioioso dell’Alleluia.
La mia umile richiesta è la seguente:
Possiamo fare qualcosa di simile riguardo alla preghiera
eucaristica, per chiarire e mettere in evidenza i diversi aspetti
del mistero eucaristico? Per esempio:
- la presenza di Cristo “in persona” (es. con l’adorazione
silenziosa, il gioioso benvenuto)
- il sacrificio di Gesù sulla croce (es. con l’esposizione di un
crocifisso, sottolineando l’espressione “offerto per voi”, che getta
luce sul senso della frazione del pane)
- il sacrificio della Chiesa (che dà voce alla sofferenza umana)
- la Risurrezione di Gesù (salutando il Signore risorto, isibongo!)
- la celebrazione del rendimento di grazie (invitare i partecipanti
a recitare brevi espressioni di ringraziamento)
- la celebrazione dell’unità (far venire persone di origini diverse
intorno all’altare e invitarle a scambiarsi il segno della pace)
- l’eterna festa nuziale dell’Agnello (con i santi e gli antenati)
Vorrei fare un secondo suggerimento:
Si potrebbero prevedere una serie di celebrazioni eucaristiche che
trattino i diversi aspetti del mistero eucaristico. Si potrebbero
recitare preghiere idonee, un prefazio particolare, preghiere
speciali da parte del celebrante e diverse possibilità di illustrare
il tema specifico durante la preghiera eucaristica. Questa serie di
celebrazioni eucaristiche potrebbe aver luogo di tanto in tanto
nelle parrocchie al fine di chiarire un particolare aspetto del
mistero eucaristico.
[00258-01.04] [AU020] [Testo originale: inglese]
- Sig. Zbigniew NOSOWSKI, Direttore del mensile cattolico "Więź" di
Varsavia; Membro del Consiglio Nazionale dei Laici (POLONIA)
1. Dieci anni fa, insieme ad altri amici della mia generazione ho
preparato un libro e una serie TV che aveva per titolo “I figli del
Vaticano II si interrogano”. La dicitura scelta, “Figli del
Concilio” è diventata abbastanza popolare in Polonia come
appellativo per quei cattolici che erano nati col Concilio Vaticano
II e NON ricordavano altre liturgie se non quella nella loro lingua
materna, per i quali le riscoperte dell’ultimo Concilio, quali
l’universale chiamata alla santità, l’apertura ecumenica, il dialogo
con le altre religioni e con i non credenti, rappresentavano senza
dubbio delle novità, ma anche una parte scontata dell’insegnamento
officiale della Chiesa, parte e fardello della tradizione.
Fondandomi su questa esperienza vorrei cogliere l’occasione di
parlare al Sinodo dei Vescovi che si sta svolgendo nell’anno del 40°
anniversario della chiusura del Vaticano II per ringraziare la
Divina provvidenza per questo grande dono del Concilio e delle
riforme post conciliari, compresa quella liturgica. Ci sono stati,
sicuramente, molti abusi nella celebrazione dell’Eucaristia e
bisogna superarli. Ma lasciatemi esprimere la mia convinzione che se
non fosse per la riforma liturgica, molti cattolici della mia
generazione non avrebbero trovato il loro posto nella Chiesa (o
almeno sarebbe stato più difficile).
2. L’Eucaristia è indubbiamente il momento più importante nella vita
della Chiesa. Voglio usare il linguaggio degli affari - è il
vessillo o la vetrina della Chiesa. Molto spesso è la solo realtà
con cui un certo numero di cattolici di nome o di non-cattolici ha
qualche contatto diretto con la Chiesa. Perciò, anche per ragioni
pragmatiche, dobbiamo fare del nostro meglio in ogni parrocchia
affinché la Messa della domenica sia veramente bella, ispiratrice e
porti i fedeli a una partecipazione profonda. Va bene se le
parrocchie sono ravvivate con festicciole in giardino o con delle
attività sportive, ma l’elemento di maggiore importanza nella vita
della parrocchia dovrebbe essere la sollecitudine per l’Eucaristia
domenicale.
