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CONGREGAZIONE PER I VESCOVI

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
NELLA BASILICA ROMANA DEI SANTI XII APOSTOLI

OMELIA DEL CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE

Venerd́, 25 ottobre 2002

 

1. Nel ricordare il Cardinale Giovanni Benelli, nel XX anniversario del suo passaggio da questo mondo alla vita eterna, vorrei fermare l'attenzione su una frase del suo testamento spirituale che più di altre rivela il suo animo e la sua dimensione più profonda.

Dopo aver espresso il suo attaccamento alla Santa Sede e al Papa, il Cardinale Benelli si rivolge ai fedeli dell'arcidiocesi di Firenze, dicendo: "A tutti voi, figli e figlie di Firenze, lascio una sola parola: Fidatevi sempre di Gesù Cristo".

Questa esortazione, breve ma incisiva e ricca di significato, è il messaggio che egli ha lasciato come sintesi di tutta la sua vita e della sua esperienza di credente, di sacerdote e di Vescovo, convinto che Cristo merita di essere amato e solo Lui ha parole di vita eterna.

Quel breve invito "Fidatevi sempre di Gesù Cristo" è la consegna che egli ha indirizzato a quanti l'hanno conosciuto ed amato. Esso riassume l'insegnamento che egli, a 20 anni di distanza, ripete anche a noi che siamo qui a ricordarlo nella preghiera.

Fra quanti conoscevano il Cardinale Benelli da lontano, qualcuno aveva avuto l'impressione che si trattasse di un grande personaggio della Curia, di un efficiente e fedele Collaboratore del Papa, da alcuni apprezzato e da altri temuto per il suo dinamismo e la sua determinazione nel difendere quanto riteneva vero e giusto, ma niente più.

In realtà egli fu un vero "uomo di Chiesa" e un "uomo di Dio".

2. Il Cardinale Benelli, uomo di Chiesa.

Di lui il Papa Giovanni Paolo II disse nella Messa celebrata in suo suffragio: "È stato un uomo che ha servito la Chiesa, senza mai servirsi di essa".

Queste parole del Santo Padre, pronunciate all'indomani della morte del Cardinale Benelli, ne scolpiscono bene la figura, mettendone in risalto la dimensione vera e la caratteristica più di spicco.
Il suo amore alla Chiesa e alle anime lo spingeva ad affrontare con ardore e coraggio i problemi anche più difficili, senza badare al proprio tornaconto, ma guardando a ciò che la coscienza gli indicava come scelta giusta e doverosa. Era abituato a parlar chiaro. Dopo ogni suo intervento, tutti sapevano che cosa pensava. Era un uomo sincero e coerente. Non accettò mai compromessi, né indietreggiò di fronte alle difficoltà incontrate nell'adempimento dei suoi compiti. Fu sempre sorretto da una sincera passione per la Chiesa e dal desiderio di servirla.

Non gli mancavano certamente le qualità e le virtù del leader, né il coraggio di assumersi tutte le responsabilità inerenti all'incarico affidatogli, soprattutto quando si trattava di dare esecuzione a quanto era stato deciso o approvato dal Papa.

Un desiderio, un accenno del Santo Padre era per lui un ordine, che cercava di eseguire con diligenza e con entusiasmo, senza risparmio di energie. Lo stesso Papa Paolo VI diede pubblica testimonianza a questa qualità del suo collaboratore, quando, nell'allocuzione pronunciata durante il Concistoro, in cui lo elevò alla dignità cardinalizia, disse: "Ha dato operosa esecuzione alla nostra volontà, senza risparmio di tempo e di energie, ininterrottamente, instancabilmente".

Vivendo accanto al Cardinale Benelli ed osservandolo da vicino, molti erano gli aspetti che colpivano: un dinamismo incontenibile, una intelligenza acuta, prontezza nel comprendere i problemi e nel prospettare le soluzioni adeguate, con lo sguardo sempre aperto sui vasti orizzonti della vita della Chiesa e del mondo intero; una volontà che non si arrendeva mai di fronte alle difficoltà; una straordinaria capacità di lavoro.

Quando Paolo VI lo chiamò a Roma per affidargli la responsabilità di Sostituto della Segreteria di Stato, era il tempo in cui, concluso il Concilio Vaticano II, bisognava attuare le innovazioni auspicate da quella Assemblea Ecumenica ed attese da tutta la Chiesa.

Nel decennio passato a fianco di Paolo VI, come Sostituto della Segreteria di Stato, il Cardinale Benelli diede prova della sua tempra di realizzatore e delle sue capacità operative, impegnando tutta la sua intelligenza e la sua tenacia. La sua azione fu sempre ispirata ad un criterio lineare e fermo di rettitudine. Quando era convinto in coscienza che una cosa era giusta, egli la sosteneva e la difendeva fino in fondo.

Può anche aver sbagliato in qualche caso, ma fu sempre ispirato da un sincero amore alla Chiesa e dal desiderio di servirla. L'opportunismo non guidò mai i suoi passi.

