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13 - 01.10.2008
SOMMARIO
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OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 10 OTTOBRE 2008 - ANTEMERIDIANO)
- AVVISI
OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 10 OTTOBRE 2008 -
ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Alle ore 09.00 di oggi venerdì 9 ottobre 2008, alla presenza del Santo
Padre, con il canto dell’Ora Terza, è iniziata l’Ottava Congregazione
Generale, per la continuazione degli interventi dei Padri sinodali in
Aula sul tema sinodale La Parola di Dio nella vita e nella missione
della Chiesa.
Presidente Delegato di turno S.Em.R. Card. George PELL, Arcivescovo di
Sydney (AUSTRALIA).
Durante l’intervallo delle ore 10:30, il Santo Padre Benedetto XVI ha
ricevuto in udienza i due gruppi:
Hispanicus B, 24 membri;
Hispanicus C, 23 membri.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.30, erano
presenti 237 Padri.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Quindi, sono intervenuti i seguenti Padri:
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S.Em.R. Card. Vinko PULJIĆ, Arcivescovo di Vrhbosna, Sarajevo,
Presidente della Conferenza Episcopale (BOSNIA ED ERZEGOVINA)
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S.E.R. Mons. Emmanuel FÉLÉMOU, Vescovo di Kankan (GUINEA)
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S.E.R. Mons. Joseph Mitsuaki TAKAMI, P.S.S., Arcivescovo di Nagasaki
(GIAPPONE)
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S.E.R. Mons. Andrzej Wojciech SUSKI, Vescovo di Toruń (POLONIA)
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S.E.R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov,
Prjašev dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della
Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)
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S.E.R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di Bela,
Vescovo ausiliare di Valparaíso (CILE)
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S.B.R. Grégoire III LAHAM, B.S., Patriarca di Antiochia dei
Greco-Melkiti, Capo del Sinodo della Chiesa Greco-Melkita Cattolica
(SIRIA)
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S.B.R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini (GERUSALEMME)
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S.E.R. Mons. Anthony MUHERIA, Vescovo di Embu (KENYA)
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S.E.R. Mons. Víctor Hugo PALMA PAÚL, Vescovo di Escuintla (GUATEMALA)
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S.E.R. Mons. Charles SORENG, S.I., Vescovo di Hazaribag (INDIA)
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S.E.R. Mons. Julio César TERÁN DUTARI, S.I., Vescovo di Ibarra (ECUADOR)
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S.E.R. Mons. Pablo Virgilio S. DAVID, Vescovo titolare di Guardialfiera,
Vescovo ausiliare di San Fernando (FILIPPINE)
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S.E.R. Mons. György UDVARDY, Vescovo titolare di Marazane, Vescovo
ausiliare di Esztergom-Budapest (UNGHERIA)
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S.E.R. Mons. Charles Maung BO, S.D.B., Arcivescovo di Yangon (MYANMAR)
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S.E.R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Vescovo di Terni-Narni-Amelia, Presidente
della Federazione Biblica Cattolica (ITALIA)
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S.E.R. Mons. Jabulani NXUMALO, O.M.I., Arcivescovo di Bloemfontein
(SUDAFRICA)
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S.E.R. Mons. Jesús PÉREZ RODRÍGUEZ, O.F.M., Arcivescovo di Sucre
(BOLIVIA)
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S.E.R. Mons. Musie GHEBREGHIORGHIS, O.F.M. Cap., Vescovo di Emdeber
(ETIOPIA)
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S.E.R. Mons. Miguel Angel SEBASTIÁN MARTÍNEZ, M.C.C.I., Vescovo di Lai
(CIAD)
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S.E.R. Mons. Joseph Mukasa ZUZA, Vescovo di Mzuzu (MALAWI)
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S.E.R. Mons. Antons JUSTS, Vescovo di Jelgava (LETTONIA)
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S.E.R. Mons. Néstor Rafael HERRERA HEREDIA, Vescovo di Machala (ECUADOR)
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S.E.R. Mons. Eugène Lambert Adrian RIXEN, Vescovo di Goiás (BRASILE)
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S.E.R. Mons. Patrick Altham KELLY, Arcivescovo di Liverpool (GRAN
BRETAGNA)
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S.E.R. Mons. Paolo PEZZI, F.S.C.B., Arcivescovo di Madre di Dio a Mosca
(FEDERAZIONE RUSSA)
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Rev. P. Antonio PERNIA, S.V.D., Superiore Generale della Società del
Verbo Divino
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
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S.Em.R. Card. Vinko PULJIĆ, Arcivescovo di Vrhbosna, Sarajevo,
Presidente della Conferenza Episcopale (BOSNIA ED ERZEGOVINA)
Vorrei soffermare la mia attenzione sul capitolo settimo: "La Parola di
Dio nei servizi e nella formazione del popolo di Dio". Nello spirito
della Costituzione Lumen Gentium, qui è sottolineato con ragione che "i
fedeli laici condividono la missione salvifica che il Padre ha affidato
a suo Figlio per la salvezza di tutte le genti" (n. 51). Sostengo con
tutto il cuore il pensiero che "il servizio dei laici richiede
competenze diversificate, che esigono una formazione biblica specifica".
Vengono poi enumerati diversi gruppi a livello di parrocchia e di
diocesi (i malati, i soldati, i carcerati, i nuovi movimenti e le
associazioni). In tale contesto l' Instrumentum ricorda che "la
catechesi nelle famiglie, con l'approfondimento di qualche pagina
biblica e la preparazione della liturgia domenicale è un mezzo
privilegiato per l'incontro con Dio che ci parla". Sarà "compito della
famiglia iniziare i figli alla Sacra Scrittura con la narrazione delle
grandi storie bibliche, specialmente della vita di Gesù, e con la
preghiera, ispirata ai Salmi o ad altri libri rivelati".
La maggioranza delle nostre famiglie ha in casa almeno il Nuovo
Testamento, e tanti hanno anche l'intera Bibbia.
Nei Paesi che sono usciti recentemente dal regime socialista, la Chiesa
ha bisogno di fedeli laici che vivano intensamente il Vangelo di Cristo
nella famiglia e nella società, e che riprendano la loro parte nella
missione della comunità ecclesiastica.
La preparazione famigliare per il Giorno del Signore potrebbe essere un
vero kairos per loro. Se qualche movimento specifico è approvato dai
Pastori ecclesiastici, oppure se i singoli Pastori qui presenti hanno in
questo un' esperienza positiva, vorrei essere arricchito con la loro
esperienza.
Propongo perciò che i pensieri del n. 51 dell' Instrumentum laboris, che
ho menzionato qui, alla fine della nostra Assemblea vengano formulati in
Propositiones che metteremo a disposizione del Santo Padre per
l'Esortazione postsinodale che verrà dopo questo Sinodo.
[00060-01.03] [IN051] [Testo originale: italiano]
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S.E.R. Mons. Emmanuel FÉLÉMOU, Vescovo di Kankan (GUINEA)
Il Sinodo dei Vescovi, dedicato alla riflessione sulla Parola di Dio
nella vita e nella missione della Chiesa, costituisce una grande
occasione per ognuno di approfondire la sua unione con Gesù Cristo,
Verbo di Dio incarnato.
In effetti, per rivelare il suo progetto d’amore e far conoscere la sua
volontà ultima, Dio ci ha parlato attraverso suo Figlio. L’efficacia di
questa Parola rivelata in Gesù Cristo risiede nella potenza divina che
libera i popoli dalla loro imperfezione nella conoscenza di Dio, dalla
loro paura e dai loro errori, dalle loro incertezze e dai loro
tentennamenti. L’amore di Dio è percepito dalle classi africane come
compimento della loro attesa. Così, in questa Rivelazione, che è
pienezza, Eschaton di ogni Rivelazione divina, la vicinanza di Gesù
Cristo e la trasformazione positiva di ogni cultura mediante la sua
Parola restano un punto d’attrazione e di convinzione dei nostri popoli
a lasciar purificare le proprie culture, in particolare la propria
visione della volontà di Dio, della verità in tutto il suo splendore: se
l’unico Dio era conosciuto nelle nostre culture, mancava tuttavia quella
chiarezza e quella perfezione in cui l’amore non si deve più vivere
solamente con i propri fratelli di sangue, ma con tutti, quella
chiarezza e quella perfezione in cui si perdona il nemico invece di
avvelenarlo, quando occorre mostrare il proprio potere. Non voglio dire
che non esistesse il perdono, ma che questa realtà aveva bisogno della
Parola del Cristo, della sua conoscenza e del suo esempio, per potergli
dare questo volto unico.
La Chiesa cattolica in Guinea aveva manifestato un interesse particolare
per questo Sinodo, facendo partecipare tutti i gruppi ecclesiali alla
riflessione sui LINEAMENTA, fase preparatoria di questi lavori. Così
abbiamo voluto che ogni agente pastorale - catechista, religioso,
sacerdote, vescovo - entrando in una famiglia, potesse domandare: avete
letto oggi un passo della Bibbia e qual è il messaggio che voi volete
vivere ora?
