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750 ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE
DELLA PATRIARCALE BASILICA DI SAN FRANCESCO IN ASSISI

OMELIA DEL CARD. GIOVANNI BATTISTA RE

Domenica, 23 maggio 2004

 

Questa incomparabile Basilica, iniziata nel 1228 per volontà del Papa Gregorio IX perché dalla chiesetta di san Giorgio fosse qui trasportato il corpo di san Francesco ed avesse una degna chiesa sepolcrale, fu presto completata nella sua magnifica duplice struttura e 750 anni fa Papa Innocenzo IV la consacrava con grande solennità, ponendo nell'altare della Basilica Inferiore una reliquia di san Giovanni Battista e nell'altare della Basilica Superiore le reliquie di san Giacomo il Maggiore e di san Lorenzo martire.

Nei decenni seguenti ed in particolare agli inizi del 1300 questa Basilica fu decorata dai più grandi artisti dell'epoca, allo scopo di esaltare anche con l'arte un uomo che è certamente una delle figure più gigantesche non soltanto della storia cristiana, ma anche della storia umana.

Molti Sommi Pontefici hanno avuto gesti di particolare considerazione per questa Basilica Patriarcale e non pochi di essi l'hanno visitata. Papa Giovanni Paolo II è venuto qui ben 6 volte a chiedere l'intercessione di san Francesco per la Chiesa, per l'Italia e per la pace e la riconciliazione nel mondo. Egli ha anche voluto che la celebrazione di oggi fosse da me presieduta in suo nome e in sua rappresentanza.

La costruzione di questo tempio, incomparabilmente carico di spiritualità, voluto da un Papa e portato avanti dall'entusiasmo di Frate Elia per deporvi i resti mortali di san Francesco, aveva incontrato una generosità impressionante nei fedeli di gran parte dell'Europa, affascinati dalla singolare personalità e dal messaggio evangelico di un Santo che era diventato "simile a Cristo" fino ad avere nella sua carne le stimmate della passione.

Nel ricordare la dedicazione di questo stupendo tempio, a conclusione delle celebrazioni promosse per questa ricorrenza, dobbiamo riconoscere che la luce accesa nel mondo da san Francesco non si è spenta e continua ad illuminarne il cammino.

Il gusto del Vangelo che il Serafico Frate Francesco ha saputo far scoprire ai cristiani del suo tempo continua ancora ad affascinare e ad attrarre a viverlo nella sua integrità.

L'ideale di amore vissuto da Francesco in semplicità, ma in pienezza, esercita anche all'inizio del terzo millennio quel richiamo e quell'attrattiva che colpirono Assisi quando in questa cittadella scoppiò il "caso Francesco" (nel 1206), quando cioè il figlio di Bernardone ad un certo momento della sua giovinezza decise di dare alla propria vita lo stile e la forma del Vangelo.

Da questo luogo di pace e di preghiera, san Francesco continua a irradiare nel mondo il suo messaggio, che tanto ha da insegnare anche al nostro tempo.

Il suo stile di vita ispirato al Vangelo, il suo impegno di imitare Cristo, il suo messaggio di uomo autentico che ha saputo raggiungere la pace con Dio, con se stesso, con gli altri, con l'intero creato, hanno ancora qualche cosa da dire agli uomini di oggi.

La novità centrale di san Francesco è stata quella di avere fatto riscoprire ai cristiani del suo tempo e di quelli successivi il gusto del Vangelo, vissuto "sine glossa", cioè in modo genuino, in pienezza e sincerità, convinto che solo a chi si sforza di viverlo nella sua integrità disvela la perfetta letizia di cui esso è sorgente.

E, del Vangelo, Francesco visse in pienezza ed intensità sublime il precetto evangelico dell'amore. San Bonaventura dice di lui che era talmente assorbito dalla fiamma dell'amore di Dio da diventare un "carbone ardente" (Legenda Maior, c. 9, n. 1). Uomo ardente di amore per Dio, egli proclamerà al mondo con tutte le sue forze: "l'Amore deve essere molto amato" (Tommaso da Celano, Legenda II, n. 196).