La responsabilità del sacerdote in questo campo è cruciale. Se la
Messa viene detta solo dal sacerdote, i fedeli si limitano ad
ascoltare. Quando è celebrata da un sacerdote come gran mistero, se
lui lo avverte, lo sente e lo esprime nello spirito della liturgia;
se lui prega in modo visibile mentre celebra l’Eucaristia, i fedeli
coglieranno l’invito a una comunione più profonda con Dio.
3.Quindi molto dipende dal sacerdote, ma allo stesso tempo,
lasciatemi dire che nelle discussioni di questo Sinodo avverto la
mancanza di una riflessione sulla spiritualità dei laici, vale a
dire: spiritualità eucaristica laica. L’Instrumentum Laboris la
menziona brevemente nei numeri 75 e 76, ma si limita a delle
devozioni. Per me la spiritualità eucaristica non significa soltanto
assistere alla Messa e adorare il Santo Sacramento. Essa copre
l’arco dell’intera vita.
Soprattutto i laici di oggi hanno bisogno di comprendere nuovamente
il rapporto fra l’Eucaristia e la loro vita di ogni giorno.
L’Eucaristia - come sacrificio, presenza, cibo, memoriale - ci dice
qualcosa di molto importante e concreto per le nostre decisioni
quotidiane, per come ci comportiamo nei nostri matrimoni, nelle
nostre famiglie, nei nostri uffici, nelle nostre cucine, nelle
nostre camere da letto, nella vita sociale. Ci dice: più ti doni
agli altri, più troverai te stesso, più ami, più dovrai sacrificare,
più dai, più riceverai. Questo è l’atteggiamento eucaristico, così
si diventa veramente una persona eucaristica anche se non si
partecipa alla Messa ogni giorno. Così Maria è stata una donna
dell’Eucaristia anche prima che questa fosse istituita.
4. I miei 20 anni e più di esperienza nel movimento “Fede e Luce”
fondato da Jean Vanier e Marie-Helene Mathieu portano alla mia
proposta conclusiva. In queste comunità, raccolte attorno a persone
handicappate mentalmente, ho imparato che la Chiesa ha ricevuto due
tesori: l’Eucaristia e i poveri. Ma questi due tesori raramente
vanno insieme. Abbiamo bisogno di segni visibili della loro unità.
Soprattutto quanti partecipano alla condivisione del pane
eucaristico dovrebbero manifestare sempre e visibilmente la loro
solidarietà verso i poveri che non sempre hanno il pane quotidiano.
[00259-01.07] [AU021] [Testo originale: inglese]
- Sig.ra Marie-Hélène MATHIEU, Coordinatrice internazionale del
Movimento "Foi et Lumière" (FRANCIA)
Il numero 79 dell’Instrumentum Laboris fa riferimento al nesso fra
Cristo presente nell’Eucaristia e Cristo presente nelle persone
handicappate fisicamente o mentalmente (che rappresentano tra il 20
e 25% della popolazione).
1. L’atteggiamento della società, nonostante tutti i progressi fatti
è ancora spesso di disprezzo e di rigetto. (Per esempio, alcune
leggi sull’aborto prevedono la soppressione del bambino handicappato
fino alla vigilia della sua nascita). Agli antipodi con queste
pratiche, Gesù manifesta un amore di predilezione verso tutte le
persone handicappate. Oltre al tesoro della sua presenza
nell’Eucaristia, Gesù ci assicura la sua presenza nella persona
povera e debole.
2. Giovanni Paolo II, parlando ad alcuni handicappati mentali, ha
detto loro: “Prendete posto nel cuore della Chiesa”. Come possono le
Parrocchie aiutarli a meglio trovare questo posto?