Vogliamo in tal modo insistere sulla venerazione delle Sacre Scritture,
facendo delle cerimonie di accoglienza e di valorizzazione della Bibbia
nella Famiglia riservandole un posto specifico in cui ogni giorno verrà
letto e meditato un passaggio. I giovani hanno bisogno di ascoltare Gesù
Cristo che parla loro e noi pastori dobbiamo accompagnarli nei Campi
Biblici non lasciandone la formazione solo a un gruppo. Dobbiamo
mostrare loro attraverso le nostre azioni come questa Parola è al centro
del nostro agire. E diciamo che l’iniziazione alla Bibbia corrisponde
alle nostre iniziazioni africane in cui ci si pone in ascolto del
Maestro. Ma qui non si ascolta soltanto, si vive sull’esempio di colui
che ci parla, Gesù Cristo: visitare un malato che non è necessariamente
un parente naturale, perdonare il nemico, fare del bene a chi mi odia,
amare gratuitamente in un mondo in cui tutto viene fatto per interesse.
Possa il Risorto accompagnarci sulle nostre diverse strade di nuovi
Emmaus per aiutarci a rimanere suoi testimoni, nonostante le prove della
vita.
[00100-01.04] [IN081] [Testo originale: francese]
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S.E.R. Mons. Joseph Mitsuaki TAKAMI, P.S.S., Arcivescovo di Nagasaki
(GIAPPONE)
Il Sinodo si occupa di molti aspetti della Bibbia e dovrebbe condurre e
guidare il popolo a una visione globale, illuminandolo affinché
comprenda quanto segue: il posto e l’importanza della Bibbia nella vita
e nell’evangelizzazione della Chiesa; il legame tra l’Antico e il Nuovo
Testamento, comprendendo il significato di passi difficili dell’Antico
Testamento; una chiara spiegazione di tutte le Sacre Scritture con
attenzione allo sviluppo della rivelazione. La rivelazione, il
magisterium, la fede, il rapporto organico tra liturgia e Scrittura sono
tutti settori che vanno esaminati. Va incoraggiato lo studio
dell’ermeneutica in modo adeguato. (Introduzione n. 5).
In generale si può affermare che quanti cercano di vivere una vita
cristiana non hanno sufficientemente vivificato nei propri cuori la
forza dinamica della Sacra Scrittura: La Lectio Divina da sola non
basta. È importante che comprendiamo la Parola di Dio, la applichiamo
alla nostra vita, la condividiamo con gli altri e la mettiamo in pratica
nel corso della nostra esistenza. Quando leggiamo la Parola di Dio e
iniziamo a comprendere che essa è veramente all’opera nella vita di
tutti i giorni, ci rendiamo conto che dobbiamo comunicarlo agli altri.
Cosa possiamo fare praticamente perché la Scrittura permei e animi la
vita cristiana dei fedeli? Questo argomento va considerato
incessantemente.
Per questo motivo:
1. Questa Assemblea dovrebbe domandare al Santo Padre di “raccomandare
con forza a tutti i cristiani del mondo di leggere, meditare e
condividere la Sacra Scrittura”, in particolare nell’Esortazione
Apostolica post-sinodale.
2. Dovrebbe essere pubblicato un libro in cui si spieghino in dettaglio
gli attuali metodi di condivisione della Bibbia accompagnati da una
valutazione, di modo che la gente possa scegliere tra questi a seconda
delle proprie condizioni di vita.
3. Un libro dal titolo “Sunday Gospel Readings with Lectio Divina Year
B: MARK, Advent 2008 - Christ the King 2009 (Letture del vangelo
domenicale con la Lectio Divina, Anno B: Marco, Avvento 2008 - Cristo Re
2009), scritto da Mons. Anthony Abela come contributo a questo Sinodo
verrà pubblicato anche in giapponese prima dell’Avvento di quest’anno.
[00107-01.04] [IN086] [Testo originale: inglese]
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S.E.R. Mons. Andrzej Wojciech SUSKI, Vescovo di Toruń (POLONIA)
Mi riferisco al cap. V n. 34 dell'Instrumentum Laboris, dove si dice che
"a tutti i livelli della vita ecclesiale occorre maturare la
comprensione della liturgia come luogo privilegiato della Parola di Dio,
che edifica la Chiesa". Quest' affermazione è fondamentale per quanto
segue.
Sembra però che bisognerebbe precisare di quali livelli della vita
ecclesiale si tratta. La parola "comunità" ritorna spesso nel documento,
ma "per sé" è una parola ambigua. Si può intenderla in senso della
comunità ecclesiale universale, della comunità diocesana e della
comunità parrocchiale, come anche della comunità religiosa oppure delle
diverse comunità in seno alla parrocchia e alla diocesi.
Dal punto di vista pastorale la comunità parrocchiale svolge un ruolo
particolare e penso che essa dovrebbe essere evidenziata in modo più
chiaro come il luogo privilegiato, dove la Parola di Dio proclamata ai
fedeli, meditata e confrontata con mille situazioni di vita quotidiana,
dà inizio alla comunità ecclesiale.
Nell'esortazione apostolica Catechesi tradendae il Papa Giovanni Paolo
II afferma che "La comunità parrocchiale deve restare l'animatrice della
catechesi ed il suo luogo privilegiato ... Lo si voglia o no, la
parrocchia resta un punto capitale di riferimento per il popolo
cristiano, ed anche per i non praticanti" (n. 67).
La parrocchia ha delle motivazioni anche teologiche. Secondo
l'insegnamento pontificio, la parrocchia è una comunità eucaristica; ciò
significa che essa è una comunità idonea a celebrare l'Eucaristia, nella
quale sta la radice viva del suo edificarsi e il vincolo sacramentale
del suo essere in piena comunione con tutta la Chiesa. Tale idoneità si
radica nel fatto che la parrocchia è una comunità di fede e una comunità
organica, ossia costituita dai ministri ordinati e dagli altri
cristiani, nella quale il parroco - che rappresenta il Vescovo diocesano
- è il vincolo gerarchico con tutta la Chiesa particolare (cf. ChL, 26).
[00111-01.04] [IN090] [Testo originale: italiano]
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S.E.R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov,
Prjašev dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della
Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)
La Parola di Dio è vera e Dio opera nella vita dell'uomo e di tutta la
Chiesa. Nella Chiesa greco-cattolica in Slovacchia ne è testimone
l'esperienza con la persecuzione nella seconda metà del secolo scorso e
con l'attuale sviluppo della nostra Chiesa.
Il potere totalitario cercava di annientare la nostra Chiesa. Gli eventi
storici, lontani e recenti, invece, confermano pienamente la validità
delle parole di Gesù Cristo: "Chi dunque mi riconoscerà davanti agli
uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt
10,32). Dio adempie queste parole già adesso quando siamo testimoni
dello sviluppo della nostra Chiesa. Siamo grati al Santo Padre Benedetto
XVI per il fatto che il 30 gennaio di quest'anno ha elevato la Chiesa
greco-cattolica che è in Slovacchia alla Chiesa metropolitana sui iuris
con sede a Prešov. Dalla grazia di Dio abbiamo un sufficiente numero di
vocazioni sacerdotali (l'età media dei sacerdoti nel servizio pastorale
è 41 anni), abbiamo aperto i centri di formazione per la famiglia e per
la gioventù. Questi doni sono i frutti di sofferenza della nostra
Chiesa.
La proclamazione della Parola di Dio nella Chiesa greco-cattolica in
Slovacchia viene aiutata anche da un ricco sfruttamento della Parola di
Dio nella liturgia bizantina (oltre alle letture) non soltanto in forma
dell'uso diffuso dei salmi ma anche in forma di parafrasi del testo
biblico nell'innografia liturgica. La Parola di Dio viene comunicata ai
fedeli anche in forma di icone, le quali non sono una pura illustrazione
del testo biblico, ma piuttosto una "finestra al cielo", attraverso cui
si svolge il dialogo tra Dio e l'uomo, tra l'uomo e Dio.
Nonostante tutte le sopramenzionate attività, l'ascolto della Parola di
Dio da parte dei fedeli è impedito dal fatto che spesso sono influenzati
da un forte relativismo secolare. Un altro problema è che la catechesi
prebattesimale è insufficiente per rendere i genitori capaci di educare
i loro figli nella fede. Un problema particolare per l'accoglienza della
Parola di Dio nelle famiglie è la migrazione di molti fedeli a causa del
lavoro, soprattutto di padri e madri, nelle regioni lontane oppure
all'estero.
[00116-01.03] [IN095] [Testo originale: italiano]
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S.E.R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di Bela,
Vescovo ausiliare di Valparaíso (CILE)
Presentazione di tre criteri per la lettura cristiana della Bibbia che
occorre prendere in considerazione in virtù della cultura di oggi.