L'amore verso Dio di Francesco diventa sorgente dell'amore verso i fratelli e tutto il creato. L'amore per tutte le creature è riflesso dell'amore di Francesco per il Creatore.

Francesco ha voluto aderire profondamente a Cristo, ricopiandone la vita e la morte in misura così totale da divenirne immagine perfetta. Egli ha voluto seguire le orme di Cristo e vivere come Cristo. Egli ha cercato la felicità nella conquista di Cristo, nel possesso di Cristo, nella trasformazione in Cristo. A questo erano dirette anche le iniziative di riprodurre i gesti di Cristo e le scene della sua vita. Così nel Natale del 1223 a Greccio egli rappresenta la nascita di Cristo a Betlemme dando origine all'iniziativa del presepio, che diventerà una tradizione natalizia che ha varcato i secoli ed il continente europeo.

Un accenno particolare vorrei fare al suo amore alla Chiesa. Francesco aveva preso alla lettera le parole a lui rivolte dal Crocifisso di san Damiano: "Va', ripara la mia casa che va in rovina". Con le sue stesse mani Francesco ricostruì e restaurò le pareti vacillanti di quella chiesa. Ma ben più ampio ed impegnativo era il mandato e Francesco, forse senza rendersene conto all'inizio, lo seguirà fedelmente, prodigandosi insieme con i suoi frati, alla riforma della Chiesa mediante la predicazione e l'esempio, sempre in perfetta obbedienza alla legittima Autorità ecclesiale.

Non mancavano anche ai tempi di Francesco quelli che volevano essere di Cristo, ma senza avere come intermediaria la Chiesa. Francesco restò completamente estraneo a questi gruppuscoli ed alle loro idee. Egli venerò la Chiesa Romana che chiamava "nostra madre": per lui essa era la regola della fede.

San Francesco ha "riparato" la Chiesa suscitando un movimento di riforma che ha avuto e continua ad avere un benefico influsso sulla vita cristiana: non ponendosi contro di essa, né prescindendo da essa, ma restandone figlio devoto ed ubbidiente. Proprio per questo la sua riforma ha portato abbondanti frutti. Senza atteggiarsi a maestro di nessuno, Francesco prese la via dell'imitazione di Cristo povero e crocifisso. A lui si unirono molti, desiderosi di seguirlo nel nuovo stile di vita evangelica.

Questa lezione di Francesco rimane attuale più che mai: la Chiesa non si riforma con la contestazione, prendendo le distanze da essa, ma riformando se stessi, seguendo Cristo nella povertà, nell'umiltà, nell'amore e nell'obbedienza filiale alla Chiesa.

Ugualmente, l'amore a Dio ha portato Francesco ad essere contro ogni forma di odio e di violenza e a diffondere con la parola e con la testimonianza il rispetto di tutti, l'amore fraterno, la serenità e la pace.

La società di oggi, in misura ben maggiore di quella del tempo di san Francesco, vive un'acuta conflittualità all'interno dei singoli popoli, in campo sociale, economico, politico e religioso, e a livello internazionale è aggredita dal sanguinoso fenomeno del terrorismo, della guerra e della violazione dei diritti umani.

Di fronte a questo scenario la figura del "tutto serafico in ardore", come Dante chiamava san Francesco (Paradiso XI, 37), ripropone alle singole persone e ai popoli la necessità e l'urgenza di un genuino dialogo nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell'amore vicendevole.

Che questa grande lezione di rispetto reciproco, di fraternità e di amore fra tutti gli uomini, perché creati ad immagine di Dio, continui a parlare al cuore di ogni uomo e di ogni donna del nostro tempo; in particolare continui a parlare al cuore di numerosi pellegrini che verranno a pregare in questa Basilica che si eleva sulla tomba di san Francesco.

 

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