Sistemazioni speciali possono contribuire, ma più importante è la
qualità dell’accoglienza, quella che permette a ognuno di sentirsi
amato, chiamato ad amare, a essere utile.
3. La Chiesa chiede ai genitori il rispetto incondizionato della
vita del bambino sacra fin dal suo concepimento. Allo stesso tempo,
come è essenziale che essa li illumini, li sostenga, assicurandoli
della sua presenza al loro fianco nella crescita umana e spirituale
del loro piccolo!
Quanti hanno un handicap mentale, quando non possono esprimersi con
la parola, possono far vedere con i loro atteggiamenti che
distinguono il corpo di Cristo dal cibo ordinario e possono essere
preparati a riceverlo.
I sacerdoti invece, facendo riferimento al canone 913, esitano a
dare l’Eucaristia alle persone gravemente handicappate che sembrano
incapaci di relazione. Ma non possiamo allora prendere in
considerazione il desiderio grande e la gioia di Gesù di darsi ai
più sprovveduti dei suoi fedeli? Le procedure delle chiese orientali
per quanto riguarda i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana
potrebbero forse aiutare la Chiesa ad approfondire la sua
riflessione su questo argomento.
[00260-01.04] [AU022] [Testo originale: francese]
- Sig. Alexei V. JUDIN, Professore di Storia della Chiesa e del
Dialogo interconfessionale nella Federazione Russa, Russian State
University for the Humanities, St. Thomas College (Moscow)
(FEDERAZIONE RUSSA)
Vorrei fare breve riferimento al numero 86 dell’Instrumentum Laboris
sul tema Eucaristia e ecumenismo.
Come voi ben sapete noi cattolici in Russia affrontiamo il problema
del dialogo con gli ortodossi in modo grave. In questa Aula Sinodale
abbiamo sentito recentemente diversi interventi su questo punto tra
i quali la precisazione concreta del Card. W. Kasper, le relazioni
del Card. L. Husar e dei presuli delle Chiese Cattoliche Orientali.
La domanda fatta dal Card. Husar sulla paradossale esistenza del
“superculmen” della vita cristiana nella prospettiva dell’unità
delle Chiese mi tocca il cuore e sembra molto impegnativa. Difatti,
davanti al Sacramento dell’Eucaristia noi, cattolici e ortodossi,
sperimentiamo un vero stupore di cui si è parlato tante volte
durante questa assemblea. Ma questo stupore è sconcertante e
frustrante. In realtà proprio nella portata ecumenica
sull’Eucaristia si svela il grande scandalo delle divisioni tra i
cristiani. Proprio davanti al Cristo Eucaristico diventa evidente
che non ci sono scuse per la disintegrazione del mondo cristiano.
Da noi cattolici ci sono le norme che regolano l’intercomunione con
i non cattolici. Ma il reciproco riconoscimento con gli ortodossi
della vera presenza del Signore nella Eucaristia ci impegna di fare
dei passi avanti nella strada del riavvicinamento. Quali passi
possiamo fare? Anzitutto senza violare le regole ben esposte e
diluire l’identità cattolica, dobbiamo pensare in modo da poter
superare l’attuale crisi dell’ecumenismo. L’ecumenismo nella sua
versione attuale si concentra piuttosto sulle discussioni circa le
diverse questioni storiche, teologiche etc. La dimensione dell’
ecumenismo spirituale si limita a delle preghiere generiche, a
incontri fraterni su diversi livelli, ma si arresta davanti
all’Eucaristia. In effetti tutte queste espressioni e questi eventi
cercano di evitare la realtà eucaristica.
In questo caso io penso che la stessa presenza di Gesù
nell’Eucaristia debba guidarci verso il futuro. Bisogna andare in
fondo al significato di questa presenza viva del Signore. Questa
strada comune deve continuare sulla strada già iniziata della
conoscenza reciproca. Nel secolo scorso abbiamo ottenuto un vero
progresso di tale conoscenza, e ora non dobbiamo accontentarci dei
frutti finora raccolti.