Questi criteri sono:
- La sete di Dio, per cui abbiamo bisogno di una “pastorale biblica”
intesa come animazione biblica della pastorale.
- L’identità di figli di Dio, discepoli di Gesù, templi dello Spirito,
per cui abbiamo bisogno di una crescente spiritualità biblica che faccia
esperienza dell’amore di Dio.
- La condizione di “famiglia di Dio” che è unita per riconoscere la
propria identità e per celebrare la propria condizione di figli di Dio,
discepoli di Gesù, preparandosi alla missione. La sua stessa unità è già
testimonianza missionaria.
Occorre formulare questi criteri che, allo stesso tempo, emergono dal
dialogo con la cultura, la condizione dell’uomo di oggi. Quanto fin qui
illustrato scaturisce dalla Bibbia, dall’incontro di Gesù con i suoi
primi discepoli, secondo San Giovanni.
[00117-01.04] [IN096] [Testo originale: spagnolo]
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S.B.R. Grégoire III LAHAM, B.S., Patriarca di Antiochia dei
Greco-Melkiti, Capo del Sinodo della Chiesa Greco-Melkita Cattolica
(SIRIA)
La Parola di Dio è il luogo privilegiato dell’incontro e del dialogo tra
gli uomini, in quanto diventa davvero una Parola per me e una Parola per
l’altro; essa mi invita a incontrare Dio e a incontrare il fratello, ha
bisogno di un’epiclesi in modo da poter diventare la Parola per l’altro,
per la società e per il mondo, adatta a ogni condizione e circostanza
della vita.
Il cristiano orientale vive la sua fede in primo luogo mediante la
liturgia, basata sull’Eucaristia od orientata verso di essa, con un
contenuto essenzialmente scritturale. La mensa della Parola di Dio e la
mensa eucaristica sono inseparabili. La Parola di Dio è perciò letta,
meditata, predicata, celebrata e anche scritta sotto forma di icona.
Durante la proclamazione solenne del Vangelo, i bambini e coloro che
soffrono o sono malati, si recano presso l’evangeliario per chiedere la
grazia di cui hanno bisogno.
Il giorno di Pasqua, i fedeli venerano il Libro del Vangelo e l’icona
della Risurrezione, poi si abbracciano reciprocamente poiché la Parola
di Dio è Parola di riconciliazione.
Nell’ordinazione episcopale, “il primo gerarca pone sul capo dell’eletto
il suo OMOPHORION, poi prende il venerabile Vangelo, lo apre e lo
appoggia al contrario sul capo e sul collo dell’eletto” pregando Dio di
rafforzare “questo eletto, giudicato degno di portare il giogo del
Vangelo” per lavorare per la sua diffusione.
Mi piacerebbe poter condividere con voi la Parola di Dio che ci unisce.
Non dobbiamo avere paura dei versetti del Corano e i nostri fratelli
musulmani non abbiano paura del Vangelo o della Torah.
[00120-01.03] [IN099] [Testo originale: francese]
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S.B.R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini (GERUSALEMME)
La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa in Terra Santa
“Verbum caro hic factum est” (Gv 1, 14), questa frase ci sospinge fin
sulla soglia del grande mistero dell’Incarnazione della Parola di Dio in
Terra Santa dove ha deciso di venire “ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,
14).
È in questa Terra Santa che “Dio, che aveva già parlato nei tempi
antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”
(Eb 1, 1-2). Infine, è in questa Terra Santa che lo Spirito Santo è
stato dato agli apostoli e “v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto
ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26).
Per tutte queste ragioni, il gesto di leggere, di studiare e di meditare
la Parola di Dio riceve un valore e una fecondità uniche quando è
compiuto in Terra Santa, la quale conserva non solo la storia, ma anche
la geografia e la topografia della salvezza.
Il conflitto israelo-palestinese comporta delle difficoltà di lettura e
di comprensione di certi passi della Bibbia. Infatti, in generale, i
cristiani arabi spesso hanno difficoltà a leggere l’Antico Testamento,
non a causa della Parola di Dio in sé, ma a causa delle interpretazioni
politiche e ideologiche.
Due principi ci mettono al riparo dalle interpretazioni politiche e
ideologiche: 1. Leggere e interpretare la Parola alla luce di Cristo.
Gesù ha detto: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i
Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5, 17).
Cristo ha ripreso e ricapitolato in Lui tutte le categorie dell’Antico
Testamento per dare loro uno slancio nuovo e un significato nuovo (li ha
“compiuti”). È in Lui e attraverso di Lui che l’Antico Testamento viene
letto e compreso.
2. Il secondo principio d’interpretazione è la Chiesa. Qualsiasi
interpretazione al di fuori della Chiesa è un’interpretazione
pericolosa.
Per concludere, vorrei cogliere l’occasione della presenza del Santo
Padre e di tutti i Padri sinodali per lanciare un appello a favore della
Terra Santa e chiedere più preghiere, più solidarietà e più
pellegrinaggi per aiutarci ad essere i testimoni di Cristo, Messia,
Salvatore “a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli
estremi confini della terra” (At 1, 8).
[00128-01.03] [IN101] [Testo originale: francese]
- S.E.R.
Mons. Anthony MUHERIA, Vescovo di Embu (KENYA)
Nonostante una maggiore facilità di accesso alla Bibbia, talvolta la
vita cristiana continua a rimanere in qualche modo “al di fuori” della
Scrittura. La forte presenza in Africa degli evangelici, che si vantano
citando passi a memoria, ha portato alla tendenza a confondere la
“conoscenza della Scrittura” con la semplice “memorizzazione” di un
certo numero di passi, da citare a memoria accompagnati da una
interpretazione “originale” autonoma (cf. Instrumentum laboris n. 29).
Sembra che ancora non riusciamo a sentire la voce della “Parola”, che
risuona con incisività e forza. Ritengo che sia giunto il momento di
avere più spazio e più tempo per “ascoltare” in modo più attento la
Scrittura. Per “ascoltare di più”, se volete, mentre “leggiamo”!
Affinché “la Parola” risuoni, abbiamo bisogno di spazio per ascoltare in
silenzio e per meditare (cf. Instrumentum laboris n. 23).
Nel contesto cattolico, la Scrittura viene “resa viva” nella liturgia:
attraverso la sua proclamazione nella liturgia della Parola e attraverso
la spiegazione nell’omelia all’interno della liturgia! In quello
patristico, la “divulgazione della Parola” non era semplicemente la
spiegazione della pericope in termini accademici, né una nota marginale
per aiutare a trarre una lezione morale. È un vero penetrare nell’“oggi”
della “Parola”, vivendo come contemporanei dell’immagine o della
pericope, ascoltandola come invito personale e comunitario. Quando la
Parola viene proclamata con incisività, i fedeli l’assaporano nella
liturgia. La condivisione della Bibbia diventa allora una continuazione
della condivisione della Parola alla “mensa della Parola” (cf. Is 55,
10-11; Sacramentum caritatis n. 45c).
Nell’omelia, il ministro aiuta i fedeli ad “ascoltare” la Parola,
guidandoli verso una risposta nella loro situazione specifica. Può farlo
se lui stesso ha dedicato del tempo alla meditazione della Scrittura. In
questo contesto, dobbiamo ravvivare tra i nostri sacerdoti e i nostri
seminaristi il bisogno di includere nel loro programma spirituale
personale il tempo tradizionale quotidiano di lettura delle Scritture o
Lectio Divina!
[00144-01.04] [IN103] [Testo originale: inglese]
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S.E.R. Mons. Víctor Hugo PALMA PAÚL, Vescovo di Escuintla (GUATEMALA)
L’animazione biblica della vita e della missione della Chiesa trova oggi
il panorama cupo della deformazione della Parola di Dio, non solo come
conseguenza dell’annullamento dei criteri della regula fidei e
dell’analogia fidei nel principio della sola Scrittura della Riforma
protestante, ma nella nascita di “una nuova gnosi” che introduce
nell’interpretazione biblica elementi estranei all’essenza del
Cristianesimo. Ben oltre il grave fondamentalismo delle sette, si tratta
di funzioni religiose pseudocristiane che, come espressione
dell’antropocentrismo culturale e perfino esistenziale dell’attualità,
usano la Bibbia per proporre idee di progresso materiale, di
reinvenzione di se stessi, di conoscenza di percorsi di annullamento del
dolore ecc. Specialmente in regioni povere o emergenti dell’America
Latina, la necessità di una visione globale economica e, per alcuni,
inevitabilmente religiosa, che aiuti a superare i conflitti derivanti
dalla povertà, dalla corruzione amministrativa, dalla frustrazione
economica, dall’insicurezza delle città ecc., crea un terreno fertile
per la commercializzazione (tecnica di mercato) della cosiddetta
“teologia della prosperità”: un falso Dio in apparenza biblico, ma non
cristiano, che riduce l’orizzonte della sua azione nella vita umana a
povertà come “maledizione” e a ricchezza come “benedizione o
prosperità”. Occorrono una formazione e una pastorale bibliche che
uniscano Bibbia e Tradizione, per vivere l’incontro con Gesù Cristo come
cammino verso la conversione, la comunione e la solidarietà (cf Giovanni
Paolo II Ecclesia in America, 12 ss) nel privilegio soprattutto del
Mistero dell’Amore di Dio (cf Benedetto XVI, Deus caritas est, 4ss).