3. Il Cardinale Benelli, uomo di Dio.

Era uomo di fede robusta, semplice e coerente, che si traduceva nella passione di un cuore sacerdotale.

La sua fede si nutriva di una preghiera altrettanto semplice, espressa nelle pratiche di pietà tradizionali. Ma era una fede senza tentennamenti, che attingeva forza e chiarezza dall'alto.

Quando fu elevato alla dignità episcopale, aveva voluto scegliere come motto per il suo stemma le parole "Virtus ex alto". E spiegava di aver fatto questa scelta per due ragioni: anzitutto, perché la convinzione-guida della sua vita era che l'uomo non può nulla senza l'aiuto che viene dall'Alto, che nulla di buono e di valido può essere costruito senza la grazia divina; in secondo luogo, perché nutriva ammirazione per il Cardinale Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze, il quale aveva avuto appunto quel medesimo motto.

Aveva a cuore una grande ansia di annunciare Cristo agli uomini di oggi; ansia che andò via via crescendo negli anni del suo ministero pastorale a Firenze.

4. Il Cardinale Benelli, immagine del buon Pastore.

Appena nominato a Firenze, amò quella Chiesa e quella Città con tutto lo slancio di cui era capace.
Ed era cosciente della grandezza e dell'importante ruolo di Firenze, realtà singolarmente ricca dal punto di vista non solo civile, storico ed artistico, ma anche, e soprattutto, religioso. Una realtà contraddistinta da un passato glorioso, ma anche realtà percorsa da vivaci fermenti, nei quali si manifestava il temperamento di quella gente, che spicca per l'intelligenza, per la fine sensibilità, per la profonda religiosità. Era cosciente che il suo impegno di Arcivescovo di Firenze non poteva avere altra misura che quella dell'amore di un Pastore d'anime, cioè di essere senza misura.

Nell'omelia della Messa per l'ingresso solenne, il Cardinale Benelli si presentò alla diocesi facendo sue le parole dell'indimenticabile Cardinale Elia Dalla Costa: "Desidero solo essere il buon Pastore: questa è l'unica mia aspirazione. Non appartengo più a me stesso, ma a voi, diletti figli. Saranno per voi il mio cuore, la mia mente, la mia vita: il mio cuore, perché ami Dio e voi; la mia mente, perché non pensi che a Dio e a voi; la mia salute, perché si esaurisca servendo Dio e voi; il mio tempo, perché sia unicamente di Dio e di voi".

Parole forti ed esigenti, nelle quali il nuovo Arcivescovo vedeva pienamente rispecchiati i sentimenti del suo animo ed assumeva perciò come proprie, con esse impegnando la propria vita. Gli anni che seguirono, segnati da un ritmo di lavoro impressionante, mostrarono quanto seriamente esse fossero state intese e portate ad esecuzione. La morte prematura, giunta nel pieno fervore di un'attività che non conosceva soste, ne fu come il supremo suggello.

Egli sentiva profondamente la responsabilità di custodire e tramandare il patrimonio religioso e spirituale di Firenze, tenendo viva ed alta la fiaccola della vocazione universale di Firenze.
Più di una volta l'ho sentito ribadire con accento appassionato l'importanza di capire che cosa significhi essere cristiani a Firenze. Era convinto che era un impegno avere ricevuto la straordinaria eredità che gli artisti fiorentini hanno iscritto nelle stesse pietre di quella Città.

Una iniziativa da pochi conosciuta, che rivela la sua spiritualità, fu la Messa che ogni venerdì - nel corso dei 5 anni del suo episcopato a Firenze - celebrava alla presenza di tutti i collaboratori e collaboratrici della Curia arcidiocesana. Ogni settimana il Cardinale Benelli, nella Cappella ai piedi dell'episcopio, pregava "in famiglia" insieme con i sacerdoti ed i laici dei vari uffici curiali. Era un appuntamento che serviva a coinvolgere collaboratori e collaboratrici nelle iniziative pastorali che stava attuando o programmando.

5. La nostra fede ci assicura che l'esistenza umana non si perde nel nulla. A venti anni dalla morte, sentiamo ancora vivi fra noi gli insegnamenti e le opere del Cardinale Benelli. Molte delle sue intuizioni, delle sue direttive, dei suoi orientamenti pastorali rimangono tuttora validi.

Quanto il Cardinale Benelli ha realizzato accanto a Paolo VI, dando attuazione alla volontà del Papa, e quanto egli ha fatto nel suo ministero pastorale a Firenze resta nel ricordo.

Oggi vogliamo raccomandare ancora una volta la sua anima alla misericordia di Dio, invocando per lui il premio eterno, quello riservato ai fedeli servitori del Vangelo.

E, in pari tempo, chiediamo al Signore di concederci di far tesoro della sua ecclesiale testimonianza e di imitarne il luminoso esempio di amore a Dio, amore alla Chiesa e amore al Papa.

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