Come possiamo approfondire questa conoscenza reciproca nella
prospettiva eucaristica? Non ho una risposta certa, ma posso
presentarvi una proposta. Abbiamo molti carismi nella Chiesa
Cattolica - i carismi dei diversi ordini, delle diverse
congregazione religiose, di vari movimenti etc. Possiamo assicurare
l’unità tra loro non solo a livello giuridico-amministrativo, ma
anche a livello spirituale. Questi carismi, questi doni spirituali
delle realtà cattoliche sono ben diversi tra loro. Talvolta ancor
più differenziati, se non nella dottrina, sicuramente nella
sensibilità e nell’espressione, che la realtà cattolica e la realtà
ortodossa nel loro complesso. Dunque, se siamo in grado gestire le
cose nell’ambiente cattolico assicurando l’unità tra diversi
carismi, perchè non possiamo avvicinare il Mistero Eucaristico
insieme nella unità riconciliata tra realtà d’Oriente e Occidente?
La cosa cruciale e decisiva in questo caso si riassume nella
sincerità assoluta nel ritenere che noi consistiamo in Cristo e
nella Sua presenza eucaristica, come diceva il noto teologo
ortodosso russo Pavel Florenskij.
[00292-01.03] [AU023] [Testo originale: italiano]
- Sig. Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino
Neo-Catecumenale (SPAGNA)
Non posso fare a meno di rendere testimonianza davanti a questa
assemblea di quello che il Signore sta operando.
Ho ancora davanti ai miei occhi l’incontro di Colonia, dove il
Cammino ha portato più di 100 mila giovani e dove, come frutto delle
Giornate della Gioventù con il Papa Benedetto XVI, nell’incontro
vocazionale che noi abbiamo fatto il giorno dopo, migliaia di
giovani si sono alzati per entrare in Seminario e tante ragazze per
la vita contemplativa e di adorazione.
Come è stato possibile questo evento? Lo ha detto il Papa a Colonia:
formate comunità basate sulla fede che percorrano un itinerario
verso Cristo, in comunione con il Papa e con i Vescovi.
È impressionante pensare che dietro a ciascuno di questi giovani c’è
una piccola comunità nella parrocchia, con la quale stanno
percorrendo un cammino di iniziazione cristiana e in cui
l’Eucaristia, celebrata nella propria comunità, è fondamentale per
maturare la loro fede e la loro vocazione.
Molti di questi giovani vengono dalle proprie famiglie ricostruite e
tanti altri, che erano lontani dalla Chiesa, hanno visto i segni
della fede in comunità vive. Hanno ricevuto l’annuncio del kerygma
nella catechesi e hanno iniziato un catecumenato post-battesimale di
riscoperta del Battesimo, al cui centro c’è la Veglia pasquale che
canta e realizza il mistero della nostra salvezza.
Dato che l’ eucaristia, pasqua della settimana, alimenta la vita
cristiana, dobbiamo chiederci oggi: Cos’è la vita cristiana? Cosa
annuncia la Chiesa?
Che Dio ha inviato suo Figlio al mondo per far passare l’umanità da
questo mondo al Cielo, dalla schiavitù alla libertà, dalla morte
alla vita. Cristo è risuscitato, grida la Chiesa! Cristo ha vinto la
morte e vive risorto nei cristiani. Come possiamo portare al mondo
questa notizia? Dice S. Paolo: “Portando sempre nel nostro corpo il
morire di Gesù, affinché la vita di Gesù si manifesti nel nostro
corpo..., in modo che quando noi moriamo il mondo riceve la vita”
(cfr 2 Cor 4,10.12).
Ecco il dinamismo della pasqua che alimenta la nostra fede: abbiamo
bisogno che Cristo ci dia nell’eucaristia, il suo morire per noi,
nel pane spezzato e nel suo Sangue versato, per poter mostrare la
sua risurrezione, la sua vita immortale al mondo.