[00145-01.03] [IN104] [Testo originale: spagnolo]
-
S.E.R. Mons. Charles SORENG, S.I., Vescovo di Hazaribag (INDIA)
Provengo da una regione tribale dell’India. Circa un milione e
ottocentomila cattolici tribali di questa missione sono disseminati in
diverse parti dell’India.
Nella Lettera agli Ebrei leggiamo: “Dio, che aveva già parlato nei tempi
antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”
(Eb 1, 1). Nella religione tribale Dio si è manifestato attraverso la
natura. È molto facile per i nativi accogliere Gesù Cristo come Figlio
dell’Essere Supremo.
Dio, che è amore, ha parlato attraverso Gesù Cristo per il bene di ogni
essere umano.
Gesù ha manifestato l’amore del Padre mediante i suoi atti di guarigione
e di amore, gli insegnamenti e le parabole.
La missione di Gesù è stata la proclamazione del Regno, che è giustizia,
pace e gioia nello Spirito Santo (cf Rm 14, 17). Includeva un
atteggiamento di servizio da parte dei capi. Gesù che lava i piedi ai
discepoli ha rappresentato una grande lezione (cf anche Mc 10, 42-45).
Dio ha dato il suo unico Figlio come nostro Salvatore. Gesù Cristo, suo
Figlio, ha tanto amato l’umanità da darsi ad essa nell’Eucaristia per
noi (cf Cor 11, 23-25). Quanti mangiano il suo corpo e bevono il suo
sangue diventano Fratelli e Sorelle di sangue in Gesù Cristo.
L’Eucaristia ci ricorda il supremo sacrificio di Gesù sulla croce che
pregava per il perdono dei nemici: “Padre, perdonali, perché non sanno
quello che fanno” (Lc 23, 34).
La Parola di Dio ha il potere di formare comunità. Leggiamo negli Atti
degli Apostoli che i cristiani erano “assidui nell’ascoltare
l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del
pane e nelle preghiere” (At 2, 42). Poiché i cristiani hanno diverse
culture e linguaggi, la Parola di Dio come parola di fede modella la
loro comunione. La Parola di Dio porta le persone a vivere come una
comunione eucaristica di testimonianza e servizio.
[00146-01.05] [IN105] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Julio César TERÁN DUTARI, S.I., Vescovo di Ibarra (ECUADOR)
In America Latina è nata la cosiddetta “teologia della liberazione”, che
pretendeva di fondarsi su un’esegesi biblica basata sulla situazione di
povertà del continente e orientata ai molteplici aneliti di liberazione
dei nostri popoli. A ragione, il Magistero ha più volte richiamato
l’attenzione sugli errori e sui pericoli di questi testi, pur senza
smettere di incoraggiare i teologi affinché la Sacra Scrittura illumini
i nuovi percorsi che la Parola di Dio vuole compiere rispondendo alle
speranze e alle sfide di oggi; occorre estrapolare da qui i seguenti
punti:
1. La riflessione teologica deve collocarsi nel contesto della stessa
comunità cristiana, luogo privilegiato per comprendere il senso profondo
della Scrittura, superando le interpretazioni soggettive, riduzioniste o
ideologiche; non si tratta di una ‘chiesa parallela’ né di una chiesa
esclusiva dei poveri, ma della Chiesa particolare che, nel mistero di
Cristo, si costituisce gerarchicamente.
2. Questa lettura comunitaria della Scrittura deve confrontarsi con i
segni del peccato e della grazia che caratterizzano il mondo
globalizzato; in America Latina bisogna far particolarmente attenzione
ai poveri dai molti volti e dalle molte voci, nelle nuove e laceranti
forme di povertà e nelle nuove e promettenti vie della liberazione
integrale, senza dimenticare la testimonianza di coloro che dedicano la
propria vita ogni giorno, a volte fino a sacrificarla, alla sequela di
Gesù, povero e umile di cuore (cf Documento di Aparecida, 399-405).
3. Dunque, l’elaborazione della riflessione teologica, soprattutto nelle
università cattoliche, non avrà difficoltà ad articolarsi anche con
l’esegesi scientifica, in conformità con le opportune indicazioni del
Magistero per promuovere il nuovo spirito missionario che richiede la
mutevole situazione culturale del nostro continente (cf Documento di
Aparecida 124, 341, 344).
A coronamento dell’opera dei teologi, è necessario presentare sempre la
persona del Signore della Chiesa: quel Gesù storico che compare nei
Vangeli e che è lo stesso Cristo risuscitato, realmente presente nella
Chiesa attraverso il mistero pasquale.
[00148-01.05] [IN107] [Testo originale: spagnolo]
-
S.E.R. Mons. Pablo Virgilio S. DAVID, Vescovo titolare di Guardialfiera,
Vescovo ausiliare di San Fernando (FILIPPINE)
Il Documento di lavoro richiama giustamente l’attenzione sulla sana
tensione tra l’esegesi e la teologia nella Chiesa. Mentre la teologia
spesso si serve della Parola quale potenza di Dio, avremo sempre bisogno
dell’esegesi per ricordare, allo stesso tempo, l’umiltà della Parola di
Dio. Non ci troviamo spesso senza parole davanti a lettori preparati
della Bibbia fra i nostri fedeli, che si sentono scandalizzati da
passaggi della Scrittura pieni di violenza, bigottismo, crudeltà,
doppiezza e tutte le altre contraddizioni che sono caratteristiche
dell’umanità che condividiamo con tutti gli altri figli e figlie di
Adamo? Eppure non li abbiamo cancellati dal canone delle Scritture. In
questo canone vi sono testi che negano la risurrezione e la vita dopo la
morte e testi che le confermano. Vi sono testi che considerano Satana un
membro della corte celeste con un compito specifico e altri che lo
presentano come un angelo caduto. Alcuni testi affermano che il male è
una conseguenza del peccato dell’uomo e insistono sulla colpa umana e
altri che presentano il male come una malattia e gli esseri umani come
semplici vittime che possono soltanto affidarsi alla misericordia di
Dio. Vi sono testi che mettono in rilievo la grazia divina e altri che
pongono al primo posto l’impegno umano.
Ascesa e discesa, divino e umano, sublime e abietto sono aspetti del
mistero della divina rivelazione, della Parola di Dio in parole umane,
di Dio incarnato, che avranno sempre bisogno del contributo tanto degli
esegeti quanto dei teologi e soprattutto dei pastori, che hanno il
compito di tenerci uniti in umiltà e con la giusta disposizione
all’ascolto e all’abnegazione, con l’attenzione rivolta a Gesù - il Dio
con il volto umano - alla sua potenza nella debolezza, alla sua sapienza
nella stoltezza, alla sua esaltazione attraverso l’umiliazione.
[00147-01.04] [IN109] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. György UDVARDY, Vescovo titolare di Marazane, Vescovo
ausiliare di Esztergom-Budapest (UNGHERIA)
Mi riferisco al capitolo quinto dell’Instrumentum Laboris.
La catechesi della Chiesa - sia la catechesi iniziale che quella
sistematica -, oltre alla liturgia, la diaconia e la vita di
testimonianza della comunità, ha grandi possibilità e responsabilità nel
far conoscere la Parola di Dio e nel cedere la nostra vita alla persona,
all’insegnamento e alla Chiesa di Gesù Cristo. Nella catechesi,
adattandoci e seguendo la natura della parola di Dio, possiamo mostrare
la caratteristica della parola di Dio: la sua forza personale, invocante
e invitante o interrogativa.
La parola di Dio - sebbene la leggiamo “dal libro”, sentiamo una storia
di più millenni fa, sebbene porti i segni di una cultura a noi poco
conosciuta -, eppure, viene pronunciata “adesso”, è rivolta a “me”. La
Parola risuona dall’eterno presente di Dio. Dio agisce “adesso” mediante
il suo Spirito Santo. Mi chiama adesso a esaminare la mia vita, mi
invita alla rinascita - alla conversione - Lui dà consolazione e
speranza, Lui ci libera e Lui fa un giudizio (cf Is 55, 10-11).
La nostra catechesi è efficace se coglie e serve questo momento
creatore. Con questo momento possiamo sperare che la conoscenza
acquistata possa veramente trasformare la vita.
Qualche volta i libri, mezzi ausiliari e i metodi utilizzati
nell’insegnamento religioso e nella catechesi delle diverse classi d’età
usano la Santa Scrittura - parola di Dio - come una storia per
illustrare un soggetto, come una parabola morale, o la presentano come
soltanto testimonianza di un’esperienza esistenziale fondamentale e
generale.
