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CONCLUSIONE DEI LAVORI DELLA V CONFERENZA GENERALE
DELL'EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI

SALUTO FINALE DEL CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE

Santuario Nazionale di Nossa Senhora Aparecida, Brasile
Giovedý, 31 maggio 2007

 

Cari Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle nel Signore,
Stimati Osservatori di altre confessioni religiose,

1. Dopo intense giornate di preghiera e di lavoro, siamo giunti al termine di questa V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Forse siamo un po' stanchi, ma certamente siamo tutti molto felici e con il cuore colmo di gioia.

Sono stati bei giorni, pieni di letizia. Posso dirvi che mi è piaciuto molto il clima di cordialità, di fiducia, di comunione e di libertà che ha regnato in questi giorni. Resteranno come qualcosa di indimenticabile anche le splendide celebrazioni liturgiche. La presenza di innumerevoli pellegrini nel Santuario di Aparecida, pieni di fede, è stata per tutti noi motivo di incoraggiamento e di speranza.

Abbiamo avuto la gioia di incontrarci come fratelli nel Signore, consapevoli di vivere un momento privilegiato di grazie abbondanti e di intensa spiritualità. Abbiamo lavorato insieme a favore di un compito comune a tutti noi, come è quello di essere e formare discepoli e missionari di Cristo affinché i nostri popoli in Lui abbiano la vita.

Nei dibattiti di gruppo e nelle commissioni non sono mancati a volte punti di vista differenti e accenti diversi, segno di libertà e di franchezza, ma tutti ci siamo ritrovati completamente uniti nelle questioni sostanziali. Inoltre tutti ci siamo sentiti animati dallo stesso amore per Cristo, per la Chiesa e per i popoli dell'America Latina e dei Caraibi.

Questa V Conferenza è stata vivace, creativa e profondamente impegnata nel bene dell'America Latina. È stata consapevole delle difficoltà e delle enormi sfide della nostra epoca, ma al contempo è stata orientata costantemente verso la speranza e l'ardore missionario dinanzi al futuro.

Al momento di abbassare il sipario su questa V Conferenza, il sentimento che colma il cuore è di riconoscenza e di gratitudine. Desideriamo rendere grazie a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per queste giornate così belle, felici e feconde.

Rinnoviamo l'espressione della nostra gratitudine al Santo Padre per essere venuto a inaugurare questa Conferenza e per l'illuminante discorso di apertura, che ci è servito da linea di orientamento e da motivo di sostegno e incoraggiamento.

A nome anche degli altri due Presidenti, ringrazio i due Segretari, Monsignor Andrés Stanovnik e Monsignor Odilo Scherer, per l'ammirevole lavoro svolto con saggezza e instancabile impegno.

Ringrazio anche i Sottosegretari, tutti coloro che hanno contribuito al buon esito della Conferenza e quanti hanno lavorato alla sua preparazione. In modo particolare, ringrazio il CELAM e tutto il suo gruppo, includendo il personale tecnico e di servizio.

Uno speciale pensiero di gratitudine va all'Arcivescovo di Aparecida, Monsignor Raymundo Damasceno, per l'ingente sforzo compiuto nella preparazione delle strutture in cui la V Conferenza si è svolta, accanto a questo bel Santuario di Aparecida, ai cari e abnegati Padri Redentoristi e a quanti hanno collaborato. Ringrazio anche il popolo e la città di Aparecida.

Un grazie particolare va altresì agli Osservatori che ci hanno accompagnato: la loro presenza è stata molto gradita, presenza e partecipazione che ci fanno impegnare ancora di più a favore di un autentico ecumenismo.

E un ringraziamento speciale a quanti ci hanno accompagnato con le loro preghiere e i loro sacrifici, da tutti i Paesi dell'America e da altre latitudini durante questa V Conferenza.

Una volta partiti da Aparecida, porteremo tutti con noi ricordi molto belli. Fra di essi il ricordo di aver vissuto questi giorni con "cor unum et anima una" (At 4, 32).