[00293-01.02] [AU024] [Testo originale: italiano]
- Rev. Suor Margaret WONG, F. d. C. C. , delle Figlie della Carità
Canossiane, Promotrice di Centri di Adorazione Eucaristica (Hong
Kong)
Vi ringrazio per avermi permesso di parlare a nome delle persone
disabili di Hong Kong.
In passato, la maggior parte delle persone disabili delle nostre
parti era privata della possibilità di partecipare alla celebrazione
eucaristica perché le chiese non erano accessibili per loro. Grazie
a Dio, nel 1993 è stato costituito il Centro Diocesano Pastorale per
Disabili e così i nostri disabili hanno iniziato a frequentare Messe
per diversi gruppi, a seconda delle loro particolari esigenze. A
dispetto dei nostri limiti e ristrettezze economiche, come la povera
vedova del Vangelo, abbiamo investito tutto ciò che avevamo con
tutto il nostro cuore.
In questi anni, prima di ritornare ad appartenere alla Cina, la
nostra società è stata pervasa dalla paura e dall’incertezza. Preso
atto della nostra incapacità a risolvere qualsiasi problema abbiamo
cominciato a impegnarci a tenere quotidianamente un’ora santa e a
fare preghiere d’intercessione nel Centro per Disabili. Dal 1996
l’adorazione quotidiana è stata estesa a 12 ore, concentrata sulla
preghiera per la santificazione dei sacerdoti.
Siamo stati profondamente commossi dalla testimonianza dei disabili,
che affrontano ogni tipo di sacrificio per partecipare alla Messa e
all’adorazione, mentre i cosiddetti abili non ne hanno il tempo.
Nel frattempo, la percentuale di persone con problemi psicologici e
tendenze suicide è andata sempre più aumentando. Queste persone che
hanno una visione fallimentare di sé, relazioni fallite alle spalle
e spirito di fallimento, sono state respinte dalle proprie famiglie,
anch’esse fallite, e dalla nostra società improntata al secolarismo
e al materialismo. Nell’Eucaristia vediamo il cuore ferito di Cristo
che ha sete di salvare l’umanità spezzata, in Lui impariamo a
stringere in un abbraccio e ad amare sinceramente tutte queste
persone dalla vita spezzata. Le invitiamo a cercare la guarigione
spirituale nel Signore Eucaristico. Ci sono state riferite molte
guarigioni interiori e abbiamo ricevuto molte telefonate da parte di
stranieri che ci chiedevano preghiere di intercessione. Rispondendo
alla pressante chiamata del mio cuore da parte di Nostro Signore,
nel 2002 ho costituito un piccolo gruppo rivolto a laici dalla vita
consacrata con il nome di “Eucharistic Oblate for the Vulnerable”,
con il pieno sostegno del nostro Vescovo Joseph Zen. Abbiamo
cominciato con 7 membri che avevano problemi fisici, mentali o di
altro genere e ci siamo dedicati all’adorazione perpetua. Crediamo
che la vulnerabilità umana sia un dono dell’amore del Padre e che
essa possa essere trasformata in benedizione, una via di
santificazione attraverso la forza trasformante dell’Eucaristia.
Innanzitutto, il nostro gruppo ha sostenuto l’adorazione quotidiana
al Centro Pastorale in modo da farlo diventare un centro di
adorazione perpetua. Con l’aumento dei membri siamo riusciti a
creare un secondo Centro di Adorazione Perpetua a partire dal
Mercoledì delle ceneri di quest’anno. In entrambi i centri siamo
felici di avere la Messa quotidiana (con omelia), la benedizione,
l’ora mariana e di cantare l’ufficio divino (anche per i non
vedenti), di avere la lectio divina settimanale per gruppi di
diverse età, le Messe di guarigione mensili e il catechismo, e
infine alcuni ritiri incentrati sull’Eucaristia. Con questo speciale
carisma di far avvicinare le persone in difficoltà all’adorazione
eucaristica, il Signore ci manda gradualmente molti volontari che si
dedicano anche all’adorazione eucaristica perpetua per aiutare il
nostro ministero, ad esempio, nelle seguenti cose:
1. Osservare il digiuno di pane e acqua ogni mercoledì e venerdì e
pregare specialmente per i singoli sacerdoti.