Certamente, si potrebbero migliorare tanti libri, mezzi, metodi della
catechesi, ma il successo, ogni tanto, dipende dalla persona che fa la
catechesi - dal pastore, dal catechista. Lui diventa - seguendo la
dinamica dell’Incarnazione - il metodo della Parola di Dio, offrendo la
propria vita all’opera dello Spirito di Cristo.
È bellissimo contemplare la storia dei discepoli di Emmaus (cf Lc 24,
13-35), dove Cristo Risorto appare come insegnante, ermeneuta - forse si
può dire - come catechista.
Il giusto uso della Bibbia - secondo me, quindi - non è fondamentalmente
una questione metodica, ma è la questione più personale: il mio rapporto
personale con la Parola di Dio.
[00131-01.04] [IN115] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Charles Maung BO, S.D.B., Arcivescovo di Yangon (MYANMAR)
La Chiesa nella nostra parte del mondo proclama il Vangelo in mezzo a
pesanti restrizioni, privazioni e vera sofferenza. Con Paolo possiamo
dire: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo”
(Col 1, 24). Molti dei nostri gruppi etnici hanno una propria Bibbia,
spesso realizzata con l’aiuto di missionari pionieristici.
La Parola si fa carne in modi diversi nei differenti paesi. Nel mondo
libero ciò avviene attraverso la proclamazione, l’annuncio pubblico. Ma
in molte parti del mondo, la missione della Chiesa, la Buona Novella,
deve confrontarsi con sfide opprimenti. Il suo dovere di predicare la
Buona Novella viene sfidato dalle forze delle tenebre. Mentre viviamo
l’Anno Paolino, dobbiamo confrontarci con le stesse sfide che ha
incontrato il grande apostolo della Parola.
Siamo una Chiesa povera e la nostra unica gloria sono “conoscere Cristo”
e il “sostegno della Parola”. La Parola svolge un ruolo importante nella
vita della nostra gente. “La diakonia o servizio della carità è
vocazione della Chiesa di Gesù Cristo [...]. È necessario che la Parola
di Dio porti all’amore del prossimo” (IL 39). Veniamo guidati dalle
parole del Santo Padre nella Deus Caritas est: “La Chiesa non può
trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i
Sacramenti e la Parola” (22).
Il mandato evangelico di “dare da mangiare agli affamati, vestire gli
ignudi” si è imposto con forza dopo il recente passaggio del terribile
ciclone Nargis. Quasi 150.000 persone sono morte e due milioni sono
diventati profughi nel loro paese. La nazione ha vissuto un lutto.
Con l’aiuto del Signore abbiamo riportato la vita in molte comunità. Le
chiese sono diventate campi profughi. In questi campi abbiamo celebrato
una liturgia unica: quella di annunciare la Parola attraverso il nostro
accompagnamento e di condividere il pane attraverso l’assistenza. Il
mondo è diventato il nostro altare e abbiamo spezzato il pane della
fratellanza umana con le folle sconvolte. Il Vangelo predicato è stato
il nutrimento dato agli affamati che ha prodotto la vita e la luce che
abbiamo dato negli ultimi cinque mesi.
[00133-01.05] [IN117] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Vescovo di Terni-Narni-Amelia, Presidente
della Federazione Biblica Cattolica (ITALIA)
È urgente una nuova Pentecoste. Dobbiamo uscire dal cenacolo e predicare
ai "70 popoli" - a tutti i popoli della terra - l'unico Vangelo nelle
diverse lingue. E si apre già una sfida: le lingue sono più di 6.000, ma
la Bibbia è stata tradotta interamente solo in 480 lingue, e il Nuovo
Testamento in 1.168. Ne restano più di 4.000. Abbiamo davanti un
impegno, anche di carattere economico. E per alcune lingue si può
ripetere l'avventura di essere codificate con la traduzione della
Bibbia. Ovviamente la sfida è di ordine pastorale. L'accordo tra la
Federazione Biblica cattolica e le Società Bibliche è un piccolo esempio
di comunione anche nel campo ecumenico. C'è bisogno che dal Sinodo
emerga un nuovo entusiasmo per le Scritture. Lo diceva già il beato
Giovanni XXIII. Le condizioni ci sono perché tale entusiasmo incontri
l'attenzione della gente. L'inchiesta promossa dalla Federazione Biblica
mostra il favore che la Bibbia riscuote presso tutti. La maggioranza
degli intervistati nei sedici Paesi del mondo ove è stata svolta
l'inchiesta ritiene che sarebbe opportuno che la Bibbia fosse insegnata
nelle scuole. Nello stesso tempo però tutti ritengono che la Bibbia sia
difficile da capire e richiede aiuto per essere compresa. Si potrebbe
dire: i dati confermano che la Sola Scriptura non basta. C'è bisogno di
accompagnamento. È la vera sfida che abbiamo davanti.
Ma non dobbiamo aver paura di ridonare la Bibbia nelle mani di tutti,
non solo dei fedeli. Purtroppo, se da una parte è vero che spesso c'è la
Bibbia nelle case, è rarissimo che i singoli cristiani abbiano ciascuno
la loro propria Bibbia, quella personale. A mio avviso dovrebbe essere
uno degli obiettivi del Sinodo. Del resto se la Bibbia, come dicono i
Padri, contiene "La lettera di amore di Dio agli uomini", perché
ritardarne o, peggio ancora, evitarne la consegna? Semmai, è chiesto a
noi di raddoppiare l'impegno per accompagnarne la lettura. La gente deve
apprendere a pregare con la Bibbia. Purtroppo, l'inchiesta fa emergere
che è solo una piccolissima minoranza a farlo. È invece proprio questo
che dobbiamo proporci: aiutare i nostri fedeli e tutti coloro che si
avvicinano al testo biblico ad entrare nel misterioso e salvifico
colloquio che intesse l'intera Scrittura. La frequentazione della Bibbia
allarga la mente e riscalda il cuore.
[00134-01.04] [IN118] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Jabulani NXUMALO, O.M.I., Arcivescovo di Bloemfontein
(SUDAFRICA)
L’esperienza attuale è questa: piccole comunità cristiane e gruppi di
vicinato che si incontrano su base regolare per qualche attività, ma
hanno stabilito come regola che prima di qualsiasi impegno si dedichi un
po’ di tempo alla lettura orante del testo sacro e alla frazione del
pane della Parola sotto la guida dello Spirito Santo, si rifletta sulla
Parola e si condivida la preghiera. Questi gruppi, o piccole comunità
cristiane, ricevono nuova forza e crescono permeate di gioia e di
vitalità, poiché Gesù Cristo è presente in mezzo a loro (DV 2). Ciò
migliora anche la qualità delle celebrazioni liturgiche parrocchiali.
Pertanto, questo Sinodo non discute a vuoto dell’importanza della Parola
di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Mentre cerca di rendere
più intensa la promozione della Scrittura nella vita della Chiesa,
questa assemblea è anche ispirata da ciò che sta già avvenendo e
crescendo in seno alla Chiesa. In questo evento vi è una dialettica che
congiunge, poiché i Padri Sinodali si sentono stimolati da ciò che già
sta avvenendo nel concreto e, a loro volta, confermano e incoraggiano i
ministri della Parola e promuovono la formazione, così da portare a
maturità ciò che già viene fatto nel contesto della missione della
Chiesa. In altre parole, si tratta di consolidare ciò che è già stato
avviato, sebbene ancora in fase iniziale in molte parti del mondo, e di
favorire l’ulteriore crescita e lo sviluppo di questo impegno pastorale
spirituale e biblico.
Pertanto, come parte dello sviluppo di questo impegno, la Lectio Divina,
il metodo dei sette passi e altri metodi affini per la lettura della
Scrittura e per la riflessione orante dovrebbero essere resi accessibili
a tutti i membri della Chiesa (DV 22). Ciò esige un grande investimento
spirituale e di personale per questo ministero: sacerdoti, religiosi,
laici e giovani, secondo la sfida del Concilio Vaticano II (DV 24),
poiché c’è il desiderio ardente di fare della Scrittura l’anima della
vita e della missione della Chiesa. Di conseguenza, questo è un invito a
sviluppare con forza e a istituire nuovi centri per l’apostolato biblico
e per la formazione nei metodi e nell’arte di leggere la Scrittura, per
la riflessione sulla Parola e la preghiera biblica, e per approfondire
la conoscenza delle Scritture. Quelli già esistenti hanno dimostrato la
loro validità e dovrebbero essere dotati di personale che lavori con
dedizione. Infine, elemento fondamentale: occorre provvedere a
traduzioni della Bibbia nelle lingue locali per raggiungere ogni parte
del mondo.