2. Questa V Conferenza deve aiutare i cattolici dell'America Latina e dei Caraibi a essere "discepoli e missionari di Gesù Cristo" in un contesto culturale e sociale che cambia molto rapidamente, come è stato sottolineato da molti.

In questi giorni abbiamo dato prova che non siamo disposti ad accettare passivamente i cambiamenti, i problemi e le sfide, ma che desideriamo affrontarli lucidamente nella pastorale di ogni giorno con decisione e coraggio, sostenuti dalla grazia di Dio.

Desideriamo lavorare insieme ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose, ai laici e alle laiche. L'incontro con Cristo vivo ci porta a essere testimoni e missionari. Desideriamo rendere testimonianza della fede cristiana e dei valori che s'ispirano ad essa, non solo negli ambienti ecclesiali, ma anche nei molteplici spazi della vita quotidiana: in famiglia, nei posti di lavoro, a scuola, nello sport, nei rapporti sociali, nell'impegno nella vita pubblica e in tutti gli areopaghi moderni.

Nel suo Discorso inaugurale il Papa ha parlato di come i fedeli, dinanzi a questo nuovo crocevia dell'America Latina "sperano... un rinnovamento e una rivitalizzazione della loro fede in Cristo, nostro unico Maestro e Salvatore; che ci ha rivelato l'esperienza unica dell'amore infinito di Dio Padre per gli uomini" (n. 2). Certamente le difficoltà e le sfide sono enormi, ma al contempo sono grandi i motivi di speranza per gli inesauribili tesori di fede, di gioia e di religiosità che Dio ha affidato al popolo latinoamericano, come abbiamo potuto comprovare in questo Santuario di Aparecida. È una fede semplice e robusta, indubbiamente suscitata e guidata dallo Spirito Santo.

In un mondo che si muove per le vie della globalizzazione, in questo momento della storia dell'America Latina e dei Caraibi, abbiamo bisogno di discepoli di Cristo, illuminati da una fede salda e animati da un grande amore per Lui, che divengano testimoni credibili e pongano Dio al centro della loro esistenza e della vita nella società.

Abbiamo bisogno di discepoli di Cristo che vivano in pienezza la gioia di essere cristiani e testimonino questa gioia dinanzi al mondo.

Andiamo via da Aparecida come settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10, 9). Andiamo via con un documento, il Documento di Aparecida, e con molto di più: andiamo via con questa esperienza di comunione, con questa certezza della presenza di Cristo risorto che cammina accanto a noi, con la protezione e la vicinanza di Maria, e con un grande compito missionario: "andare e annunciare il Vangelo a tutti i popoli, a tutti gli ambiti della società, a tutte le culture". Andiamo decisi a percorrere tutti i cammini dell'America Latina e dei Caraibi per portare ai nostri fratelli di oggi la Buona Novella che solo Gesù Cristo è la risposta agli aneliti del cuore umano e ai complessi problemi che la società vive, poiché egli è la Via, la Verità e la Vita. Solo ponendo Dio al centro di tutto, l'America Latina e i Caraibi, potranno trovare soluzioni giuste ai problemi e procedere verso un futuro di speranza.

Una volta partiti da Aparecida, ci accompagna la certezza che Cristo starà sempre con noi, fino alla fine della storia.

Il Santuario mariano di Aparecida è stato il luogo del nostro incontro. Questo Santuario è anche il punto dal quale partiamo. La Missione Continentale che abbiamo deciso e che lasciamo nelle mani delle Conferenze Episcopali e dei Vescovi di ogni Diocesi dell'America Latina e dei Caraibi, parte idealmente da questo Santuario, poiché è nata sotto la protezione di Nossa Senhora Aparecida.

Chiediamo a Nossa Senhora Aparecida di assisterci. In questi giorni ci siamo recati alla sua scuola. Ella, che insegnò agli Apostoli "ciò che serbava nel suo cuore" (cfr Lc 2, 19-51), sarà per noi la Stella che guida i nostri passi.

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