2. Adorazione eucaristica per i bambini, settimanale e mensile, e
anche un’adorazione di notte nei giorni di festa.
3. Adorazione eucaristica per centinaia di alunni della scuola
primaria, dei quali solo il 10% sono cattolici, facendo appello allo
stupore degli insegnanti per la loro straordinaria attenzione nei
confronti del Signore Eucaristico.
4. Adorazione eucaristica nella Repubblica Cinese, che si è risolta
nell’ora santa quotidiana o anche nell’adorazione perpetua in tutte
le parrocchie dove siamo stati (per es., Bien Chuen a Hebei e S.
Pietro e Paolo a Shanghai).
5. Guarigione spirituale di malati di SARS e dei loro parenti, così
come di personale medico in prima linea nei momenti critici.
6. Digiuno e preghiera d’intercessione quotidiana all’ora di pranzo.
7. Preghiera di intercessione dalla mezzanotte alle 6 di mattina per
l’omelia del sacerdote.
8. Sito internet: www.eucharisticoblate.org.
Preghiamo che attraverso l’intercessione del nostro compianto Papa
Giovanni Paolo II, il Signore Eucaristico possa soddisfare la fame
del nostro popolo cinese con la Sua Parola e il suo Pane e che la
Sua maestà possa presto regnare in Cina. Maranatha. Amen.
[00305-01.07] [AU025] [Testo originale: inglese]
♦ AVVISI
● “BRIEFING”
● SECONDA CONFERENZA STAMPA
● TERZA CONFERENZA STAMPA
● “BRIEFING”
Il “Briefing” dei gruppi linguistici di sabato 15 ottobre 2005 avrà
luogo alle ore 12.00.
● SECONDA CONFERENZA STAMPA
Si informano i giornalisti accreditati che giovedì 13 ottobre 2005,
alle ore 12.45, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della
Santa Sede, avrà luogo la seconda Conferenza Stampa sui lavori
dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Relatio
post disceptationem).
Interverranno:
● Em.mo Card. Francis ARINZE
Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti
Presidente-Delegato
● Em.mo Card. Juan SANDOVAL IÑIGUEZ
Arcivescovo di Guadalajara (Messico)
Presidente-Delegato
● Em.mo Card. Telesphore Placidus TOPPO
Arcivescovo di Ranchi (India)
Presidente-Delegato
● S.E. Mons. John Patrick FOLEY
Arcivescovo tit. di Neapoli di Proconsolare
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
Presidente della Commissione per l’Informazione
● S.E. Mons. Sofron Stefan MUDRY, O.S.B.M.
Vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (Ucraina)
Vice-Presidente della Commissione per l’Informazione
● TERZA CONFERENZA STAMPA
Si informano i giornalisti accreditati che sabato 22 ottobre 2005,
alle ore 12.45, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della
Santa Sede, avrà luogo la terza Conferenza Stampa sui lavori dell’XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Elenchus
finalis).
● Sua Em.za Rev.ma il Sig. Card. George PELL
Arcivescovo di Sydney (Australia)
● Sua Em.za Rev.ma il Sig. Card. Mark OUELLET, P.S.S.
Arcivescovo di Quebec (Canada)
● Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Roland MINNERATH
Arcivescovo di Dijon (Francia)
Segretario Speciale
● Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Salvatore FISICHELLA
Vescovo titolare di Voghenza
Ausiliare del Vicario di Roma
Rector Magnificus della Pontificia Università del Laterano
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