[00135-01.04] [IN119] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Jesús PÉREZ RODRÍGUEZ, O.F.M., Arcivescovo di Sucre
(BOLIVIA)
Occorre evidenziare le relazioni intrinseche, vitali e permanenti che
esistono fra la Bibbia e la catechesi. Nella pratica, sappiamo bene che
l’uso che si è fatto della Bibbia nel lavoro catechistico è stato
frammentario, limitato e, a volte, strumentalizzato. A poco a poco siamo
rimasti piuttosto nell’alveo consumato del fiume e non siamo andati a
bere alla sorgente, lì dove nasce la vita. La Sacra Scrittura è
diventata per lo più un appoggio o un mero supporto dei contenuti e non
la loro forma normativa e vitale.
Come professionista della Parola di Dio il catechista deve conoscere la
Sacra Scrittura, saper tradurre il mistero della salvezza in essa
rinchiuso in un linguaggio accessibile e comprensibile che aiuti a
educare la fede della sua comunità nel contesto in cui questa vive e
perché essa sappia dare risposte creative ai richiami di Dio che
giungono attraverso le sfide poste dalla realtà globale. Perciò la
Conferenza Boliviana vede come una sfida il fatto di adeguare il
linguaggio biblico alle necessità e ai linguaggi di oggi, al mondo
moderno.
La catechesi della comunità deve curare, nella prassi, alcune chiavi di
lettura che la aiutino, da un lato, a rispettare il testo sacro e,
dall’altro, a interpretarlo correttamente per la vita delle persone e
dei popoli.
La relazione primaria fra Bibbia e catechesi deve essere intesa e
accettata come fonte e non come una risorsa didattica o un semplice
supporto ai contenuti.
È molto importante distinguere la catechesi in generale dalla catechesi
biblica in particolare.
È necessario che il testo biblico arrivi a tutti, a cominciare dai
bambini. La Chiesa boliviana si vede impossibilitata a ciò. Per questa
ragione chiede alle Chiese con maggiori mezzi economici di aiutare
nell’acquisto della Sacra Scrittura coloro che hanno meno possibilità.
Allo stesso tempo pensiamo che si potrebbe fissare una Giornata Mondiale
della Bibbia; sono già molti i paesi che hanno non solo il giorno della
Bibbia, ma anche il mese della Bibbia.
[00137-01.03] [IN121] [Testo originale: spagnolo]
-
S.E.R. Mons. Musie GHEBREGHIORGHIS, O.F.M. Cap., Vescovo di Emdeber
(ETIOPIA)
Come per tutte le chiese cristiane, per la tradizione Eritreo-Etiopica
la Bibbia è “Parola ispirata”, “Parola di Dio”. Uno dei testimoni
biblici invocato in sostegno di questa affermazione è il passo della 2
Timoteo 3, 16-17 che dice: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a
insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché
l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. Gli
autori sacri sono illuminati, anzi “inabitati” dallo Spirito Santo.
Tutti i libri biblici considerati canonici dalle altre chiese cristiane
sono tali anche per la chiesa Eritreo-Etiopica che per altro possiede il
numero più alto di libri ispirati: sono 81 libri, 46 dell'Antico e 35
del Nuovo Testamento. Nella tradizione Eritreo-Etiopica il concetto di
canone è flessibile e tende ad includere piuttosto che ad escludere.
L'ispirazione che ha dato vita ai libri sacri è concepita come un
processo dinamico che continua all'interno della comunità dei credenti.
Il vasto patrimonio della tradizione cristiana è giustamente considerato
come irradiazione, molti testi come germogli della Parola di Dio. È
questo il motivo per cui alcuni dei testi biblici, presenti nel canone
della Chiesa Eritreo-Etiopica sono descritti come awald (figli, progenie
[della Bibbia].
La tradizione Eritreo-Etiopica vede la traduzione dei testi biblici
dalle lingue originali al geez e la loro interpretazione come due
sorelle, due facce della stessa moneta. Il medesimo Spirito che ha
illuminato l'autore sacro guida il cuore e la mente dell'interprete che
con la fede cerca il mistero racchiuso nella parola. I commentari noti
come andemta hanno innanzitutto un intramontabile valore pedagogico. Il
primo passo, quello fondamentale, è l'apprendimento della Parola. Si
legge il testo geez e lo si traduce nella lingua corrente cercando di
cogliere le varie sfumature dell'originale. Alla lectio seguono
l'analisi grammaticale, e una discussione su eventuali questioni di
critica testuale. La prima chiave interpretativa viene ricercata
all'interno della Bibbia. Spiegare la Bibbia con la Bibbia stessa è uno
degli elementi fondamentali dell'ermeneutica Eritreo- Etiopica. Inoltre
i Padri della Chiesa sono una fonte da cui gli interpreti attingono a
piene mani.
[00138-01.03] [IN122] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Miguel Angel SEBASTIÁN MARTÍNEZ, M.C.C.I., Vescovo di Lai
(CIAD)
Vi parlo a nome della Conferenza episcopale del Ciad. Questo paese, al
centro dell’Africa, non è stato evangelizzato che da pochi anni.
La nostra Chiesa Famiglia di Dio che è in Ciad ha optato, secondo il
desiderio del Sinodo per l’Africa, per le Comunità Ecclesiali di Base.
Queste comunità si nutrono della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Nel
corso della loro riunione settimanale, si legge la Parola, si prega e si
cerca ciò che i cristiani devono fare per cambiare tutto quello che,
nelle loro vite, non è conforme al Vangelo. I cristiani si riuniscono la
domenica, ma molti di loro solamente per la celebrazione della Parola,
perché non abbiamo abbastanza sacerdoti.
Nel nostro paese viviamo delle situazioni sociali e politiche molto
conflittuali, dovute, soprattutto, a una guerra interminabile di oltre
quarant’anni. Siamo convinti che la Parola di Dio sia una parola di
Pace, una parola che annuncia la Pace e che invoca la Pace, che chiama
al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia. L’ascolto e la
preghiera della Parola di Dio sono essenziali nella vita e nella
missione della nostra Chiesa. Ciò è per noi una sfida!
La Parola di Dio ci illumina e ci incoraggia a impegnarci per la
promozione dell’uomo e della donna nel Ciad. Il nostro è un paese
impoverito, malgrado le nostre ricchezze naturali, perciò ci impegniamo
per uno sviluppo umano integrale. Questo lavoro lo svolgiamo anche con i
nostri fratelli protestanti.
Abbiamo un’altra sfida: quella della diffusione della Parola di Dio. A
causa del tasso d’analfabetismo, della mancanza di Bibbie in lingua
locale e del costo delle Bibbie. Ci vogliamo impegnare per l’apostolato
biblico.
[00139-01.04] [IN123] [Testo originale: francese]
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S.E.R. Mons. Joseph Mukasa ZUZA, Vescovo di Mzuzu (MALAWI)
A nome della Conferenza episcopale del Malawi (ECM), desidero dire che
la maggior parte delle nostre piccole comunità cristiane (SCC) dipende
dalla Parola di Dio e vive di essa, giacché celebra l’Eucaristia una
volta al mese e, talvolta, perfino una volta ogni tre o più mesi. Esse
vivono della Parola di Dio.
Pertanto, è importante per noi formare i diversi agenti di
evangelizzazione e i nostri cristiani nella Lectio Divina e nella
condivisione della Parola. Apprezziamo l’esempio di Maria, nostra Madre,
nell’ascoltare, meditare e vivere la Parola di Dio (Lc 2, 19).
[00140-01.05] [IN124] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Antons JUSTS, Vescovo di Jelgava (LETTONIA)
Nel mio discorso faccio riferimento al numero 28 del Documento di
lavoro: la Parola corre (cf 2 Ts 3, 1) e scende, come una feconda
pioggia dal cielo (cf Is 55, 10-11). Desidero inoltre parlare dei
martiri del XX secolo, specialmente quelli del mio paese, la Lettonia.
Sacerdoti, uomini e donne sono morti per aver proclamato la Parola di
Dio.
Ricordo il nostro sacerdote lettone Viktors, che durante il regime
sovietico in Lettonia è stato arrestato perché possedeva la Sacra
Bibbia. Agli occhi degli agenti sovietici le Sacre Scritture apparivano
come un libro antirivoluzionario. Gli agenti gettarono per terra le
Sacre Scritture e ordinarono al sacerdote di calpestarle. Il sacerdote
rifiutò di farlo e si inginocchiò a baciare il libro. Per questo gesto
venne condannato a dieci anni di lavori forzati in Siberia. Dieci anni
dopo, quando il sacerdote ritornò alla sua parrocchia e celebrò la Santa
Messa, lesse il Vangelo. Alzò il lezionario e disse: “La Parola di
Dio!”. La gente pianse e ringraziò Dio. Non osò applaudirlo, perché ciò
sarebbe stato interpretato come un’altra provocazione.
In Lettonia, durante l’era sovietica, non era consentito stampare libri
religiosi, Sacre Scritture o catechismi. Il ragionamento era questo: se
non c’è la Parola di Dio stampata, non ci sarà nessuna religione. Il
nostro popolo lettone ha fatto ciò che già avevano fatto i cristiani dei
primi secoli: ha imparato a memoria i brani delle Sacre Scritture.
Ancora oggi in Lettonia è viva una tradizione orale. Saliamo sulle
spalle dei nostri martiri per proclamare la Parola di Dio. I nostri
nipoti ricordano i nonni e le nonne che sono morti per la loro fede e
desiderano, a loro volta, essere“eroi” della fede.
In Lettonia proclamiamo la Parola viva di Dio! Facciamo processioni e
pellegrinaggi, cantiamo e preghiamo e diciamo: “Questa è la Parola di
Dio” per la quale sono morti i nostri nonni. In Lettonia, quando la
Santa Messa dura solo un’ora, la gente dice che si tratta solo di un
riscaldamento per il vero incontro con Dio nel Sacramento e nella Sua
Parola.
[00141-01.04] [IN125] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Néstor Rafael HERRERA HEREDIA, Vescovo di Machala (ECUADOR)
Se la Parola di Dio è fonte di vita per la Chiesa e anima della sua
azione evangelizzatrice, si rende importante e necessaria una Pastorale
Biblica che comporta:
1. Mettere la Parola di Dio, la Bibbia, alla portata di tutti.
La Costituzione dogmatica sulla Rivelazione Divina dice che i fedeli
devono poter accedere facilmente alla Sacra Scrittura e che la Parola di
Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo (DV 22). Grazie a
Dio oggi, come all’inizio della Chiesa, la Bibbia viene tradotta in
varie lingue che la rendono accessibile a tutti. La Nuova
Evangelizzazione ha luogo proprio con la Bibbia e a partire da essa. In
America Latina vi è una grande diffusione della Bibbia nelle comunità,
nei gruppi e nei movimenti apostolici, soprattutto attraverso la
catechesi.
2 Leggere la Bibbia nella vita
L’obiettivo principale di una pastorale biblica non è tanto diffondere
la Bibbia per leggerla, quanto interpretare la vita con il suo aiuto. Le
comunità cristiane, i gruppi, i movimenti edotti nella conoscenza della
Bibbia sono certi che attraverso di essa Dio parla loro direttamente e
la considerano scritta per ogni singola persona.
3. Leggere la Bibbia alla luce della fede
Per il popolo dei credenti la lettura della Bibbia è l’esercizio della
fede. Infatti la Bibbia deve essere letta in un ambiente di preghiera in
modo tale che lo Spirito può chiarirne il senso e rivelarci la realtà
attraverso la quale il Signore ci sta parlando. Un modo privilegiato è
la Lectio Divina che con i suoi quattro momenti, lettura, meditazione,
preghiera e contemplazione, favorisce l’incontro personale con Cristo (A
249).
4. Come forza di trasformazione
La comunità cristiana prende sul serio la Parola di Dio. Non la legge
soltanto per comprenderla, ma per cercare di metterla in pratica. Il
popolo cerca nella Bibbia un significato per vivere e lo trova perché ha
la certezza che è Dio stesso a parlargli. La lettura della Bibbia porta
alla conversione perché è un libro autorevole, ispirato da Dio e che
esige obbedienza.
[00035-01.05] [INO10] [Testo originale: spagnolo]
-
S.E.R. Mons. Eugène Lambert Adrian RIXEN, Vescovo di Goiás (BRASILE)
Una delle grandi conquiste del cammino biblico nel nostro paese è stata
la scoperta che la Bibbia è il libro privilegiato della catechesi, che
non ha adempiuto la sua missione se il fedele non ha scoperto
l’importanza del possedere la Parola di Dio tra le sue mani e del
viverla. A causa della trasformazione e della mobilitazione che essa
provoca, in Brasile, la Bibbia è sicuramente il libro più letto, amato,
ammirato e vissuto dai fedeli. Per noi, un progetto catechetico che non
parta dalla Bibbia e che non conduca ed essa, è inaccettabile.
Nel nostro paese, la catechesi ha come prima fonte la Sacra Scrittura
che, letta, spiegata e pregata nell’ambito della Tradizione e del
Magistero, offre il punto di partenza, il fondamento e la norma di ciò
che viene trasmesso ai fedeli affinché tutti siano discepoli e
missionari di Gesù Cristo, zelanti, dinamici e profeti. Una delle
caratteristiche della nostra catechesi è che essa opera affinché i
fedeli scoprano il modo in cui Dio agisce oggi, qui e ora, nel luogo in
cui egli ci ha messi per testimoniare il suo amore e la sua azione
liberatrice.
È importante riprendere qui ciò che hanno affermato i vescovi presenti
alla Seconda Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano, a Medellín
(1968): “Nella catechesi, deve essere presa come fonte principale la
Sacra Scrittura, letta nel contesto della vita, alla luce della
Tradizione e del Magistero della Chiesa, trasmettendo inoltre il simbolo
della fede; sarà quindi data importanza all’apostolato biblico che
diffonda la Parola di Dio, formando gruppi biblici” (cf Medellin).
Anche a Santo Domingo, nel 1992, è stata ricordata l’importanza della
Bibbia nella catechesi: “la Nuova Evangelizzazione deve accentuare una
catechesi cherigmatica e missionaria. Per la vitalità della comunità
ecclesiale, sono necessari più catechisti e agenti di pastorale con una
solida conoscenza della Bibbia, che educhino a leggerla alla luce della
Tradizione e del Magistero della Chiesa, per illuminare, a partire dalla
Parola di Dio, la propria realtà personale, comunitaria e sociale” (cf
SD, 49).
La V Conferenza, nel 2007, conferma con forza una catechesi biblica,
cherigmatica, missionaria e mistagogica. Ricorda l’importanza di
cominciare dal Cherigma, guidata dalla Parola di Dio che avvicina la
persona a Gesù Cristo, conducendo alla conversione e all’impegno in una
comunità ecclesiale in cui maturano la pratica sacramentale e il
servizio (cf DA 288). La catechesi deve essere mistagogica, deve avere
cioè un carattere sperimentale, liturgico, celebrativo e orante (cf DA
289). Sottolinea che “l’iniziazione cristiana offre la possibilità di un
apprendimento graduale nella conoscenza, nell’amore e nel cammino alla
sequela del Cristo” (cf DA 291).
Occorre riprendere, come affermano i Lineamenta, il ministero della
Parola nella predicazione pastorale, nella catechesi e in ogni tipo di
istruzione cristiana. L’omelia liturgica deve occupare un posto
privilegiato nella celebrazione, nutrirsi con profitto e rinvigorirsi
santamente con la Parola della Scrittura (cf Lineamenta, n° 23).
Occorre valorizzare maggiormente l’importanza della lettura orante della
Bibbia a livello personale e comunitario e promuovere una catechesi che
sia iniziazione alla Sacra Scrittura, vivificando con essa i programmi
catechistici e i catechismi stessi, la predicazione e la pietà popolare
(cf Instrumentum Laboris, n° 32).
In ogni catechesi integrale, devono essere sempre inseparabilmente unite
la conoscenza della Parola di Dio, la celebrazione della fede nei
sacramenti e la professione della fede nella vita quotidiana (cf Sinodo
del 1977, Messaggio al Popolo di Dio, n° 11).
[00049-01.03] [IN021] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Patrick Altham KELLY, Arcivescovo di Liverpool (GRAN
BRETAGNA)
Dialogo con ebrei e musulmani.
La natura del dialogo in altre discipline.
Le implicazioni delle convinzioni radicate in eventi specifici nella
fedeltà di ebrei, cristiani e musulmani.
Il Nuovo Testamento come testimonianza sia di una Persona, sia di eventi
specifici che ancora danno testimonianza in modo tale da rendere il
dialogo fondamentale per la fedeltà a questo testo fondante; pertanto
forse, sebbene dia testimonianza di Qualcuno e di eventi specifici, non
rappresenta un ostacolo a priori al dialogo con ebrei e musulmani.
[00053-01.04] [IN034] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Paolo PEZZI, F.S.C.B., Arcivescovo di Madre di Dio a Mosca
(FEDERAZIONE RUSSA)
Nel momento storico attuale, non va disgiunta la Parola di Dio
dall'evento di Cristo stesso. Egli è il Logos, la comunicazione del
Padre, il Suo volto (cf. Col 1,15). Nello stesso tempo, non possiamo
dimenticare che, per opera e suggerimento stesso dello Spirito, le
parole e i fatti di Gesù sono stati tramandati. La sua vita si è
trasmessa e tale trasmissione dura fino ai nostri giorni. Sono in questo
senso decisive le parole con cui Benedetto XVI inizia la sua enciclica
sulla carità: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione
etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una
Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione
decisiva".
Nel relativismo attuale, che tende a livellare ogni differenza, cosicchè
tutte le parole sono valide e nessuna lo è più di un' altra, in cui
tutto è ridotto a gioco di opinioni, la parola biblica deve incarnarsi
nella bellezza dei suoi testimoni, se vuole attrarre il mondo verso la
verità. Nell’ Instrumentum laboris (48), viene acutamente osservato che
"facendo della Parola di Dio e della Sacra Scrittura l'anima della
pastorale [il vescovo] è in grado di portare i fedeli all'incontro con
Cristo" [ ... ] "affinché per propria esperienza i fedeli vedano che le
parole di Gesù sono spirito e vita (cf. Gv 6, 63) [ ... ]".
L'annuncio della parola di Dio deve dunque avere come scopo mettere le
persone per così dire in presenza di una Persona vivente: essere
testimoni della Persona di Gesù Cristo, Logos fatto carne. O secondo le
splendide parole di S. Paolo: esso deve "disegnare Cristo crocifisso
davanti agli occhi" degli uomini. La Parola di Dio è fonte di autentica
e sempre più profonda conoscenza di Cristo, dello "splendore della
gloria di Dio che rifulge sul suo Volto" (2Cor 4, 6). Tale splendore di
Cristo accende in noi un fuoco, diventa desiderio di testimoniarLo.
Si dice nell'Instrumentum laboris (54) che "l'ascolto della Parola di
Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico". Occorre che si
rinnovi fra i cristiani la tensione verso la persona stessa di Cristo,
il desiderio di conoscerne più profondamente il mistero. Attraverso
l'incontro con il Verbo fatto carne, reso possibile dallo Spirito,
riscopriamo la comunione con Lui: è la forza dello Spirito di Cristo
Risorto che attira il popolo disperso verso il Suo unico corpo.
[00057-01.03] [IN036] [Testo originale: italiano]
-
Rev. P. Antonio PERNIA, S.V.D., Superiore Generale della Società del
Verbo Divino
Per quanto riguarda la terza parte del Documento di lavoro, vorrei fare
riferimento all’argomento trattato in questa sezione, vale a dire la
centralità della Parola di Dio nella missione della Chiesa. E desidero
farlo riformulando il titolo di questa sezione e dire: “la Parola di Dio
È la missione della Chiesa”.
Questa idea si fonda su un’affermazione del Concilio Vaticano II che
riguarda l’origine Trinitaria della missione (AG 1-2, 9). Qui si vede
Dio Trinità come comunione e dialogo tra Padre, Figlio e Spirito Santo.
Quest’intima comunione o dialogo, permea - o meglio, abbraccia - la
creazione e la storia. La missione quindi è il dialogo incessante di Dio
Uno e Trino con il mondo e l’umanità, un dialogo che invita e attrae
l’umanità alla piena comunione con la comunità divina. Il primo agente
del dialogo incessante di Dio con il mondo è la stessa Parola di Dio.
Gesù, il Verbo incarnato, è la Parola di Dio all’umanità. È l’incessante
dialogo di Dio con il mondo. Il logos Divino è il dia-logus di Dio con
il mondo. La Chiesa esiste al fine di collaborare al dialogo continuo di
Dio con il mondo. La Parola di Dio è la sua ragion d’essere, il
sostentamento della sua vita, il cuore della sua attività.
Per questo, attraverso la lente della Parola di Dio, occorre che la
missione della Chiesa venga intesa in termini di dialogo. Infatti, il
Vangelo che proclamiamo è l’invito di Dio al dialogo. Occorre guardare
ai diversi gruppi di persone con cui cerchiamo di condividere il Vangelo
(IL 42) come “interlocutori nel dialogo”. Il dialogo, tuttavia, implica
che l’evangelizzazione non è una strada a senso unico, bensì un
reciproco scambio di doni tra il missionario e il popolo. Di conseguenza
il missionario deve essere pronto a evangelizzare e ad essere
evangelizzato, a parlare e ad ascoltare, a dare e a ricevere. Il
documento del Concilio Vaticano II, Dei Verbum, dice molto
opportunamente: “Dei Verbum audiens et proclamans”: ascoltare la Parola
di Dio e proclamarla (DV 1). La Chiesa missionaria proclama la Parola di
Dio, e l’ascolta anche così come viene rivelata nelle Sacre Scritture,
ma anche nelle “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini [delle donne] d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro
che soffrono” (GS 1).
Gli uomini e le donne consacrati, specialmente i missionari impegnati
nella missione nelle zone di frontiera della nostra fede e ai margini
della società, possono essere un “aiuto all’ascolto” per la Chiesa,
mentre cercano di ascoltare la Parola di Dio rivelata specialmente nella
vita delle persone, nella ricerca di quanti ricercano la fede, nelle
tradizioni culturali e religiose delle persone appartenenti ad altre
fedi, nelle aspirazioni dei poveri e degli emarginati. Come tale, la
vita consacrata può contribuire a fare della Chiesa una comunità che non
soltanto proclama, ma ascolta anche: “Dei Verbum audiens et proclamans”.
[00056-01.04] [IN039] [Testo originale: inglese]
AVVISI
- CONCERTI
- DONI
- BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
- POOL PER L’AULA DEL SINODO
- BOLLETTINO
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CONCERTI
Lunedi, 13 ottobre 2008, alle ore 18.00, il Santo Padre Benedetto
XVI si recherà nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per
assistere al Concerto dei Wiener Philharmoniker in occasione del VII
Festival Internazionale di musica e arte sacra. L’orchestra, diretta
da Christoph Eschenbach, eseguirà la Sinfonia n.6 di Anton Bruckner.
Il Concerto è dedicato, nell’Anno Paolino, al Sinodo dei Vescovi.
Parteciperanno i Padri sinodali e gli altri partecipanti alla XII
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. I giornalisti
che desiderano partecipare al Concerto sono pregati di chiedere il
biglietto (gratuito) via E-mail al seguente indirizzo:
ufficiostampa@promusicaeartesacra.it.
Giovedi 23 ottobre 2008 alle ore 17:00, nella Chiesa di Maria Madre
della Famiglia, presso il Palazzo del Governatorato, si terrà il
concerto in onore dei Padri sinodali promosso dal Signor Cardinale
Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione e del
Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. L’orchestra e il
coro Melos ensemble, diretti da Filippo Manci, eseguiranno musiche
di W. A. Mozart e A. Vivaldi.
DONI
In occasione del 50° anniversario della morte del Sommo Pontefice
Pio XII, ai Padri sinodali e agli altri Partecipanti alla XII
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi è stato donato
il DVD A Hand of Peace. Pope Pius XII & The Holocaust, realizzato
dalla televisione cattolica canadese Salt & Light Television,
diretta dal R.P. Thomas Rosica, C.S.B.
Oggi, venerdi 10 ottobre, alle ore 15,30, nell’Atrio dell’Aula Paolo
VI il Santo Padre condividerà con i Partecipanti alla XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi un dono ricevuto dalla
German Bible Society, un cofanetto contenente alcune edizioni
critiche della Bibbia. Si tratta, in particolare, dei tre volumi:
Biblia Hebraica (Stuttgartensia); Septuaginta (Rahlfs - Hanhart -
Editio altera); Novum Testamentum Graece (Nestlé - Aland).
BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
Il quinto briefing per i gruppi linguistici avrà luogo (nei luoghi
di briefing e con gli Addetti Stampa indicati nel Bollettino N. 2)
sabato 11 ottobre 2008 alle ore 13.10 circa.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici)
sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali per il permesso di accesso (molto ristretto).
POOL PER L’AULA DEL SINODO
Il quarto “pool” per l’Aula del Sinodo sarà formato per la preghiera
di apertura della Decima Congregazione Generale di domani mattina,
sabato 11 ottobre 2008.
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della
Santa Sede, all’ingresso, a destra) sono a disposizione dei
redattori le liste d’iscrizione al pool.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici)
e fotoreporters sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio
per le Comunicazione Sociali per la partecipazione al pool per
l’Aula del Sinodo.
Si ricorda che i partecipanti al pool sono pregati di trovarsi alle
ore 08.30 nel Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte
all’ingresso dell’Aula Paolo VI, da dove saranno chiamati per
accedere all’Aula del Sinodo, sempre accompagnati da un ufficiale
della Sala Stampa della Santa Sede, rispettivamente dal Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
BOLLETTINO
Il prossimo Bollettino N. 14, riguardante i lavori della Nona
Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del
Sinodo dei Vescovi di oggi pomeriggio venerdì 10 ottobre 2008, sarà
a disposizione dei giornalisti accreditati, domani sabato 11 ottobre
2008, all’apertura della Sala Stampa della Santa Sede.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario
telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antemeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi resterà aperta secondo il
seguente orario:
- Fino a sabato 11 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 12 ottobre: ore 09.30 - 13.00- Lunedì 13 ottobre e
martedì 14 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Mercoledì 15 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Giovedì 16 ottobre e venerdì 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 18 ottobre: 09.00 - 19.00
- Domenica 19 ottobre: ore 10.00 - 13.00
- Da lunedì 20 ottobre a sabato 25 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 26 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti presso la Sala
Stampa della Santa Sede, nel Bollettino informativo della
Commissione per l’informazione della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e nell’area Comunicazioni di
servizio del sito Internet della Santa Sede. |